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Gli esperti

lunedì 2 aprile 2018

Tolstoj non descrive la battaglia di Borodino dal punto di vista di un comandante militare, ma dal punto di vista di Pierre Bezuchov, che non capisce proprio niente, di affari militari; il consiglio di guerra Tolstoj lo descrive attraverso gli occhi di una ragazzina che guarda tutti questi generali dall’alto, dalla stufa, come se fossero dei contadini che litigano tra di loro, e che simpatizza per Kutuzov.
È come se Tolstoj non credesse agli esperti.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 288]

Come finiscono i romanzi da grandi

venerdì 9 febbraio 2018

quando Mark Twain ha scritto Le avventure di Tom Sawyer, alla fine ha scritto che non sapeva come finire la sua storia, dal momento che nella storia di un bambino non c’è il matrimonio, che è quello con cui di solito finiscono i romanzi da grandi.

[Viktor ŠKlovskij, La costruzione del romanzo e del racconto, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 182]

Il greco

mercoledì 24 gennaio 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

A tutti gli allievi del ginnasio era stato ordinato di sapere il greco, cosa che, secondo Tosltoj, è altrettanto assurda che ordinare a tutti di essere ballerini.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 213]

Straniamenti

lunedì 22 gennaio 2018

Oggi comincia la ventunesima scuola elementare di scrittura emiliana e io rileggo il saggio di Šklovskij L’arte come procedimento che dice che, quando parliamo normalmente, gli oggetti ci passan di fianco come imballati, e quando li nominiamo in un’opera d’arte, gli togliamo l’imballaggio, come Tolstoj col matrimonio in questo pezzetto della Sonata a Kreutzer: «Perché se due persone hanno un’affinità spirituale devono andare a letto insieme?». Poi dice anche delle altre cose.

Il senso

domenica 14 gennaio 2018

Čechov diceva: «Sono stanco, ho scritto molto, e già mi dimentico di mettere i miei racconti gambe all’aria, come Levitan mette gambe all’aria i suoi disegni per togliere loro il senso e vedere solo le relazioni tra le macchie di colore».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 288]

Forse non ci renderemmo ridicoli

venerdì 12 gennaio 2018

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Non voglio spacciarmi per più intelligente di quello che sono e dirò semplicemente quello che penso.
Sarebbe bene fossimo meno furbi e lungimiranti in politica. Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli.
Non la storia si deve fare, ma una biografia.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 174]

Cose da signori

sabato 6 gennaio 2018

Quando Raskol’nikov era arrivato ai lavori forzati, gli altri condannati gli avevano detto «Andare in giro con una scure non è una cosa da signori».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 301]

Un’osservazione

martedì 26 dicembre 2017

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Cerco di fare un’osservazione.
Il romanzo Anna Karenina è tutto costruito su monologhi interiori, si potrebbe dire, sull’incomprensione reciproca.
Forse questa dichiarazione è inattesa, ma rileggendo più volte il libro, ci si stupisce più che leggendo Dostoevskij. Là i personaggi pensano tutti allo stesso modo, come se fin dall’infanzia avessero letto un solo autore: Dostoevskij.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 186]

Il grande critico realista

martedì 10 ottobre 2017

Il grande critico realista Belinskij non lo chiamavano realista ma era realista lo stesso.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 295]

Viaggio sentimentale

sabato 30 settembre 2017

[Doveva uscire, in ottobre, per Einaudi, una nuova edizione di un libro, secondo me, bellissimo, di Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale; per una incomprensione sui diritti, il libro, già annunciato, già prenotato, già pronto, non uscirà. Io avevo scritto una prefazione, la metto qui; grazie a Mauro Bersani, dell’Einaudi, che me lo consente. E peccato]

1. Tre motivi

Quando si presenta un libro, o dal vivo, o per radio, o sopra ai giornali, ogni tanto succede che qualcuno ti chieda tre motivi per cui bisognerebbe leggere il libro che stai presentando.
Ecco io devo dire che a me, una domanda del genere è sempre sembrata una domanda strana e io, che prevalentemente ho letto dei libri russi, nella mia vita, se dovessi rispondere a una domanda del genere direi che motivi non ce ne sono, se non il fatto che leggere libri russi, per me, è una specie di malattia, della quale ha detto delle cose che mi sembrano molto interessanti Giorgio Manganelli:

«Leggere i russi» è un’esperienza che molti fanno nell’adolescenza, più o meno al tempo delle sigarette e dei primi, sani desideri di scappare di casa e andare a fare il mozzo. Di questi desideri i «russi» sono i più tenaci, e se poche sono le possibilità che ci si dedichi a correre lungo i moli in cerca di un brigantino, assai minori sono quelle di liberarsi di un Dostoevskij una volta che vi è entrato nel sangue. Ma non è solo lui; non esistono disintossicanti per Gogol’, ed è molto più facile dimenticare il numero del telefono del primo amore, che la prima lettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o della Steppa di Cechov. Così accade che, periodicamente, nella vita, veniamo accolti da un attacco di «leggere i russi» .

Quando ho letto per la prima volta questa cosa di Manganelli, ho provato a ricordarmi il numero di telefono della mia prima fidanzata (si chiamava Francesca), non ci sono riuscito e, adesso non mi ricordo di preciso, ma è molto probabile che, quello stesso giorno, abbia preso tra le mani un libro simile a questo che avete, probabilmente, tra le mani voi, perché il libro che avete, probabilmente, tra le mani voi, io l’ho letto quattro volte, e a me sembra uno di quei libri che, la gente che li legge, non ha bisogno di un motivo per leggere, ha bisogno di un motivo per smettere, casomai, anzi, non ha bisogno di niente, perché quella malattia, leggere i russi, è una malattia che gli piace.
Anche se non è facilissimo, ammalarsi di leggere i russi, soprattutto all’inizio ci sono una serie di ostacoli dei quali ha detto qualcosa lo scrittore e lettore svizzero Peter Bichsel:

Tutti noi abbiamo vissuto momenti di disperazione di fronte alle prime pagine dei grandi romanzi russi, quando non capivamo chi fosse lo zio e chi il fratello e se la zia fosse la moglie dello zio e se fosse il fratello o l’amico a essere innamorato della figlia e di chi fosse figlia la figlia. Siamo allenati e sappiamo come si affronta il problema: si continua a leggere, prima o poi si capirà».

In tutto questo, cioè in quell’entità che diffonde il virus che provoca la malattia di leggere i russi (entità che si potrebbe forse definire, grossolanamente, letteratura russa), io ho l’impressione che Šklovskij abbia un ruolo tutt’altro che marginale.
Lev Trockij, il signore che ha dato origine al fenomeno chiamato trozkismo, in un saggio pubblicato nel 1923 in Letteratura e rivoluzione, scrive che «l’unica teoria che in Russia si sia opposta al marxismo in questi anni è la teoria formalistica dell’arte», che Viktor Šklovskij è «il capo della scuola formalista», che «in virtù degli sforzi di Šklovskij – e questo è un merito nient’affatto insignificante (scrive Trockij) – la teoria dell’arte, e parzialmente l’arte stessa, si è alla fine elevata dalla condizione dell’alchimia a quella della chimica». Continua a leggere »