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Non ci avevo mai pensato

domenica 16 marzo 2014

In un saggio di Brodskij su Marco Aurelio si dice che ci sono un sacco di monumenti di gente a cavallo e ce ne sono pochissimi di gente in automobile.

L’autostima che ne consegue

domenica 26 gennaio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La noia è, per così dire, la nostra finestra sul tempo, su quelle proprietà del tempo che siamo inclini a ignorare, con possibili rischi per l’equilibrio mentale. In breve, è la vostra finestra sull’infinità del tempo, in altre parole, sulla vostra insignificanza all’interno di esso. È questo forse che spiega il terrore di serate solitarie e torpide, o il fascino che esercita talvolta su di noi un granello di polvere sospeso in un raggio di sole, mentre da qualche parte si sente il ticchettio di un orologio , e la giornata è calda, la volontà a zero.
Una volta che questa finestra si è aperta, non cercate di richiuderla; anzi, spalancatela. Perché la noia parla il linguaggio del tempo, e vi insegnerà la lezione più preziosa della vostra vita – quella che non avete appreso qui, su questi verdi prati –, la lezione della vostra completa insignificanza. È importante per voi così come per quelli con cui vi troverete a contatto. «Tu sei finito,» vi dice il tempo con la voce della noia «e qualsiasi cosa tu faccia è, dal mio punto di vista, futile». Questa non sarà, ovviamente, musica per le vostre orecchie; eppure, il senso di futilità, la percezione del significato ristretto finanche delle vostre azioni migliori, più veementi, è meglio dell’illusione riguardo alle loro conseguenze e all’autostima che ne consegue.

[Iosif Brodskij, Elogio della noia, traduzione di Arturo Cattaneo, in Profilo di Clio, Milano, Adelphi, 2003, pp. 102-103]

E stasera mi sono ricordato

sabato 25 gennaio 2014

E stasera mi sono ricordato di quello che il poeta tedesco Peter Huchel diceva dicesse la polvere quando viene spazzata via dal tavolo. «Ricordati di me» sussurra la polvere, diceva il poeta tedesco Peter Huchel, diceva Iosif Brodskij in un discorso del 1989.

Brodskij

giovedì 7 novembre 2013

adelphiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerare l’antichità greca come l’infanzia del genere umano è quasi tanto idiota quanto vedere nel presente la maturità del genere umano.

[Iosif Brodskij, Le nozze di Cadmo e Armonia, in Adelphiana. 1963-2013, Milano, Adelphi 2013, p. 372]

Per molto tempo

venerdì 5 luglio 2013

dovlatov 2
 

 

 

 

 

 

Brodskij: «Per molto tempo ho pensato che, in inglese, non fosse possibile dire delle stupidate».

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 225]

Dal vero

giovedì 6 giugno 2013

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Il sole cala, ha chiuso il bar all’angolo.

Si accendono i lampioni, quasi un’attrice che per farsi bella
e mettere spavento si bordi gli occhi di violetto.

[Iosif Brodskij, Poesie italiane, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 2004 (2), p. 123]

Lingue straniere

giovedì 23 maggio 2013

profilo di clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la mia abilità nel conversare a quel tempo era minima. Dicevo «trepidazione del terreno» invece di «terremoto».

[Iosif Brodskij, In memoria di Stephen Spender, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 265]

Differenze

giovedì 18 aprile 2013

profilo di clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre l’antichità esiste per noi, noi per l’antichità non esistiamo. Non siamo mai esistiti, né mai lo saremo.

[Iosif Brodskij, Omaggio a Marco Aurelio, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 215]

Ecco

lunedì 11 febbraio 2013

Si può indovinare parecchio di un uomo dalla scelta che fa di un aggettivo.

[Iosif Brodskij, In memoria di Stephen Spender, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 274]

Una scuola

sabato 9 febbraio 2013

La poesia è una terribile scuola di insicurezza e incertezza. Non si sa mai se quanto si è fatto ha qualche valore, meno ancora se si sarà in grado di fare qualcosa di buono l’indomani. Se questo non ci distrugge, l’insicurezza e l’incertezza alla fine diventano nostre amiche intime, e quasi attribuiamo loro un’intelligenza autonoma.

[Iosif Brodskij, In memoria di Stephen Spender, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 278]