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giovedì 22 ottobre 2009

chlebnikov

Ho, nello scrivere queste righe, un imbarazzo che mi sembra uguale e contrario a quello che avevo quando facevo l’università, dopo che avevo deciso di scrivere la tesi su Chlebnikov e dopo che avevo cominciato, un po’, a studiarlo, e dopo che mi ero sentito, in un certo senso, un esperto, di Chlebnikov.

Io, allora, quindici anni fa, non tanto tempo fa, io se sentivo qualcun altro che parlava di Chlebnikov, non lo stavo a sentire. Cercavo di interromperlo subito, e se continuava mi veniva proprio l’istinto fisico di andare via e intanto pensavo «Come si permette, questo, di parlare di Chlebnikov, che l’esperto di Chlebnikov sono io?».

Cioè a me, dopo che avevo letto un po’ di cose di Chlebnikov e su Chlebnikov, eran cresciuti come dei paraurti retrattili davanti e didietro che saltavano fuori ogni volta che veniva fuori l’argomento Chlebnikov e che mi impedivano di avvicinarmi e di imparare di più, ero talmente convinto di saperne, su Chlebnikov, che su questo argomento ero diventato cieco, e sordo, non muto, ne parlavo continuamente anche a della gente che, poveretti, la poesia d’avanguardia dei primi anni del novecento nella Russia presovietica e sovietica non era stranamente un argomento che li appassionava.

Adesso, quindici anni dopo, al contrario, per un meccanismo che non mi è chiarissimo, io di Chlebnikov ne parlo il meno possibile.

Forse perché, per quanto se ne possa dire, Chlebnikov, mi sembra, è molto di più di quello che si riesce a dire.

Šklovskij diceva che era un campione, Jakobson diceva il più grande poeta del novecento, Tynjanov diceva una direzione, Markov diceva il Lenin del futurismo russo, Ripellino diceva il poeta del futuro, e avevan ragione, secondo me, tutti, però avevano torto, anche, secondo me, e avevano torto perché, secondo me, Chlebnikov è molto di più.

[Inizio della postfazione a Velimir Chlebnikov, 47 poesie facili e una difficile, Macerata, Quodlibet 2009]

Paratesti

venerdì 25 settembre 2009

Copertina:

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Bandella di destra:

Velimir Chlebnikov è nato il 28 ottobre 1885 a Chanskaja stavka, nel governatorato di Astrachan, e è morto il 28 giugno 1922 a Santalovo, nella regione di Novgorod.

Bandella di sinistra:

«Šklovskij diceva che era un campione, Jakobson diceva il più grande poeta del novecento, Tynjanov diceva una direzione, Markov diceva il Lenin del futurismo russo, Ripellino diceva il poeta del futuro, e avevan ragione, secondo me, tutti, però avevano torto, anche, secondo me, e avevano torto perché, secondo me, Chlebnikov è molto di più».

P. N.

Quarta di copertina:

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[Esce il 28 ottobre]

17 giugno – Ancona

domenica 20 settembre 2009

Giovedì 17 giugno,
ad Ancona,
nel cortile del fortino Napoleonico
(Portonovo),
alle ore 21 e 45,
discorso su Velmir Chlebnikov

Latte e budino

sabato 18 luglio 2009

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prima di noi gli scrittori avevano una strumentazione del tutto diversa, ad esempio:

Po nèbu polùnoči àngel letèl
I tìchuju pèsnju on pèl.
[Un angelo volava nel cielo di mezzanotte
E cantava una canzone con voce sommessa*]

Qui la colorazione è data da questo esangue pe… pe… Come da quadri dipinti con latte e budino, non possiamo essere soddisfatti da versi costruiti su

pa – pa – pa
pi – pi – pi
ti – ti -ti
ecc. ecc.

[Aleksandr Kručenych, Velimir Chlebnikov, La parola come tale, in Giorgio Kraiski, Le poetiche russe del Novecento, cit., p. 101]
* Da una poesia giovanile di Lermontov

Le opere d’arte

venerdì 3 luglio 2009

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1. che si scriva e si guardi in un batter d’occhi! (canto sciacquio danza, dispersione di goffe costruzioni, dimenticare, disimparare).
2. che si scriva difficilmente e si legga difficilmente, più scomodamente di come si infilano stivali appena unti o di come si muove un autocarro in un salotto.

[Aleksandr Kručenych, Velimir Chlebnikov, La parola come tale, ora in Le poetiche russe del Novecento, cit., p. 101]

Ma se siete cattivi

lunedì 20 aprile 2009

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Ma se siete cattivi, o Stati, chi di noi muoverà un solo passo per impedire la vostra rovina?

[Velimir Chlebnikov, Appello dei Presidenti del globo terrestre, ora in Giorgio Kraiski, Le poetiche russe del Novecento, Bari, Laterza 1968, p. 154]

Autografa

venerdì 20 marzo 2009

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é la firma di Chlebnikov

Chlebnikov

lunedì 12 gennaio 2009

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Io guardavo, una tigre sedeva in un boschetto
E con un sorriso soffiava dentro un flauto.
Giravano, come onde, forze bestiali
E gli sguardi brillavan di sogghigno.
E chinando il capo grazioso
Le parlava una fanciulla graziosa.
Diceva, lei: o tigri, e leoni!
Vi manca una cultura musicale.

[Velimir Chlebnikov, Cobr. Coč. v trech tomach, cit., tom I p. 259]

La bussola e il cielo

lunedì 12 gennaio 2009

Era quello un periodo, l’inizio del secolo scorso, che un po’ in tutto il mondo, e anche in Russia, la gente aveva perso la bussola, se così si può dire.

Con la scoperta delle geometrie non euclidee, era stata messa in discussione un’opera sulla quale, in occidente, si fondava la cosmografia, il disegno del mondo, Gli elementi di Euclide, e pochi anni dopo, con i lavori di Minkovksij e di Einstein, era stata messa in discussione anche l’idea newtoniana di tempo; non si sapeva più niente, non si era più sicuri di niente, e una delle conseguenze era il fatto che la gente si immaginava di tutto, si inventava di tutto, e la cosa era evidente anche in poesia.

Simbolisti, acmeisti, chiaristi, adamisti, imaginisti, gilejani, futuristi, egofuturisti, cubofuturisti, poeti contandini, mezzaninisti, raggisti, realisti, centrifughisti, costruttivisti, serapionisti, espressionsti, impressionisti, biocosmici, luministi, form-libristi, neoclassicisti, emozionalsiti, fuisti, quarantunisti, nullisti, tuttisti, c’era di tutto e tutti, a guardare, avevano delle poetiche, se così si può dire, che a guardarle oggi hanno un che di originale e sorprendente, anche i gruppi più piccoli, come i nullisti, che era un gruppo di Rostov sul Don che nel 1920 avevano pubblicato un manifesto che suonava così: Continua a leggere »

È piacevole

venerdì 9 gennaio 2009

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È piacevole vedere
Una piccola rusalka ansante,
Arrivata dal bosco strisciando,
Che cancella diligentemente,
Con mollica di pane bianco,
La legge della gravitazione universale.

[La rusalka è come una sirena, solo è russa. La poesia viene da: Velimir Chlebnikov, Sobr. soč. v trech tomach, tom I, p. 445]