Bang

mercoledì 11 Gennaio 2023

Così la scienza ha mandato nello spazio il telescopio Hubble, perché potesse catturare la luce e l’assenza di luce dall’inizio del tempo. E il telescopio ce l’ha fatta. Così oggi sappiamo che una volta non c’era assolutamente nulla, un nulla così perfetto che non c’era neanche il nulla o una volta. Ve lo immaginate? No, perché non c’è nulla da immaginare.

Ma poi c’è stato questo grosso BANG! E da lì è venuta tutta questa merda.

[Kurt Vonnegut, Ricordando l’Apocalisse, trad. di Vincenzo Mantovani, Milano, Bompiani 2020, p. 22]

Per piacere

domenica 8 Gennaio 2023

L’amore è dove lo trovi. Io credo che sia sciocco andarlo a cercare, e credo che spesso possa essere velenoso.
Vorrei che le persone che si amano, nel modo in cui è visto tradizionalmente l’amore, si dicessero, quando bisticciano: «Per piacere… un po’ meno d’amore e un po’ più di civiltà».

[Kurt Vonnegut, Comica finale, traduzione di Vincenzo Mantovani, Milano, Bompiani 2022, p. 13 nella foto, presa da qui, clic, Jane e Kurt Vonnegut]

Il primo assegno

mercoledì 28 Dicembre 2022

Caro papà:
Ho venduto il mio primo racconto a Collier’s. Ho ricevuto il mio assegno (750 dollari meno la commissione del dieci per cento dell’agente) ieri a mezzogiorno. Pare che adesso altri due dei miei lavori abbiano buone probabilità di essere venduti nel prossimo futuro.
Credo di essere sulla buona strada. Ho depositato il mio primo assegno in un libretto di risparmio e, se e quando ne venderò altri, continuerò così finché avrò l’equivalente della paga di un anno alla GE. Basteranno altri quattro racconti per arrivare a qualcosa di più (come non ci è mai successo prima d’ora). Allora lascerò questo dannato lavoro da incubo e non ne cercherò un altro finché campo, Dio mi è testimone.
Da molti anni non sono stato così felice.
Con affetto
K
28.10.1949

[Kurt Vonnegut, Tieniti stretto il cappello. Potremmo arrivare molto lontano. Lettere, traduzione di Andrea Asioli, Milano, Bompiani 2021, p. 55]

Buon compleanno

sabato 12 Novembre 2022

I cinesi erano così stupidi che la polvere da sparo la usavano solo per i fuochi d’artificio.

[Ieri compivano gli anni Fedor Dostoevskij e Kurt Vonnegut; la citazione viene da: Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso, traduzione di Martina Testa, Roma, minimum fax 2015, p. 61]

Ghiacciai

domenica 7 Agosto 2022

In tutti questi anni la gente che incontravo mi ha chiesto spesso a cosa stavo lavorando, e di solito io rispondevo che la cosa più importante era un libro su Dresda.
Lo dissi, una volta, a Harrison Starr, il produttore cinematografico, e lui aggrottò le sopracciglia e mi chiese: «È un libro contro la guerra?».
«Sì,» dissi «credo».
«Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra?»
«No. Cosa dice, Harrison Starr?»
«Dico: perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?»

Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5,traduzione di Luigi Brioschi, Milano, Feltrinelli, p. 13

Massacri

domenica 7 Agosto 2022

Ho detto ai miei figli che non devono, in nessuna circostanza, partecipare a un massacro, e che le notizie di massacri compiuti tra i nemici non devono riempirli di soddisfazione o di gioia.
Ho anche detto loro di non lavorare per società che fabbricano congegni in grado di provocare massacri, e di esprimere il loro disprezzo per chi pensa che congegni del genere siano necessari.

Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5,traduzione di Luigi Brioschi, Milano, Feltrinelli, p. 27

Due anni

martedì 4 Gennaio 2022

Erano due anni che non pensavo a questa cosa di Vonnegut: «C’è un tragico difetto nella nostra preziosa Costituzione, e non so come vi si possa rimediare. È questo: solo gli scoppiati vogliono candidarsi alla presidenza. Ed era così già alle superiori. Solo gli alunni più palesemente disturbati si proponevano per fare i rappresentanti di classe». Oggi ci ho ripensato.

Poveri cinesi

mercoledì 27 Gennaio 2021

vonnegut_quandosiete_3d_tn_150_173

I cinesi erano così stupidi che la polvere da sparo la usavano solo per i fuochi d’artificio.

[Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso, traduzione di Martina Testa, Roma, minimum fax 2015, p. 61]

Questo schifoso libretto

mercoledì 22 Luglio 2020

Stamattina ho preso Mattatoio n. 5, l’ho aperto, ho trovato una della presentazioni più convincenti tra tutte quelle che mi è mai capitato di leggere: «Non vi dirò quanto mi è costato, in soldi, tempo e ansietà, questo schifoso libretto». Un grandissimo, schifoso libretto, secondo me.

Ricominciavo

martedì 14 Luglio 2020

L’altro giorno sono andato a Carpi e, nel cortile di Palazzo Pio, con Pierluigi Senatore abbiamo presentato un libro che è appena uscito. Era una bella serata, c’era tanta gente, in una pazza incantevole, mi presentava un mio amico e eran dei mesi che io non facevo una cosa che mi piace moltissimo, parlare in pubblico, e quella sera ricominciavo, e poco prima di salire sul palco ho pensato a un libro, e lo sono andato a cercare sul mio sito e ho trovato il pezzo che mi interessava, che è questo qua e l’ho letto, come prima cosa: «Quando sono tornato a casa dalla seconda guerra mondiale, mio zio Dan mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto: «Adesso sei un uomo». E io l’ho ammazzato. No, non l’ho ammazzato per davvero, ma mi è venuta una gran voglia di farlo. Dan era il mio zio stronzo, quello che diceva che un uomo non è mai un vero uomo finché non è stato in guerra. Ma avevo anche uno zio buono, Alex, che adesso non c’è più. Era il fratello minore di mio padre: laureato ad Harvard, senza figli, abitava a Indianapolis ed era un onesto impiegato di una compagnia di assicurazioni. Era un uomo colto e saggio. E la cosa che più rimproverava agli altri esseri umani era che si rendevano troppo raramente conto della loro stessa felicità. Perciò, quando d’estate stavamo seduti sotto un melo a bere limonata, parlando del più e del meno, quasi ronzando come api, zio Alex all’improvviso interrompeva quelle piacevoli quattro chiacchiere per esclamare: «Ah, questa sì che è vita!» E così io oggi faccio lo stesso, e lo stesso fanno i miei figli e i miei nipoti. E invito anche voi a rendervi conto dei momenti di felicità e a esclamare, mormorare o pensare fra voi, a un certo punto: «Ah, questa sì che è vita!».
«Ecco, – ho detto, l’altro giorno a Carpi, io adesso, poi magari la presentazione verrà malissimo, ma io, adesso, sono proprio contento», ho detto.
Una mia amica il giorno dopo mi ha scritto mi ha chiesto chi era l’autore russo che avevo citato all’inizio, io le ho risposto che non era russo, era americano, si chiama Kurt Vonnnegut (e il libro Un uomo senza patria, nella traduzione di Martina Testa).