Comunque

martedì 9 ottobre 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Nelle penultime parole del Decameron, Boccaccio dice che il vento agita solo gli alberi grandi.

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Alla fine dell’Uva spina [di Čechov] il protagonista è contento di sé; e questo è il dramma più terribile, che un uomo sia contento della propria esistenza.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, pp. 364, 366]

Un travestimento

venerdì 5 ottobre 2018

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Arrivato a Mosca, poiché le notizie sugli arresti risultarono esatte, decisi di andarmene in Ucraina. A Mosca mi rubarono il denaro e i documenti mentre stavo comprendo la tintura per i capelli. Per tingermi andai a in casa d’un amico che non si occupava di politica e venni fuori color lilla. Ridevano tutti, dovetti raparmi. Non potevo pernottare dall’amico, andai da un altro che mi chiuse a chiave nell’archivio dicendo: «Se stanotte vengono a perquisire, fruscia e di’ che sei carta».

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 182]

Non è pertinente

giovedì 27 settembre 2018

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Mi si dirà che questo non è pertinente. Che me ne importa! Devo tenermi tutto dentro, io?

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 190]

Bisogna che scriva qualcosa

domenica 23 settembre 2018

Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d'amore

Sto seduto qui, innamorato come un telegrafista.
Sarebbe bello procurarsi una chitarra e cantare.

O, parla almeno tu con me,
amica dalle sette corde.
L’anima è piena di tanta angoscia
e nella notte c’è tanto chiaro di luna.

Bisogna che scriva qualcosa per fare un po’ di soldi.

[Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d’amore, traduzione di Maria Zalambani, Palermo, Sellerio 2002, p. 71]

Qualcosa di diverso

mercoledì 19 settembre 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

In un grande scrittore il carattere del personaggio è come fotografato da diversi punti di vista; il dubbio di Puškin su chi sia Onegin, assieme con la proposta di tutta una serie di nomi, termina col pensiero: pare che questo sia lui.
Per Tolstoj questo aspetto ha un’importanza di principio: egli diceva che gli uomini non sono intelligenti, stupidi, coraggiosi, codardi, no: gli uomini sono come un fiume, che attraversa valli ora strette, ora ampie, ora incontrando un banco di sabbia, ora una cascata.
«L’uomo scorre e in lui ci sono tutte le possibilità: era stupido, è diventato intelligente, era malvagio, è diventato buono, e viceversa. In ciò consiste la grandezza dell’uomo. E perciò non si può giudicare un uomo. Giudicare quale uomo? Tu l’hai condannato, ed egli è già un altro. Non si può neppure dire: non mi piace. L’hai appena detto, ed è qualcosa di diverso».

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 353]

È bella

lunedì 3 settembre 2018

Šklovskij, Viaggio sentimentale

È bella, un’esplosione. Accendi la miccia, scappi via, ti corichi e guardi. La terra si gonfia sotto i tuoi occhi. La vescica cresce per una frazione di secondo, si stacca da terra. Sale una colonna scura, forte, grande. Poi s’ammorbidisce, assume la forma d’un albero. e crolla, grandine nera.
È bello come il nitrito di un cavallo.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, pp. 244-245]

Come si scrivono i romanzi

sabato 25 agosto 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Mark Twain, rispondendo alla domanda su come si dovesse scrivere un romanzo, rispose: «Stando seduti».

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 236]

Al mattino

sabato 18 agosto 2018

In Teffi c’è la storia di un inventore sfortunato che tutto il tempo cerca qualcosa da inventare.
Una volta, al mattino, si sveglia, va a prendere il tè e dice: «… sarebbe bello inventare una macchinetta; che le potessi dire quando svegliarti, e lei ti svegliasse…», ma sua figlia lo interrompe e gli dice: «Papà, ma è la sveglia!».

[Viktor Šklovskij, Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p. 315]

I crociati

domenica 12 agosto 2018

Durante la prima crociata, tutte le città che trovavano le scambiavano per Gerusalemme. Poi guardavano meglio, e si accorgevano che non era, Gerusalemme. Allora facevano un pogrom.
Perché erano offesi.
Comunque, Gerusalemme esiste.

[Viktor Šklovskij, Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p, 471]

Chlebnikov e Puni

venerdì 27 luglio 2018

Domani andiamo da Chlebnikov, al cimitero di Novoeviče, e per strada leggo questa cosa di Šklovskij su Puni:

Ivan Puni è l’uomo timido per eccellenza. Ha capelli neri, parla piano, suo padre era italiano. Ho veduto di questi timidi sullo schermo cinematografico.
Ecco un imbianchino che se ne va con una lunga scala sulla spalla. Modesto, silenzioso. Ma la scala urta i cappelli dei passanti, fracassa i vetri, ferma i tram, distrugge case.
Puni invece dipinge.
Se dovessimo raccogliere tutte le recensioni scritte su di lui in russo e spremerne il furore, si potrebbero raccogliere alcuni secchi di liquido molto corrosivo e inoculare con questo la rabbia a tutti i cani di Berlino.
I cani a Berlino sono 500.000.
Puni offende la gente perché non si beffa mai di nessuno. Dipinge un quadro, lo guarda, pensa: Io non c’entro, doveva essere fatto così.
I suoi quadri sono irrevocabili e obbligatori. Egli vede lo spettatore, ma è organicamente incapace di tenerne conto. Accetta gli insulti dei critici come un fenomeno atmosferico.
Fintanto che vive, conversa. Così Colombo navigando verso l’America non ancora scoperta, giocava a scacchi seduto sulla tolda.
Per ora Puni è un pittore per pittori. Questi non lo capiscono ancora, ma già s’inquietano.
Dopo la sua morte – non la desidero, sono suo coetano e anch’io solo, – dopo la morte di Puni, erigeranno un museo sopra la sua tomba. Vi saranno appesi i suoi calzoni e il suo cappello.
Diranno: guardate come fu modesto quest’uomo geniale, con quel cappello grigio calcato sulle sopracciglia, nascondeva i raggi che gli irradiavano dalla fronte.
Qualcuno scriverà qualcosa anche sui suoi calzoni.
Infatti, Puni sa vestirsi.
Attaccheranno al muro la bolletta del gas di Puni, la pagheranno proprio per questo. Chiameranno «punico» il nostro tempo. Possano coprirsi di lebbra tutti coloro che verranno a coprire le nostre tombe con le loro menzioni onorevoli.
A nome nostro opprimeranno le generazioni venture. È così che si fanno le conserve alimentari.
Riconoscere un pittore è il mezzo più sicuro per renderlo innocuo.
Ma forse un museo non ci sarà?
Faremo del nostro meglio.
Intanto Puni, con un sorriso cortese, dipinge attentamente i suoi quadri. Sotto la giacca grigia porta una furibonda volpe rossiccia, che lo mangiucchia a poco a poco. È molto doloroso, anche se da antologia scolastica.

[Viktor Sklovskij, La mossa del cavallo, Bari, De Donato 1967, pp. 103-105]