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Tre poesie (di Raffaello Baldini)

martedì 11 aprile 2017

Coglioni

Si dice bene i coglioni, ma loro, io ne conosco più d’uno, si credono d’essere, non lo sanno che sono dei coglioni, e si sposano, hanno figli, e i figli sono figli di coglioni, che io non dico mica, il babbo è il babbo, tu non abbia da voler bene al tuo babbo, portargli rispetto, però questi figli, non lo so, io, non se n’accorgono? Quando parlano con il loro babbo, non lo vedono, non lo sentono? O sono coglioni anche loro? Che allora lì è fatica, fra coglioni, ecco, sì, no, c’è delle volte che gli scappa detto: il mio babbo è un coglione, ma in un altro senso, nel senso che è buono, che è un galantuomo, che questo però è un discorso, come sarebbe allora? i galantuomini sono dei poveri coglioni? Intendiamoci, può essere che un coglione sia un galantuomo, può essere che sia buono, ma può essere anche cattivo, ci sono i buoni e i cattivi anche tra i coglioni, coglione non vuol mica dire, uno è un coglione, ma può andare vestito bene, portare gli occhiali, può essere anche, guarda io quello che ti dico, può essere anche intelligente, e nello stesso tempo coglione, che è un caso eccezionale, ma succede, essere coglione è una cosa, può essere tutto un coglione, puà essere anche istruito, può essere perfino laureato, certo che se è ignorante, i coglioni ignoranti, quelli sono una disgrazia, non si ragiona, è come parlare al muro, e prepotenti, che uno, io capisco, quando dico che un coglione può essere tutto, uno può rimanere disorientato, gli viene da dire: allora se uno è un coglione, in cosa si distingue? Insomma, cosa vuol dire essere un coglione? cos’è la coglionaggine? Eh, questa è una domanda, è fatica, come si può dire? Fammi pensare, non c’è un esempio? ecco, i coglioni fanne le cose alla rovescia, e tu li vedi che sbagliano, tu lo sai come andrebbero fatte, provi a dirglielo, anche con le buone maniere, ma loro niente, tirano dritto, tu cerchi di dargli una mano, di metterli sulla buona strada, loro ti guardano con un’aria: adesso cosa vuole questa testa di cazzo? e allora va a finire che t’arrabbi: Sono dei coglioni! Ti sfoghi in piazza, e in piazza c’è anche qualcuno che ti ascolta: Hai ragione, sono coglioni, però. Però? Cosa si può fare? sono tanti, comandano loro.

Tom

Quanto abbiamo giocato con Tom, quel che mi sono divertito, ma intelligente, era il cane di mio zio, più intelligente di lui.

Coglioni (2)

Dunque, no, fammi capire, i coglioni tu vedi che sbagliano, gli vorresti dare una mano, metterli sulla buona strada, ma siccome sono coglioni non ti stanno a sentire, e tu ti arrabbi, ho capito bene? solo che, secondo me, che sbaglierò, però, da quello che vedo, non ti stanno a sentire perché la buona strada, ce n’è tanti che l’hanno già trovata, sono pieni di soldi, case macchine, tutto, che noi, io e te, sono cose che non le abbiamo, e magari neanche le vogliamo, però loro le hanno, e se le tengono, e io, capisco anch’io quello che vuoi dire, loro danno valore a delle cose che non ce l’hanno, seguono le mode, che noi, se avessimo noi i loro soldi, solo che non li abbiamo, non abbiamo una lira, e io, adesso non arrabbiarti anche con me, ma delle volte, non sarà, mi vene da pensare, che i coglioni siamo noi? Siamo io e te?

1948

domenica 26 marzo 2017

Raffaello Baldini, La nàiva furistír ciacri

Ventitre anni, carina, innamorata, ma i suoi non volevano, suo padre delle scenate, per settimane, mesi, una guerra, lei sempre più innamorata e l’altra sera, è andata a letto presto, si è chiusa in camera, e la mattina non si è svegliata più. Che uccidersi non va bene, non si può, però ‘sta bambina, adesso, come farà il signore, a mandarla all’inferno?

[Raffaello Baldini, 1948, in Raffaello Baldini, La nàiva Furistir Ciacri, Torino, Einaudi 2000, pp. 252]

La mattina

sabato 28 gennaio 2017

Raffaello Baldini, Intercity

Io, è secondo come mi sveglio, ci sono delle mattine che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi, penso, così, come sognassi, delle cose, anche delle belle cose, che mi potevano succedere e non sono successe.

[Raffaello Baldini, Intercity, Torino, Einaudi 2003, p. 103]

Raffaello Baldini

martedì 15 dicembre 2015

Raffaello Baldini, Intercity

Seconda e ultima parte della lettura integrale di Intercity, di Raffaello Baldini: Clic

14 dicembre – Bologna

lunedì 14 dicembre 2015

Lunedì 14 dicembre,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle 19,
seconda parte (di due)
della lettura integrale di
Intercity, di Raffaello Baldini

Raffaello Baldini

giovedì 10 dicembre 2015

baldini, ad nota

Raffaello Baldini, Intercity

Seconda parte (di due) della lettura integrale di Ad nota di Raffaello Baldini e prima parte (di due) della lettura integrale di Intercity di Raffaello Baldini: Clic

La teoria dei giochi di Baldini

giovedì 10 dicembre 2015

Ieri sera ho letto delle poesie di Baldini, alla Modo inofoshop, e tra le altre ne ho letto una che si intitola Scopone che c’è uno che litiga con il suo compagno di scopone che gioca male e quello gli chiede: «Ma cosa ti arrabbi, è solo uno scopone, ci giochiamo il caffè», e lui gli risponde: «Ma che discorso è? cosa vuol dire solo uno scopone? a giocare bisogna arrabbiarsi, in tutti i giochi, possibile tu non capisca? se no non c’è nessun sugo, il gioco è gioco, se non lo prendi sul serio che gioco è?».

9 dicembre – Bologna

mercoledì 9 dicembre 2015

Mercoledì 9 dicembre,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle 19,
prima parte (di due)
della lettura integrale di
Intercity, di Raffaello Baldini

In treno

domenica 6 dicembre 2015

Raffaello Baldini, La nàiva furistír ciacri

Eravamo amici, insomma quasi amici, avevamo studiato insieme a Rimini, lei faceva le magistrali, non proprio insieme, io facevo l’Istituto e poi a Bologna all’università, su e giù in treno, c’incontravamo spesso, chiacchieravamo, ci prestavamo i libri, m’ha prestato un giallo che aveva un titolo strano, Con te, ma bello, il più bel giallo che ho letto, poi parlavamo di film, a lei era piaciuto Kramer contro Kramer, anche a me, ma a me era piaciuto molto Il grande freddo, «Vallo a vedere», e dopo mi ha detto «Bello, avevi ragione», «E beh, gli americani sono bravi, hai visto Blade Runner? quello davvero è un capolavoro», ecco, dei discorsi così, e quella sera tornavamo da Bologna, eravamo partiti alle otto, era già notte, avevamo trovato uno scompartimento vuoto, proprio al centro, «Domenica a Ravenna c’è Vasco Rossi, lo conosci? uno un po’ matto», «Lo vai a sentire?» «E tu?» e in quel momento, tac, è mancata la luce, non si vedeva più niente, le ho chiesto «Hai paura?», e lei: «E tu?» abbiamo riso piano, siamo stati zitti un po’, poi non so neanch’io com’è successo, è stato anche il suo profumo, sottile, ma mi entrava dentro, l’ho cercata con una mano, un braccio, la spalla, piano, senza stringere, i capelli, quanti capelli, poi intorno al collo, poi l’ho baciata, e lei m’ha baciato anche lei, e stavamo lì, non sapevamo cosa dire, poi le ho baciato gli occhi, teneri, quasi dolci, sempre senza dir niente, poi un altro bacio, lungo, stavamo zitti, secondo me, anche dalla meraviglia, non ce l’aspettavamo d’innamorarci di colpo quel mercoledì sera, al buio, in treno, un po’ prima di Forlimpopoli.

[Raffaello Baldini, in Treno, in Raffaello Baldini, La nàiva Furistir Ciacri, Torino, Einaudi 2000, pp. 317-318]

Raffaello Baldini

martedì 1 dicembre 2015

baldini, ad nota

Prima parte (di due) della lettura integrale di Ad nota di Raffaello Baldini: Clic