Venedikt Erofeev

sabato 16 febbraio 2019

Tre gattini chiamarli: Seduxen, Demidrolum e Luminale.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 126]

Stasera

giovedì 14 febbraio 2019

Bere vodka schietta, magari a collo, in questo non c’è niente tranne languore di spirito e fretta. Mischiare la vodka con l’eau de cologne, ecco in questo c’è un certa dose di capriccio, ma non c’è nessun patos. E invece nel bere un bicchiere di Balsamo di Caanan, in questo c’è sia del capriccio che un’idea che del pathos e per di più c’è anche un’allusione metafisica.
Qual è l’ingrediente del «Balsamo di Caanan» che apprezziamo più di tutti? Be’, naturalmente il denaturato. Anche se il denaturato, essendo solo oggetto d’ispirazione, il denaturato di per se stesso di ispirazione è assolutamente privo. Che cosa, dunque, apprezziamo più di ogni altra cosa, nel denaturato? Ma certamente, la nuda sensazione gustativa. E ancora di più il miasma che emana. Per attenuare questo miasma serve almeno un pizzico di profumo. Per questo motivo, nel denaturato si versa – nella proporzione di 1:2:1 – della birra vellutata, meglio se Ostankino, o Senator, e della vernice per mobili depurata.

[Stasera, all’Atelier sì, Mosca–Petuški]

14 febbraio – Bologna

giovedì 14 febbraio 2019

Giovedì 14 febbraio,
a Bologna,
all’Ateliersi,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Mosca – Petuški,
di Venedikt Erofeev
(ingresso 5 euro con un bicchiere di vino
o un analcolico)

Venedikt Erofeev

martedì 1 gennaio 2019

Sono svenuto, ma ho fatto finta di niente.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 40]

Venedikt Erofeev

venerdì 28 dicembre 2018

Al Conte Tolstoj, tre giorni prima che morisse, per sostenere l’attività del cuore gli han dato del cognac.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 39]

Venedikt Erofeev

giovedì 27 dicembre 2018

Kjustin: «Il popolo russo, adesso, non è in grado di fare niente, tranne che di dominare il mondo».

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 108]

Venedikt Erofeev

sabato 24 novembre 2018

Bellissimo in Turgenev: «L’uomo russo è buono soprattuto per via del fatto che, di sé stesso, ha una pessima opinione».

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 149]

Venedikt Erofeev

martedì 20 novembre 2018

perfezionarsi nel disinteresse

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 149]

Venedikt Erofeev

domenica 28 ottobre 2018

Mi ricordo che aveva un cognome lungo che finiva con ch. Tipo «Sosnopomvolostvoichovsjanych».

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 124]

Vera Dulova

mercoledì 22 agosto 2018

In questo film russo di Kirill Serebrennikov sul gruppo Kino (clic), che si intitola Leto (Estate) e è stato quest’anno a Berlino, dopo un’ora 37 minuti e 36 secondi si parla dell’arpista sovietica Vera Dulova, della quale parla anche Venedikt Erofeev nel suo poema ferroviario Mosca – Petuški, al capitolo 61MO CHILOMETRO – 65MO CHILOMETRO, e dice così:

– C’era un mio amico, non me lo dimenticherò mai. Era sempre stato, in un certo senso, un uomo appassionato, ma quella volta lì era come se gli fosse entrato dentro un diavolo. Era impazzito, e sapete per chi? Per Ol’ga Erdeli, la famosa arpista sovietica. Forse, anche Vera Dulova è un’arpista famosa. Ma lui era impazzito per la Erdeli. E non l’aveva mai vista in vita sua, l’aveva solo sentita strimpellare sull’arpa per radio e, pensa un po’ te, era impazzito…
Era impazzito e stava a letto. Non lavorava, non studiava, non fumava, non beveva, non si alzava da letto, non gli piacevano le ragazze, non si affacciava alla finestra. Dagli Ol’ga Erdeli, il discorso è tutto lì. Quando mi godrò l’arpista Ol’ga Erdeli, solo allora risorgerò: mi alzerò dal letto, lavorerò e studierò, berrò e fumerò e mi affaccerò alla finestra. Noi gli dicevamo:
– Ma perché proprio Ol’ga Erdeli? Prendi almeno Vera Dulova al posto della Erdeli. Vera Dulova suona benissimo!
E lui:
– Che vi venga un canchero a voi e a Vera Dulova! La vostra Vera Dulova non la posso neanche vedere. Non ci cagherei neanche insieme, con la vostra Vera Dulova!
Insomma, vediamo che il ragazzo ha fuso. E dopo tre giorni andiamo ancora da lui:
– Be’, sei ancora lì a farneticare di Ol’ga Erdeli? Abbiam trovato una medicina: vuoi che ti trasciniamo qua, domani, Vera Dulova?
– Certo – ha risposto, – se volete che la strangoli con una corda della sua arpa, la vostra Vera Dulova, prego, trascinatemela qua. Io la strangolo.
Cosa potevamo fare? Il ragazzo si stava spegnendo, bisognava salvarlo. Sono andato da Ol’ga Erdeli, volevo spiegarle la faccenda, ma poi non ce l’ho fatta. Volevo andare anche da Vera Dulova, ma no, ho pensato, che poi la strangola come un nontiscordardime. E passeggiavo per Mosca, di sera, e ero triste: loro là eran sedute alle loro arpe e suonavano, ingrassavano e si gonfiavano, alle loro arpe, e del ragazzo sarebbero rimaste solo rovine e polvere.