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Chi ha inventato la locomotiva

martedì 18 novembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è suggerito che la fantastica, isterica, superstiziosa e ipersospettosa ma comunque piuttosto amabile Marija Gogol’ fosse responsabile di aver ispirato a Nikolaj quella paura dell’inferno destinata a tormentarlo per tutta la vita; ma con ogni probabilità si sarebbe più vicini al vero se si dicesse, semplicemente, che lei e suo figlio erano di temperamento molto simile – fors’anche aggiungendo che questa stramba signora di provincia, che stupiva e annoiava i suoi amici sostenendo che le locomotive, i piroscafi e così via erano stati inventati dal suo Nikolaj (e che portava il figlio sull’orlo dell’irritazione quando, vezzosamente, suggeriva che fosse lui l’autore di qualsiasi romanzo dozzinale in cui si imbatteva), al lettore di Gogol’ sembra, in maniera inquietante, un parto della di lui immaginazione.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 24]

Cosa succede oggi

giovedì 13 novembre 2014

copertina tre matti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi esce Tre matti, che c’è dentro un racconto di Gogol’, uno di Tolstoj e uno di Dostoevski e quello di Dostoevskij a un certo punto dice: «Poi sono andato a scuola e poi all’università e cos’è successo? che più studiavo, più mi accorgevo di esser ridicolo. Tanto che, per me, tutta la mia cultura universitaria è come se fosse esistita, alla fin fine, solo per dimostrare e chiarire a me stesso, man mano che mi ci inoltravo, che ero ridicolo.  E come nella scienza così anche nella vita». A pagina 74.

 

 

La terra e la luna

mercoledì 29 ottobre 2014

copertina tre matti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani alle sette si compirà uno strano fenomeno: la terra si poserà sulla luna. Ne scrive il celebre chimico inglese Wellington. Confesso di aver provato un’agitazione di cuore, quando mi sono immaginato la straordinaria fragilità e la scarsa resistenza della luna. La luna, di solito, la fanno ad Amburgo, infatti; e la fanno malissimo. Mi meraviglio che l’Inghilterra non faccia caso a questa cosa. La fa un bottaio zoppo, e si vede che è un asino, e non ha nessuna idea di cosa sia la luna. Ci ha messo una fune incatramata e una parte di olio vegetale. E così per tutta la terra c’è una puzza orribile, tanto orribile che bisogna tapparsi il naso. E è per quello che la luna è un globo così molle che la gente non ci può abitare, per niente, e lì adesso ci abitano solo i nasi. E è proprio per quello che non riusciamo a vederci i nostri nasi, perché i nasi son sulla luna. E quando mi sono figurato la terra come sostanza pesante che, perciò, posandosi, avrebbe potuto ridurre in polvere i nostri nasi, mi ha preso un’inquietudine tale che, messe le calze e le scarpe, mi sono affrettato nella sala del consiglio di stato per ordinare alla polizia di non permettere alla terra di posarsi sulla luna. I cappuccini rasati che ho trovato in gran quantità nella sala del consiglio di stato, erano della gente molto intelligente, e quando ho detto: «Signori, salviamo la luna, perché la terra ci si vuol posare sopra» si sono precipitati tutti a esaudire il mio desiderio di monarca, e molti si sono arrampicati su per il muro per afferrare le luna; ma in quel momento è sbucato fuori il gran cancelliere. Vedendolo, si son tutti dispersi. Io, come re, son rimasto solo. Ma il cancelliere, con mio grande stupore, mi ha picchiato col bastone e mi ha cacciato nella mia stanza. Tanto grande è il potere, in Spagna, delle usanze nazionali.

[Nikolaj Gogol’, Memorie di un pazzo, in Gogol’ Dostoevskij Tolstoj, Tre matti, in uscita per Marcos y Marcos (il 13 novembre, se non sbaglio)]

Una bandella

mercoledì 15 ottobre 2014

tre matti bandella

 

 

 

 

 

 

[Esce a metà novembre (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Non ci sono grandi famiglie

sabato 20 settembre 2014

Allora parlare di questi tre signori, e di questi tre racconti, è una cosa difficilissima, secondo me, e la cosa migliore che posso fare, forse, è non dire niente e rimandare direttamente alla lettura, che questi tre racconti, tra l’altro, hanno un pregio evidente, che sono racconti di tre grandi scrittori russi dell’ottocento che fanno meno paura di come fanno paura di solito gli scrittori russi dell’ottocento. Perché, come scrive Peter Bichsel, «Tutti noi abbiamo vissuto momenti di disperazione di fronte alle prime pagine dei grandi romanzi russi, quando non capivamo chi fosse lo zio e chi il fratello e se la zia fosse la moglie dello zio e se fosse il fratello o l’amico a essere innamorato della figlia e di chi fosse figlia la figlia»[1].

Ecco, qui non ci sono grandi famiglie, non ci sono nomi e patronimici, ci sono dei matti che son, quasi tutti, forse, degli uomini soli.

[Dall’introduzione a Tre matti, con dentro un racconto di Gogol’, uno di Dostoevskij e uno di Tolstoj e esce tra un paio di mesi per Marcos y Marcos, se non mi sbaglio (che bello che prende anche le note, questo programma)]


[1] Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, traduzione di Anna Ruchat, Bologna, Comma 22 2012, p. 37

Bene

venerdì 29 agosto 2014

gogol

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I proprietari terrieri di Kursk scrivono bene.

[Nikolaj Gogol’, Memorie di un pazzo, in lavorazione]

43 d’Aprile del 2000

venerdì 20 giugno 2014

gogol2

 

 

 

 

 

43 d’Aprile del 2000

La giornata odierna, – è giorno di grandissimo trionfo! In Spagna c’è il re. Lo si è trovato. Questo re sono io. L’ho appunto saputo soltanto oggi. E lo confesso, è stato come se un fulmine m’avesse illuminato tutt’a un tratto. Non capisco come io abbia potuto pensare e immaginarmi di essere un consigliere titolare.

[Nikolaj Gogol’, Le memore di un pazzo, in Opere, traduzione di Igor Sibaldi, Milano, Mondadori 19994, volume primo, p. 820]

Una volta mi hanno scambiato per il comandante in capo

martedì 2 luglio 2013

gogol', il revisore

 

 

 

CHLESTAKOV: Non badate al grado, vi prego di sedervi.

[il podestà e tutti gli altri si siedono]

Non amo i convenevoli. Al contrario, cerco persino sempre di passare inosservato. Ma non ci si può proprio nascondere, proprio non si può! Non appena vado da qualche parte, subito cominciano a dire: «Ecco – fanno – che viene Ivan Aleksandrovič!» Una volta mi hanno scambiato persino per il comandante in capo: i soldati sono balzati fuori dal corpo di guardia a fare il presentatarm. Dopo, ormai, un ufficiale mio buon conoscente mi ha detto: «Eh sì, mio caro, ti avevano proprio scambiato per il comandante in capo».

ANNA ANDREEVNA: Ma senti un po’!

CHLESTAKOV: Mi conoscono ormai ovunque. Ho fatto conoscenza con delle attrici carine. E ho scritto anche vari vaudevilles… Mi incontro spesso con dei letterati. Con Puškin sono in confidenza. Mi è capitato spesso di dirgli: «E allora, caro Puškin, come va?». «Ma, così, mio caro – risponde – come sempre…». È un gran originale.

ANNA ANDREEVNA: Quindi, lei scrive anche? Che bello deve essere fare lo scrittore! Lei, certamente, pubblica anche sulle riviste?

CHLESTAKOV: Certo, pubblico anche sulle riviste. Del resto molte opere sono mie: Le nozze di Figaro, Robert le Diable, Norma. Non mi ricordo neppure i titoli. Ed è successo tutto per caso: io non volevo scrivere, ma la direzione del teatro mi fa: «Per favore, amico mio, scrivi qualcosa». E E dentro di me penso: «E perché no, amico, ci si può provare!» Pare che io abbia scritto tutto in una sola sera, ho sbalordito tutti. Ho un’incredibile facilità di pensiero.

[Nikolaj Gogol’, Il revisore, a cura di Emilia Magnanini, Venezia, Marsilio 1990, p. 155]

Il contemporaneo

mercoledì 8 maggio 2013

Dopo, Puškin, come si sa, è morto in duello, con un francese, D’Anthès, che Puškin aveva sfidato a duello perché, alla fine del 1836, lui, Puškin, e molti suoi amici, avevano ricevuto un diploma, anonimo, che non si è mai capito chi l’ha mandato, che diceva che lui, Puškin, era cornuto, e siccome D’Anthès parlava spesso con la moglie, di Puškin, e girava attorno a casa sua, girava la voce che D’Anthès avesse una relazione con la moglie di Puškin, e Puškin l’aveva sfidato a duello, e aveva sparato per primo, se non ricordo male, e aveva colpito D’Anthès su un bottone, e D’Anthès allora aveva sparato anche lui e aveva colpito Puškin nella pancia, e Puškin, dopo tre giorni di agonia, era morto, e durante l’agonia, tra le altre cose che gli avevano chiesto, c’era cosa voleva dire ai critici e lui sembra che abbia risposto Dite a quelli che mi hanno voluto far male che ci sono riusciti, e prendo questa informazione da un libro molto bello, di Serena Vitale, che si chiama Il bottone di Puškin, e racconta gli ultimi giorni di Puškin, e è scritto come fosse un romanzo e ci si legge, tra le altre cose, il parere di un contemporaneo di Puškin su una rivista diretta da Puškin, che si intitolava Sovremennik, cioè, Il contemporaneo, e il parere di questo signore, funzionario del Dipartimento della giustizia, K. N. Lebedev, è il seguente:

Ho ricevuto Il contemporaneo di Puškin. Valeva la pena di aspettarlo tre mesi? Certi versetti, articoletti, raccontini, analisi critiche. Non è così che bisogna affrontare la cosa. Non scherzosamente letterario, non solo letterario, deve essere un “Contemporaneo”. Il nostro tempo è superiore a questo. A che pro questo tono di conversazione famigliare? I racconti del signor Gogol: ma si possono pubblicare racconti del genere?

si chiedeva il 14 aprile del 1836 qusto signor Lebedev che era un signore che, poveretto, non lo sapeva che avrebbe fatto una così brutta figura, a scrivere queste cose.

[Un pezzetto del discorso di stasera a Bergamo sull’Onegin come romanzo di formazione (chissà)]

Una fine

mercoledì 5 dicembre 2012

«Non vi sono libri innocui, – scrive poi Manganelli, – e non v’è cultura “che non fa male a nessuno” e rende migliori. Un grande libro è terribile, perché la sua storia dentro di noi non si spegnerà mai; e sarà la storia della nostra libertà. Una biblioteca è molte, strane, inquietanti cose; è un circo, una balera, una cerimonia, un incantesimo, una magheria, un viaggio per la terra, un viaggio al centro della terra, un viaggio per i cieli; è silenzio, ed è una moltitudine di voci; è sussurro ed è urlo; è favola, è chiacchiera, è discorso delle cose ultime, è memoria, è riso, è profezia; soprattutto è un infinito labirinto, ed un enigma che non vogliamo sciogliere, perché la sua misteriosa grandezza dà un oscuro senso alla nostra vita — quel senso che la pubblicità va cercando di cancellare».

[fine di un discorso su Gogol’ (intitolato Gogol’) della scorsa settimana all’università di Modena]