Anna Karenina a Milano

sabato 8 dicembre 2018

«Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sul giornali e nelle enciclopedie».
Viktor Šklovskij

Scuola media inferiore di Anna Karenina a Milano: clic

La natura

lunedì 19 novembre 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Čechov scriveva novelle senza inizio né fine.
Al fratello Alessandro, uomo di talento, padre del geniale attore Michail Čechov, e uomo saturo di futuro, scriveva che, una volta scritto un racconto, bisognava strappare le prime cinque pagine senza leggerle. Eliminava esordi e scioglimenti.
Čechov diceva che il vecchio dramma sapeva una cosa sola: il protagonista moriva o si sposava.
La vecchia prosa non era morta.
Ma Čechov aveva imboccato una via nuova, inesplorata, non battuta; addirittura rimasta inavvertita.
Cominciò col vedere la natura.
La natura siamo noi stessi.
A cominciare dai bambini piccolissimi, che sono essi stessi natura, e per questo non la vedono.
Se in ciò vedete una contraddizione, sono lieto per voi.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

La fuga di Tolstoj

domenica 6 maggio 2018

Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva nessun posto in cui fuggire.
Non era stato capace rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 293]

Straniamenti

lunedì 22 gennaio 2018

Oggi comincia la ventunesima scuola elementare di scrittura emiliana e io rileggo il saggio di Šklovskij L’arte come procedimento che dice che, quando parliamo normalmente, gli oggetti ci passan di fianco come imballati, e quando li nominiamo in un’opera d’arte, gli togliamo l’imballaggio, come Tolstoj col matrimonio in questo pezzetto della Sonata a Kreutzer: «Perché se due persone hanno un’affinità spirituale devono andare a letto insieme?». Poi dice anche delle altre cose.

Come l’istinto di conservazione

sabato 11 novembre 2017

Una decina di anni fa, nel 2006, una casa editrice mi ha chiesto di scrivere la quarta di copertina di Guerra e pace e io, l’avevo già letto, due volte, ma per non scrivere delle stupidate l’ho riletto tutto, e credo sia stato, se consideriamo le ore che ci ho messo, e quanto mi hanno pagato, il lavoro pagato peggio di tutta la mia vita, ma pazienza. Alla fine avevo scritto che, in quel libro, Tolstoj, tra straniamento, polivocità, triangolo del desiderio, skaz, fattografie, uso dell’errore, messa a nudo del procedimento, soggettiva libera indiretta, tutto quello che avevo studiato nei miei sei anni di università, dentro quel libro c’era già tutto cento anni prima di essere concepito. La stessa cosa avrei potuto dirla di un altro romanzo di Tolstoj, molto più breve, molto meno conosciuto ma non meno potente, mi vien da dire, Chadži-Murat.
Il grande critico letterario Viktor Šklovskij, nel suo ultimo libro, che si intitola L’energia dell’errore, scrive: «Fra le grandi opere di Tolstoj ce n’è una grandissima: Chadži-Murat». «Tolstoj tentò più volte di pregare, creandosi un suo dio, migliore, non da preti. La vera preghiera di Tolstoj è il manoscritto di Chadži-Murat». «Chadži-Murat è un libro grande e straordinario. Io non sono capace di scriverne» (la traduzione è di Maria Di Salvo).
Adesso, se Šklovskij, grande conoscitore dell’opera di Tolstoj, e suo grande biografo, non era capace di scrivere di Chadži-Murat, figuriamoci se sono capace di scriverne io, non sono capace, quindi vi prego di prendere quello che segue come qualcosa scritto da un incapace. Continua a leggere »

Stando ai dottori

lunedì 10 aprile 2017

tre giorni dopo il suo arrivo, mentre si accingeva a partire per Kiev, si ammalò e dovette fermarsi per tre mesi a Orël; stando ai dottori, era afflitto da una febbre biliare. Sebbene i dottori lo curassero, gli estraessero il sangue e gli dessero da inghiottire delle medicine, ciò nonostante guarì lo stesso.

[Lev Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 2007, pp. 1000-1001]

L’oggetto della nostra indagine

martedì 28 marzo 2017

Nei primi quindici anni del XIX secolo l’Europa conosce un inconsueto movimento di milioni di uomini. Gli uomini lasciano le loro abituali occupazioni, corrono da un angolo all’altro dell’Europa, rapinano, assassinano, trionfano e si disperano, per molti anni l’intero corso della vita cambia rivelando un intenso movimento che inizialmente va crescendo e poi diminuisce. Perché e in base a quali leggi avveniva tutto questo? si chiede la mente umana.
Gli storici, tentando di rispondere, raccontano le imprese, citano i discorsi di alcune decine di persone riunite in un edificio di Parigi, e per definire queste imprese e questi discorsi usano il termine «rivoluzione»; poi ci danno dettagliate biografie di Napoleone e di altri personaggi, alcuni a lui favorevoli, alcuni ostili, spiegano come e quanto queste persone si influenzassero a vicenda, e affermano: ecco come è nato questo movimento ed ecco le sue leggi.
/…/
Per studiare le leggi della storia dobbiamo sostituire completamente l’oggetto della nostra indagine, lasciare in pace i re, i ministri e i generali, e studiare quegli elementi omogenei e infinitesimali che condizionano il comportamento delle masse. È impossibile prevedere quanto lontano si possa andare su questa strada di comprensione delle leggi della storia; ma è evidente che solo su di essa si trova la possibilità di cogliere tali leggi, e la mente umana non ha ancora impiegato in questa direzione una milionesima parte degli sforzi che gli storici hanno impiegato per descrivere le imprese dei vari re, condottieri e ministri e per esporre le loro considerazioni in merito alle imprese stesse.

[Lev Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 2007, pp. 1000-1001]

Non mi aspettavo tanto spazio dato ai conflitti tra Francia e Russia

sabato 25 marzo 2017

To soréla

Clic

Avoir l’oreille tirée par l’empereur

domenica 19 marzo 2017

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Avoir l’oreille tirée par l’empereur era considerato il massimo degli onori e dei favori presso la corte imperiale di Francia.

[Lev Tolstoj, Guerra e pace, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 2007, p. 765]

Ecco

martedì 14 marzo 2017

Tolstoj

Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città.

[Lev Tolstoj, Resurrezione]