Lettera autopromozionale

mercoledì 28 dicembre 2011

Lettera autopromozionale indirizzata da giovane e valente scrittore ai Governi d’Italia siano costoro: 1. Colonnelli, 2. Presidenti, a) tipo Andreotti, b) tipo Fanfani, 3. Pontefici e 4. Eventuali monarchi rientrati dall’Esilio (con anche ipotesi 1. inclusa).

Eccellenza! (2 a senza esclamazione), Santità!, Maestà!

Ella (la Maestà vostra, la Santità vostra) la Suprema Maestà (Santità) che attraverso il suo Potere (Intervento, Magistero e/o Illuminazione) ha restituito alla (nostra) Italia degradata (vale per 1 e 2; per 3 si suggerisce Deturpata, per 4 Deturpata e Umiliata) quella Potenza che giù fu sua (quella Dignità, quel Fervore, quella Eletta e Privilegiata Grazia, quel Maestoso Decoro), quella temibile e temuta e concorde Forza (quella ordinata e onesta saggezza, quella efficace e virile prontezza, quella esemplare e provvidenziale virtù, quell’antico prestigio); [eccetera]

[Giorgio Manganelli, Lunario dell'orfano sannita, Adelphi, Milano 2009, pag. 91]

Manganelli

lunedì 28 novembre 2011

Stamane ho pagato le tasse. Come ogni volta, ho avvertito un oscuro, profondo, incomprensibile piacere. Non avete capito male: pagare le tasse mi dà una gradevole, indubitabile eccitazione. Non lo nego: è una faccenda strana. Anomala. Stravagante. Ne ho parlato ad un mio amico psichiatra – ho molti, affettuosi, cauti e solleciti amici psichiatri – che mi ha guardato con un sorriso non privo di tenerezza.
Mi sono chiesto spesso: perché, vecchio idiota, ti fa piacere pagare le tasse? È del tutto chiaro che in questo compiacimento non v’è traccia di esibizionismo civico; non mi offro come modello, come esempio del buon cittadino, virtuoso come un antico spartano. Come tutti gli italiani degni di questo nome, io sono un cittadino mediocre, diciamo pure scadente. So di esserlo, sebbene non sappia dire esattamente in che modo si esprima codesta mediocrità. Lo sono globalmente, come uno è avvocato o padre di famiglia. Segni particolari, nessuno. Continua a leggere »

Oblomov

sabato 26 novembre 2011

Eppure, guardatelo là, il lettore! Oblomov! Infaticabile debitore di fantasmi altrui, osservate come scippa un grande amore, come manomette un sogno di grandezza, come si adergono, miserabili trucchi, i minareti delle sue moschee interiori, che ha sottratto ad un libro in edizione economica, ritraduzione dal francese di un fastoso libercolo orientale! Ho usato tre esclamativi, e suppongo di avere esaurito il mio stock settimanale.

[Giorgio Manganelli, Antologia privata, cit., p. 66]

Manganelli

mercoledì 23 novembre 2011

Io sospetto che voi siate, psicologicamente parlando, sani, e questo mi è insopportabile.

[Giorgio Manganelli, Antologia privata, cit., p. 187]

Leggere i russi

mercoledì 23 novembre 2011

Di nuovo, sono stato risucchiato. Ho avvertito una lieve pressione alle vertebre cervicali, mi è arrivato alle narici un odore aspro di campagna concimata di recente, di bettole, di sobborghi torvi e tristi, di tenerissimi fiori appena sbocciati e odore di mucche, di cavalli, di carrozze coperte dalla muffa della morte, e infine l’aroma sacro del sangue, l’afrore della cosa uccisa o suicida. Oh, certo sono immagini, molto discordanti, addirittura senza senso, perché metterle tutte insieme? Diciamo che sono esibizionista – che sto diventando, come succede a molti, un personaggio di ciò di cui vorrei parlare: vorrei parlare infatti di quella esperienza violenta, malsana, indispensabile, unica, che dà il semplice gesto di «leggere i russi». L’ho scritto tra virgolette, perché leggere i russi non è mica una variante di tutti i mondi letterari, come leggere i ruteni, o magari gli italiani dell’Ottocento, eccettuato Manzoni, che, in questo momento, mi sembra un caso secolare di samizdat, di esule russo nel suo secolo.
«Leggere i russi» è un’esperienza che molti fanno nell’adolescenza, più o meno al tempo delle sigarette e dei primi, sani desideri di scappare di casa e andare a fare il mozzo. Di questi desideri i «russi» sono i più tenaci, e se poche sono le possibilità che ci si dedichi a correre lungo i moli in cerca di un brigantino, assai minori sono quelle di liberarsi di un Dostoevskij una volta che vi è entrato nel sangue. Ma non è solo lui; non esistono disintossicanti per Gogol, ed è molto più facile dimenticare il numero del telefono del primo amore, che la prima lettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o della Steppa di Cechov. Così accade che, periodicamente, nella vita, veniamo accolti da un attacco di «leggere i russi».

[Giorgio Manganelli, Antologia privata, Milano, Rizzoli 1989, p. 187]

Uscito da un negozio

venerdì 28 ottobre 2011

Sto leggendo Oggi e dopodomani, di Patrik Ourednik e mi sembra che sia un po’ il seguito di uno dei piccoli romanzi fiume che compongono Centuria di Giorgio Manganelli, quello dove c’era quell’uomo che, uscito da un negozio, si era accorto che gli avevano rubato l’universo. E se ne era dato un po’ anche la colpa, perché non aveva messo l’antifurto. Ma non ho ancora finito di leggere, non sono sicuro, può darsi che non c’entri niente.

In autobus

giovedì 1 settembre 2011

Certo, viene pure il momento, socialmente responsabile, del decesso; ma la scienza, che si impiccia di cose che non la riguardano, continua a dilazionarlo; nel 2020 i “vecchi” saranno due miliardi, e sarà praticamente impossibile sedersi in autobus. L’espressione “soluzione finale” è stata inventata qualche tempo fa, e ogni tanto si riaffaccia; sono convinto che qualcuno capace di teorizzare l’intrinseca malignità della classe anziana si troverà. E allora si comincerà a studiare veramente non il problema, ma la soluzione. Voi mi capite. Epidemie selezionate. Inverni artificialmente prolungati e rigidi. Cibi maliziosamente specifici. Multe conciliabili a chi travolge un vecchio con la macchina. “Feste dell’anziano”, con giochi pericolosi e obbligatori. Magari guerricciole concordate. Ma suppongo che si cercherà di incrementare il suicidio degli anziani, con una raffinata propaganda subliminale. Televisione, cinema – da affidare agli scandinavi – e articoli di fondo pieni di simpatia per l’anziano suicida.
Ma attenzione: se tutti quei miliardi persuasi cominciassero a buttarsi dalla finestra, i marciapiedi diventerebbero impraticabili; se si impiccassero, non ci sarebbe più spago neanche per un pacchetto di paste domenicali. Forse, bisogna affrontare il problema a monte. Magari, un po’ di guerra seria, no?

[Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, cit., p. 98]

Sgavazzeranno

mercoledì 31 agosto 2011

L’allarme, il cruccio, l’apprensione sono grandi; vi è nell’aria un disagio, si nota un tacito agitar del capo, un moto delle mani, come a dire: «No, così non si può». «No, così non si può» suggeriscono, a mezza bocca, gli esperti e ciò che «non si può» ormai lo sappiamo. Il problema era uggioso, è pressante, sarà travolgente. Insomma, questi vecchi esagerano. Ho letto che nel 2000 saranno un miliardo e duecento milioni, e c’è da scommettere che sgavazzeranno e se la spasseranno un mondo nelle loro comode, insultanti sedie a rotelle, mentre i giovani dovranno lavorare, a torso nudo anche nel cuore dell’inverno, nelle miniere, nelle fonderie, nelle gigantesche fabbriche di suini; e tutto per mantenere non solo le loro famiglie, che già non è poco, ma tutti quei “vecchi”.

[Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, cit., p. 96]

In realtà

mercoledì 15 giugno 2011

In realtà, è quasi impossibile mettere in scena un italiano senza essere pittoreschi e commoventi. Solo gli irlandesi sono più patetici degli italiani, coi loro preti e la pesca del salmone: ma sono monotoni, pochi e come delinquenti mi sembrano modesti.

[Giorgio Manganelli, Lunario dell'orfano sannita, Milano, Adelphi 2009, p. 121]