17 marzo – Carugate
Sabato 17 marzo,
alle ore 18
al Centro socio culturale Atrion,
di Carugate,
in via S. Francesco, 2
si parla e si legge da
Si chiama Francesca, questo romanzo
e La meravigliosa utilità del filo
a piombo
Sabato 17 marzo,
alle ore 18
al Centro socio culturale Atrion,
di Carugate,
in via S. Francesco, 2
si parla e si legge da
Si chiama Francesca, questo romanzo
e La meravigliosa utilità del filo
a piombo

Venerdì 25 maggio,
a Biella,
al Museo del Territorio Biellese
(sala conferenze),
con Paolo Bianchi
si parla di
La meravigliosa utilità del filo a piombo,
Si chiama Francesca, questo romanzo,
Presente.

Venerdì 18 novembre,
a Rovereto,
alla libreria Blu libri,
in via Portici, 5,
alle 18,
La meravigliosa utilità del filo a piombo
con Marco Dallari e Paolo Nori.

Sabato 12 novembre,
a Fiorenzuola d’Arda,
in via Garibaldi 84,
alle 21,30
La meravigliosa utilità del filo a piombo.

Venerdì 10 giugno,
a Palermo,
alla libreria Modusvivendi,
Quintino Sella 79,
alle ore 18 e 30,
La meravigliosa utilità del filo a piombo.


Venerdì 20 maggio
dalle 8 alle 10
su Radio Rock,
con Emilio Pappagallo,
si parla della
Meravigliosa utilità del filo a piombo
e di politica,
se ci riusciamo.

Giovedì 19 maggio,
a Roma,
alla liberia Giufà,
in via degli Aurunci, 38
(San Lorenzo)
alle ore 19 e 30,
si legge da
La meravigliosa utilità del filo a piombo
e se ne parla
con Giovannapaola Soriga.

[A Massimiliano De Ritis per Magic Bus]
Il libro si apre con il racconto della tua esperienza con il Museo d’Arte Moderna di Bologna, nel quale hai tenuto degli incontri in cui hai cercato di “spiegare” il senso dell’arte a chi non vede.
Puoi raccontarcela in breve?
Ho tenuto un incontro solo, al Mambo, che poi è consistito in un discorso, che è praticamente il pezzo intitolato Un mondo di esperti, che è il secondo dei sei pezzi che compongono il libro; cioè, per spiegarci: ho provato, su richiesta del Mambo, a raccontare il museo ai ciechi. C’erano una trentina di ciechi e poi c’erano anche un centinaio di altre persone che ci vedevano, ma il discorso era pensato per i ciechi. Questo racconto del museo ai ciechi dura un’ora, ed è stata una cosa molto bella, dal mio punto di vista, e abbastanza difficile, come fare una specie di goffo, sgraziato, sgrammaticato doppio salto mortale, e per fare un doppio salto mortale, per quanto goffo, e sgraziato, e sgrammaticato ci vuol la rincorsa, e dello spazio, e qui, in queste poche righe, da fermo, praticamente, non sono capace.
Parlando della tua passione per il jazz, descrivi nel libro la differenza che passa tra chi suona questa musica, (“e vestiti così, da persone normali, salivano sul palco e suonavano”), e chi suona rock in generale, in cui è costretto ad indossare un abito, un’uniforme da divo, che lo renda riconoscibile al suo pubblico. Per la stesura di questo libro anche tu hai provato a smettere l’abito del Paolo Nori/ scrittore, o come dici di chi “per mestiere scrive libri”?
Faccio fatica a vedermi, ma non mi sembra di aver smesso degli abiti, per scrivere questo libro. Non saprei dire, tra l’altro, quale sia l’abito del Paolo Nori scrittore, come dici tu; io credo di essere in una posizione pittosto marginale, fuori dal cono di luce dei riflettori, e questo fatto, che da un lato può essere considerato negativo, ha molti lati positivi, tra i quali, mi sembra, la possibilità di vestirsi come si vuole. Continua a leggere »
