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Il matrimonio

lunedì 2 maggio 2016

Jack Ritchie, È ricca, la sposo e l'ammazzo, traduzione di Marco Ossola, Milano, Marcos y Marcos

Non avevo mai pensato che il lavoro fosse un dovere, un piacere o una sfida, e avevo sempre sospettato che quelli che si divertono fossero fondamentalmente dei masochisti.
Avevo vissuto per quarantacinque anni senza la necessità di abbassarmi a lavorare e trovavo manifestamente iniquo che ci si aspettasse che lo facessi ora.
Restava un’ultima risorsa, il matrimonio.

[Jack Ritchie, È ricca, la sposo e l’ammazzo, traduzione di Marco Ossola, Milano, Marcos y Marcos 2016, p. 141]

Bisogno di contante

sabato 30 aprile 2016

Jack Ritchie, È ricca, la sposo e l'ammazzo, traduzione di Marco Ossola, Milano, Marcos y Marcos

Probabilmente quel tipo di truffa era vecchia quanto il denaro stesso. La vittima era stata avvicinata da uno sconosciuto che aveva detto di possedere una macchina per fabbricare i soldi. Bastava inserire un dollaro, girare una manopola e una banconota da venti dollari usciva dalla parte opposta. In questo caso la vittima aveva acquistato la macchina per cinquecento dollari, – avendo asserito lo sconosciuto di essere costretto a venderla per assoluto bisogno di contante.

[Jack Ritchie, È ricca, la sposo e l’ammazzo, traduzione di Marco Ossola, Milano, Marcos y Marcos 2016, pp. 64-65]

22 aprile – Andria

venerdì 22 aprile 2016

Venerdì 22 aprile,
a Andria,
al Genius Loci,
in via Cavallotti 29,
alle 19,
presento Fausto Malcovati che parla del
Medico, la moglie, l’amante
(come Čechov cornificava
la moglie medicina
con l’amante letteratura)

Una copertina

martedì 19 aprile 2016

copertina spinoza

[Il dodici maggio, al salone del libro, dovrebbe uscire la nuova edizione di Spinoza con Le agenzie ippiche, discorso sulle biblioteche, se cliccate su copertina spinoza dovreste vederla]

Eccetera eccetera

domenica 3 aprile 2016

Il Nullismo B (1)

Io, per esempio, recentemente avevo letto quel libro che avevo comperato a Reggio Emilia, quando mi ero riposato dal congresso anarchico ed ero andato a fare un giro in centro. Quel libro lì era un libro pubblicato dalla casa editrice che doveva pubblicare il mio secondo romanzo, pensavo, in gennaio. Ne avevo scritti tre, di romanzi, non ne avevo pubblicato neanche uno. Aveva un titolo, quel libro lì, che secondo me non mi piaceva. Poi avevo sentito al telefono l’editore.
Mi aveva detto, l’editore, Ho letto le bozze del tuo nuovo romanzo: la scrittura è uguale al primo e al secondo. Eh, gli avevo detto, il protagonista è lo stesso, l’autore è lo stesso, per forza la scrittura è la stessa, gli avevo detto. Son già tre romanzi che scrivi così, mi aveva detto, cosa vuoi fare, mi aveva chiesto, una saga? Eh, gli avevo detto. Mi piacerebbe, mi aveva detto, che tu scrivessi qualcosa di nuovo, prima o poi. Guarda per esempio questo libro, mi aveva detto, quello che il titolo non ti piace. Quello, mi aveva detto, è il libro più bello che ho mai pubblicato. È bellissimo, quel libro lì, mi aveva detto. È bravissimo, mi aveva detto, quello scrittore. L’avevo letto.

Il libro era la storia, raccontata in prima persona, di un giovanotto di una famiglia per bene di una città emiliana, un ragazzo che sta malissimo, poveretto. Era un romanzo che lo si poteva sintetizzare abbastanza rapidamente, che diceva, in sostanza, questo ragazzo:

Oddio come sto male. Sto malissimo. Cristo, come sto male. Pensare che sono un così bel ragazzo. Solo, sto malissimo. Peccato che sto così male. Guarda che bella ragazza. Dev’essere proprio una ragazza per bene. Sarebbe bello, innamorarmi di lei. Invece, sto malissimo. Sto maledettamente male. Quasi quasi mi faccio un’anfe. Guarda, che gente. Che disgusto. Non vedono che sto male? Non dovrebbe, uno come me, stare così male. Uno così bello. Quasi quasi mi faccio un acido. Guarda che gente. Non capiscono niente. Sempre a pensare ai soldi. Come mai non si accorgono che sto così male? Dio, che male, Cristo. I miei sono anche divorziati. Porca puttana. Quasi quasi telefono alla mia ex. Ciao, come stai? Male? Anch’io! Ci vediamo? Ok, dài. Oddio come sono eccitato.
Ciao, vieni di là, che facciamo quattro scatti. Perché? Come perché? Perché ti amo. Anche tu? Bene. Dài, vieni.
Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah aaah aaaah aaaaah aaaaaaaaaaaaaaaaaaah.
Cazzo, come sto bene. Anche tu? Figa, come sto bene. Anche tu? Bene. Adesso vai, che voglio stare da solo. No, non chiamarmi, ti chiamo io. No, lasciami stare. Cosa? Cos’ho detto, io? Che ti amo? No. No, non ti amo. Tieni giù quelle mani. Sto male, lasciami stare. Come? Ti faccio schifo? Chissenefrega. Vai via. Oddio come sto male. Cristo. Forse, la psicoanalisi. Oddio. Sono due anni che non do degli esami. Quasi quasi mi calo. Oddio. Perché sto così male? Quasi quasi mi ubriaco. Dio, che gente di merda. Perché capitano tutte a me? Mamma, mamma, dove sei? Cristo. Che disgusto. Un tiro di coca? Quasi quasi…

Dopo che lo leggevo, decidevo di continuare a scrivere i miei libri nello stesso modo, il terzo uguale al secondo, il quarto uguale al terzo, eccetera eccetera.

[Spinoza, nuova edizione, esce in gennaio per Marcos y Marcos]

Repertorio dei matti della città di Mantova

venerdì 26 febbraio 2016

Sono aperte le iscrizioni al repertorio dei matti della città di Mantova (2 e 3, 16 e 17 aprile 2016): Clic

Come studiavano la storia in Russia nel 1839

lunedì 8 febbraio 2016

Tre giusti_media

Anche se la storia, allora, la studiavano poco, però, tuttavia, credevano in lei e, soprattutto, con grande piacere aspiravano a farne parte.

[Nikolàj Leskóv, L’uomo di sentinella, in Tre giusti, esce il 25 febbraio]

Una copertina per il lungo

venerdì 5 febbraio 2016

Tre giusti_media

[esce il 25 febbraio (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Inclinazione dei russi alla pigrizia

giovedì 14 gennaio 2016

Il Nullismo B (1)

Alla fine fondarono una casa editrice, la chiamarono Borodač, gli dicevo alla voce, il barbone, significa. Per prima cosa stamparono un manifesto, che chiamarono Manifesto del nullismo. Un testo breve, che riscosse uno strepitoso successo in tutte le Repubbliche Socialiste Sovietiche. Soprattutto perché, dicevano i detrattori, gli dicevo alla voce, faceva leva sulla tradizionale inclinazione dei russi alla pigrizia. Recitava così:

Manifesto del nullismo

Non scrivete nulla
Non leggete nulla
Non dite nulla
Non stampate nulla.

E così fecero, gli dicevo alla voce, con un secolo di anticipo sui poeti contemporanei, che nei dibattiti continuano a dire che non è possibile scriver poesie e poi dopo appena hanno la possibilità di pubblicare pubblicano anche a pagamento.

[Da Spinoza, la cui nuova edizione esce in maggio per Marcos y Marcos, l’immagine è di Mauro Cicarè]

Da piccolo facevo il portiere

lunedì 11 gennaio 2016

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Da piccolo facevo il portiere. Giocavo nella squadra del quartiere dove abitavo, il quartiere Montebello. Portiere degli allievi della Montebello. Allora una volta, ero lì che dovevo rinviare coi piedi, mi sono chiesto improvvisamente Chi me lo fa fare a me, di rinviare la palla coi piedi?
C’erano i miei compagni, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano gli avversari, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. E io ero lì, la palla in mano, avevo appena fatto una parata, facile, colpo di testa senza forza, dritto tra le mie braccia, ero lì che cercavo di ricordarmi chi me lo faceva fare, di rinviare la palla coi piedi.
C’erano i panchinari della mia squadra, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano i panchinari della squadra avversaria, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’allenatore della squadra avversaria, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. C’era il mio allenatore, gridava Che cazzo fai? Muoviti! Io stavo lì, col pallone in braccio, pensavo, pensavo.
C’erano i guardalinee, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’arbitro, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. Poi dopo ha fischiato. Punizione a due in area per la squadra avversaria.
Battono, tirano, gol.
Cominciato a scrivere.

[esce a maggio, per Marcos y Marcos, la nuova edizione di Spinoza]