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Su un quaderno vecchio

domenica 13 luglio 2014

Mi ero segnato che la gente che piace a me, come Chlebnikov, o Charms, o Puškin, o Tolstoj, è tutta gente che non aspiravano a prendere il potere, ma a essere tramite di un potere che è più potere del potere, una cosa vergognosa, dal tanto che è grossa, mi ero segnato.

Appunto

sabato 7 giugno 2014

ripellino
 

 

 

 

È appunto l’infantilismo ripetitore e sconnesso, che sbanda di palo in frasca e che muta a ogni passo il tempo dei verbi, è appunto l’astuta innocenza, la novità geniale nell’arte di Chlébnikov. Come il consigliere Crespel di Hoffmann, che si divertiva a sminuzzare violini, così Chlébnikov, ligi alla strategia dell’iterazione, con insistenza grafomane sbriciola le metafore , ridisponendone i pezzi in incastri diversi, come un giuoco di cubi puerili. L’effetto che consegue dall’ossessivo ripetersi delle molecole di una metafora in molteplici aggregazioni assomiglia a quello di alcune sequele iterative di immagini di artisti Pop.
I procedimenti e le aspirazioni di Chlébnikov hanno radici nella pittura moderna: molte delle sue pagine non si spiegherebbero senza metterne in luce il rapporto coi trucchi di Tatlin, Filonov, Malevič. Del resto tutta la scuola cubofuturistica russa anelò di introdurre in poesia gli espedienti e i colori delle nuove tendenze pittoriche.
Fra tutti i futuristi Velimir è però il più sfuggente e il più misterioso. Attraversa quegli anni di soqquadro e tormenta, solitario, randagio, in disparte.

[Angelo Maria Ripellino, Alla scoperta di Chlébnikov, in Saggi in forma di ballate, Torino, Einaudi 1978, p. 151-152]

18 marzo – Bologna

martedì 18 marzo 2014

Martedì 18 marzo,
a Bologna,
nell’ambito del corso di
Fenomenologia dell’arte contemporanea
(Prof.ssa Silvia Grandi),
dalle 11 alle 13, nell’Aula Magna
del Dipartimento delle Arti,
in Piazzetta Morandi 2
si parla di Chlebnikov
e di poesia transmentale (zaum’).

14 dicembre – Bologna

venerdì 14 dicembre 2012

Venerdì 14 dicembre,
a Bologna,
in sala Borsa,
alle ore 18 e 30 (credo)
discorso su Velimir Chlebnikov
e Angelo Maria Ripellino.

Rifiuto

mercoledì 12 dicembre 2012

Per me è molto più piacevole
Guardare le stelle
Che firmare una condanna a morte.
Per me è molto più piacevole
Ascoltare la voce dei fiori,
Che sussurrano «È lui»
Chinando la testolina,
Quando attraverso il giardino,
Che vedere gli scuri fucili della guardia
Uccidere quelli
Che vogliono uccidere me.
Ecco perché io non sarò mai,
E poi mai, un Governante.

[Velimir Chlebnikov, 47 poesie facili e una difficile, Macerata, Quodlibet 2009, p. 10]

Il senso dell’idiota

mercoledì 30 maggio 2012

Qualcuno mi aveva detto che il libro Falene, di Eugenio Baroncelli (237 vite quasi perfette), valeva la pena di leggerlo e quando l’ho visto, in libreria, l’ho preso in mano, l’ho aperto a caso e ho visto un titolo A Baden Baden, a Baden Baden! che mi ha fatto venire in mente il modo in cui Daniil Charms parlava di Turgenev in alcune delle sue Scene dalla vita di Puškin e di Tolstoj, queste:

4.


Turgenev, voleva essere coraggioso come Lermontov, è andato a comprare una sciabola. Puškin, passava vicino al negozio, l’ha visto dalla finestra. Allora s’è messo a gridare, apposta: – Guarda ve’, Gogol’ – (ma con lui Gogol’ non c’era). – Guarda ve’, c’è Turgenev che compra una sciabola. Compriamo un fucile, io e te –. Turgenev, s’è spaventato, quella stessa notte è partito per Baden-Baden.

5.


Lev Tolstoj e F.M. Dostoevskij avevan scommesso su chi tra loro avrebbe scritto il romanzo più bello. A far da giudice avevano chiamato Turgenev. Tolstoj era corso a casa, si era chiuso nello studio e aveva cominciato a scrivere. Di bambini, naturalmente (li amava molto). Dostoevskij invece è a casa sua che pensa: Turgenev è uno pauroso. Adesso è a casa sua e pensa: Dostoevskij è uno nervoso. Se dico che il suo romanzo è il più brutto, è capace di ammazzarmi, perfino. Cosa mi sforzo a fare? (questo lo pensa Dostoevskij). Il romanzo lo scrivo male, apposta, la grana me la becco comunque (avevan scommesso cento rubli). Nello stesso momento Turgenev è a casa sua e pensa: Dostoevskij è uno nervoso. Se dico che il suo romanzo è il più brutto, è capace di ammazzarmi, perfino. D’altra parte Tostoj è un conte. Anche con lui è meglio evitare polemiche. Ma che vadano… E quella stessa notte, di nascosto, è partito per Baden-Baden.

La biografia che c’è in Falene (pagg. 265-266), quella che si intitola A Baden Baden, a Baden Baden! è questa qua:

È un’anima mite in un corpo da lottatore. È gentile, come quei musici di una volta che nei suoi romanzi intonano le loro rapsodie fino a tardi nelle notti estive, ma vorrebbe essere audace come gli eroi e coraggioso come Lermontov. Un giorno, entra in un negozio scintillante di lame e chiede di comprare una sciabola. Bello e sfrontato, Puškin, che passa di lì per caso, lo vede attraverso la vetrina e si mette a gridare: «Guarda un po’, c’è Ivan Sergeevič che si compra una sciabola. Compriamo piuttosto un fucile, tu e io!». Lui è così spaventato che quella stessa notte parte per Baden Baden. Un giorno, Tolstoj e Dostoevskij, che hanno scommesso cento rubli su chi dei due scriverà il romanzo più bello, a far da giudice chiamano lui. Tolstoj corre a casa, si chiude nello studio e comincia a scrivere (di bambini, naturalmente). Anche Dostoevskij corre a casa, ma invece che a scrivere (di demoni, naturalmente, e nei Demoni, nel fatuo romanziere Karamzinov, avrebbe ritratto giusto lui) si mette a pensare. Pensa: «Quello è un pavido, che in questo momento sta pensando: Dostoevskij è un fascio di nervi; se boccio il suo romanzo, è capace di ammazzarmi». Pensa: «Butto giù un romanzetto da niente e mi becco la grana comunque». Pressapoco in quei momenti, lui è a casa che pensa: «Dostoevkij è un tipo nervoso. Se boccio il suo romanzo è capace di ammazzarmi. E Tolstoj? Se boccio il romanzo suo, magari non mi ammazza, ma è pur sempre un conte. Meglio evitare guai anche con lui». Quella sera corre in gran segreto alla stazione Bielorussia e prende il primo treno per Baden Baden. Scappò, con la geniale e spavalda Russia che gli sferragliava accanto nelle sospirate tenebre della notte.

Sciascia, in una nota alla fine del Candido (Un sogno fatto in Sicilia), cita quella frase di Montesquieu che dice che «un’opera originale ne fa quasi sempre nascere cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all’incirca come i gemoetri si servono delle loro formule». Da un certo punto di vista è anche bello che oggi, in Italia, dopo che da anni succede in Russia, le opere di Charms comincino a diventare una di quelle opere originali che servono come le formule dei geometri; credo che a Charms, che non è riuscito a vedere pubblicate le sue opere nel corso della sua vita, la cosa farebbe piacere, e ancor più piacere, forse, gli farebbe essere citato come fonte, quando succede.
Baroncelli si occupa anche di un altro grande russo dei primi del novecento, Velimir Chlebnkov e, citando Madel’štam, lo definisce «una specie di Einstein idiota»; «scrisse versi immortali – scrive Baroncelli – ma non si curava di pubblicarli»; «paragonò la vita a una travolgente onda di risacca, ma era troppo idiota per correre a cercarsi un riparo». Continua a leggere »

Lo zoo

giovedì 3 maggio 2012

Dove la mascella di un bianco grande lama dagli occhi neri, e quella di un piccolo bufalo dalle corna piatte, e quella di altri ruminanti, si muove piano a destra e a sinistra, come la vita del paese.

[Velimir Chlebnikov, Lo zoo, 47 poesie facili e una difficile, p. 19]

Le ragazze

lunedì 27 febbraio 2012

Le ragazze, quelle che camminano,
Con stivali di occhi neri,
Sui fiori del mio cuore.

[è stato ristampato 47 poesie facili e una difficile, di Velimir Chlebnikov]

Oh Dio!

venerdì 4 novembre 2011

Oh Dio, Dio!
Fammi accendere.

[Velimir Chlebnikov, Perquisizione notturna, in Jean-Claude Lanne, Velimir Khlebnikov poète futurien, Paris, Institut d’études slaves 1983, p. 101]

Oggi

domenica 14 agosto 2011

Noi invitiamo a venire nel paese dove gli alberi parlano, dove le associazioni scientifiche somigliano alle onde, dove sono dislocate le truppe primaverili dell’amore, dove il tempo fiorisce come un ciliegio selvatico e spinge come uno stantuffo, dove l’oltreuomo in grembiule da muratore sega le epoche in tante assi e maneggia il proprio domani come un tornitore (Oh, equazioni dei baci – voi! Oh raggio della morte, ucciso dal raggio della morte, posto sul pavimento dell’onda). Noi ci dirigiamo là, giovani, e a un tratto qualcuno che è morto, che è ossuto, ci afferra e ci impedisce di mutar pelle, di uscire dalle penne di uno stupido oggi. È forse bello?

[Velimir Chlebnikov, La tromba dei marziani, in Giorgio Kraiski, Le poetiche russe del Novecento, Bari, Laterza 1968, p. 151]