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Dostoevskij oggi

venerdì 3 novembre 2017

C’era uno scrittore che si chiama Sedaris che ha raccontato di una volta che era andato a una festa, in America, a casa di amici di sua sorella, che lui praticamente non conosceva nessuno e era una festa così, come sono le feste con della gente che non conosci nessuno e a un certo momento questo scrittore era andato in bagno e quando era stato in bagno aveva visto che, nella tazza del vater, c’era una merda enorme, una specie di colosso evidentemente lasciato lì da quello che era stato in bagno prima di lui.
Aveva tirato già l’acqua, ma quella specie di colosso non aveva fatto neanche una piega, se così si può dire, allora lui aveva provato a spezzarlo con lo spazzolino per pulire il vater solo che invece di risolvere la questione l’aveva complicata ancora di più aveva provato a tirare giù l’acqua ma il serbatoio non si era ancora ricaricato per bene il tiro dell’acqua non aveva prodotto nessun risultato e in quel momento aveva sentito bussare alla porta del bagno.
Allora, dopo, Sedaris, che forse il protagonista del racconto non era lui, era un protagonista di un racconto, comunque è lo stesso, quello lì che era in bagno, di quel colosso che c’era dentro il vater, lui, siccome erano a pianterreno, aveva pensato di prenderlo con le mani e di buttarlo fuori, fuori dalla finestra. E intanto si era bagnato i capelli così poteva dire a quello che stava bussando alla porta che si era lavato i capelli era per quello che ci aveva messo tanto.
Insomma poi dopo, come va a finire non è importante, quello che vorrei dire è che io, quando ho fatto l’editore, mi è successo un sacco di volte di leggere dei dattiloscritti che dopo ottanta pagine, o anche dopo quaranta, o delle volte anche dopo dieci, o anche dopo una, delle volte io mi chiedevo «Ma perché, mi sta raccontando questa storia?».
Ecco nella storia del Colosso, mi viene da dire, io non so se qualcuno dei lettori che l’ha letto si sia chiesto come mai quello scrittore lì, Sedaris, raccontava quella storia lì del colosso.
Adesso io, perché la raccontava lo sapeva lui io non lo sapevo, io però potevo dire perché secondo me era una storia che valeva la pena di essere raccontata, e secondo me era una storia che valeva la pena di essere raccontata perché era una storia vergognosa, e imbarazzante, e essendo una storia vergognosa, e imbarazzante, era una storia bellissima, mi sembra.

[Da Siamo buoni se siamo buoni]

24 aprile – Pisa

venerdì 24 aprile 2015

Venerdì 24 aprile,
alle 19,
a Pisa,
al Teatro Lux,
in Piazza Santa Caterina,
Siamo buoni se siamo buoni

20 febbraio – Santa Croce sull’Arno

venerdì 20 febbraio 2015

Venerdì 20 febbraio,
a Santa Croce sull’Arno,
alle 21,
alla libreria Colibrì,
in corso Mazzini 121,
Siamo buoni se siamo buoni

12 febbraio – Bologna

giovedì 12 febbraio 2015

Giovedì 12 febbraio,
a Bologna,
al Liceo Laura Bassi,
in via Sant’Isaia, 35
alle 16 e 30,
Siamo buoni se siamo buoni

31 gennaio – Cantù

sabato 31 gennaio 2015

Sabato 31 gennaio,
a Cantù,
alle ore 17,
allo Spazio Libri Laboratorio La Cornice,
in via per Alzate, 9
parliamo,
con Sara Merighi,
di Siamo buoni se siamo buoni

20 gennaio – Firenze

martedì 20 gennaio 2015

Martedì 20 gennaio,
a Firenze,
al caffè letterario Le murate.
in piazza delle Murate,
alle 18 e 30,
Siamo buoni se siamo buoni

28 dicembre – Radio radicale

domenica 28 dicembre 2014

Domenica 28 dicembre,
a Radio radicale,
a media e dintorni,
tra le 8 e 50
e le 9 e 25
si parla,
com Emilio Targia,
di Siamo buoni se siamo buoni,
tra le altre cose

Una differenza tra New York e Casalecchio di Reno

venerdì 19 dicembre 2014

amazon

Leggevo ieri che, a New York, Amazon consegna in un’ora (clic), e sempre ieri verificavo una cosa che mi aveva detto una mia amica cioè che siamo Buoni se siamo buoni, su Amazon.it, lo danno disponibile in 5-7 settimane.

Chissà che cosa mi aspettavo

venerdì 12 dicembre 2014

Siamo-buoni-se-siamo-buoni-640x420

Chissà che cosa mi aspettavo, in quei giorni lì.
Eran dei giorni che non sapevo bene cosa aspettarmi e neanche se aspettarmi qualcosa che delle volte uno si aspettava chissà che cosa, invece succedeva chissà niente.
Che era una cosa che diceva sempre Paride. Come dovevo aver forse già detto. Come gli spratti del mar Baltico. Da dove li avrà tirati fuori, gli spratti del mar Baltico?

[Si ristampa ancora Siamo buoni se siamo buoni]

Un’ora di intervista con Emilio Pappagallo

mercoledì 10 dicembre 2014

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