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Una banconota secondo un commissario di polizia nel Naso di Gogol’

giovedì 27 luglio 2017

«È una cosa, – diceva di solito, – che non c’è cosa migliore, di questa cosa: non gli devi dar da mangiare, tiene poco posto, in tasca ci sta sempre, se la fai cadere non si rompe».

[Nikolaj Gogol’, Il naso, in Racconti di Pietroburgo, testo russo a fronte, Milano, BUR 2011 (6), pp. 146, 148]

Fa passare il mal di testa, la malinconia

martedì 25 luglio 2017

– Io, davvero, mi dispiace molto, che le sia successa una cosa del genere. Non vuole una presa di tabacco? Fa passare il mal di testa, la malinconia: anche in rapporto alle emorroidi è una cosa che fa bene.
Dicendo così, l’impiegato aveva allungato a Kovalev una tabacchiera, ne aveva rovesciato abbastanza agilmente all’indietro il coperchio con il ritratto di una signora con lo scialle.
Questo atto sconsiderato aveva fatto perdere la pazienza a Kovalev.
– Non capisco come le venga in mente di scherzare, – aveva detto con rabbia, – forse non vede che mi manca quello che mi servirebbe per fiutare! Al diavolo il suo tabacco! Mi viene il nervoso solo a guardarlo, e non solo il suo trinciato che non vale niente, perfino se mi offrisse del rapè!

[Nikolaj Gogol’, Il naso, in Racconti di Pietroburgo, testo russo a fronte, Milano, BUR 2011 (6), pp. 146, 148]

Schiller e Hoffmann

venerdì 21 luglio 2017

Era entrato in una stanza molto diversa dalla prima, molto pulita e ordinata, cosa dalla quale risultava evidente che il padrone di casa era tedesco. Era stato colpito dalla cosa stranissima che aveva visto.
Davanti a lui sedeva Schiller, non lo Schiller che aveva scritto il Guglielmo Tell o la Storia della guerra dei trent’anni, ma il celebre Schiller, il lattoniere di via Meščanskaja. Vicino a Schiller c’era Hoffmann, non lo scrittore, un calzolaio abbastanza bravo di via Oficerskaja, grande amico di Schiller. Schiller era ubriaco e stava seduto e batteva il piede e diceva qualcosa con passione. Questa cosa non avrebbero stupito così tanto Pirogov, l’aveva stupito la stranissima posizione dei due corpi. Schiller stava seduto sporgendo in fuori il naso piuttosto grosso e alzando la testa; Hoffman, invece, lo teneva per il naso con due dita e faceva volteggiare la lama del suo coltello da calzolaio proprio sulla superficie del naso. Questi due personaggi parlavano in tedesco, quindi Pirogov, che in tedesco sapeva solo «Gut Morgen», non capiva niente di quel che dicevano. Comunque, ecco in cosa consisteva il discorso di Schiller.
«Non lo voglio, non ho bisogno del naso, – diceva agitando le braccia. – Per un naso solo mi vanno tre libre di tabacco al mese. E pago, in un fetido negozio russo, visto che nel negozio tedesco non hanno il tabacco russo, pago in un fetido negozio russo per ogni libbra quaranta copeche; cioè un rublo e venti copeche; dodici volte un rublo e venti copeche, fa quattordici rubli e quaranta copeche. Amico mio, Hoffmann, hai capito? Per un naso quattordici rubli e quaranta copeche. E nei giorni di festa fiuto il rapè perché non voglio fiutare, nei giorni di festa, del fetido tabacco russo. In un anno ho fiutato due libbre di rapè, a due rubli la libbra. Sei e quattordici, venti rubli e quaranta copeche solo per il tabacco. Questo è banditismo! Ti chiedo, amico mio Hoffmann, non è così? – Hoffmann, che era ubriaco perso anche lui, aveva risposto di sì. – Venti rubli e quaranta copeche! Io sono un tedesco di Svevia; io ho un re, in Germania! Non lo voglio, il naso. Tagliami il naso! Eccoti qua il mio naso!».

[Nikolaj Gogol’, La prospettiva Nevskij, in Racconti di Pietroburgo, testo russo a fronte, Milano, BUR 2011 (6), pp. 92, 94]

Più interessante dei ghiacciai svizzeri

sabato 8 luglio 2017

Nel racconto (La prospettiva Nevskij), che piacque molto a Puškin, ebbe influenza l’opera dello scrittore francese Jules Janin (1804-1874), negli anni Trenta particolarmente fecondo e autorevole. Fu Janin a formulare l’idea del «fantastico nel reale», a trovare un comune caseggiato di Parigi più interessante e affascinante dei ghiacciai svizzeri.

[Eridano Bazzarelli, Introduzione a Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, Milano, Bur 2011 (6), p. 7]

Rompere le sedie

martedì 20 giugno 2017

PODESTÀ Devo farle un’osservazione anche sull’insegnante di storia. Si vede che è uno che sa, un sacco di cose, ma spiega con tale ardore da perdere il controllo. Una volta l’ho ascoltato: finché parlava di assiri e babilonesi poetava ancora andare, am appena è giunto ad Alessandro Magno, non posso dirle cosa sia successo. Com’è vero Iddio, credevo che ci fosse un incendio! È balzato giù dalla cattedra e batteva la sedia sul pavimento con quanta forza aveva. Naturalmente, Alessandro Magno è un eroe, ma perché rompere le sedie? È un danno per lo stato.

[Nikolaj Gogol’, Il revisore, a cura di Emilia Magnanini, Venezia, Marsilio 1990, p. 81]

Il revisore

sabato 17 giugno 2017

PODESTÀ Anche a lei, Ammos Fedorovič, consiglierei di prestare attenzione al tribunale. Là da lei, nell’atrio, dove normalmente si presentano i postulanti, gli uscieri si sono messi ad allevare oche domestiche con intere nidiate, che ti corron qua e là sotto i piedi. Certo, non può che essere un merito per chiunque impiantare un’economia domestica, e perché non dovrebbero farlo gli uscieri? Solo che, sa, in un posto simile non sta bene. Volevo farle quest’osservazione anche prima, ma me ne sono sempre scordato.

[Nikolaj Gogol’, Il revisore, a cura di Emilia Magnanini, Venezia, Marsilio 1990, p. 77]

Solamente

domenica 19 marzo 2017

gogol', il cappotto

Solamente, se lo scherzo era troppo insopportabile, quando gli urtavano il braccio, impedendogli di lavorare, diceva: «Lasciatemi in pace, perché mi offendete?».

[Nikolaj Gogol’, Il cappotto, traduzione di Eridano Bazzarelli, Milano, Bur 1980, pp. 102-103]

La colpa

venerdì 30 dicembre 2016

Nikolaj Gogol'

Non è colpa dello specchio, signori, se le vostre facce sono storte.

[Nikolaj Gogol’, Il revisore, epigrafe]

Le calze e il cappotto nuovo

giovedì 17 novembre 2016

gogol', il cappotto

«No», disse Petrovič deciso: «non si può far niente. La situazione è troppo brutta. Sarebbe meglio che lei, quando verrà il freddo tempo dell’inverno, ne faccia delle fasce per le gambe, perché le calze non scaldano. Le calze le hanno inventate i tedeschi, per fare un po’ più di soldi (a Petrovič piaceva, se c’era l’occasione, pizzicare i tedeschi). È chiaro che deve proprio farsi un cappotto nuovo».

[Nikolaj Gogol’, Il cappotto, traduzione di Eridano Bazzarelli, Milano, Bur 1980, pp. 118-119]

Un’epigrafe

lunedì 1 agosto 2016

Era sparito e se n’era andato un essere che nessuno aveva mai difeso, che non era caro a nessuno, che non interessava a nessuno, che non aveva attirato nemmeno l’attenzione del naturalista che non manca di infilzare su uno spillo una mosca ordinaria e di osservarla con il microscopio; un essere che aveva sopportato con pazienza le prese in giro dei colleghi e che era sceso nella tomba senza aver compiuto nessuna impresa straordinaria ma per il quale, ad ogni modo, anche se alla fine della vita, era comparso un ospite luminoso in forma di cappotto che aveva ravvivato, per un attimo, quella povera vita, un essere contro il quale si era poi abbattuta in modo così intollerabile la sventura, come si abbatteva contro zar e imperatori.

Nikolaj Gogol’