Un giornalista

giovedì 9 novembre 2017

Mi chiamavo Pietramellara, Marco Pietramellara, un nome assurdo, per uno che vuol fare il giornalista.
Uno che fa il giornalista dovrebbe avere almeno il buongusto di avere un nome minimamente memorabile, come Giorgio Bocca, o Enzo Biagi, o Piero Ottone, o Calindro Montanelli, io volevo fare il giornalista e mi chiamavo Pietramellara, Marco Pietramellara, ma che testa avevo?
Ma cosa può pensare di combinare, uno così?
O Marco Travaglio.
O Emilio Fede, al limite.
O Maurizio Costanzo.
O Paolo Mieli.
Ma Pietramellara.
Ma cosa volevo fare?
E fosse stato solo il nome.
Anche il modo, di lavorare.
Quel giorno qualsiasi del mese di maggio dell’anno 2017, per esempio, nella redazione di Emila Today, il vostro quotidiano preferito, mi ero dedicato a una delle forme di decoro della vita sociale che il noto sociologo canadese Erving Goffman aveva classificato come «Far finta di lavorare».
Ero fatto così, mi piaceva fare il contrario di quello che avrei dovuto fare.
Uno potrebbe pensare “Eri un ragazzo”, no.
No, non ero un ragazzo.
Avevo quarantotto anni, avevo.

[Paolo Onori, Fare pochissimo, Milano, Marcos y Marcos 2017, pp. 16-17 (è uscito oggi)]

Proprio degli amici

venerdì 20 ottobre 2017

[Dalla Marcos y Marcos son stati così gentili da farmi leggere il libro d’esordio di Paolo Onori, Fare pochissimo, e da permettermi di metterne qui un pezzo, questo qua]

Cioè quando ero giovane qualche amico l’avevo avuto anch’io.
E una cosa che mi ricordo, di quegli amici che avevo, e del nostro modo di considerarci amici, mi ricordo che, ogni tanto, a me, da giovane, succedeva che passavo un po’ di tempo, tipo sei mesi, che non volevo vedere nessuno.
Mi chiudevo in casa, mangiavo, bevevo, leggevo dei libri, guardavo dei film non uscivo di casa per sei mesi.
E i miei amici, una cosa per cui li consideravo ancora più amici, era il fatto che, in quei sei mesi lì, non mi rompevano i coglioni.
Non mi telefonavano, non mi cercavano, rispettavano il fatto che io volevo stare da solo eran proprio degli amici, secondo me.
E quegli amici lì, così discreti, io ce li avevo ancora, erano ancora vivi, solo che ormai, quanto tempo sarà stato, che non ci sentivamo, con i miei amici?
Quanto tempo era che non rompevano i coglioni? Saran stati, non so, dodici anni?
E dopo dodici anni senza sentirsi durava ancora, l’amicizia, o si era estinta?
Chissà.
Il problema era che non c’erano mica dei contratti.
Che in un contratto tu specifichi tutto per bene, oppure una confezione, ci sarebbe voluta una confezione dell’amicizia sul fondo della quale andare a leggere la data di scadenza, allora le cose sarebbero state chiare solo che, non c’erano contratti, non c’era confezione, non c’era specificato niente.

Un riassunto

martedì 17 ottobre 2017

Un autobus con dei passeggeri che a guardarli sembra che dicano tutti “Anche da lontano, si vede, che non mi vuoi più bene”, una collega che quando la chiamano al telefono lei dice «Obitorio, buongiorno», una moglie con cui non si è sposati che è grama come le verze bagnate, una barista che quando le chiedi un toast ti chiede se te lo deve scaldare, una figlia che sa a memoria una canzone di Orietta Berti, un prete russo che sta cercando di avviare il processo di beatificazione di Stalin, un avvocato che imita Gianni Agnelli e telefona ai suoi clienti alle sei e quaranta del mattino, un insegnante di religione cattolica che, quando si va a confessare, il primo peccato che dice è: «Insegno la religione cattolica», una collega appassionata di trapani che ha un dogo argentino che si chiama Satana, un protagonista convinto che la vita è orribile e meravigliosa: tutte queste cose, e qualche altra ancora, forse fanno un libro che, se uno ha un po’ di pazienza, forse riesce a leggerlo dall’inizio alla fine.

[Di Fare pochissimo, di Paolo Onori, che esce il 9 novembre]

La copertina

lunedì 16 ottobre 2017

[del libro di Onori]

Un esordiente

lunedì 16 ottobre 2017

Mi hanno avvisato, da Marcos y Marcos, che sta per uscire il romanzo di un esordiente che ho paura potrebbe essere confuso con me, si trova qui, clic; se volete parlare con lui, non dovete scrivere a me, ma a lui, la sua mail è: opaolo.onori[chiocciola]gmail.com.
Grazie

Così

giovedì 14 settembre 2017

Quando rivedo i romanzi, quel lavoro lì di revisione che si fa dopo la consegna e prima della stampa, è l’unico momento che mi sembra di lavorare davvero ed è il lavoro che mi piace di più, tra gli innumerevoli non lavori che faccio io per stare al mondo.

Problemi

domenica 10 settembre 2017

Non capisco quando si dice: questo è parte del problema, non parte della soluzione; come se il problema non avesse a che fare con la soluzione; come se senza problema fosse possibile una soluzione; come se si potesse vivere in un mondo senza problemi tutto fatto di soluzioni, non capisco.

Fare pochissimo

domenica 10 settembre 2017

C’era uno che conoscevo che diceva che voleva fondare una religione che la santità si conquistava facendo le cose che uno fa tutti i giorni.
La colazione, il lavoro, il pranzo, la cena.
Fumare.
Fumava, quello lì.
Andare allo stadio.
Fiondare.
Andare a letto.
Lavarsi.
Cioè ti lavavi i denti, in quella religione lì, e i tuoi discepoli «Ooooh, si è lavato i denti».
Ecco, io, quando cominciavo a pensar che ero bravo, mi veniva subito da preoccuparmi, perché mi conoscevo, e sapevo che la mia tendenza, la mia inerzia, se la lasciavo andare, mi avrebbe portato a pensare di essere il nuovo profeta di quella religione che i miei discepoli avrebbero dato chissà cosa per venire a casa mia, mettersi nell’ingresso, sbirciare attraverso la porta del bagno per vedere che mi lavavo i denti e dire: «Ooooh, si sta lavando i denti».
Invece, al contrario, quando le cose andavano male, che mi sembrava che nessuno volesse saperne, di me, ecco allora sì, che c’era da esser contenti.

Irma

sabato 9 settembre 2017

Quella bambina che ogni tanto, qui dentro, si chiama la Battaglia, in un’altra vita, fuori da qui, si chiama Irma, e è la bambina, tra tutte le bambine che esistono al mondo, che conosco meglio, e io, l’altra notte, mi sono svegliato, nel cuore della notte, come si dice, ho acceso il computer, sono andato su twitter, ho visto che tra i trendtopics c’era Irma, il primo pensiero che mi è venuto è stato «Cos’ha combinato, l’Irma?», da andare a finir tra i trendtopics di Twitter, che sono gli argomenti più trattati, come sanno tutti, oramai, credo, magari mi sbaglio.

Con una pistola

giovedì 7 settembre 2017

Stamattina sono stato in un’armeria di Milano a chiedere all’armaiolo un paio di pareri su una cosa che sto scrivendo dove c’è uno che spara con una pistola, volevo capire se le cose che avevo immaginato funzionavano oppure no.
Intanto che gli chiedevo la prima cosa ho sentito un cliente che entrava e si fermava dietro di me, vicino, era un locale piccolo, allora ho chiesto velocemente all’armaiolo la seconda cosa, e la seconda cosa era, più o meno: «Ho sentito che, se non si ha un silenziatore e si spara in un cuscino, il cuscino attutisce i rumori e fa la funzione del silenziatore, è vero?».
«Sì», mi ha detto l’armaiolo.
«Grazie, – gli ho detto io, – è stato gentilissimo mi ha aiutato molto», e gli ho dato la mano, mi sono voltato per andare, ho visto che il cliente che era lì che aspettava era una poliziotta.
E basta.