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Compito della fotografia

mercoledì 21 gennaio 2015

Compito della fotografia: sul modello del Diario fotografico di Giorgio Manganelli, di Lietta Manganelli e Ermanno Cavazzoni, descrivete una fotografia.

Questa è una vecchia caricatura del mio babbo.
C’è una didascalia che dice: aiuto tutti senza riposo è il mio destino son Generoso, con la G maiuscola perché è così che si chiama.
È tutto naso con su gli occhiali da impiegato diligente, sta correndo in tribunale, ci lavorava, gli piace correre, è il tratto allegro di un signore, stimato un po’ coglione, perché andiamo, aiutar poi tutti! Lui lo sa, un po’ si dispiace un po’ si compiace, dice che è un muro basso e che al muro basso si appoggian tutti.
Faceva il cancelliere, a me da piccola diceva che apriva e chiudeva i cancelli oppure che cancellava le lavagne e io un po’ mi vergognavo di questo suo lavoro. Con mia sorella, per via del naso, gli dicevamo se vuoi cambiare babbo, forse ti prendono alla Nasa e lui ha sempre riso d’impegno.
Oggi continua a correre e a dire sono un povero fesso ma sotto sotto è contento se nello stereogramma di quell’aria dimessa, c’è chi vede qualche qualità altrimenti invisibile.
Non ha perso l’energia per una preghiera tutta sua, a tavola, se la cuoca è la sottoscritta: Signore benedici ecc. ecc. e fa’ che tutti ne abbiano come ne abbiamo noi…e anche meglio. Amen.
Altre impennate di orgoglio son rare e quasi tutte per una lei. Per esempio incantona a turno noi figlie con domande terribili: secondo te, quando muoio, se mi metti la giacca a vento rossa nuova dici che la mamma poi mi vede così, tutto messo bene, mi vuole ancora?
Per non dire la gelosia di certe rose, trovate là sulla tomba, non le aveva messe lui, ci stava male, che io babbo dai le avrà messe la Gina, gli dicevo, no no, fa lui, l’ho già chiamata, dice che lei, che lei non le ha messe.
E vederlo qui così, son gli anni settanta, io non c’ero, ma non me lo immagino proprio far la voce grossa con un collega: siccome sei capace, fammi la caricatura se no non ti aiuto!

[Dal quattordicesimo quaderno della scuola elementare di scrittura emiliana, compito di Elvira]