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Molto o poco o così così

giovedì 26 febbraio 2015

In questo post di Ivan Carozzi (clic) si parla di un deejay molto venerato dai tifosi del Feyenoord, che mi fa pensare alla possibilità di venerare poco, o venerare così così, che è un’idea bella, venerare un po’, idolatrare appena. Mi sembra che, in questo caso, l’avverbio fa il contrario del suo mestiere, mi sembra che dire venerato (e basta), equivalga a usare un superlativo assoluto, aggiungere molto diminuisce: cioè molto venerato, nella mia testa, è molto meno di venerato (e basta), ma forse è la mia testa, che chissà da che parte è voltata.

Se ho capito bene

mercoledì 25 febbraio 2015

Se ho capito bene le cose che, confusamente e disordinatamente, ho letto sullo zen, questo momento qua che uno deve scrivere qualcosa e non sa cosa scrivere dev’essere un momento zen, forse. E, se fosse così, io non lo so, tutta questa pubblicità che hanno fatto allo zen in questi ultimi anni, ma siamo sicuri?

martedì 24 febbraio 2015

Ieri, a un certo momento, volevo dire Comunione e liberazione, mi veniva da dire Rifondazione comunista. Avevo presente che non era esattamente la stessa cosa, ma era come se fossero insieme, in una qualche cesta, dentro la mia testa.

Poca fantasia

lunedì 23 febbraio 2015

Stamattina ho comprato un ombrello, che il mio l’avevo perso sabato notte in circostanze drammatiche sull’Appennino tosco-emiliano, è finito nella tazza del vater del treno regionale 6582 Prato – Bologna del 21 febbraio 2015, e da lì è finito, appunto, sull’Appennino tosco-emiliano, dove immagino sia ancora, e stamattina, intanto che compravo il mio nuovo ombrello che è blu, blu bianco e verde, a dire il vero, ma prevalentemente blu, intanto che pensavo alle circostanze nelle quali avevo perso il mio ombrello, mi è venuta in mente una cosa che mi han detto sabato, alla presentazione, nella libreria Le bouquiniste di Pistoia, di Tre matti, che mi han chiesto come mai, nei libri che scrivo io, si parla della vita quotidiana, e a me è venuto da rispondere che io sarei in difficoltà, a parlare della vita settimanale, o di quella mensile, e che l’unica vita che conosco, forse sono io, che ho poca fantasia, ma l’unica vita che conosco è quella quotidiana, che a me, devo dire, mi piace moltissimo, delle volte.

Tutto il giorno

mercoledì 18 febbraio 2015

Tutto il giorno che mi metto in discussione.
Cos’hai fatto oggi?
Mi son messo in discussione.
Aah. Ma pensa.

Quella condizione lì

martedì 17 febbraio 2015

Al mattino, quando devo uscire, o per andare a correre o per andare a far delle cose in città, come dicono a Parma, secondo me io tutte le mattine passo per lo meno mezzora in quella condizione lì dell’adesso vado, che manca sempre qualcosa, devo sempre finire di fare una cosa, cercare i guanti, la cuffia, il telefono, i libri, il fazzoletto, le chiavi, far la pipì, bere, lavarmi i denti, prendere le medicine, mettere in ordine, mettere in ordine, io bisogna proprio che uno di questi giorni metta poi in ordine.

Al mattino

lunedì 16 febbraio 2015

Dopo che ti sei fatto la barba, che ti resta un piccolo insulto a fior di pelle, che ti sei tagliato la faccia, ma poco, qualche micron, e ti viene da accarezzartela, la potenza medicale dei polpastrelli su quei pochi centimetri di faccia offesa ma poco, qualche micron.

Un’invocazione

lunedì 16 febbraio 2015

Al mattino, adesso, dopo che ho letto una cosa di Manganelli, tutte le mattine, se mi ricordo, io faccio un’invocazione, alzo proprio la testa verso il cielo, come se il cielo esistesse, e gli chiedo che quel giorno lì, per favore, mi faccia evitare il deserto del dopotutto.

Scrittori bolognesi

giovedì 12 febbraio 2015

Oggi, ero al liceo Laura Bassi, a Bologna, si parlava di scrittori bolognesi, io ho detto che a me, delle volte, mi presentano come scrittore bolognese ma io sono di Parma e essere uno di Parma a Bologna, per me, è come il protagonista di quella canzone di Sting, An englishman in New York, mi è scappato di dire, poi mi è venuto in mente che io, a New York, non ci sono mai stato non ho idea, di come si sta, a New York.

Portare pazienza

sabato 7 febbraio 2015

Ieri mattina mi sono svegliato che mancava la luce in casa mia, ieri sera son partito per Torino che mancava ancora, avevo provato a telefonare all’Enel, una voce elettronica mi aveva chiesto il numero di telefono cui corrispondeva l’indirizzo nel quale mancava la luce, io non ce l’ho il telefono, cioè ho una linea Fastweb solo per internet, allora avevo chiamato Fastweb per sapere a che numero era collegata la mia linea Fastweb, mi aveva risposto una voce elettronica mi aveva chiesto il mio numero di telefono, io non lo sapevo, non mi faceva più andare avanti. Dopo però alla fine ero riuscito a parlare con una voce elettronica che mi diceva che la zona dove abitavo c’eran dei guasti, che li stavan riparando, di non rompere i coglioni, in sostanza, mi diceva quella voce elettronica, a va bene.
Stamattina mi sono svegliato a Torino, ho scoperto che domattina c’è sciopero dei treni, io stanotte dovevo passarla a Milano dove dovevo andare per leggere le Memorie di un pazzo di Gogol’, dovevo poi tornare a Torino domattina per finire il seminario dove facciamo il Repertorio dei matti della città di Torino, non posso, andare a Milano, adesso metto un avviso.
Dopo m’è venuto in mente sto scrivendo un libro che si intitola Vite difficili e difficilissime (titolo provvisorio), forse c’entra anche quello, ho pensato.