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Ancora (ieri)

lunedì 21 marzo 2016

Viktor Šklovskij, Lev Tolstoj

Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città.

[Lev Tolstoj, Resurrezione]

Dice un proverbio dei vecchi credenti

giovedì 17 marzo 2016

che fare?

I popi erano d’oro, e le coppe di legno. Ora le coppe sono divenute d’oro, e i popi di legno, dice un proverbio dei vecchi credenti.

[Lev Tolstoj, Che fare?, traduzione di Luisa Capo, Milano, Mazzotta 1989, p. 261]

5 ottobre – Capri

sabato 3 ottobre 2015

Lunedì 5 ottobre,
alle 17,
all’hotel La Luna,
a Capri,
conversazione sull’isola di Gor’kij,
con Andrea Cortellessa e Franco Arminio
nell’ambito delle manifestazioni
del premio Gor’kij e,
alle 19,
alla Certosa di San Giacomo,
consegna del premio Gor’kij per la
traduzione di Chadži-Murat.

Non credo si capisca

venerdì 25 settembre 2015

Non credo si capisca per chi non c’era, e forse neanche per chi c’era, ma stasera, al cimitero monumentale di Torino, intanto che leggevo La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj io mi chiedevo perché proprio io dovevo avere una fortuna del genere. È successa una cosa, stasera, che io me la ricordo finché scampo.

25 settembre – Torino

venerdì 25 settembre 2015

Venerdì 25 settembre,
a Torino,
dentro Torino Spiritualità,
alle 18,
al Cimitero monumentale
(ingresso da via Varano, 39)
lettura della Morte di Ivan Il’ič,
di Lev Tolstoj

9 settembre – Mantova

mercoledì 9 settembre 2015

Mercoledì 9 settembre,
a Mantova,
alle 21,
al conservatorio Campiani,
la cosa numero 11 dentro il festival letteatura,
c’è la lettura integrale
della morte di Ivan Il’i
di Lev Tolstoj
con Carlo Boccadoro che la suona.

Un pensiero

mercoledì 9 settembre 2015

Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic

In fondo all’anima Ivan Il’ič sapeva che stava morendo, ma non solo non era abituato a una cosa del genere, proprio non la capiva, non riusciva in nessun modo a capirla.
Quell’esempio di sillogismo che aveva studiato nel manuale di logica del Kiesewetter, Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, perciò Caio è mortale, gli era sembrato, per tutta la vita, valido solo in rapporto a Caio, e in alcun modo in rapporto a se stesso. Una cosa era l’uomo-Caio, l’uomo in generale, e in questo caso il sillogismo andava benissimo; ma lui non era né Caio né l’uomo in generale, ma era sempre stato un essere molto, molto particolare, molto diverso da tutti gli altri esseri; era stato Vanja, con la mamma, col papà, con Mitja e Volodja, con i giochi, con il cocchiere, con la njanja ; e poi con Katen’ka, con le gioie, i dolori, gli entusiasmi dell’infanzia, dell’adolescenza, della giovinezza. Aveva mai sentito Caio l’odore del pallone di cuoio che al piccolo Vanja piaceva così tanto? Aveva mai baciato la mano alla mamma, Caio, e avevano mai frusciato così dolcemente, per Caio, le pieghe della seta del vestito della mamma? Aveva mai litigato, Caio, per le frittelle, all’istituto di giurisprudenza? E Caio, era mai stato innamorato? E sapeva, Caio, presiedere un’udienza in tribunale?
Certo che Caio è mortale, lui è giusto che muoia, ma io, piccolo Vanja, io, Ivan Il’ič, con tutti i miei sentimenti, i miei pensieri, io sono un’altra cosa. Non è possibile che mi tocchi morire. Sarebbe troppo orribile.
Questo sentiva.
«Se dovessi morire anch’io, come Caio, allora lo saprei, una voce interiore me l’avrebbe detto, ma non c’è stato, dentro di me, niente del genere; e io, e tutti i miei amici abbiamo sempre pensato che non dovesse succedere a noi come a Caio. E adesso guarda un po’! – diceva a se stesso, – Non è possibile. Non è possibile, e invece è così. Come mai? Cosa vuol dire?».
E non riusciva a capire e cercava di scacciare questo pensiero come un pensiero bugiardo, sbagliato, morboso, e di espellerlo per mezzo di altri pensieri giusti, sani. Ma quel pensiero non era già più un pensiero, era, in un certo senso, realtà, e tornava indietro e si fermava davanti a lui.

Insopportabilmente

lunedì 24 agosto 2015

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Dio mio, se qualcuno terminasse per me A. Karenina! Mi è insopportabilmente odiosa.

[Lev Tolstoj, lettera a N. N. Strachov dell’8, 9 novembre 1875 citata in Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 205]

Un poeta

lunedì 20 aprile 2015

Ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto «Il cuore continua a battere forte a domandarsi come questa bellezza di cui noi parliamo può salvare il mondo, avrebbe detto il poeta, un grande poeta come Dostoevksij».
Che, adesso, è bello che un politico parli di Dostoevskij, non si capisce come mai dica che è un poeta, visto che Dostoevskij di poesie non ne scriveva tante.
Che se, per esempio, il presidente del senato, Grasso, dicesse, «Tutte le famiglie felici sono uguali, come ha detto quel grande aforista, Lev Tolstoj», ecco, io, a sentire una cosa del genere, da una parte sarei contento, Lev Tolstoj al senato della repubblica, “Di questo bisogna parlare”, penserei, solo che subito dopo credo che penserei che magari era meglio parlarne in un altro modo.

[Grazie a Emanuela]

A Bologna tra ieri e oggi

martedì 14 aprile 2015

Viktor Šklovskij, Lev Tolstoj

«Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero gli alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città»

[Lev Tolstoj, Resurrezione]