giovedì 17 dicembre 2009

Learco Pignagnoli è l’autore di una serie di singolarissime opere in prosa, comparse per la prima volta sul finire del secolo scorso sulla rivista «Il semplice» e poi raccolte in volume da Daniele Benati nel 2006 (Opere Complete di Learco Pignagnoli, Reggio Emilia, Aliberti editore, pp. 172, € 13).
Da questo volume, e in particolare dal risvolto di copertina, si ricavano le uniche indicazioni biografiche certe sul Pignagnoli, che sono le seguenti: «Learco Pignagnoli è nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto. Lavora presso la ditta Scoppiabigi e Figli, dove tiene dietro al loro lupo». Continua a leggere »

domenica 13 dicembre 2009
[Francesco Borgonovo, di Libero, mi ha chiesto di scrivere un pezzetto su un libro che regalerò per Natale: dovrebbe uscire oggi, lo copio qua sotto]

«Ogni tanto con due miei amici entravamo in duomo tanto per passare il tempo e pian piano ce lo guardavamo, e mi ricordo che una volta Giovanni Pecchino, uno di questi miei amici, davanti al presepio, ammirandolo stupefatto ha detto “Zio canta, se è bello”, e anche se le sue parole erano in totale buona fede, per ridere gli avevamo detto “guarda che non si dicono in chiesa certe parole”, allora lui, sempre in totale buona fede aveva detto “Porca Madosca, c’avete ragione”, e in quel momento c’è scappato così da ridere a tutti e tre che siamo dovuti scappar via dal duomo in fretta e furia». «Via Carteria. Chiesa di San Barnaba. Qui incastonata nel muro c’è una lapide che dice: qui sono sepolti i morti di peste dell’anno milleseicentotrenta. Mi piace l’idea che sotto a dove cammini sia pieno di morti, che sotto i nostri piedi dovunque ci siano centinaia di migliaia di morti che stanno lì a tenersi la città sulle spalle». «I campi da bocce /…/ visti da fuori sembrano delle fabbriche, ma quando ci sei dentro respiri un’aria da celebrazione religiosa, e mentre la boccia sta andando tutti stanno silenziosissimi che ti sembra di sentire il rumorino dell’attrito della boccia sui granini della sabbia finissima del campo». «Allora il signore le ha detto “lei mi prenderà per matto, ma è appena morta mia moglie e io non so più dove sbattere la testa, l’altro giorno mi sono seduto su questa panchina e questo piccione è venuto qui vicino e poi ha iniziato a darmi dei becchi nella camicia. Io lo so che non può essere lei perché è morta da troppo poco, ma fanno proprio gli stessi gesti”. E ogni tanto, mentre diceva queste cose a mia sorella, gli veniva un po’ da piangere».
Sono delle frasi prese dal libro che regalerò per Natale, Modena è piccolissima, scritto da Ugo Cornia e illustrato da Giuliano Della Casa (Torino, EDT 2009, pp. 72, € 35,00).
Le illustrazioni di Giuliano Della Casa non si possono trascrivere, ma son così belle che vien da pensare a com’era contento Della Casa intanto che le dipingeva.

lunedì 26 ottobre 2009

Io nella mia vita sono sempre stato così a Modena che delle volte mi dicevo che mi sarebbe piaciuto andare via per trent’anni, e magari tornare per vedere che effetto mi faceva. Per vari motivi sono dovuto andare a lavorare a Roma e ci sono rimasto per sei mesi e però tutti i venerdì pomeriggio alle cinque saltavo sull’Eurostar, che allora era una novità, e verso le nove di sera ero giù qua a Modena e soltanto una volta, un sabato e domenica, ero rimasto a Roma senza tornare a Modena, e lì a Roma, mi ricordo il pomeriggio al parco di villa Doria Pamphili, io mi chiedevo che cosa ci facevo lì. Se invece fossi tornato a Modena, e alla stessa ora del pomeriggio fossi stato la parco Amendola, probabilmente mi sarei chiesto ugualmente che cosa ci facevo lì, con lo stesso tono di voce interiore, ma anche con tutto un altro significato.
[Ugo Cornia, Giuliano Della Casa, Modena è piccolissima, Torinio, EDT 2009]

martedì 27 gennaio 2009
Un mio amico, gli ho telefonato per avere dei consigli su come scrivere il discorso sulla razza, lui è un gran lettore di filosofia e un gran fumatore, e mi ha detto una cosa che mi dice sempre quando parliamo di questi argomenti, che I nazisti sono stati i primi a vietare il fumo nei locali pubblici.

martedì 9 dicembre 2008
Ieri pomeriggio, tornavo a casa in bicicletta, avevo appena sentito per radio che la novità, nella narrativa italiana del 2008, era l’autofiction, i romanzi autobiografici, se così si può dire, io direi pseudo, autobiografici.
A un certo punto, all’altezza di via Battindarno, ho pensato che 10 anni fa, non so, Generation of Love, di Matteo B. Bianchi, o Sulla felicità a oltranza, di Ugo Cornia, erano già romanzi pseudoautobiografici già 10 anni fa.
Poi mi è venuto in mente che, all’inizio del secolo scorso, La coscienza di Zeno, per dire, era già un romanzo pseudoautobiografico già all’inizio del secolo scorso.
Poi mi sono mosso l’obiezione che Svevo però cambia i nomi. È vero, mi sono detto. Allora Dante. La divina commedia. Lì i nomi sono uguali.

lunedì 17 novembre 2008
In un quaderno di un corso che abbiamo fatto qualche anno fa con Ugo Cornia in una scuola media della provincia di Modena, ho trovato una pagina che comincia così:
Documentario sulle specie sconosciute: IL FRATELLO.
Vivono in casa e sono piccolissimi.
giovedì 16 ottobre 2008

È uscito oggi Le storie di mia zia (e di altri parenti) di Ugo (Cornia).
Ugo ne parla qui.
mercoledì 15 ottobre 2008
Un mio amico mi aveva consigliato di mettere qui il video di una lettura integrale della Vergogna delle scarpe nuove che avevamo registrato (con Simone Cireddu) a Seneghe, in Sardegna, e che poi Simone aveva messo su youtube. Allora sono andato su youtube a cercarla. Ho digitato il mio nome, e è venuta fuori una schermata dentro la quale quella lettura non c’era. C’era però una cosa con la quale io non c’entro niente, un saggio su Learco Pignagnoli letto da Ugo Cornia su un’immagine di due sedie, o di due panchine. Si intitola L’assenzialismo e si dovrebbe riuscire a vederlo cliccando qui

mercoledì 1 ottobre 2008
Quando c’era il Semplice, che è una rivsita che c’era un po’ di anni fa, un almanacco delle prose pubblicato da Feltrinelli, i redattori del Semplice facevano delle riunioni e leggevano i racconti che arrivavano alla redazione e poi ne parlavano.
Io ho partecipato a una sola di queste riunioni, poi non ci sono più andato perché c’era una certa aria ospedaliera, la rivista stava per finire e un po’ si vedeva. Però ho continuato a frequentare alcuni di questi redattori, in particolare Daniele Benati e Ugo Cornia, che erano tutt’altro che ospedalieri, nel loro modo di fare e nelle cose che dicevano. E da questa frequentazione mi sono fatto un’idea di quello che succedeva nelle riunioni del Semplice, nelle prime, quelle quando la rivista era ancora viva e vegeta e era bellissima.
Secondo me, lì al Semplice, usavano un gergo particolare. Se di una cosa si diceva che era ben scritta, voleva dire che non andava bene. Voleva dire che era solo ben scritta, e non aveva nessun’altra qualità. Impossibile da pubblicare.
Se di una cosa si diceva che era strampalata, voleva dire che andava bene. Voleva dire che era strampalata, e dir strampalato, per quelli che facevano il Semplice, secondo me equivaleva a dir Bello molto.
L’altra sera, alla scuola elementare di scrittura emiliana, mi son trovato a dire che un racconto che è stato letto era sobrio, e poi ho subito detto che sobrio, secondo me, va molto bene, e poi ho fatto un lungo discorso su Beckett che ultimamente io Beckett lo cito ogni volta che ne ho l’occasione.
Stamattina poi, davanti alla biblioteca sala borsa, poco prima che perdessi la mia tessera della sala borsa numero 54, che non trovo più, e mi dispiace, ho incontrato una mia amica che si è iscritta alla scuola elementare di scrittura emiliana e che mi ha detto che ha visto questo sito e che secondo lei era sobrio. E io un po’ ero contento ma un po’ anche no.
