Due estati fa
In questa cosa, registrata due estati fa (2007), che mi è arrivata adesso (grazie Giovannapaola), si parla di un festival che a me piace molto.
In questa cosa, registrata due estati fa (2007), che mi è arrivata adesso (grazie Giovannapaola), si parla di un festival che a me piace molto.

Sul treno che mi riportava a Roma da Civitavecchia, ripensavo a una domanda che mi aveva fatto una studentessa del liceo classico di Civitavecchia, una domanda sulla dominio del significato sulla forma nella critica letteraria.
A questa domanda avevo risposto, e mi sembrava di aver detto tutto quello che avevo da dire, solo che poi, sul treno che mi riportava a Roma da Civitavecchia mi era tornata in mente una cosa che avrei potuto dire.
Questa cosa l’avevo sentita dire quest’estate (a Seneghe) da Franco Cocco, che aveva raccontato di una volta che a un professore, una volta, quale una studentessa aveva chiesto cosa volesse dire Leopardi quando ha scritto Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Adesso ti spiego, aveva detto il professore, Leopardi voleva dire Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Sì, professore, ma cosa intendeva, dicendo sempre caro mi fu quest’ermo colle? Ah, vuoi sapere cosa intendeva, adesso ti spiego, intendeva sempre caro mi fu quest’ermo colle.

Quest’estate, a Seneghe, c’è stato un incontro con dei musicisti sardi dove a un certo momento uno di questi musicisti, che adesso fa il pittore, se non sbaglio, e si chiama Salvatore Garau, ha raccontato che loro dei Salis & Salis, che è il gruppo dove suonava lui, e è un gruppo che in Sardegna ancora oggi son molto famosi, han conosciuto gli Stormy six, che è il gruppo dove ha suonato dopo, per via che gli aveva telefonato per chiedergli l’impianto la Fgci, che organizzava un concerto degli Stormy six a Nuoro, se non ricordo male, e a quel punto Giacomo Serreli, che coordinava l’incontro, ha detto, rivolto alla gente, La Federazione Giovani Comunisti Italiani, e Salvatore Garau ha detto Eh, perché, cosa pensavi? e Serrali ha detto No magari qualcuno poteva pensare alla Federazione Italiana Gioco Calcio.
Che questa cosa che oggi quando uno dice Figicì vien più da pensare alla Federazione Italiana Gioco Calcio che alla Federazione Giovani Comunisti Italiani, a me è sembrato che avesse magari un significato, e mi è tornata in mente una cosa che mi era successa una volta, starà stato il novantatrè, ero appena tornato in Italia dalla Russia dove ero stato sei mesi a trovar materiale per la mia tesi, e avevo studiato anche parecchie cose di arte moderna, e avevo letto anche Du cubisme, di Gleizes et Metzinger, che è forse il primo saggio mai uscito sul cubismo, che in Russia, nel 1912, anno della sua uscita, aveva avuto due traduzioni, una a Mosca, una a San Pietroburgo, e avevo visto molti quadri cubisti, e avevo letto diverse cose sul cubismo e sull’impatto che il cubismo aveva avuto nella Russia dei primi del novecento, c’era stato un filosofo, che si chiama Berdjaev, che dopo aver visto una grande mostra di Picasso aveva scritto un libretto intitolato La morte dell’arte, se non ricordo male, che a leggerlo sembrava che quella mostra lì di Picasso per Berdjaev era stata un’esperienza che gli aveva cambiato il modo di vedere il mondo, a Berdjaev, che era ed è uno dei più considerati filosofi russi dell’epoca, e io, tornato in Italia, una volta, nel novantatrè, ero passato davanti alla televisione e avevo sentito che parlavano di una cubista e avevo detto Guarda, parlano di una pittrice, e mi ero fermato a ascoltare e avevo scoperto che parlavano di una che ballava sui cubi e c’ero rimasto malissimo.

Da tre anni, tra la fine di agosto e i primi di settembre, vado a Seneghe, a un festival di poesia, dove devo scrivere i diari.
Cioè io a vado a tutti gli incontri e prendo nota di quello che vedo e che sento e poi la sera, in dieci minuti, racconto quello che è successo quel giorno.
È un lavoro anche abbastanza impegnativo, uno deve andare a guardare e poi deve scrivere cinque cartelle in un giorno, e poi correggerle, che vuol dire rileggere e mettere dentro le correzioni, e poi rileggerle ancora e mettere dentro le correzioni, e rileggerle un’altra volta e mettere dentro ancora le correzioni e così per sei o sette volte finché non salta fuori una cosa che ti sembra decente e che si possa leggere in pubblico senza voler sprofondar sotto terra per la vergogna.
E anche quest’anno, a fine agosto, ho fatto così, sono andato lì, il primo giorno, e ho visto, ho scritto, ho corretto e ho poi letto, e la cosa ha funzionato, come gli altri anni.
Poi il secondo giorno mi è successa una cosa che ho scritto, ho riletto, e poi basta.
E poi tutto il giorno pensavo Ma perché hai scritto una cosa del genere? E perché adesso vai a leggerla?
Ero tentato di rileggere ancora, ma non volevo rileggere ancora perché se avessi riletto ancora io poi quella cosa in pubblico probabilmente non l’avrei letta, invece la volevo leggere.
Comunque alla fine sono andato e l’ho letta, e la cosa che ho letto è qua sotto (è un po’ lunga):
Di notte a Seneghe, se vi sedete sul terrazzino del bed and breakfast dove dormite, si sentono i cani che abbaiano. E qualche macchina, rara, che passa, intorno all’una e quarantasei, e avete, un caso, un’ora e quarantasei minuti di autonomia nel computer. E vi chiedete Che cosa è successo oggi? E vi vengono in mente un sacco di cose, per esempio un gioco che facevate con una morosa, che non è più la vostra morosa, è diventata la madre di vostra figlia, ma quand’era la vostra morosa, i primi tempi, tutte le notti, prima di andare a dormire, vi chiedevate l’un l’altro Cos’è successo, oggi? E a raccontare ognuno la propria giornata, e eran giornate che eravate stati sempre insieme, sembravano due giornate diverse, e era bello.
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È tornata su youtube la lettura integrale della Vergogna delle scarpe nuove filmata da Simone Cireddu.
Si può vedere qui.

Da giovedì 3 a domenica 6 settembre,
a Seneghe,
dentro il festival
Cabudanne de sos poetas
(Settembre dei poeti)
tutte le sere
ci sono i diari
