Crea sito

Cosa diceva Nikolàj Ivànovič

giovedì 5 gennaio 2017

C'era una volta

Nikolàj Ivànovič mi diceva: l’uomo per la struttura dei labirinti delle orecchie è adatto a camminare su una corda e a fare su una corda tutto quello che fa a terra, ma di questo non è informato, bisogna renderlo edotto.

[Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 132]

Nelle penultime parole

martedì 27 dicembre 2016

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Nelle penultime parole del Decameron, Boccaccio dice che il vento agita solo gli alberi grandi.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 131]

Esiste

martedì 27 dicembre 2016

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

I crociati, durante la prima crociata scambiavano per Gerusalemme ogni città che incontravano. Appena si avvicinavano si accorgevano di essersi sbagliati. Allora facevano un pogrom.
Per dispetto.
Intanto, Gerusalemme esiste.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 30]

Qualsiasi cosa

domenica 25 dicembre 2016

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Dostoevskij diceva del Don Chisciotte che il giorno del giudizio universale l’umanità avrebbe posto davanti a Dio il libro di Cervantes e avrebbe detto: questo è un uomo.
Di don Chisciotte diceva che era buono, puro, e incapace di far qualsiasi cosa.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 131]

Quello che esiste

giovedì 22 dicembre 2016

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

E a questo punto Tolstoj rinvia a Michelet:
«La vocazione principale della donna consiste nel generare, educare e nutrire i figli. Dice benissimo Michelet: “Esistono solo donne, gli uomini sono i maschi delle donne».
Tutto ciò è scritto in una lettera pubblicata nel volume sessantunesimo.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 212]

Dicevano

sabato 5 novembre 2016

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Dicevano – e chi lo diceva non era malato di mente – che gli inglesi avevano già sbarcato a Bakù un branco di scimmie, istruite in tutte le regole militari. Dicevano che su queste scimmie la propaganda bolscevica non aveva alcun effetto, andavano all’attacco senza la minima paura e avrebbero sconfitto i bolscevichi. Indicavano la statura delle scimmie tenendo la mano a un metro da terra e dicevano che quando la scimmia era stata uccisa, durante la presa di Bakù, era stata seppellita a suon di marce militari scozzesi, e gli scozzesi piangevano, perché erano loro gli istruttori della legione di scimmie.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olosufieva, Milano, SE 1991, p. 181]

Due tipi di immagine

giovedì 13 ottobre 2016

I formalisti russi

esistono due tipi di immagine, l’immagine come mezzo pratico di pensiero, strumento per riunire in gruppi gli oggetti, e l’immagine poetica, strumento per rafforzare l’impressione.

[Viktor Šklovskij, L’arte come procedimento, in I formalisti russi, a cura di Tzvetan Todorov, traduzione di Cesare de Michelis e Renzo Oliva, Torino, Einaudi 1968, p. 77]

Una finestra

venerdì 9 settembre 2016

imgres

Picasso raccontava che alle sue prime mostre gliene dissero di tutti i colori; tuttavia, soggiungeva, non ci hanno mai ammazzato. Nemmeno noi hanno ammazzato. Le parole storpiate e stravolte si confondevano con un solo boato. Sembrava la lingua transmentale.
Il passato riceveva il proprio futuro con urla ed insulti. Non sappiamo mai con che vesti si presenterà il futuro.
Solo il tranquillo, compassato accademico Baudouin de Courtenay, venuto a un nostro dibattito sulla lingua transmentale, quando restammo soli, mi disse: «Quanto a voi, vi posso dire una sola cosa: avete una finestra che s’affaccia sulla verità». Ed ecco, da quella finestra mi rivolgo a voi.

[Viktor Šklovskij, La lingua transementale 70 anni dopo, a cura di Marzio Marzaduri, in Il Verri numero 9-10, marzo giungo 1986]

Quello che manca

martedì 23 agosto 2016

C'era una volta

Sergèj Michàjlovič Èjzenštejn diceva che nella vita la verità esiste sempre, ma è la vita che solitamente manca.

[Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 216]

Viktor Šklovskij e le barbabietole

sabato 23 luglio 2016

C'era una volta

Sono più di cinquant’anni che scrivo, e tanto più scrivo, tanto più chiaramente so ch’è difficile scrivere. Bisogna leggere. /…/
Bisogna leggere in modo vario, bisogna allargarsi, cercarsi in diverse strade e bisogna sapere soprattutto che non ci si può appiccicare agli altri. /…/
La letteratura è passato e presente.
Il moto della letteratura è interrotto dai nuovi compiti che l’umanità si pone davanti.
Allora tutto cambia.
Anche tu devi saper porre le domande al tempo e reinterpretare ciò ch’è stato fatto.
Prima seminavano la barbabietola per mangiarne le foglie come una verdura, poi capirono che la barbabietola è una radice commestibile.
In epoche diverse sono necessarie cose diverse. Se tu e la tua epoca porrete all’umanità la domanda necessaria, il vento o gli uccelli ti prenderanno in volo, oppure, come Nataša Rostova, ti stingerai le ginocchia al petto, le afferrerai e in una notte di luna volerai nel cielo.

[Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 222]