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Ragionevolmente

venerdì 27 maggio 2016

Giorgio Manganelli, Estrosità rigorose di un consulente editoriale, Milano, Adelphi

Flann O’Brien, Il terzo poliziotto, Einaudi, Torino 1971.

Un libro amabile, inconsueto e ragionevolmente demente.

[Giorgio Manganelli, Estrosità rigorose di un consulente editoriale, Milano, Adelphi 2016, p. 29]

Lei è lo scrittore?

venerdì 18 marzo 2016

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

Aggiungerò che mi è accaduto di ricevere telefonate che cominciavano a quel modo: «Lei è lo scrittore?». Non erano telefonate scortesi, ma semplicemente denunciavano, da parte del telefonante, una ferma volontà di volere il prodotto autentico, senza conservanti, senza additivi; è un atteggiamento da cliente probo, pronto a respingere con educata fermezza, come nella pubblicità degli amari, un Manganelli dentista, miniaturista, bottinaio o trafficante in avorio, sebbene si tratti di lavori dignitosi e socialmente apprezzati. Il Cielo – che ha tanto da fare – cerchi di trovare il tempo per salvarmi dallo sgomento che mi dà quella definizione.

[Giorgio Manganelli, Pronto? Lei è lo scrittore?, in Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), p. 234]

Scrivi scrivi

sabato 27 febbraio 2016

Manganell

Scrivi scrivi
se soffri adopera il tuo dolore:
prendilo in mano, toccalo,
maneggialo come un mattone,
un martello, un chiodo,
una corda, una lama;
un utensile insomma.
Se sei pazzo, come certamente sei,
usa la tua pazzia: i fantasmi che affollano la tua strada
usali come piume per farne materassi;
o come lenzuoli pregiati
per notti d’amore;
o come bandiere di sterminati
reggimenti di bersaglieri.

[Giorgio Manganelli, Poesie, Milano, Crocetti 2006, p. 184]

Che la realtà sia realistica, che la natura sia naturale

mercoledì 3 febbraio 2016

Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati

Prevedere dove vanno a finire le frasi di Giorgio Manganelli è una cosa difficilissima. Nel libro Ufo e altri oggetti non identificati 1972-1990, da poco uscito per Mincione Edizioni per la cura di Raffaele Manica, si racconta di un momento in cui gli Ufo erano «quegli oggetti non identificati che consentivano a persone di instabile equilibrio nervoso e mentale, tra le quali» dice Manganelli «mi annovero, momenti di vana ma onesta eccitazione». Delle loro ipotetiche apparizioni restavano «sui giornali fotografie enigmatiche, come se le macchine fotografiche avessero scoperto le ambigue delizie dell’alcool: punti fosforescenti, cerchi, oggetti oblunghi». «Non c’è persona lievemente squilibrata» scrive Manganelli «che non abbia sperato di incontrarsi con quegli omarini cosmici, almeno di vedere le loro macchine volanti. Ovviamente» aggiunge «io preferisco crederci. Ma, ormai, non è questo il punto. Che cosa vuol dire questo loro ritorno, e in luoghi così umili, così appartati? Li hanno visti sulla Spezia, dove si mangia così male, scommetto che varrebbe la pena impiantare degli osservatori ad Alessandria o a Foggia. A trent’anni eravamo così fiduciosi, così disperatamente ansiosi di vederli scendere fra noi; dopo vent’anni sono un recupero, uno di quei repèchages cosmici che ogni tanto i fabbricatori della moda lanciano nella nostra via lattea, sempre più smaniosa, vizza e quagliata. Essendo un recupero di dubbio successo, cominciano con un giro in provincia; “Vediamo se alla Spezia fa effetto”, si saranno detti; “gli spezzini sono tutti d’un pezzo, se quelli si montano la testa passiamo subito all’Abruzzo e poi a Milano”». Questa antologia degli scritti di Manganelli contiene anche una prova dell’esistenza dei dischi volanti. «Non ho mai visto dischi volanti»  c’è scritto «e questa è l’unica prova a favore della loro esistenza che sono in grado di addurre. Infatti, se fosse un caso di psicosi collettiva, come qualcuno dice, non c’è dubbio che io ci sarei cascato. Insomma, se non ci fossero stati, io certamente li avrei visti. Ma non li ho visti, dunque non è improbabile che esistano». Un ribaltamento simile si ritrova in un articolo in cui Magnanelli parla dello sbarco sulla luna: «In questi giorni si fa un gran parlare di quella notte magata in cui, vent’anni fa, l’uomo, più esattamente il signor Armstrong, mise un piede sulla luna, e recitò il suo temino che si era preparato a casa. Ricordo quella notte perché io andai a dormire come al solito e non assistei allo spettacolo straordinario. Stupido vero? Assolutamente. Ma lo rifarei. Voglio dire che non fu una mirabile impresa? Certo che lo fu, ma io non amo le mirabili imprese. Ne ho paura»; nonostante questa paura, Manganelli è un grande lettore di fantascienza: «Per anni consumai fantascienza, come altri consuma whisky o cocaina». A questi due temi, i dischi volanti e la fantascienza, Manganelli imparenta le fate e gli gnomi: «Mi sembra che non abbia torto Carroll quando scrive – e suppongo fosse esattamente quello che pensava – di non provare alcun disagio mentale all’idea dell’esistenza delle fate. Vorrei aggiungere che la nostra diffidenza culturale nei confronti di qualcosa che pure continua ad affascinarci si fonda su due goffe tautologie: che la realtà sia realistica e che la natura sia naturale. La realtà include, dovete ammetterlo, i sogni, i numeri del lotto e il grande amore: quanto alla natura, non posso non pensare che esseri come la zebra – questa irriverente ed arcaica parodia della Juventus – come le farfalle, i pavoni, il colibrì, le lumache, siano nati dalla creatività di una natura per nulla interessata ad essere naturale».

[Uscito ieri su Libero]

Allora

martedì 26 gennaio 2016

Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati

allora, quando eravamo ragazzi, eravamo matti, avevamo il complesso di Edipo ed avevamo capito tutto quanto avremmo cercato di discapire, se così si può dire, per buona parte della nostra vita, per ritrovarcelo davanti intatto al principiar della canizie.

[Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati 1972-1990, Roma, Mincione Edizioni 2015, p. 120]

Manganelli

mercoledì 20 gennaio 2016

Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati

Durante la mia sempre più lontana, ormai invisibile infanzia, e durante la prima adolescenza… Eh, no, interverrà un eventuale lettore evoluto e cosciente, io una prosa di memoria non la voglio davvero. Giusto, troppo giusto. Che vuole? Mi par di capire che ella ha un debole pei racconti del terrore, dell’orrore, non mi sbaglio? Bene. Dunque: durante la mia sempre più lontana, ormai invisibile infanzia…

[Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati 1972-1990, Roma, Mincione Edizioni 2015, pp. 76]

Con la calma dei forti

sabato 16 gennaio 2016

Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati

Leggo che vi è un gran cruccio, estrema ambascia per l’imminente offerta sul mercato di un ritrovato destinato a rendere estremamente agevoli i messaggi tra gli esseri umani, in qualunque luogo si trovino; si tratta di un telefono da tasca, verosimilmente esente da fili, con il quale si può telefonare e ricevere telefonate dovunque in qualsiasi momento. Il telefono starà in tasca, e basterà fare il numero desiderato, che potrà anche essere di altro telefono da tasca; allo stesso modo chiunque potrà venir squillato a qualsiasi ora, dovunque si trovi e in qualsivoglia circostanza.
Il cruccio, l’ambascia naturalmente si riferiscono alla minacciata privacy; si afferma, non senza ragione, che la vita privata ne uscirebbe offesa, invasa, minacciata. La notizia è divertente. Ne risulta, in primo luogo, che il concetto di vita privata è strettamente legato con quello di comportamento che è bene nascondere, variamente disdicevole, vergognoso e quanto meno malizioso. Niente da eccepire, peccare è umano, ma non è saggio che tutti ci vedano peccare. Ma non posso fare a meno di osservare che dopo tutto questo ingegnoso ritrovato sarà da noi sperimentato in Italia, nella fertile penisola dei cui telefoni, lo confesso, da troppo tempo non mi occupo.
Ora noi siamo abituati alle telefonate sviate, variamente scivolate, che finiscono su numeri simili, ma dopo tutto ci si sbaglia di strada, più raramente di quartiere. Sì, rammento che una volta, facendo un numero del tutto consueto e domestico, mi si affacciò nel telefono la severa voce di una femmina di Sant’Agata dei Goti; ma forse si trattava di un evento paranormale. Quello che pregusto è il ventaglio di possibilità che si apriranno ai telefoni nazionali, quando saranno inseriti nella rete planetaria delle telecomunicazioni. Io conto di avere delle belle esperienze, altro che Sant’Agata dei Goti. Già mi vedo Gorbaciov che, nel cuore del dibattito del Comitato Centrale, si ferma per rispondere al telefono, ascolta, lo depone e con la calma dei forti: «È il solito Manganelli che cerca il vinaio». Non troverò una lavanderia al posto dell’amico Edmondo, ma il tempio d’oro di Amristar nel Punjab, e sono certo che, quando mi troverò dal mio barbiere, affidato alle mani esperte del tecnico dei baffi, mi toccherà eludere con una punta di fastidio l’ennesima telefonata del Dalai Lama ansioso di parlare al campomonaco di un eremo himalayano. O forse da noi un inventore ingegnoso progetterà un telefono da tasca con il segnale di occupato, oppure «L’abbonato ha cambiato numero», incorporato in modo non eliminabile. La nostra privacy è sicura: possiamo peccare.

[Giorgio Manganelli, Ufo e altri oggetti non identificati 1972-1990, Roma, Mincione Edizioni 2015, pp. 235-236]

Intervista a Dio onnipotente

venerdì 15 gennaio 2016

manganelli cavazzoni

Ermanno Cavazzoni legge e racconta Giorgio Manganelli al festival sonoro della letteratura Questa è l’acqua: Clic

19 dicembre – Reggio Emilia

sabato 19 dicembre 2015

Sabato 19 dicembre,
a Reggio Emilia,
a FONDERIA 39
in via della Costituzione 39
dentro Questa è l’acqua,
festival sonoro della letteratura
alle 17,
Intervista a Dio onnipotente, di Giorgio Manganelli
legge e ne parla Ermanno Cavazzoni,
alle 18.30
Rat-Man Live!
legge Leo Ortolani
alle 21.15
L’autobus di Stalin ferma a Reggio Emilia
Antonio Pennacchi L’autobus di Stalin

Le canagliate della sintassi

mercoledì 11 novembre 2015

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

Ci sono libri che ci dànno una moderata sensazione di libertà, per il loro destino un poco periferico, che li fa restare ai margini delle storie ufficiali, scolastiche; sono libri un po’ bastardi, di dubbia legalità domestica, e senza discendenti riconosciuti. Sono dei tàngheri, dei mettimale, dei poco di buono; sono ambigui e insieme di buon umore in un modo provocatorio. Hanno del canagliesco. È bene che qualsivoglia sensazione di libertà abbia un che di canagliesco. Non occorre rompere lampioni; si possono fare più canagliate con una ben manipolata sintassi e un lessico furbesco che con le motociclette delittuose del cinema.

[Giorgio Manganelli, Quei mascalzoni di Pulci e Stendhal, in Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), p. 214]