22 ottobre – Parma

sabato 22 ottobre 2011

Sabato 22 ottobre,
alle 16,
a Parma,
in Borgo Romagnosi, 1
ex chiesa di San Quirino
dentro una cosa che si chiama
Flash factory
discorso sulle forme narrative
connesse alle tecnologie,
dura quaranta minuti circa,
è possibile una discussione finale,
credo,
ingresso libero.

Bellissimo ponte

sabato 1 ottobre 2011

Nella campagna elettorale di Parma del 2007, quando chiesero al futuro sindaco Pietro Vignali qual era il progetto che maggiormente avrebbe impegnato la sua amministrazione se fosse stato eletto sindaco, Vignali rispose che lui e i suoi assessori avrebbero concentrato le loro forze, soprattutto, sul progetto della metropolitana. A me, che sono di Parma, è successo più di una volta, in questi anni, di raccontare, in giro per l’Italia, che a Parma, una città di 163.000 abitanti, volevano fare la metropolitana, e tutte le volte che l’ho raccontato la gente rideva. E era effettivamente una cosa che faceva un po’ ridere. Qualche anno fa, poco dopo che Parma era stata destinata ad essere la sede dell’agenzia europea per l’alimentazione, a sud della citt su via degli Argini, stato inaugurato un ponte sul torrente Parma, torrente che per buona parte dell’anno è in secca. Se qualcuno ha l’occasione di passare da quelle parti (la strada che porta alla fondazione Magnani Rocca, di Mamiano, che un piccolo, incantevole museo, con un Goya che lascia sbigottiti e che, da solo, mi sembra, vale la pena del viaggio) resterà colpito dall’enormità del ponte rispetto alla modestia del paesaggio e delle abitazioni. A me, ogni volta che lo vedo, viene il mente il ponte di Brooklin come era riprodotto sulla confezione delle chewing-gum La Gomma del Ponte. A Parma raccontano che per l’inaugurazione di quel ponte, alla quale era stato invitato l’allora presidente della Agenzia per l’alimentazione, un belga, se non ricordo male, quando chiesero al presidente come gli sembrava il ponte, lui rispose Bellissimo ponte, peccato che non avete il fiume. La spoporzione tra le aspirazioni degli amministratori e le dimensioni e le necessità della città mi sembra fosse evidente fin da allora e questo modo di governare, questa mania di essere grandi, di essere i primi, di essere ricchi, oltre che comica, e pericolosa, non ha molto a che fare con Parma così come la capisco io. I miei nonni, che abitavano dalle parti di quel ponte, erano molto poveri, mia nonna ogni tanto mi diceva, un po’ scherzando un po’ no: In casa nostra c’era una miseria che quando siam diventati poveri abbiam fatto una festa; ma avevan di bello, i miei nonni, che di quella povertà non si vergognavano. E non facevano ridere, a guardarli.

[Dovrebbe essere uscito sul Corriere della sera di oggi]

Parma

venerdì 30 settembre 2011

Allora io, Parma, come dicevo, sono andato via dodici anni fa nel 1999 sono andato a stare a Bologna e quando sono andato via a me non sembrava vero, che dopo una settimana sarei andato a stare a Bologna non avrei abitato più a Parma.
Che io era da quando ero nato che se non ero all’estero ero a Parma. A Parma o in provincia di Parma. Io era una vita che fin da piccolo in casa al mattino si trovava la Gazzetta di Parma, che si leggeva la cronaca della città, la città di Parma, si sapeva tutto quello che era successo in città, a Parma.
Io non lo so, come farò, che sono abituato vedermi intorno tutte queste cose di Parma, pensavo dodici anni fa quando stavo per andar via da Parma. Per dire, al mattino, di solito, io faccio colazione con il prosciutto di Parma. Secondo me mi mancheranno, pensavo, queste cose di Parma. Il prosciutto di Parma, il formaggio di Parma, il parmigiano.
Tutta la stampa di Parma, la Gazzetta di Parma, il Giornale di Parma, il Corriere di Parma, la Tribuna di Parma. La Tribuna non l’ho mai letta, pensavo, non ha fatto in tempo ad aprire, è fallita subito immediatamente. E Tv Parma, pensavo, si vedrà a Bologna? E Radio Parma ci arriva, col ripetitore? Radio Parma mi mancherà, pensavo, Radio Parma.
Una volta su Radio Parma ho sentito un servizio dicevano che avevan scoperto dei documenti antichissimi che dimostravano che l’università più antica del mondo non era, come si credeva erroneamente fino ad allora, Bologna o Parigi, no, era Parma. Mi mancherà, questa città.
Magari ogni tanto ci torno. Magari vengo a vedere una mostra. Che qui a Parma fan sempre delle mostre bellissime. Parma e il neoclassicismo. Parma e la rivoluzione francese. Parma e il liberty. Il futurismo a Parma, pensavo dodici anni fa prima di andare a stare a Bologna e questa idea qua, che quelli di Parma concepiscano un universo, non so come dire, Parmocentrico, è un’idea che è abbastanza diffusa, nel mondo, e devo dire che noi di Parma in questi ultimi anni abbiam fatto abbastanza per farlo diffondere ancora di più.

[Parte del discorso da fare la prossima settimana (il 5 ottobre) al fuori orario]

Il mio amico Franco Bassi

giovedì 7 luglio 2011

Su quello che succede a Parma, clic.

A Parma e a Reggio Emilia

lunedì 14 marzo 2011

Oggi son stato a Parma e sulla tangenziale ho visto un cartellone pubblicitario che c’era un’immagine religiosa, tipo un santino, con quei colori lì forti che hanno i santini, ma grande come un cartellone pubblicitario e sotto c’era scritto: Gesù, confido in te. Dopo su viale Mentana c’era un cartellone pubblicitario con una foto di Renzo Arbore e sotto c’era scritto che Renzo Arbore e l’orchestra italiana sarebbero stati al Teatro valli, di Reggio Emilia. E io ho pensato che in questi ultimi anni a Reggio Emilia a me sembrava facessero delle cose più interessanti che a Parma, si vede son tornati indietro, ho pensato. Dopo dieci metri, a barriera Repubblica, sulla fontana, c’era un grande striscione pubblicitario che diceva che al teatro Regio di Parma, ci sarebbe stato Notre Dame de Paris, il musical.

La stazione di Parma

martedì 21 settembre 2010

L’altro giorno, alla stazione di Parma, ho preso un succo di frutta al distributore automatico, e un ragazzo che era lì mi ha detto Bravo, così forse viene giù il mio panino.
E mi ha fatto vedere che c’era un panino in bilico sullo strapiombo del distributore, che era stato spinto dalla molla ma era rimasto lì impigliato. Ho chiamato l’assistenza, mi ha detto, mi ha detto che stava arrivando ma non arriva. È un’ora, mi ha detto, che aspetto.
Ho tirato giù l’aranciata. Il panino è rimasto lì.
Dopo avevo il treno, sono andato.

Ieri

venerdì 17 settembre 2010

Ieri a Parma in piazza Garibaldi, sotto i portici del grano, inauguravano una mostra sui cento anni della Tep, l’azienda municipalizzata degli autobus e delle corriere di Parma e provincia, e la mostra si intitolava 100 anni vissuti con trasporto. Poi in via della Repubblica c’era una chiesa aperta con della gente davanti, eran le otto del mattino, e tra gli altri, con una giacca verde marcio, che gesticolava, c’era l’arbitro Michelotti. Dopo in piazzale Maestri, nel bar della mia infanzia, che è un posto che, non lo so, ho passato più tempo lì che a scuola, secondo me, c’era una cassiera russa velocissima, un sacco di specchi, e due televisioni una delle quali accesa a tutto volume, e delle macchinette mangiasoldi, e io ho pensato che non era il bar della mia infanzia, era nello stesso poso ma non era il bar della mia infanzia, si chiamava sempre bar Riviera ma non era il bar della mia infanzia, c’era sempre una colonna in mezzo ma non era il bar della mia infanzia, non era mica lui, era un altro, devo aver sbagliato piazza, perché anche la piazza, c’erano dei divieti di sosta, delle strisce blu, un monumento agli aviatori con delle tribune bianche, in mezzo, deserte, ma, soprattutto, sotto il tergicristallo di una jeep c’era un biglietto, scritto in corsivo, con una penna blu, su un foglio a righe strappato malamente che diceva «Si vede da come tieni la macchina, che sei un terrone»; allora, io la macchina la tenevo molto peggio di come il padrone di quella jeep teneva quella jeep e nessuno mi ha mai lasciato dei biglietti sotto il tergicristallo; quindi alla fine avevo ragione, non era il piazzale della mia infanzia chissà cos’era.

Il 2 settembre a Parma

giovedì 26 agosto 2010

baldini

perché le cose si rinnovano, non sono mai le stesse, i vasetti della marmellata, che li tengo da conto anche quelli, ogni tanto cambiano le etichette, anche delle volte la forma, ma le etichette più spesso, e le fanno sempre più colorate, sono sempre più belle, anche i succhi di frutta, che una volta li facevano in quelle bottigliette, che a me mi piacevano, ne tengo una distesa sopra il comò, che così è come un gran sopramobile, tutte bottigliette, adesso invece i succhi li fanno nelle scatole di cartone, ogni scatola la sua cannuccia, di plastica, che puoi bere con la cannuccia, e anche questi cartoni, questi cartoncini, li cambiano, li fanno sempre più, perché devono attirare, se li devi comprare, ti devono colpire, ma anche le medicine, dice, come le medicine, che scadono, bene, ma io non le prendo mica, le tengo da conto, e così vedo anche il cambiamento, che la confezione la rimodernano, continuamente, la fanno sempre più elegante, che è una cosa però che io non la capisco, perché non è la confezione che deve attirare, non è che tu prendi una medicina perché si presenta bene, perché la scatola è fine, non è che uno cambia medicina, dice, questa basta, non la prendo più, prendo quest’altra che è più bella, non è neanche che le farmacie abbiano nelle vetrine tutte queste medicine, che tu ti fermi, guardi, scegli, mi piacerebbe quella lì, o no, forse è meglio quest’altra, è più bellina quest’altra, te lo dice il dottore la medicina che devi prendere, però, cosa vuoi che ti dica, cambiano anche le medicine,che forse anche quella è una cosa che ha il suo effetto, chi lo sa, forse c’entra la psicologia, magari una medicina bella, che la devi prendere, devi prendere quella, te l’ha detto il dottore, te l’ha scritta nella ricetta, ma forse se è anche bella ti fa anche più bene, la psicologia è una cosa misteriosa, l’animo umano

[Raffaello Baldini, La fondazione, cit., p. 41; giovedì 2 settembre, alle 21, davanti alla biblioteca civica di Parma, in vicolo Santa Maria, Giuseppe Belosi la legge tutta nell'ambito della Festa al museo Guatelli, clic]

Fiori

mercoledì 23 giugno 2010

L’incontro doveva essere nel cortile d’onore, solo che c’era il rischio che piovesse, allora l’hanno spostato al primo piano. Mentre salgo al primo piano c’è uno con la cravatta rossa e i jeans che mi chiede permesso e mi passa davanti. Molto magro, dei jeans sotto una giacca blu, e una cravatta rossa. Ho appena incontrato il mio allenatore di calcio di quando avevo nove anni, mi ha riconosciuto lui. Eran trent’anni che non lo vedevo. Nel venire in qua ho incontrato anche il direttore delle biblioteche, che pensavo mi avesse salutato allora l’ho salutato anch’io, invece non aveva salutato me, aveva salutato una signora con un completo verde giacca e pantaloni con dei fiori bianchi stampati e un trolley rosa. Nel cortile ho incontrato anche una fotografa, la vedo sempre quando vengo a Parma, le ho chiesto com’è il festival, mi ha detto che c’è meno gente degli anni scorsi, le sembra. Sto per entrare, c’è uno con una cravatta rossa e dei jeans che viene in senso opposto e dice «Scusate scusate». Mi faccio da parte lo lascio passare. Mi siedo in fondo, ultima fila, ultimo posto a sinistra e mi metto guardare la gente che entra, un signore con delle braghe gialle e un maglione rosso, un uomo con degli stivaletti a punta e delle braghe di cotone color crema con una stranissima cerniera su una gamba, all’altezza del ginocchio, e una giacca nera di lino e un maglione blu di cotone, e dietro di lui una signora con un completo verde giacca e pantaloni con dei fiori bianchi stampati e un trolley rosa che mette contro il muro. Parte una musica, un pianoforte, qualcosa di classico, non saprei dire cosa. Una bella ragazza, alta, mora, una poetessa, verrebbe da dire, entra in sala e si va a sedere di fianco a quello con la cerniera sul ginocchio. Non si parlano ma si capisce che sono insieme. Sono le 17 e 58. Il soffitto è di legno, capriate in legno, la sala sarà alta cinque metri. «Di chi è questo trolley?», si sente dire, mi volto, è uno con una cravatta rossa, una giacca blu e dei jeans che si guarda in giro con un tono di severità come se fosse il padrone. Arriva di corsa una signora con un completo verde giacca e pantaloni con dei fiori bianchi stampati. Parlottano, poi spostano il trolley rosa proprio di fianco a me, e quello con la cravatta rossa dice «Ha visto? Qui non dà fastidio a nessuno». «Ma pensa, – dice la signora coi fiori bianchi stampati, – lei ha proprio un gran senso pratico, bravo». «Cos’è il genio, – dice quello con la cravatta rossa, – se non improvvisazione e un pizzico di sregolatezza?». «Eggià», dice la signora, ma lo dice intanto che è già ripartita verso le prime file e con un tono come per dire «Ma smettila ». Entrano i relatori. Applauso. Continua a leggere »