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Poi

lunedì 23 novembre 2015

Avete delle domande?
Sì, volevo chiedere,
io ormai sono quarant’anni,
che batto a macchina,
o al computer,
che poi è la stessa cosa,
più o meno,
e più vado avanti
più dovrei imparare,
a battere a macchina,
o al computer,
e meno refusi dovrei fare,
invece più vado vado avanti
e più refusi faccio,
come mai?

Ma io mi sciolgo davanti a uno snack-bar

venerdì 3 aprile 2015

J. Rodolfo Wilcock, Poesie

Ma io mi sciolgo davanti a uno snack-bar
se solo so che ci sei dentro tu,
e ho fatto verniciare d’oro il telefono
perché una volta mi hai chiamato tu.
Perciò ho deciso di regalarti gli Oceani,
fuori si intende dalle acque territoriali,
l’Atlantico, il Pacifico, l’Indiano,
e insieme a queste ingenti masse d’acqua
salata l’Artico e i Mari del Sud
con tutte le isole nuove disabitate,
che da lontano sembrano così verdi
per quanto, immagino, saranno piene di vipere.

[J. Rodolfo Wilcock, Poesie, Milano, Adelphi 1996 (3), p. 193]

martedì 24 febbraio 2015

Ieri, a un certo momento, volevo dire Comunione e liberazione, mi veniva da dire Rifondazione comunista. Avevo presente che non era esattamente la stessa cosa, ma era come se fossero insieme, in una qualche cesta, dentro la mia testa.

Ancora

martedì 17 febbraio 2015

Angelo Maria Ripellino, Poesie

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

[Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 21]

Ripellino

mercoledì 31 dicembre 2014

Angelo Maria Ripellino, Poesie

Chi può dire che cosa di noi resterà in questo affannoso incalzare di instabili guise, in questa altalena dannata, in questa gara di oblio, quando saremo gettati nel profondissimo buio, oltre il muro di cinta della Città Terrena, come nel Labirinto del mondo di Comenio? Ci si può solo sforzare di sopravvivere, non cedendo alle formule e al balbettio delle mode, restando se stessi, anche se con apparenza di anacronismi. Ma niente illusioni. Qualche tuo volumetto resterà in cima a uno sperduto scaffale della Biblioteca del Cosmo. E forse un unto, barbuto, infelice glossatore andrà un giorno a scovarne il titolo nel giallo dello schedario.

[Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 251]

Per il mondo

lunedì 24 novembre 2014

ripellino, poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andate con lo zaino per il mondo,
voi barbuti dalle spalle larghe,
non ascoltate chi brontola.
Riposate sull’erba, nelle malghe,
nelle coltri di spuma delle spiagge,
nei prati di Umbria-jazz, nelle campagne,
su sacchi a pelo e sconquassate brande.
Mandateli al diavolo i vecchi, fate strage
degli untori, dei maestri di lagne,
dei barbagianni, dei seminatori di grandine.

[Angelo Maria Ripellino, Poesie, Torino, Einaudi 1990, p. 211]

In Portogallo

giovedì 23 ottobre 2014

Uno pensa In Portogallo è diverso, invece, che strano, anche in Portogallo è uguale, anche in Portogallo non ho niente da scrivere e la cosa ancora più strana è che lo scrivo, come mi succede anche in Italia da diciassette o da diciotto anni e mi vien da pensare che se trovassi qualcosa da scrivere, smetterei di scrivere, probabilmente, ma forse no.

Le mani

martedì 7 ottobre 2014

Le mani che scrivono le poesie
sono le stesse mani che fanno le pulizie.

[Poesia di Ramayana, nove anni, raccolta da Chandra Livia Candiani, grazie a Andrea]

Una poesia

venerdì 29 agosto 2014

Ma la biancheria, pensavo stamattina, è biancheria anche se è colorata? E quanto tempo è, mi chiedevo stamattina, che non mi metto più delle mutande bianche? Eh?

Tutto un discorso

domenica 10 agosto 2014

Io praticamente parlo solo con delle persone novecentesche, cioè con delle persone che sono nate e cresciute nel secolo scorso, e leggo solo dei libri scritti da delle persone novecentesche, o ottocentesche, o, al limite, settecentesche, e ascolto solo delle musiche uguale, novecentesche, o ottocentesche, o settecentesche, e l’unica persona del secolo nuovo con cui ho a che fare è la Battaglia, che è una bambina di nove anni che è, bisogna dire, il mio intellettuale di riferimento, quindi tutto il discorso che ho fatto prima non conta niente, mi sa.