Brutto
E be’, sai, i brutti, anch’io ero poco bello, però poi con gli anni, che dovrebbe essere peggio, invece, cambi in meglio, davvero, io mi sono anche innamorato.
[Raffaello Baldini, Ad nòta, cit. , p. 73]
E be’, sai, i brutti, anch’io ero poco bello, però poi con gli anni, che dovrebbe essere peggio, invece, cambi in meglio, davvero, io mi sono anche innamorato.
[Raffaello Baldini, Ad nòta, cit. , p. 73]

Io, è secondo come mi sveglio, ci sono delle mattine che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi, penso, così, come sognassi delle cose, anche delle belle cose, che mi potevano succedere e non sono successe.
[Raffaello Baldini, Intercity, Torino, Einaudi 2003, p. 103]

Domenica 9 ottobre,
a Gualtieri (RE),
a palazzo Bentivoglio,
salone dei Giganti,
alle 17,
Daniele Benati,
Ermanno Cavazzoni,
Ugo Cornia
e Paolo Nori
leggono Raffaello Baldini.

Avranno avuto quattordici anni, lui quattordici, lei dodici, tredici, al viale della Fossa, seduti sull’ultima panchina, non m’hanno sentito, verso sera, pieno d’uccelli per aria, un chiasso, stavano lì, si guardavano, in silenzio, senza toccarsi, si guardavano, si guardavano, come incantati, e io pian piano, sull’erba, son tornato indietro.
[Raffaello Baldini, Ad nòta, Milano, Mondadori 1995, p. 14]

Sì sente? Grazie. Buonasera. Vi chiedo un favore. Siccome da qualche giorno mi sono abituato che, dopo i diari, che dovrebbero durare un quarto d’ora, io approfitto di una deroga che mi han dato Ermanna e Marco e finisco con una specie di bis che dura magari altre cinque minuti, volevo farlo anche stasera, solo che i diari di stasera son fatti in un modo, hanno un finale, che dopo quel finale lì ti passa la voglia, di chiedere e di fare dei bis, allora, quando succede così ogni tanto lo faccio, e lo faccio anche stasera, volevo chiedervi se non sareste così gentili da chiedermelo prima, il bis.
Grazie. Sono contento. No sono contento perché questo bis, in un certo senso, smentisce una cosa che mi avevano detto appena arrivato qui a Santarcangelo, che a Santarcangelo non ruba nessuno, non ci son furti. Che questa cosa, poi, tra l’altro, è stata smentita anche dai fatti perché sembra che, a una signora, proprio qui nello sferisterio, domenica, di pomeriggio, le han rubato la borsetta. Accompagnava i ragazzi che fan le prove di Majakovskij, che io, non mi son mica sorpreso, perchè Majakovskij è uno che, andarci accnato, non porta mica tanta fortuna, anche se, bisogna dire, ci son stati degli altri casi, qui a Santarcangelo, che hanno rubato, e che Majakovskij non c’entrava niente, adesso a me Majakovskij non mi è mica tanto simpatico ma non è che si può dare sempre la colpa a Majakovskij, rubano anche senza Majakovskij, a Santarcangelo, come è dimostrato dalla poesia che adesso vi leggo e che è di Raffaello Baldini e si intitola I ladri e fa così:
I ladri
Bisogna pregare che non vengano, ma se vengono, è una cosa, ragazzi, i ladri in casa, non è neanche quel che rubano, è quello che lasciano, come fosse passata la tempesta, spaccano, rompono, cagano, io, da me, hanno cagato, per dispetto, davvero, nel salotto, no, se non le provi, certe cose bisogna provarle, non me lo dimenticherò mai quel mercoledì sera, è stato alla fine di maggio, ho capito subito, quando ho girato al roccolo, che ho visto la luce accesa in una camera e la porta accostata che dondolava, mi sono fermato lì appoggiato al muro come se m’avessero inchiodato, non m’arrischiavo a entrare, se c’erano ancora? ho aspettato un bel pezzo, poi per fortuna è venuto su Cornelio, ha visto tutto, ha capito, è voluto andare avanti lui, poi mi ha chiamato, e quel che ho trovato, è la mia casa, questa? non si capiva più niente, il finimondo, e lì, vuoi piangere? mi sono tolto la giacca, mi sono fatto all’ingresso, dal cassettone, che l’avevano svuotato, tutta la roba in giro, poi il corridoio, le camere, e sta’ buono che la Dina era fuori, a Rimini, a trovare sua sorella, ci stava anche a dormire, sono andato avanti tutta la notte, alle tre, oh, adesso ci siamo, è ancora la mai casa, e la mattina dopo, quando è arrivata, sì, avevano rotto qualche piatto, una zuppiera, due tre bicchieri, il vetro del diploma, avevano anche squartato i cuscini del divano, chi sa quel che credevano, che tenessimo i soldi ancora nella calza, alle otto era venuto Curio della Seconda a riparare la serratura, insomma, lei non s’era accorta di niente, aveva un mazzo di fiori, è andata dritto in cucina, li ha posati nel catino, ha fatto correre l’acqua, ha brontolato che avevo tenuto tutto chiuso, ha messo a posto delle cose sulla credenza, e io zitto, aspettavo il momento buono, non volevo spaventarla, ma è venuta la Morena, apriti cielo, gli strilli, le escalamazioni, che l’ho sgridata, la Dina era diventata bianca come un panno lavato, s’è toccata la collana, i braccialetti, s’è guardata attorno, è andata nella nostra camera, apriva tutto, era un carabiniere, poi nelle altre camere, contava, coperte, lenzuoli, federe, tovaglie, asciugamani, camicie, giacche, tutto, ha contato, ha ricontato, non mancava niente, s’è buttata a sedere su una sedia, seria, poi di colpo una risata Continua a leggere »

e potrebbero succedere anche delle altre cose, delle cose anche più antipatiche, perché tu, se tu derubi un professore, lui fa la denuncia
[Raffaello Baldini, La fondazione, cit., p. 35]

Venerdì 12 novembre
nella libreria
Il CATALOGO
in via Castelfidardo 58/60
a Pesaro
alle 18,15
Emilia contro Romagna
Marinella Manicardi legge Raffaello Baldini.
Paolo Nori legge Learco Pignagnoli

Letto da Giuseppe Bellosi nel cortile del museo Guatelli e nel cortile della biblioteca civica di Parma clic.

perché le cose si rinnovano, non sono mai le stesse, i vasetti della marmellata, che li tengo da conto anche quelli, ogni tanto cambiano le etichette, anche delle volte la forma, ma le etichette più spesso, e le fanno sempre più colorate, sono sempre più belle, anche i succhi di frutta, che una volta li facevano in quelle bottigliette, che a me mi piacevano, ne tengo una distesa sopra il comò, che così è come un gran sopramobile, tutte bottigliette, adesso invece i succhi li fanno nelle scatole di cartone, ogni scatola la sua cannuccia, di plastica, che puoi bere con la cannuccia, e anche questi cartoni, questi cartoncini, li cambiano, li fanno sempre più, perché devono attirare, se li devi comprare, ti devono colpire, ma anche le medicine, dice, come le medicine, che scadono, bene, ma io non le prendo mica, le tengo da conto, e così vedo anche il cambiamento, che la confezione la rimodernano, continuamente, la fanno sempre più elegante, che è una cosa però che io non la capisco, perché non è la confezione che deve attirare, non è che tu prendi una medicina perché si presenta bene, perché la scatola è fine, non è che uno cambia medicina, dice, questa basta, non la prendo più, prendo quest’altra che è più bella, non è neanche che le farmacie abbiano nelle vetrine tutte queste medicine, che tu ti fermi, guardi, scegli, mi piacerebbe quella lì, o no, forse è meglio quest’altra, è più bellina quest’altra, te lo dice il dottore la medicina che devi prendere, però, cosa vuoi che ti dica, cambiano anche le medicine,che forse anche quella è una cosa che ha il suo effetto, chi lo sa, forse c’entra la psicologia, magari una medicina bella, che la devi prendere, devi prendere quella, te l’ha detto il dottore, te l’ha scritta nella ricetta, ma forse se è anche bella ti fa anche più bene, la psicologia è una cosa misteriosa, l’animo umano
[Raffaello Baldini, La fondazione, cit., p. 41; giovedì 2 settembre, alle 21, davanti alla biblioteca civica di Parma, in vicolo Santa Maria, Giuseppe Belosi la legge tutta nell'ambito della Festa al museo Guatelli, clic]
