32 – 08

domenica 4 Agosto 2019

Diceva Charms che il suo numero di telefono, trentadue zero otto, era facilissimo da ricordare.
Trentadue denti, e otto dita, diceva.

Sergej Dovlatov

[Daniil Charms, Disastri]

Una statua di Lenin

giovedì 11 Luglio 2019

[Nei Russi sono matti, che esce in settembre, c’è un pezzetto di Dovlatov, dalla Valigia, che racconta di uno strano monumento a Lenin. Stasera, cercando un’altra cosa, ho trovato una foto di quel monumento, è quella qua sopra. Il pezzetto è qua sotto]

A Čeljabinsk, ad esempio, era successa una cosa interessante.
Nel giardino pubblico del centro, davanti all’edificio del Soviet cittadino, doveva essere collocato un monumento a Lenin. Era stata organizzata una cerimonia solenne. Si erano riunite circa millecinquecento persone.
Suonava una musica patetica, gli oratori pronunciavano i loro discorsi. Il monumento era coperto da un telo grigio.
Ed ecco che era arrivato il momento fatale. Accompagnati dal rullio dei tamburi, i funzionari locali avevano scoperto la statua.
Lenin era raffigurato nella sua nota posa di turista che fa l’autostop. La sua mano destra indicava la via verso il futuro, la sinistra la teneva nella tasca del cappotto sbottonato.
La musica si era fermata. Nel silenzio si era udito qualcuno che era scoppiato a ridere. Dopo un minuto rideva tutta la piazza.
Solo una persona non rideva. Era lo scultore leningradese Viktor Dryžakov. L’espressione di terrore del suo viso si trasformava gradualmente nella maschera dell’indifferenza e dell’irreparabilità.
Cos’era successo? Lo sventurato scultore aveva scolpito due berretti. Uno copriva la fronte del condottiero. Un altro Lenin lo teneva in mano.
I funzionari si erano affrettati a ricoprire con il telo grigio il fallimentare monumento.

Sergej Dovlatov

giovedì 4 Luglio 2019

dovlatov

Brodskij:
– Per molto tempo ho creduto che, in inglese, non fosse possibile dire delle sciocchezze…

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p.225]

Dei selvaggi

mercoledì 5 Giugno 2019

dovlatov

Una volta mia mamma è uscita. Piovigginava. L’ombrello l’aveva lasciato a casa. Vagava tra le pozzanghere. D’un tratto le va incontro un alcolizzato, senza ombrello anche lui. Le grida:
«Signora! Signora! Perché van tutti in giro con l’ombrello aperto, come dei selvaggi?»

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p.133]

Io e te

domenica 19 Maggio 2019

In quel film, Sergej Dovlatov. I libri invisibili, Dovlatov confida a un suo amico, un contrabbandiere, che, per entrare nell’Unione degli scrittori, lui, Dovlatov, dovrebbe parlare del mondo che lo circonda con un tono entusiastico, encomiastico, senza la minima ironia, e lui non ce la fa, e il suo amico lo guarda e gli dice: «Ma andiamo, io e te, a rubare una macchina, è una cosa più onesta».

[Da I russi sono matti, in preparazione]

Dovlatov

domenica 14 Aprile 2019

dovlatov

Ho incontrato Fel’dman, l’economista. Dice:
– Sua moglie si chiama Sof’ja?
– No, – dico io, – Lena.
– Lo so, scherzavo. Lei non ha il senso dell’umorismo. È lettone, forse?
– Perché lettone?
– Ma scherzavo. Lei proprio non ha nessun senso dell’umorismo. Sta andando per caso dal logopedista?
– Perché dal logopedista?
– Scherzo, scherzo. Ma che fine ha fatto il suo senso dell’umorismo?

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 196]

Sergej Dovlatov

lunedì 25 Febbraio 2019

dovlatov

Iosif Brodskij ripeteva spesso:
– La vita è breve, e triste. Hai fatto caso a come, in genere, va a finire?

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 224]

Sergej Dovlatov

mercoledì 6 Febbraio 2019

dovlatov

Mia zia ha incontrato lo scrittore Koscinskij. Era ubriaco e con la barba lunga. Mia zia ha detto:
– Kirill! Non ti vergogni?
Koscinskij si è impettito tutto e ha detto:
– Il potere sovietico non se lo merita, che io mi faccia la barba!

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 137]

Il migliore pittore moscovita

venerdì 12 Ottobre 2018

[Ieri a Milano, allo Iulm, abbiamo tradotto un pezzetto di un libro con le fotografie di Marianna Volkova e i testi di Sergej Dovlatov che si intitola Non solo Brodskij (Mosca, PIK Kul’tura 1992); alla foto della Volkova che c’è qui sopra, per esempio, corrispondeva questo testo di Dovlatov]

Questa fotografia è stata fatta in un ospedale psichiatrico. Nella foto è rappresentato il pittore Jakovlev.
Bachčanjan, per dire, pensa che Jakovlev sia il migliore pittore moscovita. O, meglio, quello con più talento.
Oltretutto, Bachčanjan fino a un certo punto pensava che Jakovlev fosse perfettamente sano.
Una volta Bachčanjan gli ha detto:
– Mi lasci il suo numero di telefono.
– Scriva. Uno, due, tre…
– Poi?
– Quattro, cinque, sei, sette, otto…
E aveva contato fino a cinquanta.
– Va bene, – aveva detto Bachčanjan, – ci sentiamo…

Monasteri

giovedì 27 Settembre 2018

Ascanio Celestini, Matteo Bordone, Roberto Bui (Wu Ming 1), Maria Antonietta, Lisa Ginzburg, Alessandro Robecchi, Davide Enia, Fulvio Abbate, Daniele Giglioli, Roberto Camurri, Claudio Giunta, Monika Bulaj, Maurizio Bettini, Antonio Manzini, Riccardo Falcinelli, Dario Voltolini, Francesca Genti, Annalena Benini, Massimo Mantellini, Gaia Manzini, Francesca Manfredi, Andrea Mingardi, Martina Testa, Paola Gallo, Giorgio Biferali, Ginevra Lamberti, Marco Franzoso, Roberto Citran, Massimo Recalcati e Daniela Collu nelle biblioteche della provincia di Reggio Emilia dal 6 ottobre al 20 dicembre, a raccontare i libri (o le musiche, o i quadri) della loro vita per la rassegna Il monastero del proprio spirito, organizzata da Arci Reggio Emilia e Regione Emilia Romagna, immagine di Guido Scarabottolo, programma completo qui: clic
Il titolo viene da una cosa che Sergej Dovlatov ha scritto di Iosif Brodskij: «In confronto con Brodskij, – ha scritto Dovlatov – gli altri giovani anticonformisti sembrava che facessero un altro mestiere. Brodskij aveva creato un modello di comportamento inaudito. Non viveva in uno stato proletario, viveva nel monastero del proprio spirito. Non si opponeva al regime. Non lo considerava. E non era nemmeno sicuro della sua esistenza. Non conosceva i membri del Politburo. Quando sulla facciata del suo palazzo avevan montato un ritratto di sei metri di Mžavanadze (segretario del partito comunista georgiano), Brodskij aveva detto: – Chi è? Sembra William Blake».