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Una scoperta

venerdì 15 settembre 2017

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

E come è sacro per me il ricordo di un bambino di due anni e mezzo, che, tornando da fuori tutto agitato, senza che facessimo neppure in tempo a togliergli il cappuccio, mi si avvicinò e disse: «Papà, ho scoperto che i cavalli non hanno le corna».

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 266]

Come camminano gli alberi

lunedì 28 agosto 2017

Tolstoj, nel Libro di lettura, ha scritto due racconti, uno si intitola Il ciliegio a grappoli, l’altro si intitola Come camminano gli alberi. Fanno così: Lev Nikolaevič aveva bisogno di mettere in ordine il suo giardino, e aveva visto che, sopra un sentiero, era nato un ciliegio a grappoli, e aveva ordinato di tagliarlo. Un servo aveva cominciato a tagliarlo, poi era arrivato Tolstoj in persona e aveva detto «Quando si lavora bisogna essere allegri», e si era messo a tagliare anche lui. E l’albero aveva tremato, e d’un tratto qualcosa, da dentro l’albero, era come se avesse gridato e l’albero era caduto, pieno di fiori e di api. «Mi dispiace», aveva detto il servo. «Mi dispiace anche a me», aveva detto Tolstoj. Dopo qualche anno, Tolstoj aveva visto che su un altro sentiero era cresciuto un ciliegio a grappoli. L’era andato a guardare, e aveva visto che era nato da uno dei rami del ciliegio a grappoli che avevano tagliato insieme al servo. Il racconto l’aveva intitolato Come camminano gli alberi.
Non abbiate paura dei fallimenti.
Il riconoscimento, la fama, arrivano sempre dopo, ma la scrittura, prima della fama, è un godimento.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 293-294]

Come si scrivono i libri

domenica 27 agosto 2017

Bisogna raccontare come si scrivono i libri.
Avevo bisogno di soldi.
Una volta Gor’kij mi ha detto che la cosa più importante, in letteratura, è non sforzarsi e non affannarsi. Non affannarsi di diventare subito un eroe. Ma allora cosa bisogna fare? «Fatti dare un anticipo e spendilo, poi siediti e ditti: non abbiamo più soldi, ma io sono qua seduto a lavorare e lavoro quattro ore al giorno».
Poi mi ha detto in un orecchio: «Vedrai che funziona. Bisogna sapersi frenare e mettersi in una condizione tale che bisogna finire per forza. Poi si può riscrivere. Meglio scrivere tre romanzi e buttarne via due, ma quello che scrivi lo devi finire, perché i manoscritti sono più intelligenti di noi. Quando si scrive, ci si lega a un lavoro che coinvolge l’umanità intera, si diventa più intelligenti».
/…/
Quando ho scritto Zoo ero senza soldi, e ho deciso di scrivere un libro su quelli che erano emigrati a Berlino. C’erano Andrej Belyj, Pasternak, Chagall. C’era molta gente.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 290-291]

Come si fanno i film

sabato 26 agosto 2017

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

Tito Livio, se non erro, riporta un’antica leggenda:
Gli dèi contrattano con Numa Pompilio sul carattere del sacrificio da loro gradito. Gli dèi vogliono sacrifici umani. Numa Pompilio finge di non capirli.
– Vogliamo qualcosa di umano, – continuano gli dèi.
Numa presenta loro un ciuffo di capelli.
– Qualcosa di vivo, – continuano gli dèi.
Numa aggiunge due pesci vivi.
– Vogliamo qualcosa di tondo, vogliamo una testa, – dicono gli dèi.
Numa offre una cipolla.
Così gli dèi ottengono un assortimento di cose del tutto inutili.
Press’a poco allo stesso modo si svolgono oggi le conversazioni tra gli sceneggiatori e il CEP, il Centro Educazione Politica.
Il CEP vuole soggetti umani, sostenuti da materiale vivo, che esprima i rapporti esistenti tra le classi.
Gli sceneggiatori offrono pesce, cipolle e didascalie.
Le trattative sono lunghe e penose.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 30]

Semplicemente

mercoledì 2 agosto 2017

Ho pianto come una vite tagliata, quando ho descritto le ultime pagine della fuga di Tolstoj, perché era così famoso che non aveva un posto dove poter scappare.
Non era stato capace di rifare il mondo, e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, semplicemente buono.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 293]

Il mio primo amico

mercoledì 19 luglio 2017

Il mio primo amico, allievo di Pavlov, il dottor Kul’bin, quando andavo da lui mi diceva: «Tutti gli esseri umani sono in grado di camminare su un filo sospeso a mezz’aria grazie al modo in cui sono formati i loro labirinti auricolari, ma non lo sanno».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 282]

Gli esseri di Gogol’

sabato 1 luglio 2017

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Gogol’ è uno scrittore che descrive gli esseri insignificanti come se fossero grandi.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 349]

Una domanda a bruciapelo

giovedì 11 maggio 2017

Una domanda a bruciapelo, per concludere: secondo lei, qual è il poeta, lo scrittore di questo secolo che ha fatto di più per la lingua russa, per la viva parola russa?

Più di tutti Chlebnikov, che ancora non è stato letto fino in fondo. La lezione della prosa di Chlebnikov non ha ancora dato i suoi frutti, ma verrà il momento, e gli scrittori la leggeranno.

[Viktor Šklovskij, Testimone di un’epoca. Conversazioni con Serena Vitale, Roma, Editori Riuniti 1979, pp. 117]

La rivoluzione

mercoledì 10 maggio 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Anche affamato, l’uomo è fatto così: si affanna per decidere se sono più buoni gli scarti di ortaggi o le foglie di tiglio, si agita perfino per questi problemi, e muore così, affondando pian piano nelle sfumature.
C’era il colera a Petrograd, in quel periodo, ma ancora non mangiavano carne umana.
Correva voce, sì, che un postino avesse mangiato la moglie, ma non so quanto ci fosse di vero.
C’era silenzio, sole, e fame, molta fame. La mattina si beveva il caffè di segale. Lo zucchero lo vendevano per la strada, 75 copechi la zolletta; una tazza di caffè si poteva bere senza latte o senza zucchero, non bastavano i soldi per l’uno e l’altro.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 174]

Famosissimi professori di secondo piano

martedì 9 maggio 2017

E come si può creare una lingua? Chi crea la lingua?

Mettiamola così: il linguaggio di Gogol’ è più linguaggio del linguaggio. Ma è linguaggio. Il linguaggio di Tolstoj è linguaggio. Come faccio a saperlo? È semplicissimo: quando consegno i dattiloscritti dei miei lavori alle case editrici, ogni volta che riporto delle citazioni di Tolstoj scrivo sempre, a fianco: «Tolstoj». Altrimenti il correttore o il redattore mi cambierà sicuramente qualche parola. E quando Tolstoj era vivo, con tutto il rispetto che si aveva per lui, gli facevano fino a duemila correzioni in un libro. E quello che correggeva non era certo uno stupido. Il fatto è che Tolstoj scriveva nella lingua del futuro, nella lingua che sarà. Mentre il correttore non scriveva nemmeno nella lingua del presente, ma in quella del passato. Lo stesso Chlebnikov, con tutto il suo approccio mistico alla lingua, pure viveva nella lingua viva. Ma non si può vivere in una non-lingua, non si può vivere in una lingua di nessuno. È sempre brutta la lingua dei professori… Da noi, sotto lo zarismo, esisteva una specie di commissione teatrale, composta di famosissimi professori di secondo piano. Ecco, erano loro i carnefici che torturavano il corpo delle opere di Čechov.

[Viktor Šklovskij, Testimone di un’epoca. Conversazioni con Serena Vitale, Roma, Editori Riuniti 1979, pp. 92]