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Polivanov

mercoledì 13 giugno 2018

C'era una volta

Dietro gli alberi non ho visto il bosco. E sì che riuscii a vedere persone che avevano saputo staccarsi dal passato. Come Evgenij Dmitrievič Paolivanov. Parente di Lobačevskij, prima della rivoluzione conservatore, si cambiò nella rivoluzione.
Nella sua giovinezza pensava che nulla gli fosse precluso. Una volta mise una mano sui binari sotto un treno in movimento: lo scopo era quello di superare Kolja Krasotkin dei Fratelli Karamazov, quel ragazzo era rimasto sui binari.
Evgenij Dmitrievicč non ritirò la mano, la ruota gliela troncò, i fanciulli fuggirono. Polivanov si alzò, prese la mano tagliata per le dita e se ne andò con essa. Mi raccontò poi come i cocchieri, frustando i cavalli, si allontanassero con terrore da lui.

[Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 211-212]

Come un uomo che lavora

lunedì 28 maggio 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Bisogna strapparsi alla propria casa, al calcolo sicuro sul domani o sul dopodomani, e prendere il volo per sé, per un’esigenza interiore, ma non come un uccello, perché gli uccelli seguono le vecchie vie; volar via come vola solo un uomo che lavora, che conosce il ritmo delle possibilità.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 60]

Il destino

lunedì 21 maggio 2018

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

Nel 1915 sulla rivista «Vzjal» Chlebnikov pubblicò delle proposte piene di ironico buon senso. Velimir suggeriva di numerare i pensieri generici come paragrafi o articoli di un codice di leggi. Sarebbe stato meraviglioso.
«Sessantanove» mi avrebbero gridato dal «Na postù», e avrebbe indicato qualcosa di sgradevole. «Centoventi», avrei risposto io per risparmiare tempo.
Anche le citazioni sarebbero state numerate.
Velimir proponeva anche di costruire delle case con strutture di ferro e con cassetti di vetro trasportabili. Ognuno avrebbe avuto diritto a una certa cubatura di una casa di una città qualsiasi.
È pensata bene.
La casa, la stabilità di residenza, il destino sono visti con il segno negativo.
Non c’è nulla di più malinconico del destino.
In campagna, se chiedete alla gente il nome del villaggio più vicino, spesso vi rispondono che non lo sanno, soprattutto le donne.
Il destino li ha fissati alla casa con il muggito di una mucca.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 54]

Un’arma

venerdì 18 maggio 2018

Quando Raskol’nikov arriva ai lavori forzati, i condannati gli dicono: «Non è una cosa da signori, andare in giro con una scure».
La scure era l’unica arma dei contadini.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 301]

La fuga di Tolstoj

domenica 6 maggio 2018

Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva nessun posto in cui fuggire.
Non era stato capace rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 293]

Gli esperti

lunedì 2 aprile 2018

Tolstoj non descrive la battaglia di Borodino dal punto di vista di un comandante militare, ma dal punto di vista di Pierre Bezuchov, che non capisce proprio niente, di affari militari; il consiglio di guerra Tolstoj lo descrive attraverso gli occhi di una ragazzina che guarda tutti questi generali dall’alto, dalla stufa, come se fossero dei contadini che litigano tra di loro, e che simpatizza per Kutuzov.
È come se Tolstoj non credesse agli esperti.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 288]

Come finiscono i romanzi da grandi

venerdì 9 febbraio 2018

quando Mark Twain ha scritto Le avventure di Tom Sawyer, alla fine ha scritto che non sapeva come finire la sua storia, dal momento che nella storia di un bambino non c’è il matrimonio, che è quello con cui di solito finiscono i romanzi da grandi.

[Viktor ŠKlovskij, La costruzione del romanzo e del racconto, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 182]

Il greco

mercoledì 24 gennaio 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

A tutti gli allievi del ginnasio era stato ordinato di sapere il greco, cosa che, secondo Tosltoj, è altrettanto assurda che ordinare a tutti di essere ballerini.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 213]

Straniamenti

lunedì 22 gennaio 2018

Oggi comincia la ventunesima scuola elementare di scrittura emiliana e io rileggo il saggio di Šklovskij L’arte come procedimento che dice che, quando parliamo normalmente, gli oggetti ci passan di fianco come imballati, e quando li nominiamo in un’opera d’arte, gli togliamo l’imballaggio, come Tolstoj col matrimonio in questo pezzetto della Sonata a Kreutzer: «Perché se due persone hanno un’affinità spirituale devono andare a letto insieme?». Poi dice anche delle altre cose.

Il senso

domenica 14 gennaio 2018

Čechov diceva: «Sono stanco, ho scritto molto, e già mi dimentico di mettere i miei racconti gambe all’aria, come Levitan mette gambe all’aria i suoi disegni per togliere loro il senso e vedere solo le relazioni tra le macchie di colore».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 288]