Il popolo

mercoledì 27 marzo 2019

«La parola “popolo” vuol dir poco,» disse Levin. «Gli scrivani comunali, i maestri e un contadino su mille sanno forse di che si tratta. Ma i rimanenti ottanta milioni, come Michàjlyč, non solo non esprimono mai la volontà propria, ma non hanno neppure la minima idea di ciò su cui dovrebbero esprimere la loro volontà. Che diritto abbiamo noi di dire che è la volontà del popolo?»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 813]

Il prossimo (secondo Tolstoj)

sabato 9 marzo 2019

Il più grande peccato di oggi, l’amore astratto per gli uomini, l’amore impersonale per quelli che sono in qualche luogo lontano… Amare gli uomini che non si conoscono, che non si incontreranno mai, è facile! Non occorre sacrificare nulla. E al tempo stesso si è così contenti di sé! La coscienza è ingannata. No. Bisogna amare il prossimo, quello con cui si vive e che dà noia.

[Lev Tolstoj, Conversazione con Teneromo, citato in Romain Rolland, Tolstoj, traduzione di Giulia Passalacqua, Roma, Castelvecchi 2014, p. 94]

Un paragone di Tolstoj

lunedì 4 marzo 2019

Il principe godeva di una salute non comune anche tra i principi: e con la ginnastica e con una buona cura del proprio corpo aveva acquistato un tale vigore che, nonostante gli eccessi ai quali si abbandonava nei divertimenti, era fresco come un grosso cetriolo olandese verde lucido.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), pp. 361-362]

Un nuovo circolo

domenica 3 marzo 2019

Queste due signore erano le principali rappresentanti di un nuovo circolo scelto di Pietroburgo che si chiamava, a imitazione dell’imitazione di qualcosa, Les sept merveilles du monde.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 299]

Anna Karenina a Milano

sabato 16 febbraio 2019

«Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sul giornali e nelle enciclopedie».
Viktor Šklovskij

Scuola media inferiore di Anna Karenina a Milano: clic

Togliersela di torno

giovedì 14 febbraio 2019

Adesso riprendo la noiosa, la triviale Anna Karenina, e prego Iddio soltanto che mi dia la forza per togliermela di torno quanto prima, per lasciare il posto (ho molto bisogno di tempo libero) non alle occupazioni pedagogiche, ma alle altre che mi attirano di più. Non è che non ami le occupazioni pedagogiche, ma voglio fare un o sforzo per tralasciarle un po’.

[Le lettere di Lev Nikolaevič Tolstoj. 1845 – 1875, volume primo, traduzione di Lubomir Radoyce, Milano, Longanesi 1977, p. 449 (lettera del 25 agosto 1875 a N. N. Strachov]

Signor Lev

mercoledì 6 febbraio 2019

Signor Lev,
le ho già scritto due volte, nel 2017.
Non mi ha risposto. Tutti quelli che mi piacciono non mi rispondono.
Ogni volta che penso a lei penso a due cose:
Primo.
Che lei era perfetto per fare babbo Natale, che quest’anno le maestre della materna han chiamato mio babbo e i bambini eran così scontenti, se ci andava lei, con quella barba, sarebbe stato un successone.
Secondo.
Ma lei davvero, in Guerra e Pace quando parlava di Sonja aveva capito come ci sente a essere un ‘fiore sterile come quelli delle fragole’?
Scusi se glielo rinfaccio, ma lei cosa ne vuole capire di questa cosa che di figli ne ha avuti 13?
Tredici, ma le sembra giusto chi niente, chi 13?
Però l’ha detta in un modo così bello quella cosa là, che male, mi fa star male, ma la perdono.

[Soluzione di Elvira Antinozzi al primo compito della scuola media inferiore di Anna Karenina a Bologna (descrivete Lev Tolstoj in 5 righe)]

Su Tolstoj

martedì 5 febbraio 2019

Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva nessun posto in cui fuggire.
Non era stato capace di rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.

[Viktor Šklovskij come se risolvesse il compito della Scuola media inferiore di Anna Karenina (Descrivete Tolstoj in 5 righe)]

Il vostro formaggio

martedì 5 febbraio 2019

«Sissignore. Comandate il vostro formaggio?»
«Ma sì, del parmigiano.»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Sergio Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 39]

Qualcosa di vivo

sabato 12 gennaio 2019

La strada per casa passava per un campo di terra nera, maggese, appena arata. Camminavo in salita, tra la polvere della terra nera. Il campo arato era di un solo proprietario, molto grande, tanto che dai due lati della strada e di fronte, nell’altura, non si vedeva altro che il nero maggese uniformemente arato e non ancora erpicato. L’aratura era buona, e non si vedeva, in tutto il campo, una pianta, non un filo d’erba, tutto era nero. “Che essere rovinoso e crudele l’uomo; quanti diversi organismi viventi, quante piante ha distrutto per il mantenimento della propria vita,” pensai cercando qualcosa di vivo in mezzo a questo nero, morto campo. Di fronte a me, a destra della strada, si scorgeva un cespuglio. Quando fui più vicino, riconobbi nel cespuglio quei ‘tartari’ un fiore dei quali avevo strappato per niente e buttato.
“Che energia!” pensai. “L’uomo l’ha avuta vinta su tutto, ha distrutto milioni di piante, e questo ancora non si arrende.”
E mi tornò in mente un’antica storia caucasica, che in parte ho vissuto, in parte ho sentito raccontare da testimoni oculari e in parte mi sono immaginato. Una storia così come si è formata nel mio ricordo e nella mia immaginazione, eccola qui.

[Alla Scuola media inferiore di Anna Karenina a Bologna (clic) e Milano (clic) leggiamo anche Chadži-Murat]