Anna Karenina a Milano

sabato 16 febbraio 2019

«Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sul giornali e nelle enciclopedie».
Viktor Šklovskij

Scuola media inferiore di Anna Karenina a Milano: clic

Togliersela di torno

giovedì 14 febbraio 2019

Adesso riprendo la noiosa, la triviale Anna Karenina, e prego Iddio soltanto che mi dia la forza per togliermela di torno quanto prima, per lasciare il posto (ho molto bisogno di tempo libero) non alle occupazioni pedagogiche, ma alle altre che mi attirano di più. Non è che non ami le occupazioni pedagogiche, ma voglio fare un o sforzo per tralasciarle un po’.

[Le lettere di Lev Nikolaevič Tolstoj. 1845 – 1875, volume primo, traduzione di Lubomir Radoyce, Milano, Longanesi 1977, p. 449 (lettera del 25 agosto 1875 a N. N. Strachov]

Signor Lev

mercoledì 6 febbraio 2019

Signor Lev,
le ho già scritto due volte, nel 2017.
Non mi ha risposto. Tutti quelli che mi piacciono non mi rispondono.
Ogni volta che penso a lei penso a due cose:
Primo.
Che lei era perfetto per fare babbo Natale, che quest’anno le maestre della materna han chiamato mio babbo e i bambini eran così scontenti, se ci andava lei, con quella barba, sarebbe stato un successone.
Secondo.
Ma lei davvero, in Guerra e Pace quando parlava di Sonja aveva capito come ci sente a essere un ‘fiore sterile come quelli delle fragole’?
Scusi se glielo rinfaccio, ma lei cosa ne vuole capire di questa cosa che di figli ne ha avuti 13?
Tredici, ma le sembra giusto chi niente, chi 13?
Però l’ha detta in un modo così bello quella cosa là, che male, mi fa star male, ma la perdono.

[Soluzione di Elvira Antinozzi al primo compito della scuola media inferiore di Anna Karenina a Bologna (descrivete Lev Tolstoj in 5 righe)]

Su Tolstoj

martedì 5 febbraio 2019

Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva nessun posto in cui fuggire.
Non era stato capace di rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.

[Viktor Šklovskij come se risolvesse il compito della Scuola media inferiore di Anna Karenina (Descrivete Tolstoj in 5 righe)]

Il vostro formaggio

martedì 5 febbraio 2019

«Sissignore. Comandate il vostro formaggio?»
«Ma sì, del parmigiano.»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Sergio Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 39]

Qualcosa di vivo

sabato 12 gennaio 2019

La strada per casa passava per un campo di terra nera, maggese, appena arata. Camminavo in salita, tra la polvere della terra nera. Il campo arato era di un solo proprietario, molto grande, tanto che dai due lati della strada e di fronte, nell’altura, non si vedeva altro che il nero maggese uniformemente arato e non ancora erpicato. L’aratura era buona, e non si vedeva, in tutto il campo, una pianta, non un filo d’erba, tutto era nero. “Che essere rovinoso e crudele l’uomo; quanti diversi organismi viventi, quante piante ha distrutto per il mantenimento della propria vita,” pensai cercando qualcosa di vivo in mezzo a questo nero, morto campo. Di fronte a me, a destra della strada, si scorgeva un cespuglio. Quando fui più vicino, riconobbi nel cespuglio quei ‘tartari’ un fiore dei quali avevo strappato per niente e buttato.
“Che energia!” pensai. “L’uomo l’ha avuta vinta su tutto, ha distrutto milioni di piante, e questo ancora non si arrende.”
E mi tornò in mente un’antica storia caucasica, che in parte ho vissuto, in parte ho sentito raccontare da testimoni oculari e in parte mi sono immaginato. Una storia così come si è formata nel mio ricordo e nella mia immaginazione, eccola qui.

[Alla Scuola media inferiore di Anna Karenina a Bologna (clic) e Milano (clic) leggiamo anche Chadži-Murat]

La natura

lunedì 19 novembre 2018

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Čechov scriveva novelle senza inizio né fine.
Al fratello Alessandro, uomo di talento, padre del geniale attore Michail Čechov, e uomo saturo di futuro, scriveva che, una volta scritto un racconto, bisognava strappare le prime cinque pagine senza leggerle. Eliminava esordi e scioglimenti.
Čechov diceva che il vecchio dramma sapeva una cosa sola: il protagonista moriva o si sposava.
La vecchia prosa non era morta.
Ma Čechov aveva imboccato una via nuova, inesplorata, non battuta; addirittura rimasta inavvertita.
Cominciò col vedere la natura.
La natura siamo noi stessi.
A cominciare dai bambini piccolissimi, che sono essi stessi natura, e per questo non la vedono.
Se in ciò vedete una contraddizione, sono lieto per voi.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

La fuga di Tolstoj

domenica 6 maggio 2018

Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva nessun posto in cui fuggire.
Non era stato capace rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 293]

Straniamenti

lunedì 22 gennaio 2018

Oggi comincia la ventunesima scuola elementare di scrittura emiliana e io rileggo il saggio di Šklovskij L’arte come procedimento che dice che, quando parliamo normalmente, gli oggetti ci passan di fianco come imballati, e quando li nominiamo in un’opera d’arte, gli togliamo l’imballaggio, come Tolstoj col matrimonio in questo pezzetto della Sonata a Kreutzer: «Perché se due persone hanno un’affinità spirituale devono andare a letto insieme?». Poi dice anche delle altre cose.

Come l’istinto di conservazione

sabato 11 novembre 2017

Una decina di anni fa, nel 2006, una casa editrice mi ha chiesto di scrivere la quarta di copertina di Guerra e pace e io, l’avevo già letto, due volte, ma per non scrivere delle stupidate l’ho riletto tutto, e credo sia stato, se consideriamo le ore che ci ho messo, e quanto mi hanno pagato, il lavoro pagato peggio di tutta la mia vita, ma pazienza. Alla fine avevo scritto che, in quel libro, Tolstoj, tra straniamento, polivocità, triangolo del desiderio, skaz, fattografie, uso dell’errore, messa a nudo del procedimento, soggettiva libera indiretta, tutto quello che avevo studiato nei miei sei anni di università, dentro quel libro c’era già tutto cento anni prima di essere concepito. La stessa cosa avrei potuto dirla di un altro romanzo di Tolstoj, molto più breve, molto meno conosciuto ma non meno potente, mi vien da dire, Chadži-Murat.
Il grande critico letterario Viktor Šklovskij, nel suo ultimo libro, che si intitola L’energia dell’errore, scrive: «Fra le grandi opere di Tolstoj ce n’è una grandissima: Chadži-Murat». «Tolstoj tentò più volte di pregare, creandosi un suo dio, migliore, non da preti. La vera preghiera di Tolstoj è il manoscritto di Chadži-Murat». «Chadži-Murat è un libro grande e straordinario. Io non sono capace di scriverne» (la traduzione è di Maria Di Salvo).
Adesso, se Šklovskij, grande conoscitore dell’opera di Tolstoj, e suo grande biografo, non era capace di scrivere di Chadži-Murat, figuriamoci se sono capace di scriverne io, non sono capace, quindi vi prego di prendere quello che segue come qualcosa scritto da un incapace. Continua a leggere »