9 gennaio – Napoli

mercoledì 9 Gennaio 2019

Mercoledì 9 gennaio,
a Napoli,
nello spazio libreria Laterzgorà
nel teatro Bellini
in via Conte di Ruvo, 4
alle 18,
La grande Russia portatile

Caravelle

sabato 1 Dicembre 2018

Lì in ospedale, tra gli altri che mi eran venuti a trovare, nel ’99, c’era anche un mio amico che si chiama Marco, e io, mi ricordo, gli avevo detto che, in ospedale, la gente mi sembrava stranissima e che succedessero delle cose stranissime, in ospedale, e lui mi aveva detto «Sì, però anche fuori».
«Fuori?», gli avevo chiesto io.
«Eh, – mi aveva detto lui, – a Mosca».
«A Mosca?», gli avevo chiesto io.
«Eh, – mi aveva detto lui, – io adesso son stato a Mosca, e a Mosca, – aveva detto, – c’è un architetto che ha fatto una statua per i 500 anni della scoperta dell’America, una statua di Cristoforo Colombo, sai come l’ha fatta? Alta, voglio dire. Cento metri. Forse anche centodieci non esagero mica. Quella statua lì l’ha presentata agli Stati Uniti, gli Stati Uniti gliel’han rifiutata. Eh, ha detto Cereteli, si chiama Cereteli, questo architetto, e adesso cosa faccio? si è chiesto. Aspetta che la presento alla Repubblica Dominicana. L’ha presentata alla Repubblica Dominicana, la Repubblica Dominicana l’han rifiutata. Eh, ha detto Cereteli, e adesso? Presentiamola a Cuba. L’ha presentata a Cuba, Cuba gliel’han rifiutata. Eh, ha detto Cereteli, e adesso? Io quasi quasi la presento alla Guinea Bissau. L’ha presentata in Guinea Bissau, Cosa c’entriamo noi con la scoperta dell’America? gli han detto la Guinea Bissau. Ah, gli ha detto Cereteli, pensavo. Ha fatto il giro di altri tre o quattro paesi sudamericani, – mi ha detto Marco, – Argentina Brasile Cile Costa d’Avorio, Cosa c’entriamo noi della Costa d’Avorio? gli han detto a Cereteli in Costa d’Avorio. E, va be’, gli ha detto Cereteli, quante storie. Anche in Guinea Bissau, le stesse difficoltà. È sempre cultura, gli ha detto. Rifiutata anche in Costa d’Avorio. È andato dal sindaco di Mosca, Cereteli, Lužkov, si chiama, – mi ha detto Marco, – Compagno Lužkov, gli ha detto Cereteli, in memoria dei vecchi tempi aiutami a risolvere questo grave problema che solo di materiale ciò settanta tonnellate di roba che non le vuole nessuno. Compagno Cereteli, dov’è il problema? gli ha detto Lužkov a Cereteli, fammi vedere un po’ questa statua, gli ha detto. Sono andati, hanno visto. Sì sì sì sì, bene bene bene, ha detto Lužkov, te la prendiamo noi. Solo, devi fare una piccola modifica. Che modifica? dice Cereteli. Tagli la testa, ci metti la testa di Pietro il grande. Così adesso a Mosca, in centro, su un isolotto artificiale della Moscova c’è un Pietro il grande al timone di una caravella che domina tutta la città tutto illuminato di notte, – mi aveva detto Marco – . Non c’è mica tanto da stare allegri, – mi aveva detto, – anche fuori».
Ecco, io, poi nel 2017, ho visto dal vivo i 98 metri di Cristoforo Colombo con la testa di Pietro il grande su un isolotto artificiale della Moscova e ho saputo che però ai moscoviti questa statua non piace molto, l’hanno offerta a San Pietroburgo, che l’ha rifiutata, e l’han poi offerta ad Archangel’sk che hanno detto che adesso ci pensano gli fanno sapere.

Ieri, a Parma

sabato 10 Novembre 2018

Ieri, a Parma, alla libreria Mondadori, in piazza Ghiaia, ho letto, tra le altre cose, questa parte della Grande Russia portatile:

In un libro di Sergej Dovlatov a un certo momento si legge:

Questa cosa è successa all’accademia d’arte drammatica di Leningrado. Si era esibito davanti agli studenti il noto chansonnier francese Gilbert Becaud. Alla fine l’esibizione era finita. Il presentatore si era rivolto agli studenti.
– Fate delle domande.
Tutti avevan taciuto.
– Fate delle domande all’artista.
Silenzio.
E allora il poeta Eremin, che si trovava in sala, aveva detto, ad alta voce:
– Chèl òr ètìl? (Che ore sono?)
Gilbert Becaud aveva guardato l’orologio e aveva risposto, gentilmente:
– Le cinque e mezza.
E non si era offeso.

Ecco. La Russia di Dolvatov non era la Russia triste, seria e noiosa che in Italia si immaginava che fosse, la Russia di Dovlatov era un posto che mi sembrava di essere in un bar della periferia di Parma, con degli asini che erano simili, secondo me, agli asini parmigiani che conoscevo io.

Dopo, alla fine della presentazione, ho chiesto Avete delle domande? E una signora mi ha chiesto Quelle heure est-il? E io ho risposto Dix-neuf heures vingt cinq.
Buongiorno.

9 novembre – Parma

venerdì 9 Novembre 2018

Venerdì 9 novembre,
alle 18 e 30,
a Parma,
in Piazza Ghiaia 41/A,
alla libreria Mondadori,
La grande Russia portatile.

8 novembre – Pescara

giovedì 8 Novembre 2018

Giovedì 8 novembre
a Pescara,
all’Auditorium Petruzzi,
in Via delle Caserme, 24,
alle 21 e 30,
parliamo,
con Luca Sofri,
della Grande Russia portatile

Domani e dopodomani

mercoledì 7 Novembre 2018

Una cosa singolare, andare in Russia, che scopri che le montagne russe, in Russia, le chiamano montagne americane, e che l’insalata russa, in Russia, la chiamano insalata Olivier, dal nome del cuoco, belga, che l’aveva inventata; invece in Italia, un appassionato di cinema muto mi ha raccontato che il contrario del lieto fine, il finale dove le cose van male, gli appassionati del cinema muto lo chiamano finale alla russa, allora probabilmente questo libro, ho paura, anche lui, avrà un finale alla russa. Ma è ancora presto, siamo a metà.

[La grande Russia portatile, domani a Pescara, dopodomani a Parma]

Terza edizione

venerdì 26 Ottobre 2018

«Molto spesso chi critica una malattia o un male, – scrive Brodskij – per il solo fatto di farlo si sente buono, si sente nel giusto. È un errore di valutazione molto grave e piuttosto diffuso in questa professione, e non credo sia sano. E c’è anche un problema di vanità: quando un’intera nazione ti ammira, puoi dimenticare piuttosto in fretta qual è il tuo vero lavoro. Il tuo vero lavoro è scrivere bene».

[Parte oggi la seconda ristampa della Grande Russia portatile, nella quale abbiamo corretto due refusi, grazie a Gabriella e Erika che li hanno segnalati]

16 ottobre – Bologna

martedì 16 Ottobre 2018

Martedì 16 ottobre,
a Bologna,
alla libreria Coop Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19,
alle 18,
La grande Russia portatile

6 ottobre – Formigine

sabato 6 Ottobre 2018

Sabato 6 ottobre,
a Formigine,
in biblioteca,
in via Sant’Antonio, 4,
alle 17 e 30
La grande Russia portatile

Non c’era niente

domenica 30 Settembre 2018

– La grande Russia portatile è un libro di storia, letteratura, storia della lingua e del costume russo, ma anche un romanzo autobiografico, una riflessione su grandi temi del presente: da cosa è nata l’idea? Nasce prima da un desiderio di raccontare un’esperienza personale o come “guida” al mondo intimo russo, a partire dalla scrittura?

Nel gennaio del 2018, stavano andando al collegio Borromeo di Pavia a parlare di traduzione a dei dottorandi e, intanto che andavo in stazione in bicicletta, ho pensato che per me, che prima di mettermi a studiare russo avevo lavorato per un anno e mezzo in Algeria, sulle montagne del piccolo Atlante, e per un anno e un po’ a Baghdad, in mezzo alla guerra Iran – Iraq, ecco per me, studiare russo era stata un’avventura più grande delle montagne del piccolo Atlante e della guerra Iran – Iraq, era stata una cosa che aveva cambiato il mio modo di camminare, di pensare, di muovermi, di dormire, di leggere, di parlare, di mangiare, di immaginare, di stare fermo, di ridere, di piangere, di sospirare, di disperarmi, di chiedere scusa, di arrabbiarmi, di concentrarmi e di portare pazienza e che era stata una cosa che, se non l’avessi fatta, nella mia vita, chissà dove sarei andato a finire, e mi sono detto che forse valeva la penna di raccontarla, questa avventura qua.

– Più volte in questo romanzo, ritorna il tema del suo periodo russo come chiave di volta interpretativa sul mondo, ma anche rispetto ad un percorso esistenziale. Ma che cos’è stata questa formazione russa?

Credo che, come vale per me con la Russia, vale per qualcun altro per la Francia, o per il Sudamerica, o per il Portogallo, o non so, è la fortuna di trovare un posto del quale non finisci mai di esser curioso. Io l’ho conosciuta nel ’91, in una condizione che viene raccontata bene da una storiella di una serie televisiva americana, The Americans, dove c’è un colonnello del Kgb che racconta che, nella strada principale di Mosca, ulica Gor’kogo una donna entra in un ristorante e chiede: «Non avete della carne?», e il ristoratore risponde «La carne non ce l’hanno nel ristorante di fronte, qui non abbiamo il pesce». Non c’era niente, allora, a Mosca, ed era bellissimo.

– E la Russia di oggi come le appare?

All’epoca, nel ’91, mi sembrava che la Russia fosse trent’anni indietro, rispetto all’Italia, adesso, nel 2018, Mosca è una città modernissima e molto più avanti, per esempio, di Roma, che, dopotutto, è la nostra capitale; ma una cosa che trovo incantevole è il fatto che oggi, a Mosca e a San Pietroburgo, convivono questa Russia moderna, quella sovietica che ho conosciuto io nel ’91 e quella imperiale del sette e dell’ottocento.

– Il titolo del libro richiama un’altra opera – La piccola battaglia portatile – che affronta, come tema principale, il rapporto padre/figlia. In questo caso invece sembra quasi che il cuore del romanzo sia un rapporto madre/figlio, dove la madre è la Russia, paese di elezione e formazione. Anche nel libro torna spesso il tema della relazione affettiva: esiste un nesso fra questi due mondi che, sempre stando alle parole del testo, non si toccano mai, o si sono toccati un’unica volta?

Ho presentato il libro a Mantova, e una mia amica, che era lì a sentire, mi ha detto che tutti e due i libri, secondo lei, sono due libri d’amore. Io le ho risposto che amore è una parola che faccio fatica a dire, e che amare è un verbo che non uso quasi mai, probabilmente perché in dialetto parmigiano non esiste, non si dice “Ti amo”, da noi, si dice “At voi ben”, e “A mor”, in parmigiano, non significa Amore, ma “Io muoio”, e la mia lingua, anche quando parlo della Russia, ha molto a che fare col dialetto parmigiano, credo, e con il modo in cui si parla per le strade di Parma. Credo però che forse avesse ragione quella mia amica, sono due romanzi d’amore.

– E adesso quale prossimo viaggio ci aspetta?

Adesso vediamo.

[Intervista a Caterina Bonetti uscita oggi sulla Gazzetta di Parma]