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Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 6

mercoledì 8 agosto 2012

Il quattro di agosto, prima di uscire di casa, sentivo dire per radio che «l’ultima tendenza dell’estate era la borsa termica firmata Intimità». Uscivo di casa per andare in Calabria, a leggere un discorso che si chiamava Noi e i governi. Ci andavo in aereo, dovevo atterrare in un aeroporto che non sapevo neanche qual era, sapevo solo la sigla: SUF. E quando poi ero lì che facevo il ceck-in, scoprivo che SUF era la sigla di Lamezia Terme. Che non c’è neanche una lettera, di SUF, in Lamezia Terme. Dopo, sull’aereo, ti davano il caffè in dei bicchierini di carta che c’era scritto sopra che «il nome della bevanda più diffusa nel mondo può essere scritta in italiano in due modi: tè o the». Dopo, una volta arrivato, quando eravamo per strada, il libraio che mi accompagnava mi faceva notare la pubblicità di una libreria di Catanzaro, se non capivo male, dove, sotto, c’era scritto Fatturazione totale della spesa effettuata. Che voleva dire che loro, tra le loro caratteristiche che li differenziavano dalle altre librerie, come pregio, avevano il fatto che ti fatturavano tutto quello che comperavi, non una parte. E io, che la libreria dove vado, a Bologna, mi fatturan tutto anche loro, ho pensato che quando ci torno, nei prossimi giorni, gli dico di metterlo, nei loro volantini pubblicitari, che fatturano tutto anche loro. Gli dico di scriverci «Anche qui, come in certe librerie di Catanzaro, fatturazione totale della spesa effettuata». Che è una cosa che loro ancora, si vede, non ci hanno pensato.
Dopo arrivavo andavo a dormire. Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 5

domenica 5 agosto 2012

Il due agosto, al mattino, con la Battaglia, abbiamo fatto un gioco che ogni tanto facciamo che lei ha fatto un disegno e io dovevo indovinare cos’era, a me sembrava la ruota della morte, invece era il tunnel dell’amore. Dopo abbiam preso l’autobus siamo arrivati alla stazione di Parma, dopo abbiam preso il treno siam tornati a Bologna e devo dire che, sia sull’autobus che sul treno, c’era l’aria condizionata, che non è che sia una cosa molto interessante da dire, però è successo così.
Dopo in stazione a Bologna siamo arrivati che era appena finita la manifestazione in memoria della strage del due agosto alla stazione di Bologna, c’era un palco vuoto, giallo di legno, con sopra scritto «Per non dimenticare», e intorno girava della gente vestita di nero che sembravano dei facchini o degli atrezzisti.
Dopo ci siamo messi lì ad aspettare l’autobus per andare a mangiare e è passato un autobus che non era il nostro, aveva una pubblicità, di fianco, che era la pubblicità della festa nazionale dell’unità, che non si chiama più così, si chiama Festa democratica, però per capire cos’è bisogna usare un nome che si capisca che a me mi sembra che sia il nome vecchio, non quello nuovo, che vuol dire che son vecchio, oramai, come quei signori che l’autobus lo chiamano tram, il Totocalcio lo chiamano Sisal e la Telecom la chiamano Sip.
La cosa strana, in quella pubblicità, è che c’era scritto che la festa nazionale dell’unità sarà a Reggio Emilia, e c’era un simbolo che era la Vela di Caltrava, che la Vela di Calatrava è un cavalcavia della stazione per l’alta velocità di Reggio Emilia.
Che una cosa ancora più strana, che se uno arriva con l’alta velocità a Milano, arriva nella stazione di Milano, se uno arriva con l’alta velocità a Firenze, arriva nella stazione di Firenze, se uno arriva con l’alta velocità a Torino, arriva nella stazione di Torino, se uno arriva con l’alta velcità a Napoli, arriva nella stazione di Napoli, se uno arriva con l’alta velocità a Parma, arriva nella stazione di Parma, se uno arriva con l’alta velocità a Reggio Emilia, adesso, arriva nella stazione di Reggio Emilia, tra qualche mese, quando saranno finiti del tutto i lavori, non arriverà più nella stazione di Reggio Emilia, ma in una stazione nuova, fatta apposta, un po’ a Nord, di Reggio Emilia, proprio davanti al nuovo stabilimento della Max Mara Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 4

sabato 4 agosto 2012

Oggi, mi scuserete, ho bisogno di una breve premessa. C’è mia mamma che ha letto la seconda puntata di questo diario (pubblicato sul Foglio di ieri) e mi ha detto che, secondo lei, sarebbe meglio che, su un giornale come il Foglio, io non usassi delle espressioni come “Che due maroni”; allora se, d’ora in poi, trovate in questo diario qualche eufemismo, non è per disprezzo per le espressioni volgari che sono, come testimoniato, tra gli altri, da Jurij Lotman, la parte forse più interessante delle lingue parlate, è per rispetto di mia mamma che è, tra l’altro, una lettrice del Foglio da prima che lo fossi io e conosce questo giornale meglio di quanto lo conosca io, probabilmente, fine della premessa.
Il primo di agosto, insieme a una bambina che in questo diario chiameremo la Battaglia, una bambina che otto anni fa, quando è venuta fuori, in sala parto, io quando l’ho vista per la prima volta mi ricordo ho pensato “Accipicchia, è uguale a me», insieme alla Battaglia, dicevo, il primo di agosto siamo andati in una piscina in provincia di Parma, a Santa Maria del Piano, che c’è una piscina che alla Battaglia piace moltissimo perché si può fare il bagno senza la cuffia.
La Battaglia, una volta, qualche mese fa, mi ha chiesto «Come si intitola il libro che stai scrivendo?». «La banda del formaggio», le ho risposto io. «Ah, – m’ha detto lei, – con le trombe di formaggio, i tamburi di formaggio, le bacchette di formaggio».
Allora così, il primo di agosto, la mattina l’abbiamo passata in piscina a giocare e fare dei bagni, e io, ogni tanto, quando la Battaglia andava su e giù per gli scivoli, c’eran degli scivoli per i bambini che li buttavano in acqua, io ogni tanto mi andavo a stendere a leggere il libro che stavo leggendo, Perché la gente si droga, di Lev Nikolaevič Tolstoj, che io, Lev Nikolaevič Tolstoj, tutti dicono che era matto, a me mi sembra una delle persone più ragionevoli che abbia mai conosciuto, anche se non l’ho mai conosciuto.
Dopo in piscina, con la Battaglia, abbiam fatto una lotta giapponese che non aveva un nome preciso, e non era neanche molto bella da vedere, ma comprendeva un colpo segreto che quando uno lo porta in modo corretto, quello che viene colpito dopo due mesi muore.
Io e la Battaglia, ci piacciono molto, questi sport estremi e rai, quando siamo a Bologna facciamo spesso delle sessioni di camminaggio artistico.
Dopo lì, in piscina, dietro alla Battaglia a un certo punto è caduta giù una bambina, che è data già dalle scale è caduta dritta sul tappetino ha fatto anche un rumore abbastanza pesante sembrava che fosse caduta dal cielo, sembrava un’opera di Daniil Charms, che è uno scrittore russo dei primi del novecento che campava facendo lo scrittore per bambini ma lui i bambini non li sopportava, e nei suoi scritti ai bambini gliene succedono di tutti i colori a un certo punto ha anche scritto, Daniil Charms: «Massacrare bambini è una cosa crudele, ma qualcosa con loro bisogna pur fare». Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 3

venerdì 3 agosto 2012

Il 31 di luglio, al mattino, la prima cosa che ho fatto, sono andato a correre. Andare a correre, negli ultimi vent’anni, secondo me cinque o sei anni io li ho passati che andavo a correre. Adesso ho appena ricominciato, il 31 di luglio era il terzo giorno, e una cosa strana, di andare a correre, è che i primi giorni, che non sei ancora abituato, ti svegli al mattino che hai un pensiero che pensi “Vacco mondo, devo andare a correre”. Poi decidi che prima di tutto fai colazione, e dopo colazione, hai appena mangiato, non puoi andare a correre, “Ci vado verso le undici”, pensi. Dopo, quando sono le undici, ti viene in mente che devi andare a correre “Vacco mondo – ti vien da pensare – devo andare a correre”. Poi ti chiedi se, piuttosto che andare a correre, non sia meglio lavorare ancora un po’ e poi mangiare e a correre andarci al pomeriggio, magari, e ti rispondi che sì, è meglio. Dopo, quando poi è pomeriggio, che ti viene in mente che devi ancora andare a correre, e magari hai finito il lavoro che dovevi fare, la cena è ancora lontana, non trovi nessuna ragione per rimandare e pensi “Vacco mondo, devo andare a correre”, e dopo che hai pensato così ti metti le scarpe per correre, e dopo che ti sei messo le scarpe per correre, è fatta. Non devi far più nessuna fatica. La cosa più difficile non era andare a correre, era mettersi le scarpe per correre e il 31 di luglio, a me non piace parlare bene di me, ma devo dire che son stato bravo, sono andato a correre al mattino le ho trovate subito, le scarpe per correre, e poi dopo son tornato a casa che ero in quella condizione di quando sei esausto, ma non quell’esaustione che andresti a dormire, no, quell’esaustione che tu sei esausto ma stai d’un bene. Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 1

mercoledì 1 agosto 2012

Qualche giorno fa mi ha chiamato un giornalista mi ha chiesto cosa avrei fatto quest’estate, nel senso di agosto, «l’estate dello spread», ha detto lui, e io gli ho risposto che quest’estate, nel senso di agosto, l’estate dello spread, avrei lavorato, che dovevo finire un romanzo e scriverne un altro e che siccome agosto, in città, è un mese adattissimo, per lavorare, che nessuno ti telefona nessuno ti scrive nessuno ti cerca nessuno ti suona nemmeno al citofono, che anche le pubblicità nelle cassette, il mese di agosto, non ce le mettono, qualcuno deve finire un romanzo e scriverne un altro non può immaginare un mese migliore del mese di agosto, per lavorare, dicevo io l’altro giorno al telefono con un giornalista che era il 26 o il 27 di luglio, se non mi sbaglio. Solo che poi, il giorno dopo, sarà stato il 27 o il 28 di luglio, intanto che tornavo da far spesa sulla mia bicicletta, che io, quando posso, che non piove forte, non avendo la macchina e non sopportando, d’estate, il caldo che c’è sopra gli autobus, che a Bologna, d’estate, se stiamo a una mia indagine empirica stilata nel mese di luglio le tre volte che ho preso l’autobus, a Bologna, d’estate, due volte su tre non funziona l’aria condizionata, sugli autobus, ma non volevo dir quello, volevo dire che io, il giorno dopo, il 27 o il 28 di luglio, intanto che tornavo da fare spesa sulla mia bicicletta su via Porrettana, mi son ricordato che io, di solito, quando lavoro alla scrittura di un romanzo, il fatto di non avere niente e nessuno che mi disturba è una cosa che un po’ mi disturba, ho pensato io l’altro giorno. Continua a leggere »

A casa

martedì 31 luglio 2012

Oggi comincia, sul foglio, un diario del mese di agosto che, in un certo senso, lo scriverò io. Agosto, io credo che lo passerò prevalentemente a Bologna a lavorare. Allora sarà un diario di un mese di agosto, a Bologna, a lavorare, prevalentemente. Si dovrebbe intitolare Il mondo è pieno di gente che sta a casa. Cinque puntate ogni settimana, una paginetta (di libro) a puntata, che corrisponde a qualche riga in seconda pagina, in un giornale. Per tutto il mese, forse. Volevo dir quello.

Conseguenze

domenica 29 luglio 2012

Le conseguenze del collasso finanziario che sembra sia all’orizzonte, per come le capisco io, e probabilmente le capisco male, se dovessi riassumerle brevemente direi che potrebbero essere queste: diventeremo più poveri. E quando penso alla povertà, mi vien sempre in mente una cosa che mi sembra dicesse Stendhal, al quale, come si sa, l’Italia piaceva moltissimo, e diceva che quello che gli piaceva, dell’Italia, era che in Italia, gli italiani, non si vergognavano di essere poveri. Allora, secondo me, se ritornassimo a pensarla a questo modo, che non c’è da vergognarsi, a essere poveri, credo che il collasso finanziario che sembra sia all’orizzonte ci farebbe molto meno paura.

[pubblicato ieri sul Foglio insieme a molte altre cose in una pagina di Marianna Rizzini intitolata Restare al verde]

Il sempre più temibile problema del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico

giovedì 26 luglio 2012

Sabato 21 luglio, al mattino, avevo letto, su twitter, un tweet del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che diceva: «Da oggi vi accolgo con un saluto anche sul servizio telefonico del comune di Parma, 0521 40521», e poi c’era una faccina che sorrideva e strizzava l’occhio.
Allora avevo telefonato al servizio telefonico del comune di Parma, 0521 40521, e mi aveva risposto una voce maschile non troppo sicura, che evidentemente era la voce del sindaco di Parma, che diceva: «Comune di Parma, benvenuti», e poi partiva una vera voce registrata, di una signora che aveva una serenità che si sentiva che di mestiere faceva quella che registrava le voci e diceva «Parma comune amico è aperto nei giorni feriali dalle ore 8 alle ore 17 e 30, e al sabato dalle ore 8 alle ore 13», e io questa cosa, pensare che da adesso fino a quando ci sarà questo sindaco di Parma tutti quelli che telefonano al comune di Parma sentiranno il sindaco di Parma che dice, con la voce insicura di uno che sembra che pensi “Starò mica facendo una cazzata?”, «Comune di Parma, benvenuti», a me mi era sembrata una cosa che aveva una componente di insensatezza sovietica da culto della personalità che trovarla in Italia nel XXI secolo io non l’avrei mai detto, solo vent’anni fa. Continua a leggere »

Cos’altro ci possono fare

domenica 8 luglio 2012

Oggi, sabato 7 luglio, faccio due cose che hanno a che fare con il terremoto che c’è stato in Emilia il 20 e il 29 maggio di quest’anno. Alle 8 di sera, a Novi di Modena, leggo un discorso che si chiama Il paleot (è un discorso di fantascienza linguistica, cioè è un discorso nel quale si prova a immaginare come parleremo tra vent’anni, e parla anche del coro delle Mondine di Novi di Modena, con le quali ogni tanto ho lavorato e l’ultima volta che son stato a Novi, sei mesi fa, ho fatto una cosa insieme a loro in una sala comunale che dà sulla piazza principale dove c’era quel campanile che adesso è dato giù); prima, di pomeriggio, a partire dalle 15 e 55, a Ferrara, in piazza Trento e Trieste, partecipo a una maratona di lettura
per i terremotati, che comincia alle 15 e 55 e viene aperta dal sindaco di Ferrara e dove, a seguire, leggeranno, tra gli altri, Valerio Massimo Manfredi, David Riondino, Roberto Barbolini, Moni Ovadia, Giuseppe Pederiali, Vito Mancuso, Gianni Fantoni, Patrick Fogli, Domenico Starnone, Sandrone Dazieri, Loriano Macchiavelli, Wu Ming 1, Guido Barbujani e molti altri (si finisce intorno alle 23). Dovendo scegliere qualcosa da leggere, ho pensato di leggere il breve discorso che metto qua sotto, che parla di una cosa che è successa il 7 luglio di 52 anni fa, sempre in Emilia, a Reggio Emilia, cioè, brevissimamente, il fatto seguente: il 7 luglio del 1960, a Reggio Emilia, 5 operai che stavano per partecipare a uno sciopero, e non avevano fatto altro che andare in una piazza per partecipare a uno sciopero, sono stati uccisi. Quel che è successo quel giorno a Reggio Emilia, i cosiddetti fatti di Reggio Emilia, sono una vicenda importante nel dopoguerra italiano (secondo un’interpretazione storica condivisa, come si dice, i fatti di Reggio Emilia hanno permesso la politica delle cosiddette convergenze parallele – la definizione sembra sia di Aldo Moro – vale a dire i governi di centro sinistra). Io, che sono di Parma, che è vicinissima a Reggio Emilia, e sono nato pochi anni dopo, nel 1963, sotto un governo figlio, se così si può dire, di quella politica di Aldo Moro, fino a quando non ho deciso di scrivere un romanzo su quella vicenda (romanzo intitolato Noi la farem vendetta, e uscito per Feltrinelli nel 2006, quando io avevo 43 anni), fino ad allora io di quella vicenda non ho saputo quasi niente e come me, credo, quasi tutti i miei coetanei (io non ne ho, per esempio, mai sentito parlare a scuola), e ancora meno, credo, ne hanno saputo le generazioni successive; in sostanza, la memoria dei fatti di Reggio Emilia è stata consegnata a una canzone di Fausto Amodei, Per i morti di Reggio Emilia, che però, essendo una canzone, con testo di poche battute, per forza di cose dice pochissimo, di quel che è successo. Anche per questo mi sembra che abbia senso, oggi, 7 luglio 2012, ricordare quella vicenda del 1960 in una giornata dedicata al terremoto emiliano, e anche perché io ho l’impressione che tra i due avvenimenti (i fatti di Reggio Emlia e il terremoto) ci siano degli elementi in comune, come potrà giudicare chiunque avrà la pazienza e la gentilezza di leggere il pezzo che si trova qua sotto (o qua intorno, a seconda di come verrà impaginato). Continua a leggere »

Il più grande giornalista vivente e delle altre cose

mercoledì 20 giugno 2012

Sabato 16 giugno, al mattino, sono andato in centro a Bologna per il festival organizzato dal quotidiano la Repubblica (e intitolato la Repubblica delle idee). Avevo visto il programma e avrei voluto vedere l’incontro con l’economista Roubini; un fotografo, il giorno prima, mi aveva detto che lui era venuto a Bologna soprattutto per fotografare Roubini che era famosissimo, e a me, anche se Roubini non l’avevo sentito mai nominare, e anche se la fama mi verrebbe da dire che non è una cosa che normalmente mi attira, a me era nata dentro l’aspettativa di un incontro bellissimo, con Roubini. Mi sembrava, non so perché, che la fama di Roubini fosse una fama meritatissima e che Roubini fosse un genio, cosa che probabilmente è vera, anche se io poi non lo so, perché quel mattino, arrivato davanti a palazzo Re Enzo, verso le undici e mezza, l’incontro doveva cominciare a mezzogiorno, avevo visto una fila, davanti a Palazzo Re Enzo, ci saran state centocinquanta persone, in fila, e mi ero avvicinato avevo sentito dire che dentro c’era già pieno e che non facevano entrar più nessuno. Allora ho pensato che Roubini, purtroppo, non l’avrei mica visto e, devo dire, con mia sorpresa, la cosa non mi è dispiaciuta. «Chissà da dove veniva quell’aspettativa lì», avevo pensato, e intanto che pensavo così erano arrivati dei poliziotti che si erano messi a guardare la fila e un graduato aveva detto «Ecco, questi qua, qui, devono stare tutti due metri più indietro».
Mi ero staccato dalla fila e mi ero incamminato verso la libreria Ambasciatori, e all’ingresso di via degli Orefici, dietro una catenella che ha la funzione di impedire alla macchine di entrare nella via pedonale, ho visto che c’eran seduti due ragazzi che soffiavano dentro degli strumenti fatti come delle pipe grandissime, e uno di questi aveva in grembo una tazza metallica, e ogni tanto la percuoteva e ne otteneva un suono che durava qualche secondo, e, sommato ai suoni che lui e il suo amico traevano da quelle due grandi pipe, ne scaturiva una musica di quelle che si associano alla meditazione, e intorno a loro, che li ascoltavano, c’era un gruppo di una decina di persone che, intanto che passavo, sentendo che il pezzo che stavano eseguendo era quasi finito, avevano applaudito, e uno dei due ragazzi, staccando la bocca dal bocchino di quella specie di pipa, aveva sorriso di quel sorriso che ti viene quando hai fatto una cosa che ti sembra di averla fatta bene, e avevo pensato che quel ragazzo lì, che aveva forse trent’anni, aveva sorriso nello stesso modo in cui sorride mia figlia, che ne ha sette, di anni, quando le dici che il disegno che è venuta a farti vedere è bellissmo, e avevo pensato che vedere una cosa del genere, al mattino, era un modo di cominciar la mattina che a me mi piaceva. Continua a leggere »