Senza dir niente a nessuno

sabato 6 agosto 2011

Senza dir niente a nessuno, e senza un preventivo di spesa, il mandorlo stanotte ha messo i fiori.

[Nino Pedretti, Nel fuoco del mio paese, Forlì, Forum 1977, p. 46]

Mio babbo

lunedì 11 luglio 2011

Mio babbo che mi ha svergognato,
che ha perso tutte le battaglie,
mio padre che era bugiardo,
mio padre che bestemmiava i santi
e poi si metteva in ginocchio
davanti le madonnine,
mio padre che era bello
e si guardava nello specchio,
mio padre che era povero,
che era ambizioso, che cantava,
mio padre che non mi ha insegnato nulla,
mio padre che tutti lo fregavano,
mio padre che non sapeva il latino
e poco anche l’italiano,
che dall’America è tornato
con un penny e tre parole d’inglese,
mio padre che voleva «commendatore»
scritto sopra la busta,
mio padre fra i padri il più sgangherato
ha scritto dentro di me
tutte le mie poesie.

[Fine del discorso di Santarcangelo di domenica 10 luglio, tratto da Nino Pedretti, Al Vouṣi e altre poesie in dialetto romagnolo, cit., pp. 190-191]

Pedretti

domenica 1 maggio 2011

nino

I nomi delle strade

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

[Nino Pedretti, Al vòusi, cit., p. 19]

Nino Pedretti

lunedì 25 aprile 2011

nino

I partigiani

Non è per via della gloria, che siamo andati in montagna, a far la guerra. Di guerra eravam stanchi, di patria anche. Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, le orecchie; lasciateci dormire nel fienile, con una ragazza. Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.

[Nino Pedretti, Al vòusi e atre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2007, pp. 17-18]

Perché scrive?

sabato 25 dicembre 2010

Per esempio è appena uscito un libro, per la collana bianca di Einaudi, in cui sono raccolte le poesie di Nino Pedretti, poesie nel dialetto di Santarcangelo di Romagna, che dev’esser un paese, Guerra, Baldini, Pedretti, che son dei poeti, eccezionali, non so, ne leggo una, di Perdetti, in una traduzione un po’ rimaneggiata:

Non ditemi che il mondo è brutto,
malato, ridotto in merda,
il mondo ha bisogno di esser bello,
anche se ti urla il cuore,
anche se ti strappano le dita.

Ecco questa poesia qua, secondo me, quando ti chiedono, delle volte te lo chiedono, Perché scrive? Che è una domanda che non è tanto bella, sentirsela fare, che potrebbe sottendere un’altra domanda Perché non fa magari dell’altro, io quando mi chiedon così gli rispondo Per disperazione, che non è una gran bella riposta però è vero, io mi son messo a scrivere per disperazione, Luigi Malerba una volta quando gliel’han chiesto lui ha risposto Per capire quello che penso, che è una bella risposta, ma secondo me, a pensarci, una risposta ancora più bella sarebbe questa qua, Perché scive? Non ditemi che il mondo è brutto, malato, ridotto in merda, il mondo ha bisogno di esser bello, anche se ti urla il cuore, anche se ti strappano le dita.

[La matematica è scolpita nel granito, cit., pp. 65-66]

Parole

giovedì 15 luglio 2010

pedretti

Vado scarabocchiando, provando con la voce, parole vecchie d’un tempo, che dicevano le donne intanto che cucivano, che mi son passate piano sotto la pelle e mi son fiorite nel sangue, sotto i capelli. Parole che han dormito per degli anni sotto la cenere, e adesso le tiro fuori, al fuoco del mio paese.

[Nino Pedretti, Al vousi, cit., p. 146]

Pedretti

giovedì 8 luglio 2010

pedretti

Le cambiali

Un muro bianco si staglia sull’azzurro, senza una nuvola. I piccioni camminan sopra i coppi e poi si aprono all’aria. «C’è ancora il cielo, – dico – Madonna com’è bello». Me l’ero dimenticato, per via delle cambiali.

[Nino Pedretti, Al vòusi, cit., p. 37]

Pedretti

mercoledì 7 luglio 2010

pedretti

I posti dove stanno

Mia mamma sta dentro nei bambini con i colletti bianchi che sbagliano le righe. Sta dentro i fiori che crescon dentro i vasi, sta dentro nei galletti che gridan come matti, sul far del giorno. Sta nelle campanelle del mattino, che battono, in fretta in fretta, come se avevan freddo. Mia mamma sta dentro di me, fissa, con la sua voce, quando diceva «Grazie, Signore», andando a letto. E mio babbo sta in una donnina magra – mi trema ancora le ginocchia, quando la vedo – che l’ha pettinato con le mani, quando è morto.

[Nino Pedretti, El vuosi, cit., p. 24]

Ancora

venerdì 30 aprile 2010

nino

I nomi delle strade

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

[Nino Pedretti, Al vòusi, cit., p. 19]