Un monologo

giovedì 13 settembre 2018

Per strada, Akàkij Akakèvič era come se stesse sognando. «Questo, così, questa cosa…» aveva detto tra sé, «davvero non credevo, che sarebbe saltata fuori questa cosa…»; e poi, dopo un breve silenzio, aveva aggiunto: «Così ecco cos’è! Alla fine ecco cosa è saltato fuori, e io proprio non lo potevo immaginare, che sarebbe stato così». Al che era seguito un altro lungo silenzio, dopo il quale Akàkij Akakèvič aveva detto: «Così ecco cos’è! Una cosa così è proprio inaspettata, una cosa così… non c’era verso di… ma che brutto lavoro!».

[Nikolaj Gogol’, Il cappotto]

Una frase di Gogol’

martedì 11 settembre 2018

Perfino nelle ore in cui il cielo grigio di Pietroburgo si spegneva completamente, e tutto il popolo impiegatizio mangiava da star male, e pranzava, ognuno come poteva, in conformità con lo stipendio che gli davano e secondo il proprio capriccio, quando tutti ormai si riposavano, dopo il dipartimentale scricchiolio dei pennini, dopo le corse, dopo le occupazioni inevitabili, per sé e per gli altri, e dopo tutte le cose che un uomo instancabile si impegna volontariamente a fare, perfino più di quel che sarebbe necessario, quando i funzionari si affrettavano a dedicare al piacere il tempo che era loro rimasto, chi, più vivace, andava a teatro, chi, per strada, dedicava il suo tempo all’osservazione di certi cappellini, chi, a una serata, lo perdeva a far dei complimenti a una ragazza avvenente, stella di una piccola cerchia di impiegati, chi, e questo succedeva il più delle volte, andava, semplicemente, da suo fratello, al terzo o al secondo piano, due piccole stanze con anticamera e cucina, e certe pretese di moda, una lampada, o un’altra cosetta, che erano costate molti sacrifici, rinunzie a pranzi e a passeggiate, insomma, anche nel momento in cui tutti i funzionari si sparpagliavano negli appartamentini dei loro conoscenti a giocare un whist all’assalto, bevendo il tè dal bicchiere, con dei biscotti secchi da una copeca, tirando il fumo da lunghi bocchini, raccontando, mentre distribuivano le carte, un pettegolezzo raccolto nell’alta società, cosa dalla quale mai, in nessun caso, può esimersi l’uomo russo, o perfino, quando non c’era niente da dire, riraccontando l’eterna storiella del comandante al quale erano andati a dire che la coda del cavallo del monumento di Falconet si era rotta, insomma, anche quando tutti si sforzavano di divertirsi, Akàkij Akakèvič non si concedeva nessuno svago.

[Nikolaj Gogol’, Il cappotto]

Il colore di un’uniforme

martedì 4 settembre 2018

Mia nonna, che aveva il diabete, che lei chiamava «la diabete», non poteva mangiare i farinacei, che lei chiamava «i farinacci», e adesso, sto traducendo un passo dove c’è un’uniforme color rossiccio-farinaceo, stavo traducendo rossiccio-farinaccio.

Che farci

lunedì 3 settembre 2018

Ho cominciato a tradurre un racconto il cui protagonista è un impiegato: «un impiegato che non si può dire che fosse molto interessante: basso di statura, un po’ butterato, un po’ rossiccio, perfino un po’ miope, a guardarlo, con una grande stempiatura sulla fronte, con delle rughe sulle due guance e con quel colore del viso che si chiama emorroidale… Che farci. La colpa è del clima pietroburghese».

Dei fucili

mercoledì 22 agosto 2018

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Un famoso scrittore di teatro ha detto (probabilmente in stizzosa risposta a un rompiscatole che desiderava conoscere i segreti del mestiere) che se nel primo atto alla parete è appeso un fucile, nell’ultimo atto deve sparare. Ma i fucili di Gogol’ rimangono appesi a mezz’aria e non sparano – in sostanza, il fascino delle sue allusioni consiste proprio nel fatto che non hanno assolutamente nessuna conseguenza.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 51]

Buongiorno

venerdì 17 agosto 2018

Tradurre è quella pratica che, quando ti svegli, sei stremato, e hai davanti come un muro. Tutto il giorno su per quel muro dritto. Una vita da lumache.

Abbastanza

mercoledì 15 agosto 2018

C’è un personaggio, nel Naso di Gogol’, la consorte del barbiere Ivàn Jàkovlevič, che Gogol’ ci dice che è «abbastanza rispettabile». Che è una meraviglia, un personaggio «abbastanza rispettabile».

Una frase di Gogol’

mercoledì 8 agosto 2018

Aveva visto, tutti insieme, tanti di quei vecchi, e semivecchi, rispettabili, con le decorazioni sopra ai frac, tante di quelle signore che camminavano leggere, orgogliose e graziose sul parquet, o sedevano in fila, aveva sentito tante di quelle parole francesi e inglesi, i giovani in frac erano pieni di tanta nobiltà, parlavano e tacevano con tanta dignità, talmente bene non dicevano niente di superfluo, scherzavano in un modo così maestoso, sorridevano così rispettosamente, avevano delle basette così superlative, con tanta abilità mettevano in mostra le proprie belle mani, mettendosi a posto la cravatta, le signore erano così aeree, così sprofondate in un autocompiacimento e un’estasi assoluti, abbassavano gli occhi in un modo così incantevole che… dal solo aspetto, mite, di Piskarëv, che, per la paura, si era appoggiato a una colonna, si capiva che si era completamente perso.

[È nella Prospettiva Nevskij]

Che strani caratteri

mercoledì 1 agosto 2018

Signore benedetto! Che strani caratteri si incontrano sulla prospettiva Nevskij! Ci sono un mucchio di persone che, quando vi incontreranno, vi guarderanno immancabilmente gli stivali e, quando li oltrepasserete, si volteranno per guardare le falde del vostro cappotto. Io, fino ad oggi, non son ancora riuscito a capire da cosa dipenda. All’inizio pensavo che fossero dei calzolai, invece però non era affatto così: nella maggior parte dei casi prestano servizio in un dipartimento, molti di loro sanno scrivere dei rapporti eccellenti, da un ufficio all’altro; o altrimenti sono persone che si occupano di passeggiate, o di leggere i giornali nelle pasticcerie, cioè, in breve: la maggior parte son delle persone come si deve.

A casa

lunedì 30 luglio 2018

Sono andato a correre, adesso vado a spedire due lettere, poi vado a far spesa, torno a casa mi faccio da mangiare, poi pulisco, poi metto a posto i documenti del secondo trimestre del 2018, che domani son da portare dal commercialista, poi ricomincio a tradurre i Racconti di Pietroburgo, che meraviglia, essere a casa.