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Cosa c’entrano, i tortellini?

domenica 6 agosto 2017

Io, probabilmente per via del fatto che son nato a Parma, e che ci ho abitato per più di trent’anni, devo dire che ho una relazione strana, con Parma e con i parmigiani, che si concretizza nel fatto che a me, i parmigiani, mi sembran della gente normalissima. Anche quel modo lì di parlare che abbiamo a Parma, con la erre che è la tipica erre di Parma, be’, secondo me, non è la tipica erre di Parma, è la erre normale, e quando mia figlia, per dire, che ha la erre di Parma, ha scoperto che quella erre ce l’hanno anche i francesi e ha detto che lei da grande avrebbe studiato il francese perché sapeva già una lettera, io ho pensato che aveva ragione.
Insomma, Parma, io, volevo dir quello, che Parma, io ho un rapporto strano, con Parma e con i parmigiani, e Parma è un posto che forse non riesco a guardarlo con l’obiettività e la misura con cui sono abituato a guardare le altre cose del mondo.
Le cose di Parma, per me, son delle cose più belle, che hanno più senso e fanno meno paura e, mi rendo conto che è stupido, forse, ma quando, un po’ di anni fa, un parmigiano era stato arrestato in Gran Bretagna reo confesso del delitto di aver ammazzato i suoi genitori, io mi ricordo che su dalla pancia mi era venuto un pensiero che avevo pensato «Be’, si vede che gli avevano fatto qualcosa».
Ecco, nonostante tutta questa premessa io devo dire che tutte le volte che, come il 3 agosto ultimo scorso, mi trovo nella stazione di Parma, io non la capisco, la stazione di Parma, mi sembra un posto senza senso.
Che se uno guarda le stazioni emiliane, a parte Bologna, che è il capoluogo, le altre stazioni di Modena Reggio Emilia e Piacenza (e anche Ferrara), son stazioni normali, stazioni alle quali siamo abituati fin da quando siam piccoli, a un piano, con i sottopassaggi, stazioni che servono per prendere i treni che portino i cittadini nei posti dove devono andare.
La stazione di Parma, no: la stazione di Parma di piani ne ha quattro, un pianterreno, due sotterranei e uno soprelevato che però è chiuso al pubblico per mancanza di visitatori.
La scala che dovrebbe portare al piano soprelevato è bloccata da dei vasi di fiori e da un cartello con la foto di una ragazza che guarda in macchina e sotto uno slogan che dice «Il viaggio comincia qui».

Che, lo sappiamo tutti, che un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo, ma se il primo passo è su per una scala bloccata da dei vasi di fiori, mille miglia secondo me è difficile, farle.
Il fatto è che questa stazione è stata progettata contemporaneamente al progetto della metropolitana: che per qualche anno, a Parma, si è pensato di costruire una metropolitana, a Parma, città pianeggiante di 163.000 abitanti che si gira in bicicletta in venti minuti.
Mi ricordo il sindaco di allora, il povero Elvio Ubaldi, che a un ambientalista che gli contestava che, se l’avessero fatta davvero, la metropolitana (e volevano farla davvero), la città poi per dieci anni sarebbe stata piena di polvere, mi ricordo il sindaco che aveva chiesto «Ma che polvere?», e l’ambientalista aveva risposto «Come che polvere, dovete fare un buco», e il sindaco aveva detto «Ma è un buco sottoterra non ci sarà nessuna polvere», e mi ricordo che per un po’ mi ero chiesto se esistevano dei buchi sopra alla terra, ma a parte quello, la stazione doveva far parte di un progetto più grande, anche per quello è voltata dalla parte sbagliata.
Che l’ingresso, dove c’è scritto PARMA in grosso, non è verso la città, come tutte le altre stazioni che ci sono sulla via Emilia, è dall’altra parte, dove doveva svilupparsi un nuovo quartiere, che comprendesse la fermata della metropolitana, e se provate a uscire di lì, come ho fatto io il 3 di agosto quando ci son stato, verso le 15 e 30, 40 gradi centigradi, vedete solo delle serrande abbassate e degli edifici che sembrano disabitati, per quanto nuovi, e può darsi che vi colpisca una grande scritta che c’è alla vostra destra, sulla porta di un negozio che dice: «Otello, gelataio straripante di idee». E se vi avvicinate e provate a entrare, vi accorgete che quel giorno lì, il 3 agosto, intorno alle 15 e 30, 40 gradi centigradi, dietro, o davanti, alla stazione di Parma, a Otello, gelataio straripante di idee, gli è venuta l’idea di chiuderla, la sua gelateria.
E se, come me, decidete di rientrare dentro, alla stazione di Parma, per vedere se c’è qualcosa di aperto e prender magari qualcosa da bere, troverete che, al piano meno due, non c’è niente, di aperto, a parte la tabaccheria ma voi non fumate, e allora salirete al piano meno uno (con le scale normali, che le scale mobili saranno rotte), e troverete che al piano meno uno non c’è niente, e salirete al pianterreno (con le scali normali che le scale mobili saranno rotte) e troverete un negozio vuoto con un cartello «Opportunità spazi commerciali in affitto», e un altro negozio vuoto con una grande decalcomania gialla «Saporito Italian Fast Good», e sotto un foglietto di quaderno con scritto, a penna, CHIUSO, sottolineato, e di fianco, l’unico negozio aperto che troverete, un negozio di «Tortellini», che vende tortellini in brodo il tre di agosto, con quaranta gradi centigradi, nella stazione di Parma, vuoto anche quello se si esclude il negoziante, con la sua polo gialla d’ordinanza, che ricorda un po’ il colore dei tortellini, di quel giallino lì uovo, vi sembrerà.
E, a pensare a tutti questi spazi vuoti e chiusi, e a questa stazione così eccessiva, se per caso siete di Parma vi verrà in mente che dall’altra parte della città, sul torrente Parma (il quale, essendo un torrente, sarà in secca per buona parte dell’anno), qualche anno prima avranno costruito un grande ponte sospeso, e che il sindaco, per l’inaugurazione, avrà invitato il direttore, inglese, dell’agenzia europea per l’alimentazione, e che alla fine a questo signore inglese il sindaco avrà chiesto come gli sarà sembrato il ponte e che si sarà sentito rispondere «Bellissimo ponte, peccato che non avete il fiume».
E se per caso avrete letto il Repertorio dei matti della città di Parma, un libro che sarà uscito l’anno scorso e che voi, essendo di Prama, forse avrete notato, vi verrà forse in mente una lettera di un abitante di Reggio, al direttore della Gazzetta di Parma, lettera che dirà così: ”Gentile direttore, sono un reggiano che per visitare i propri parenti di Parma ha transitato una sera di dicembre, in perfetta buona fede, in una corsia preferenziale per bus in via Zarotto. Il cartello non era visibile, il contesto della strada e l’ampiezza della carreggiata non facevano prevedere il divieto. Così mi sono preso un verbale dall’occhio elettronico della telecamera che il Comune ha messo in quel passaggio per fare cassa. Un trappolone. Ma sono contento. Così posso contribuire a ripianare il disastroso bilancio della città nostra cugina. A proposito di poveracci: si può fare un’offerta anche per la squadra di calcio?”.

[uscito ieri sulla Verità]