Riassunto

martedì 19 gennaio 2010

[Esce oggi su Libero]

Chi ha letto le due pagine di Libero del 14 gennaio scorso che si aprivano con i titoli: “Inquisizione; Processate l’autore che scrive su Libero”; “In un incontro pubblico Paolo Nori dovrà spiegare perché firma per noi al critico Cortellessa”, pagine nelle quali si diceva che a Roma, alla libreria Giufà, era stata organizzata per stasera “una cialtronesca iniziativa nella quale si voleva mettere al rogo Paolo Nori”, chi ha letto quelle pagine, dicevo, credo non abbia potuto fare a meno di chiedersi: “Ma Nori, perché ci va? Perché va a farsi processare? Perché va a farsi mettere al rogo?”. Forse le cose non stanno proprio così. Riassumo, brevemente, quel che è successo. Continua a leggere »

Sul dibattito del 19, a Roma

venerdì 15 gennaio 2010

Libero ha scritto che qualcuno mi vorrebbe mettere al rogo. E un signore che si chiama Elio, di Cremona, ha scritto alla libreria Giufà dicendo che ospitare un dibattito sulla collaborazione con “Libero” è un’iniziativa degna dei censori nazisti o stalinisti. Andrea Cortellessa invece ha scritto che io sono come il masochista della barzelletta che implora il sadico di frustarlo. Andiamo benissimo.

Sull’esistenza di Babbo Natale

venerdì 25 dicembre 2009

[Dovrebbe essere uscito ieri su Libero. Auguri ancora]

Quando avevo forse sette anni una ragazza che ne aveva credo diciassette ha detto, a me e a mio fratello «Ma voi credete ancora a Babbo Natale?».
Era la figlia di uno che abitava vicino a dove avevamo la casa di campagna, che era la casa dove era nata mia mamma, e suo padre, che non mi ricordo come si chiamava, lei si chiamava credo Elisabetta, mi ricordo che il padre di questa ragazza mi diceva sempre: «Non rispondere». E io, avrò avuto sette anni, nella mia testa mi chiedevo «E perché non dovrei rispondere?». E dopo glielo chiedevo anche a lui «E perché non dovrei rispondere?» gli dicevo. E lui mi diceva «Non rispondere». E io gli ho dicevo «Ho capito, ma perché non dovrei rispondere?». E lui mi diceva «Non rispondere!». Dopo di solito arrivava mia mamma, o mia nonna, e mi diceva «Paolo, vieni via». Continua a leggere »

19 gennaio - Roma

martedì 15 dicembre 2009

Martedì 19 gennaio,
a Roma,
alla libreria Giufà,
in via degli Aurunci,
alle ore 21,
c’è una cosa che si chiama
Si può collaborare con Libero?
Andrea Cortellessa, che pensa di no,
e Paolo Nori, che pensa di sì,
ne discutono con Maria Teresa Carbone

Prima centrifugo dopo centripeto

mercoledì 25 novembre 2009

la-rizzagliata

Copio qua sotto una pezzo sull’ultimo romanzo di Camilleri che esce oggi su libero.

Ho letto il romanzo di Andrea Camilleri La rizzagliata (Sellerio 2009, pp. 210, 13 euro) subito dopo avere riletto il saggio di Michail Bachtin La parola nel romanzo (in Estetica e romanzo, Einaudi, 1979, tr. t. Clara Strada Janovič, pp. 67-230), e fin dalla prima frase del libro di Camilleri «“Assolutamente no!” sclamò Michele Caruso, il direttore», mi è venuto da pensare che mi trovavo di fronte a un’applicazione quasi estremistica delle teorie di Bachtin sulla lingua del romanzo.
Secondo Bachtin ci sono, nella lingua, delle forze centripete e delle forze centrifughe. Le prime, le forze centripete, rispondono all’esigenza di avere una lingua unica, che serva da modello anche morale, e nell’alveo di queste forze, unificanti e centralizzanti, si sviluppano, secondo Bachtin, le principali varietà del genere poetico (e viene spontaneo pensare al valore, unificante e centralizzante, che nella storia della lingua italiana hanno avuto i modelli di Dante e di Petrarca). Continua a leggere »

Il mestiere

mercoledì 18 novembre 2009

Mi hanno detto che ieri, su Libero, c’era una mia fotografia e sotto c’era scritto Paolo Nori, collaboratore di Libero. Mi è sembrata una cosa abbastanza ridicola, come se la mia attività principale fosse fare il collaboratore di Libero. Considerando che passo mediamente un’ora al giorno in bicicletta, sarebbe stato più preciso se ci avessero scritto sotto: Paolo Nori, ciclista. Tutte e due le cose sono vere, in un certo senso, ma la seconda è un po’ più vera della prima.

Su Libero

lunedì 16 novembre 2009

Qualche settimana fa, il responsabile delle pagine culturali di Libero, Francesco Borgonovo, mi ha scritto che gli sarebbe piaciuto che scrivessi qualcosa per loro. Mi diceva di sapere che non condividevo il taglio politico del giornale, ma, se avessi voluto provare a collaborare con qualche recensione, avrei verificato che sarei stato perfettamente libero di scrivere quello che volevo. Gli avevo risposto che aveva ragione, che non condividevo il taglio politico del giornale, ma che credevo che ognuno fosse responsabile di quello che fa, nel caso specifico di quello che scrive, e che quindi lo ringraziavo e che avrei provato a fare qualcosa. E mi ha chiesto di recensire il nuovo romanzo di Ammaniti e l’ho fatto. Adesso, al di là di quella recensione, che sembra abbia un po’ stupefatto qualcuno, per via che è abbastanza simile a una recensione a Colpi al cuore di Kari Hotakainen che era uscita tre anni fa sul manifesto, e questo era, in un certo senso, previsto e mi piace, vedo che qualcuno è, non so come dire, scandalizzato?, dal fatto che io collaboro con Libero. In particolare mi colpisce, per via che lo conosco, Andrea Cortellessa, che scrive, su Nazione indiana «restando in attesa, dio voglia!, che qualcuno smentisca la circostanza di una sua [cioè mia] collaborazione a “LIbero”».
Cortellessa, evidentemente, non la pensa come me; vale a dire che Cortellessa crede, evidentemente, che ognuno sia responsabile non solo di quello che scrive, ma anche delle opinioni di chi dirige il giornale, in cui scrive, o della proprietà, forse, e quindi mi vien da dire che Cortellessa condivide le opinioni della direzione (o della proprietà) della Stampa, che è un quotidiano con il quale collabora da tempo. Se si applicasse questa regola anche al passato, verrebbe da dire che Pasolini condivideva le opinioni della direzione, o della proprietà, del Corriere della Sera, che Piergiorgio Bellocchio condivideva le opinioni della proprietà, o della direzione del Corriere della Sera anche lui e anche di quelle (direzione e proprietà) di Panorama, che Giorgio Manganelli condivideva le opinioni delle direzioni e delle proprietà del Messaggero, della Stampa, del Mondo, del Corriere della Sera, dell’Europeo, dell’Espresso, della Gazzetta di Parma e di vari altri direttori e proprietari di quotidiani, mensili e settimanali. E niente. Buongiorno.