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Uno storico di Reggio Emilia

domenica 3 settembre 2017

A Ligonchio, ieri, c’era uno storico di Reggio Emilia che mi avevano detto che diceva «Rubatemi pure le idee, tanto io ne ho delle altre», allora gli ho chiesto «Senti, ma è vero che sei tu quello che ha detto “Rubatemi pure le idee, tanto io ne ho delle altre”?», e lui mi ha detto che l’aveva detto lui ma l’aveva letto da una qualche parte, non si ricordava più dove.

Cose che succedono a Parma

venerdì 1 settembre 2017

Stamattina, ero a Parma, dalle parti della stazione, all’ora di pranzo, dovevo pranzare, sono entrato in uno di quei posti che ci sono in stazione, c’erano dei panini già pronti e dei pezzi di pizza freddi che sembravano morti, sembrava che fossero lì da dei giorni, tutti morti e sudati, poverini, non ho avuto il coraggio, allora sono uscito, ho visto un bar che fuori c’era la foto di un toast, sono entrato, ho chiesto alla barista «Mi fa un toast?». E lei mi ha sorriso mi ha detto «Un toast? Quella che fa i toast non c’è, io non sono capace. Scusa», mi ha detto. È stato bellissimo.

Forse

mercoledì 30 agosto 2017

Ma un cattolico praticante, che deve fare un pagamento online e che, alla fine, il computer gli dice che è obbligatori barrare la caselle Dichiaro di aver preso visione dell’informativa, cioè dichiarare di aver presto visione dell’informativa, uno così, che dichiari di aver preso visione dell’informativa senza aver preso visione dell’informativa, che è lunga magari sei pagine, come fanno magari gli atei o i cattolici non praticante, un cattolico praticante, che dichiari di aver preso visione dell’informativa senza aver preso visione dell’informativa, commette un peccato? E un cattolico molto molto praticante cosa fa, la legge? Perché, se la legge, mi piacerebbe conoscerlo, forse.

Qualche mese?

lunedì 28 agosto 2017

Oggi ho comprato un giornale, il Resto del Carlino, e ci ho trovato due pagine, la 14 e la 15, dedicate a un’intervista a Pamela Prati, che dice, tra l’altro: «Io da tanti anni non sto con nessuno perché in giro non ci sono più veri uomini. E i migliori se li sono già presi. Quindi attendo fiduciosa».
Al giornalista che le chiede cosa intende per uomini veri lei risponde: «Innanzitutto un uomo che ti corteggia, ti faccia sentire donna. Io sono una donna d’altri tempi, ho bisogno di un corteggiamento anche lungo». «Qualche mese?», chiede il giornalista. «Anche di più», risponde lei.

Ieri mattina

lunedì 28 agosto 2017

Ieri mattina, pochi minuti prima delle nove mi sono trovato davanti alla Coop Andrea Costa con i miei colleghi pensionati che aspettavamo che aprisse, la domenica apre la nove, dei bei momenti, bisogna dire.

Proprio tutto

domenica 27 agosto 2017

Nell’andare in stazione, per andare a Firenze, ho incontrato tre persone con la maglietta dell’Hard Rock Cafè (di NewYork, di Praga, e di Lisbona), tutta gente appena tornata dalle ferie, ho pensato. E dopo, arrivato in stazione, ho visto un titolo del Vernacoliere: «Novità. Sagre e fiere. Grande festa dei becchi. Presenta: Matteo Sarvini», che era così stupido che mi ha fatto ridere. La volta precedente, che ero stato a Firenze, ci ero stato il 17 giugno, per la finale dei playoff di Lega Pro, Parma – Alessandria. Dovevo scendere alla stazione Campo di Marte, e non ero mai sceso, a Campo di Marte, e appena passato Firenze Castello, o Firenze Statuto, non mi ricordo di preciso, avevo pensato, “Ecco, mi sono perso”, perché mi sembrava che sarei dovuto scendere a Firenze Castello, o a Firenze Statuto, poi invece è arrivato Firenze Campo di Marte e mi è tornato in mente, «Devo scendere a Campo di Marte», e sono sceso, era proprio vicino alla stadio, il Parma ha poi anche vinto, è andato tutto bene son stato contento.
Che a Firenze ci son tante di quelle stazioni, c’è anche Firenze Rifredi e Firenze Leopolda, anche, a pensarci, non è difficilissimo sbagliare.
Una volta, ero a Roma, dovevo tornare a Bologna, ero arrivato a Roma Termini di corsa aveva preso il treno al volo, mi ero seduto, contento, nel mio posticino, mi ero messo a leggere, dopo un’ora e mezzo il treno si era fermato, «Bene», avevo pensato, «siamo a Firenze», poi era ripartito, dopo un’ora circa aveva rallentato per fermarsi ancora, io mi ero alzato per scendere avevo visto un cartello, fuori dal treno, Salerno, e mi ero detto, nella mia testa, «Cosa ci fa il cartello Salerno alla stazione di Bologna?»; mi ero avvicinato all’uscita, avevo visto un altro cartello: Salerno. «Ma pensa te, – avevo pensato, – non son neanche capaci di mettere i cartelli come si deve».
Il treno si era fermato, ero sceso, c’era un gran caldo, e è stato lì, sul marciapiede della stazione di Salerno, per via del caldo, che avevo capito che non ero a Bologna ero a Salerno. Dovevo aver preso il treno sbagliato.
Allora avevo telefonato a casa, avevo detto che sarei arrivato il giorno dopo ma non prestissimo, nel primo pomeriggio.
Invece l’altro giorno, a andare a Firenze, ho preso il treno giusto, e mi sono fermato nella stazione giusta, a Santa Maria Novella, e appena arrivato in stazione mi è venuto in mente di una volta che, con mia figlia, tornavamo dal mare, da Viareggio e, di solito cambiavamo a Prato, ma c’eran dei problemi sulla linea Prato – Bologna, quella volta avevamo cambiato a Firenze, avevamo aspettato il treno un’ora e mia figlia, aveva forse dieci anni, allora, si annoiava, io avevo appena letto un libro di Federico Baccomo che si intitolava Peep Show che dentro c’era un gioco, di trovare delle parole che, nel passaggio dal genere maschile al femminile, cambiavano significato, come porto / porta, o banco / banca, o posto / posta, o masso / massa, o mostro / mostra, avevamo cominciato a giocare eravamo andati avanti un’ora, e la prima cosa che mi è venuta da fare, l’altro giorno, appena arrivato a Firenze Santa Maria Novella, è stato cercare, nella mia testa, quei finti cambi di genere, costo / costa, messo / messa, arco / arca e così via. Continua a leggere »

Oggi poi

sabato 26 agosto 2017

Oggi poi dopo ho mandato una lettera a Torino, e mi sono trovato davanti alla buca delle lettere che c’erano due buche, una Per la città, una Per tutte le altre destinazioni (la città era Bologna, ero a Bologna), e mi è tornato in mente quello che mi torna in mente tutte le volte che devo spedire una lettera, che è quello che è successo una volta a Matteo B. Bianchi, che, davanti a una buca delle lettere di Milano, ha sentito due ragazzi che dovevano mandare una lettera a Monza e uno ha detto all’altro «Per la città o per tutte le altre destinazioni?», e l’altro gli ha detto «Ma sei scemo? Per la città! Monza è una città, no? Per la città». E sarà stata la centocinquantesima volta, che mi veniva in mente questa cosa, davanti a una buca delle lettere.

Come si fanno i film

sabato 26 agosto 2017

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

Tito Livio, se non erro, riporta un’antica leggenda:
Gli dèi contrattano con Numa Pompilio sul carattere del sacrificio da loro gradito. Gli dèi vogliono sacrifici umani. Numa Pompilio finge di non capirli.
– Vogliamo qualcosa di umano, – continuano gli dèi.
Numa presenta loro un ciuffo di capelli.
– Qualcosa di vivo, – continuano gli dèi.
Numa aggiunge due pesci vivi.
– Vogliamo qualcosa di tondo, vogliamo una testa, – dicono gli dèi.
Numa offre una cipolla.
Così gli dèi ottengono un assortimento di cose del tutto inutili.
Press’a poco allo stesso modo si svolgono oggi le conversazioni tra gli sceneggiatori e il CEP, il Centro Educazione Politica.
Il CEP vuole soggetti umani, sostenuti da materiale vivo, che esprima i rapporti esistenti tra le classi.
Gli sceneggiatori offrono pesce, cipolle e didascalie.
Le trattative sono lunghe e penose.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 30]

Imbarazzo

venerdì 25 agosto 2017

Su un interregionsle affollato che sta andando a Parma, a una signora coi capelli rossi che somiglia al ministro della pubblica vagamente al ministro della pubblica istruzione Fedeli e che sta leggendo Zazie dans le metro, di Raymond Queneau, suona il telefono, e la sua suoneria è Non sono una signora di Loredana Bertè e io non so dove guardare perché se incrociassi gli occhi di qualcuno, meglio che non li incroci.

Stamattina

venerdì 25 agosto 2017

Al parco del Ghisello c’era un bambino con un finto decespugliatore. Tirava la finta corda dell’accensione per accenderlo, ti guardava se lo guardavi, se lo guardavi cominciava a far finta di tagliare l’erba, non avevo mai visto, un gioco del genere.