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Difficoltà

mercoledì 16 gennaio 2013

E i bambini con la testa grossa nascono con molta difficoltà.

[Viktor Šklovskij, L'energia dell'errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 193]

A momenti

mercoledì 16 gennaio 2013

A momenti pareva che così non si potesse più andare avanti… Tutti sarebbero morti una notte, congelati nelle case. Profonde erano le ferite che non rimarginavano per la carenza di grassi. Ogni minimo graffio marciva. Tutti avevano le mani fasciate di cenci, assolutamente luridi. Non c’era modo di sanare e di guarire. E la grande città, la città continuava a vivere. Viveva l’anima cittadina, l’anima collettiva, come un mucchio di carbone che arde sotto la pioggia. Uscendo dalle case buie (ah, il buio, poi, il nerofumo dei lucignoli, e l’attesa della luce!) ci riunivamo al teatro. Guardavamo il palcoscenico. Recitavano attori affamati. Scrivevano autori affamati. Gli scienziati lavoravano.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, pp. 29-30]

Tolstoj scrive

lunedì 14 gennaio 2013

Tolstoj scrive: «Se c’è qualcuno che dirige le cose della vita, vorrei rimproverarlo. È troppo difficile e spietata».

[Viktor Šklovskij, Lev Tolstoj, traduzione di Maria Olsùfieva, Milano, Il saggiaore 1978, p. 476]

Freschi

domenica 6 gennaio 2013

C’è da star freschi con avversari come questi.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, p. 141]

Quando avviene la monta dei cavalli

lunedì 3 dicembre 2012

Quando avviene la monta dei cavalli – tutto cioè è davvero indecente, ma senza di questo i cavalli non ci sarebbero – spesso la giumenta è nervosa, ha un riflesso di difesa (probabilmente faccio un po’ di confusione) e non si arrende.
Può anche colpire lo stallone con un calcio.
Lo stallone di razza (Anatol’ Kuragin) non è adatto agli insuccessi d’amore.
Il suo cammino è cosparso di rose, e solo il surmenage può porre fine alle sue avventure galanti.
Si prende allora uno stallone di piccola statura (il suo animo può essere il più nobile) e lo si fa avvicinare alla giumenta.
I due flirtano tra loro, ma non appena cominciano a mettersi d’accordo (non nel senso letterale del termine), immediatamente il povero stallone viene trascinato via per la collottola ed alla femmina viene portato il riproduttore.
Il primo stallone è chiamato esploratore.
Nella letteratura russa, l’esploratore alla fine è anche costretto a pronunciare qualche nobile parola.
Il mestiere dell’esploratore è duro, e si dice che costoro, alle volte, finiscano addirittura pazzi o si suicidino.
Il destino dell’intelligencija si regge su questo mestiere.

[Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d'amore, trad. di Maria Zalambani, Palermo, Sellerio 2002, pp. 141-142]

Grande scelta di zingari

martedì 6 novembre 2012

Per fare di un oggetto un fatto d’arte bisogna estrarlo dalla congerie dei fatti della vita. [...] Bisogna strappare l’oggetto dalla serie delle associazioni abituali in cui è inserito e rivoltarlo come un ciocco di legno nel fuoco. Nel taccuino di Čechov troviamo questo esemplare aneddoto: un tale che aveva percorso per quindici o addirittura trent’anni la stessa strada, aveva letto ogni giorno un’insegna con la scritta «grande scelta di zingari», e si era chiesto «ma chi può aver bisogno di una grande scelta di zingari?».
Quando, un giorno, l’insegna venne tolta e appoggiata al muro egli lesse finalmente: «grande scelta di sigari».
Il poeta sposta tutte le insegne; l’artista è sempre l’istigatore nella rivolta delle cose. Attraverso il poeta le cose si ribellano, gettano via i loro vecchi nomi e, assieme a nomi nuovi, assumono anche nuovi significati.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, p. 109]

Il dramma più terribile

domenica 15 luglio 2012

Alla fine dell’Uva spina [di Čechov] il protagonista è contento di sé; e questo è il dramma più terribile, che un uomo sia contento della propria esistenza.

[Viktor Šklovskij, L'energia dell'errore, p. 366]

Senza che facessimo in tempo a togliergli il cappuccio

sabato 14 luglio 2012

E come è sacro per me il ricordo di un bambino di due anni e mezzo, che, tornando da fuori tutto agitato, senza che facessimo in tempo a togliergli il cappuccio, mi si avvicinò e disse: «Papà, ho scoperto che i cavalli non hanno le corna»; aveva fatto una scoperta.

[Viktor Šklovskij, L'energia dell'errore, p. 266]

Come un cencio

venerdì 13 luglio 2012

Ho già avuto occasione di dirlo, e lo ripeto, che lo scrittore passa l’intreccio della sua opera, come un cencio, sopra il mondo, che continua ad aggrovigliarsi o, se volete, a impolverarsi.

[Viktor Šklovskij, L'energia dell'errore, p. 220]

I romanzi non si scrivono

venerdì 6 luglio 2012

Anna Karenina fu scritto spostando più volte vari pezzi. Il termine «scritto» è sbagliato se riferito ai romanzi. I romanzi non si scrivono, anche se Mark Twain, rispondendo alla domanda su come si dovesse scrivere un romanzo, rispose: «stando seduti». I romanzi vengono costruiti. Gli episodi vengono spostati, i personaggi acquistano significati diversi. Il romanzo non è un lago, ma un fiume, e si potrebbero scegliere come epigrafe per i romanzi le parole del Canto della schiera di Igor: «O Dnepr Slavutič, ti sei fato strada fra monti di pietra…».
Citando Tolstoj e, per così dire, le sue fonti, dobbiamo sempre tener presente che la parola «fonte», nel suo significato originario, è l’inizio del fiume, la sua sorgente.
E non esiste fiume che resti vicino alla sua fonte.

[Viktor Šklovskij, L'energia dell'errore, pp. 235-236]