Ridevano di lui

giovedì 13 dicembre 2018

I giovani funzionari ridevano di lui e facevano gli spiritosi ai suoi danni, per quanto glielo permetteva l’umorismo burocratico; raccontavano, di fronte a lui, varie storie inventate sul suo conto, sulla sua padrona di casa, una vecchia di settant’anni, dicevano che lei lo picchiava, chiedevano quando si sarebbero sposati, o gli spargevano sulla testa dei pezzetti di carta, dicendo che era neve. Akàkij Akàkevič a questo non rispondeva una parola, come se, di fronte a lui, non ci fosse nessuno: queste cose non avevano neppure nessuna influenza sul suo lavoro. In mezzo a tutte quelle seccature, non faceva il minimo errore, nel copiare. Solo se lo scherzo era troppo pesante, se gli davano un colpo sul braccio impedendogli di fare il proprio lavoro, lui diceva «Lasciatemi stare, perché mi offendete?». E c’era qualcosa di strano, in queste parole e nella voce con cui erano dette. Vi si sentiva qualcosa che induceva talmente alla compassione, che un giovanotto, assunto da poco, che, secondo l’esempio degli altri, si era permesso di prenderlo in giro, si era fermato d’un tratto, come fulminato, e da quel momento era come se tutto fosse cambiato, ai suoi occhi, e gli sembrasse in tutt’altro modo. Come se una qualche forza non naturale lo allontanasse dai suoi compagni che aveva conosciuto come persone per bene, di mondo. E a lungo, poi, nei momenti più allegri della sua vita, gli era tornato in mente il piccolo impiegato con la calvizie sulla fronte, e le sue toccanti parole: “Lasciatemi stare, perché mi offendete?”, e in queste parole toccanti risuonavano altre parole: “Io sono tuo fratello”. E quel povero ragazzo si copriva la faccia con la mano, e molte volte era trasalito, nella sua vita, vedendo quanta disumanità c’è nell’uomo, quanta furiosa volgarità sia nascosta nel raffinato, educato uomo di mondo, e Dio mio!, anche nell’uomo che il mondo giudica nobile e onesto.

[Stasera, all’Atelier Sì, Il cappotto di Gogol]

Socchiudere gli occhi

mercoledì 12 dicembre 2018

Anna Andreevna: voglio assolutamente che la nostra casa sia la prima della capitale, e che nella mia stanza ci sa un tale profumo da non poterci nemmeno entrare, e che per farlo si debbano per forza socchiudere gli occhi. (Socchiude gli occhi e annusa) Ah! Che meraviglia!

[Nikolaj Gogol’, L’ispettore generale, traduzione di Serena Prina, Milano, Feltrinelli 2018 (2), p. 126]

Chiedere poco

lunedì 10 dicembre 2018

Chlestakov: E io, lo confesso, non chiedo altro che mi si mostri devozione e rispetto, rispetto e devozione.

[Nikolaj Gogol’, L’ispettore generale, traduzione di Serena Prina, Milano, Feltrinelli 2018 (2), p. 71]

Lo specchio

mercoledì 5 dicembre 2018

Non è colpa dello specchio, signori, se le vostre facce sono storte.

Nikolaj Gogol’ (Il revisore)

Come scrivono i proprietari terrieri di Kursk

martedì 4 dicembre 2018

I proprietari terrieri di Kursk scrivon proprio bene.

[Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, Milano, Marcos y Marcos 2018, pp. 256-257]

Che pesce

giovedì 29 novembre 2018

La porta era aperta perché la padrona di casa, preparando non so bene che pesce, aveva fatto così tanto fumo, in cucina, che non si vedevan neanche più gli scarafaggi.

[Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, è uscito ieri, 29 novembre]

Trionfo

mercoledì 28 novembre 2018

La giornata odierna è una giornata di enorme trionfo! In Spagna c’è un re. È stato trovato. Questo re sono io. L’ho saputo io stesso solo oggi. Confesso che è stato come se un fulmine mi illuminasse d’un tratto. Non capisco come è stato possibile che io pensassi e mi immaginassi di essere un consigliere titolare. Come è potuto entrare nella mia testa un pensiero così strampalato? È una fortuna che nessuno abbia pensato di mettermi in manicomio. Adesso, di fronte a me, è tutto chiaro. Adesso vedo tutto come nel palmo della mano. Ma prima, non capisco, prima, di fronte a me, tutto era come avvolto da una qualche nebbia. E tutto questo succede, credo, perché la gente si immagina che il cervello si trovi nella testa; no ve’: lo porta il vento dalle parti del Mar Caspio. Prima di tutto ho annunciato a Mavra chi sono. Quando ha sentito che di fronte a lei c’era il re di Spagna, ha lanciato in aria le braccia, ha battuto le mani e per poco non è morta di paura. Lei, stupida, non aveva ancora mai visto un re di Spagna. Io, però, mi sono sforzato di tranquillizzarla e con parole benevole mi sono sforzato di convincerla del mio favore e del fatto che non ero per niente arrabbiato per via del fatto che lei, delle volte, mi pulisce male gli stivali.

[Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, esce domani, 29 novembre]

Una frase

martedì 27 novembre 2018

Sto rileggendo Il naso, di Gogol, e nel primo capitolo ho letto: «Ivàn Jàkovlevič, come ogni artigiano russo che si rispetti, era un grande ubriacone», che è una bellissima frase, secondo me.

Escono il 29 novembre

martedì 20 novembre 2018


E quando si incontra il Personaggio importante, nel Cappotto, Gogol’ lo introduce così:
«Quale fosse e in cosa consistesse la carica del personaggio importante, ancora oggi non si sa. Bisogna sapere che quel personaggio importante era diventato da poco un personaggio importante e, fino a poco prima, era stato un personaggio che non era importante».
E quando, poco prima, Akàkij Akàkevič entra nella cucina del sarto, leggiamo questo:
«La porta era aperta perché la padrona di casa, preparando non so bene che pesce, aveva fatto così tanto fumo, in cucina, che non si vedevan neanche più gli scarafaggi».
E per la moglie del barbiere del Naso, Gogol’ trova tre parole, «una signora abbastanza rispettabile», che ce la squadernano sotto gli occhi in un modo che prefigura il dialogo straordinario delle Anime morte tra la «Signora piacevole sotto tutti i punti di vista» e la signora «Semplicemente piacevole».
Nelle storie della letteratura russa, a un certo punto si arriva al realismo, e il primo autore realista in cui ci si imbatte, di solito, è Nikolaj Gogol’.
Che è una cosa abbastanza stupefacente, se si considera che, in questo libretto, a un certo punto, alla polizia viene impartita «la disposizione di catturare il morto a tutti i costi, vivo o morto, e di punirlo, che servisse d’esempio, nel modo più crudele possibile».
O che, qualche pagina prima: «Il naso aveva guardato il maggiore, e le sue sopracciglia si erano un po’ aggrottate». Le sopracciglia del naso, come tratto realistico, sono molto realistiche, effettivamente. Per non parlare di quel «colore del viso che si chiama emorroidale», la cui colpa è «del clima pietroburghese». O della luna che «la fanno ad Amburgo, e la fanno malissimo». O del fatto che «tutto questo succede, credo, perché la gente si immagina che il cervello si trovi nella testa; no ve’: lo porta il vento dalle parti del mar Caspio».

[Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, Marcos y Marcos, esce il 29 novembre, se non mi sbaglio]

Comuni mortali

lunedì 19 novembre 2018

Che Nozdrëv fosse un bugiardo matricolato, era cosa nota a tutti, e non era affatto raro sentirgli dire delle complete assurdità; ma i comuni mortali, davvero è difficile capire come son fatti, i comuni mortali: per quanto sia banale una notizia, basta che sia una notizia, loro senz’altro la affibbiano a un altro comune mortale, anche magari solo per dire: “Guardate che balle, che mettono in giro”. E l’altro comune mortale, con piacere porge l’orecchio, benché poi dica egli stesso “Sì, questa è una volgare menzogna, che non merita che le si presti nessuna attenzione”, dopo di che parte subito a cercare un terzo comune mortale al fine, dopo avergliela raccontata, di potere esclamare con lui, con nobile indignazione: “Che volgare menzogna!”. E la cosa farà senza dubbio il giro di tutta la città e tutti i comuni mortali, per quanti ce ne sono, ne parleranno senza dubbio a sazietà, e poi riconosceranno che la cosa non merita attenzione, e non è degna del fatto che se ne parli.

[Nikolaj Gogol’, Anime morte, capitolo ottavo]