giovedì 7 luglio 2011
Il primo di luglio mi han telefonato mi han detto che una mia amica, che da quattro anni ha un tumore, sta molto male. Non riesce più a camminare, non muove le gambe, e fa fatica anche a muover le mani. Ha poco più, o poco meno, non lo so di preciso, di quarant’anni, e due bambini piccoli, una di cinque e uno di otto anni. Ha un tumore in bocca. “Di solito viene agli alcolizzati anziani”, mi ha detto quattro anni fa, quando mi ha raccontato quello che le stava succedendo, prima della prima operazione che le hanno fatto, gliene hanno fatte poi altre tre. Lei era praticamente astemia, aveva meno di quarant’anni.
Quando mi han detto così, il primo di luglio, ho scritto una mail alla mia amica, non le scrivevo da mesi, e poi ho pensato a un saggio di Daniele Giglioli, che era appena uscito per Quodlibet.
Il saggio si intitolava Senza trauma, e partiva dall’idea che “il tempo che stiamo vivendo possa essere definito come il tempo del trauma senza trauma; meglio ancora, del trauma dell’assenza di trauma”.
La mia amica ammalata di tumore, la cosa che le premeva di più, nel corso della sua malattia, era continuare a lavorare. Ha lavorato quasi sempre, prima da casa, poi in casa editrice, poi ancora da casa, poi ancora in casa editire, lavora in una casa editrice. Mi ha ricordato mio babbo, che è morto di tumore ai polmoni nel 1999, aveva quasi settantanni, e quando pensava a una possibile guarigione, la cosa che lo faceva star bene, era l’idea che sarebbe tornato su un cantiere, mio babbo lavorava sui cantieri.
Secondo Giglioli noi, oggi, non vivendo traumi, li immaginiamo dovunque. È “come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci constringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile. Immaginaria o perché fittizia, o perchè comunque accessibile soltanto in absentia, da lontano, non qui”.
A me piace moltissimo il modo in cui la mia amica ha parlato, in questi anni, del suo tumore. Era come se, con l’accanirsi della malattia, si accanisse anche lei, sempre di più, nella sua restistenza. Mi ha fatto venire in mente (e gliel’ho detto, una volta) quando nella Leningrado assediata dai nazisti c’è stata, il 5 marzo del 1942, la prima della settima sinfonia di Šostakovič. Come per dire: “Voi ci assediate? Voi pensate di ridurci alla fame? E noi ci mettiamo i nostri vestiti migliori, e andiamo nel nostro migliore teatro a sentire eseguire dai nostri migliori musicisti l’ultima sinfonia del nostro migliore compositore”. Continua a leggere »

lunedì 20 giugno 2011

Sono delle settimane che penso a una cosa che è successa durante la campagna elettorale per le comunali di Bologna, al candidato sindaco del centrosinistra, che si chiama Virginio Merola, e che, dopo aver vinto le primarie, è poi stato eletto sindaco al primo turno. In una delle prime interviste come candidato sindaco, a Merola hanno chiesto cosa ne pensava del Bologna, del Bologna calcio, e lui ha risposto che sperava che il Bologna andasse in serie A. La cosa ha avuto una certa eco, come si dice, perché il Bologna calcio, come buona parte dei lettori probabilmente sa, è già in serie A. Qualche giorno dopo, sembra che Merola si sia corretto, e abbia detto che lui in realtà voleva dire che sperava che il Bologna andasse in serie B, e poi sembra si sia corretto ancora subito dicendo che no, che sperava che il Bologna restasse in serie A. Qualche giorno dopo ancora, a un giornalista televisivo che gli chiedeva un pronostico per l’imminente partita Brescia – Bologna, sembra che Merola abbia detto: “Li distruggiamo”. E qualche giorno dopo ancora, quando poi è andato in onda il servizio, il giornalista che aveva fatto la domanda ha fatto notare, non senza un certo compiacimento, che il Bologna aveva poi perso 3 a 1. Continua a leggere »

giovedì 9 giugno 2011

A pensare a Gianni Celati, stamattina, mi è venuto in mente lo scienziato Robert Mayer, al quale Evgenij Zamjatin ha dedicato il racconto Il destino di un eretico, tradotto in italiano qualche anno fa (1988) da Sellerio per la cura di Gemma Gallo. E mi è venuta in mente un’etimologia dalla quale credevo derivasse la parola eretico, che era, nella mia memoria, una cosa del tipo: “Fuori dal solco”. Invece sono andato a guardare sul De Mauro, diceva: “Colui che sceglie”. Allora sono andato a guardar sul Battaglia, diceva: “Colui che sceglie”. Peccato. Se fosse stato: “Fuori dal solco”, avrei potuto dire che Celati, secondo me, ha tracciato, coi suoi libri, un proprio solco, ha percorso, in un certo senso, una strada che prima non c’era, e nel percorrere questa strada ha tirato fuori dei libri che, a leggerli, stanno su come per miracolo, con un incanto, per chi legge, e un’intelligenza, nello sguardo, e una misura, nella scrittura, e una musica, dentro, che li rendono memorabili. Continua a leggere »

domenica 5 giugno 2011

È da poco in libreria, per la casa editrice Chiarelettere, un’antologia di scritti di Don Lorenzo Milani intitolata A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca.
A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca è la seconda uscita di una collana di libretti tascabili ed economici inaugurata a fine marzo con un’antologia degli scritti giovanili di Antonio Gramsci intitolata Odio gli indifferenti.
Questa collana, come dice la nota redazionale che apre i volumi, ospita “Discorsi e testimonianze di pensiero libero, piccoli saggi, articoli, lettere. Contro censure e condizionamenti. Libri politici per cercare un’altra politica e ritrovare un pensiero forte. Libri del passato pensati per il futuro. Usiamoli”.
La necessità di questi libri sembra sottolineata dal titolo della collana: Instant Book.
E la fretta, forse, o, per meglio dire, l’urgenza con la quale questi libri vengono preparati, sembra confermata da una dichiarazione rilasciata dal curatore dell’antologia di Gramsci, David Bidussa, il quale, in un’intervista a ilcannocchiale.it, dice: «Odio gli indifferenti non è un libro pensato dall’oggi al domani, è stato preparato in tre mesi». Continua a leggere »

sabato 28 maggio 2011

Domenica 29 maggio, a cominciare dalle 10 del mattino e fino alle 9 di sera, converanno a Lido Adriano, poco distante da Ravenna, una quindicina di signori e signore che, ad elencarli, non si sa bene cos’abbiano in comune se non il fatto che il 29 maggio converranno a Lido Adriano.
Si tratta di Stefano Andreoli (informatico), Mauro Dadina (astronomo), Anna Pasi (ginecologa), Alfredo Gianolio (avvocato), Carlo Boccadoro (compositore), Mirco Ghirardini (clarinettista), Guido Barbujani (genetista), Paolo Albani (scrittore oulipiano), Guido Leotta (editore), Alessandro Bonino (blogger), Ugo Cornia (scrittore), Gabriele Bevilacqua (pianista), Paolo Nori (che sono io) e Marco Raffaini (fisarmonicista).
Se tutto va bene, cosa della quale al momento è lecito dubitare, questi signori e questa signora meriteranno forse il titolo di nullologi, dal momento che il motivo della loro riunione pubblica, è un convegno che ha come oggetto il nulla. Continua a leggere »

domenica 15 maggio 2011
Al salone del libro di Torino, quest’anno, mi dicono quelli che ci sono andati, una delle novità è la sezione degli ebook, che forse c’era anche gli anni passati ma quest’anno di più. Mi avevano invitato anche a me, a parlar degli ebook, dato che con un mio amico di Cuneo abbiamo messo su da pochi mesi una casa editrice elettronica che fa solo ebook. Però poi ci son stati dei problemi, non sapevo neanche bene di cosa parlare, ho pensato che forse era meglio se stavo a casa. Solo che poi i problemi si sono risolti, allora ci vado. Sarò lì domenica, il giorno che esce questo trafilletto su Libero, alle ore 16, insieme a Alessandro Bonino e a Luciano Marrocu, a parlare della nostra casa editrice e degli ebook e di un libro elettronico di Luciano Marrocu che è uscito proprio in occasione del salone del libro di Torino del quale, però, in questo trafiletto, a parte che è quasi finito lo spazio, ma è meglio che io non ne parli, l’ho pubblicato io, praticamente, insieme a un mio amico di Cuneo, mi sentirei in imbarazzo, credo sia comprensibile. Allora niente. Se ci siete anche voi, magari ci vediam lì. Se invece state a casa, non ci vediamo.
[Dovrebbe uscire oggi su Libero]

sabato 14 maggio 2011
Al salone del libro di Torino di quest’anno la nazione ospite è la Russia: ci sono degli scrittori russi che parlano dei loro libri e degli scrittori italiani che ne parlano anche loro. Avevano chiamato anche me, a parlare dei libri di Sanaev e di Prilepin, però poi ci son stati dei problemi, io non li avevo letti e non ero sicuro di avere il tempo per leggerli non sapevo neanche bene di cosa parlare, abbiamo deciso che era meglio se stavo a casa. Infatti adesso sono a casa e, come succede, mi è venuto in mente di cosa avrei potuto parlare. Avrei detto, credo, che io, che leggo prevalentemente libri russi scritti in russo da dei russi, in occasione di questo salone del libro di Torino mi sono accorto che degli ospiti russi non ho letto neanche un libro. E, a pensarci, mi sono accorto che, tra i russi, io leggo quasi esclusivamente libri di gente che è già morta. E mi sarebbe tornata in mente una poesia di Vivien Lamarque: «Siamo poeti, vogliateci bene, da vivi di più, da morti di meno, ché tanto non lo sapremo». E credo che avrei finito così, se fossi andato. Invece son stato a casa.
[Dovrebbe uscire oggi su Libero]

venerdì 13 maggio 2011
Al salone del libro di Torino di quest’anno c’è una sezione che si chiama Le parole del futuro. Avevano chiamato anche me e mi avevano chiesto di scegliere una parola che secondo me nel futuro l’avremmo usata più di quanto si usa adesso, però poi ci son stati dei problemi, non sapevo neanche bene di cosa parlare, abbiamo deciso che era meglio se stavo a casa. Infatti adesso sono a casa e, come succede, mi è venuto in mente di cosa avrei potuto parlare, se fossi andato. Avrei parlato dei non vedenti, o dei non udenti, o dei diversamente abili. Perché c’è mio amico, Ugo Cornia, che una volta mi ha detto che questi eufemismi, non vedente per cieco, non udente per sordo e diversamente abile per handicappato, secondo lui tra pochi anni saranno considerati offensivi, saranno sostituiti da altre espressioni un po’ più eufemistiche e più complicate, non so, delle sigle, per dire, H2O, e allora queste espressioni si libereranno della loro carica eufemistica e si potranno usare con piacere e senza il fastidio che si prova adesso che i ciechi, per esempio, io ne ho conosciuti, tra loro si chiamano ciechi, e se sentono uno che dice non vedente fanno una smorfia, ma leggera, di dispiacere.
[Dovrebbe uscire oggi su Libero]

mercoledì 11 maggio 2011
Mi hanno chiesto di fare un breve diario del salone del libro di Torino, da giovedì a domenica. Io ho detto di sì, anche se andrò al salone solo sabato e domenica, e per poche ore, allora lo farò da casa, ascoltando la radio, però mi sembra un po’ poco, allora voleva chiedere a chi ci va (o a chi ascolta la radio anche lui) di aiutarmi, di scrivermi quel che succede. La mail è qua sotto, in fondo alla pagina, dove c’è scritto Scrivimi. Il diario uscirà su Libero, collaboro ancora con Libero (trallallà, trallallà), e sarà di mille caratteri al giorno, poche righe, ma piene di cose in buone parte immaginarie, immagino.