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La maggioranza

domenica 12 marzo 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

La maggioranza approfittava della rivoluzione come di una vacanza inaspettata.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 40]

L’inglese dello zio di Šklovskij

giovedì 9 marzo 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Era giornalista e geografo, scriveva su Russkoe Bogatstvo sotto lo pseudonimo di Dioneo: era segretario della Società Geografica russa. I suoi libri sono tradotti in molte lingue, il più noto è Nell’estremo Nord-Est dell’Asia. Dirò due parole su di lui per dare un’idea del tipo di famiglia da cui provengo e di certi tratti di costume e della mentalità di allora. Dopo uno sfortunato tentativo terroristico dei tardi populisti, fu esiliato a Kòlyma, in una zona del tutto selvaggia. Aveva il diritto di spostarsi come voleva, purché restasse nel settentrione. Imparò la lingua degli Jukaghiri e quella dei Ciuckci, si recò all’estremo nord della regione consentita, raggiungendo località nelle quali i russi erano affatto ignorati: ci si ricordava solo di aver veduto una volta, tanto tempo prima, un uomo con i bottoni lustri che aveva gridato qualcosa in una lingua incomprensibile – evidentemente era un sergente della polizia rurale. Ed ecco che proprio questo stesso Isaak Šklovskij, sempre con la pelliccia addosso, in mezzo al gelo perenne, vivendo in capanne nelle quali il fumo esce direttamente verso il cielo da un buco e dove il fuoco non viene mai spento, si lesse tutto Shakespeare e si imparò l’inglese. In seguito, prosciolto, venne inviato dal suo giornale a Londra, con il ruolo di corrispondente. Ma a Londra risultò parlare una lingua ignota a tutti, sebbene fosse in grado di leggere qualsiasi cosa. Imparò poi l’inglese degli inglesi, ma a voce preferì sempre spiegarsi in francese.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 12]

Tre titoli

lunedì 20 febbraio 2017

Šklovskij, Guerra e pace di Tolstoj

Mentre l’autore lavorava alla sua opera senza tregua, essa mutava, attraversando numerose fasi e ricevendo ben due titoli, inizialmente fu scelto Tre stagioni, poi Tutto è bene quel che finisce bene, per approdare finalmente a Guerra e pace.

[Viktor Šklovskij, Guerra e pace di Tolstoj, traduzione di Salvatore Celestini, Roma, Eliot 2014, p. 15]

La rivoluzione

domenica 5 febbraio 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

È difficile scrivere in che cosa l’anno 1921 differisce dal 1919 e dal 1918. Nei primi anni della rivoluzione non ci furono giorni feriali, o meglio lo furono le bufere. Non esiste uomo di una certa levatura che non abbia vissuto un periodo di fede nella rivoluzione. In certi momenti veniva fatto di credere ai bolscevichi. La Germania, l’Inghilterra sarebbero crollate, l’aratro avrebbe spazzato via i confini, inutili per tutti, il cielo si sarebbe arrotolato come una pergamena.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 270]

Come la scimmia

giovedì 26 gennaio 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Osip Maldel’štam pascolava per la casa come una pecora, errava per le stanze come Omero. Nella conversazione era straordinariamente intelligente. Il defunto Chlebnikov lo chiamava «mosca di marmo». La Achmatova dice che è un poeta grandissimo. Madel’štam amava istericamente i dolciumi, pur vivendo in condizioni estremamente difficili, senza scarpe, nel gelo, riuscì a restare un bambino viziato. La sua estrosità da donna e la sua superficialità da uccellino non erano privi di logica. La sua era la vera natura da artista, e un artista mente per rimanere libero nella sua unica attività; è come la scimmia che, a detto degli indiani, non parla unicamente per paura di essere costretta a lavorare.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 267]

Un tipo così

mercoledì 25 gennaio 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

È insomma un tipo ottuso, tagliato per la politica.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 162]

Cosa diceva Nikolàj Ivànovič

giovedì 5 gennaio 2017

C'era una volta

Nikolàj Ivànovič mi diceva: l’uomo per la struttura dei labirinti delle orecchie è adatto a camminare su una corda e a fare su una corda tutto quello che fa a terra, ma di questo non è informato, bisogna renderlo edotto.

[Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 132]

Nelle penultime parole

martedì 27 dicembre 2016

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Nelle penultime parole del Decameron, Boccaccio dice che il vento agita solo gli alberi grandi.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 131]

Esiste

martedì 27 dicembre 2016

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

I crociati, durante la prima crociata scambiavano per Gerusalemme ogni città che incontravano. Appena si avvicinavano si accorgevano di essersi sbagliati. Allora facevano un pogrom.
Per dispetto.
Intanto, Gerusalemme esiste.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 30]

Qualsiasi cosa

domenica 25 dicembre 2016

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Dostoevskij diceva del Don Chisciotte che il giorno del giudizio universale l’umanità avrebbe posto davanti a Dio il libro di Cervantes e avrebbe detto: questo è un uomo.
Di don Chisciotte diceva che era buono, puro, e incapace di far qualsiasi cosa.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 131]