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Con il maiale

venerdì 16 ottobre 2015

Brodskij, Conversazioni

Non credo di aver mai scritto niente su New York. Non puoi tirare fuori molto da New York. Su Venezia invece ho scritto diverse cose. Mentre posti come il New England o il Messico o l’Inghilterra, la vecchia Inghilterra intendo… fondamentalmente quando ti trovi in un posto che ti è estraneo – e più ti è estraneo meglio è – la percezione della tua individualità si acuisce, diciamo a Brighton (ride) o a York, in Inghilterra. Su uno sfondo estraneo ti percepisci meglio, perché sei fuori contesto, è un po’ come essere in esilio. Uno dei vantaggi è che ti spogli di tutta una serie di illusioni. Non intendo illusioni sul mondo, ma su te stesso. È come se ti passassi al setaccio. Io non ho mai avuto una nozione così chiara di me stesso come da quando sono negli Stati Uniti. È la condizione solitaria. La nozione di isolamento mi piace perché è vera. Ti rende cosciente di ciò che sei… anche se saperlo non è sempre gratificante. Nietzsche lo ha detto in due parole: «L’uomo lasciato solo con se stesso è in compagnia del proprio maiale».

[Sven Birkerts, L’arte della poesia XXVIII: Iosif Brodskij, in Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Milano, Adelphi 2015, p. 143]