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Una dedica

domenica 11 dicembre 2016

Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione

Se in tutto il mondo è rimasto ancora un lettore che legga per il gusto di leggere – o che comunque dopo aver letto se ne vada per i fatti suoi – gli chiedo o le chiedo, con indicibile affetto e gratitudine, di dividere la dedica di questo libro in quattro parti con mia moglie e i miei bambini.

[J. D. Salinger, Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, traduzione di Romano Carlo Cerrone, Torino, Einaudi 1965]

Intelligenze

lunedì 28 novembre 2016

imgres

– Lei mi sembra molto intelligente, per un americano, – meditò la mia ospite.

[J. D. Salinger, Nove racconti, traduzione di Carlo Fruttero, Torino, Einaudi 1962, p. 116]

Per il resto

venerdì 21 ottobre 2016

Domenico Starnone, Scherzetto

Per il resto continuai a rigirarmi nella testa le parole dell’editore, e poiché il buono che potevo trovarci risultò sempre più esile, l’irritazione iniziale si mutò in rabbia. A scuola quella parola non piaceva, maestri e professori ci correggevano. No rabbia – ci rimproveravano – si dice ira, la rabbia ce l’hanno i cani. Ma la lingua napoletana che si parlava nel Vasto, al Pendino, al Mercato – i quartieri in cui ero cresciuto io e prima erano cresciuti mio padre, i nonni e i bisnonni, forse tutti i miei antenati – non conoscevano la parola ira, l’ira di Achille e di altri attivi dentro i libri, ma solo ‘a raggia. La gente di questa città, pensai, di questi quartieri e piazze e strade e vichi e banchine del porto piene di fatica e carichi e scarichi illegali, s’arraggiava, non s’adirava. S’arraggiava a casa, per strada, soprattutto quando vagava in cerca di soldi senza trovarne. E spesso bastava poco per azzannarsi con altri arraggiati. La raggia, sì, la raggia, altro che l’ira. Ti sei adirato? Vi siete adirati? Si sono adirati? Macché. Maestri e professori ci davano un vocabolario che era inservibile per quelle strade. Lì c’era una città di cani e l’ira non aveva niente a che fare col sangue agli occhi che mi veniva per vie come appunto quella che stavamo imboccando adesso e che portava su corso Garibaldi. Quando uscivo di scuola e non avevo voglia di tornare a casa perché ero furibondo contro compagni aguzzini, contro professori sadici, era la rabbia che mi rompeva il petto, gli occhi, la testa, e per calmarmi facevo il giro lungo, andavo fino a Porta Nolana, a volte imboccavo via San Cosmo, altre volte, col sangue che non si acquietava, andavo per il Lavinaio, andavo al Carmine, camminavo selvatico per spazi scempiati, raggiungevo il Porto. E guai se per strada qualcuno distrattamente mi urtava, bestemmiavo santi e madonne, ero non adirato ma arraggiato, e ridevo sfottente, poi sputavo, tiravo mazzate sperando di riceverne. Oggi nessuno che mi conosca lo direbbe, ma ero proprio così. Quanto sarebbe bello – mi dissi – tornare a Milano e dopo più di mezzo secolo risorgere come stato da adolescente, andare dritto filato in corso Genova, imboccare l’edificio dove ha sede la casa editrice, salire al terzo piano e senza preamboli sputare in faccia al piccolo scostumato signorino che ha criticato il mio lavoro: non solo quelle tavole, no, ma tutto il lavoro di una vita, senza rispetto.

[Domenico Starnone, Scherzetto, Torino, Einaudi 2016, p. 34-35]

Due tipi di immagine

giovedì 13 ottobre 2016

I formalisti russi

esistono due tipi di immagine, l’immagine come mezzo pratico di pensiero, strumento per riunire in gruppi gli oggetti, e l’immagine poetica, strumento per rafforzare l’impressione.

[Viktor Šklovskij, L’arte come procedimento, in I formalisti russi, a cura di Tzvetan Todorov, traduzione di Cesare de Michelis e Renzo Oliva, Torino, Einaudi 1968, p. 77]

Il presente volume

sabato 24 settembre 2016

Barnes Il rumore del tempo
Adorava i balocchi, i giochi da tavolo e i racconti polizieschi. Un nuovo modello di accendino come un qualunque rompicapo potevano divertirlo per ore. Aveva un modo obliquo di accostarsi alla vita. Si era fatto realizzare un timbro di gomma per poter apporre su ogni singolo libro della sua biblioteca questa parole in lettere violette: «Il presente volume è stato rubato a D. B. Šostakovič».

[Julian Barnes, Il rumore del tempo, traduzione di Susanna Basso, Torino, Einaudi 2016, p. 24]

La negazione delle norme astratte

venerdì 23 settembre 2016

bachtin, estetica e romanzo

Non c’è il punto di vista della serietà che si contrappone al riso. Il riso è l’«unico personaggio positivo».
Il grottesco in Gogol’ non è quindi una semplice violazione della norma, ma è la negazione delle norme astratte e immobili che pretendono all’assoluto e all’eternità. Egli nega l’evidenza e il mondo dell’«ovvio» in nome dell’inatteso e dell’imprevedibile della verità. Egli sembra dire che il bene bisogna aspettarselo non da ciò che è stabile e usuale, ma dal «miracolo». In lui c’è l’idea popolare rigeneratrice e vivificante.

[Michail Bachtin, Rabelais e Gogol’, in Michail Bachtin, Estetica e romanzo, a cura di Clara Strada Janovič, Torino, Einaudi 1979, p. 474]

Una bella volta

domenica 28 agosto 2016

Beckett che faccia

immagina se questo
una volta questo
una bella volta
immagina
se una volta
una bella volta questo
finisse
immagina

[Samuel Beckett, Mirlitonnades, in Samuel Becket, Le poesie, Torino, Einaudi 1999, p. 156]

Leggo tanto

sabato 27 agosto 2016

Anton Čechov, Vita attraverso le lettere, traduzione di Gigliola Venturi e Clara Coïsson, Torino, Einaudi

Oggi mi son tagliato i capelli! Sono stato in città per la prima volta dopo la malattia, sono andato malgrado gelasse (-2°) e mi son fatto tagliare barba e capelli – questo per il caso d’un tuo arrivo. Tu sei severa,bisogna avere un aspetto decente, decoroso.
Maša ha assunto una cuoca. Io, si può dire, non scrivo nulla, esattamente nulla! Ma non amareggiarti, a tutto si fa in tempo. Ho già scritto undici volumi, uno scherzo da nulla! A quarantacinque anni ne avrò scritti venti. Non prendertela, tesoro, moglie mia! Io non scrivo, però leggo tanto, che presto diventerò intelligente.

[Anton Čechov, Lettera a Ol’ga L. Knipper del 3 gennaio 1902, in Anton Čechov, Vita attraverso le lettere, traduzione di Gigliola Venturi e Clara Coïsson, Torino, Einaudi 1989, p. 274]

Miracoli

mercoledì 24 agosto 2016

nadler

La fede nei miracoli non è espressione di uno spirito devoto bensì di ignoranza ovvero, come afferma Spinoza in una lettera a Oldenburg, «Miracoli e ignoranza sono la stessa cosa».

[Steven Nadler, Un libro forgiato all’inferno. Lo scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione, traduzione di Luigi Giacone, Torino, Einaudi 2013, p. 88]

Dove cominciano le favole

martedì 16 agosto 2016

propp

La favola di solito parte da una situazione iniziale.

[Vladimir Ja. Propp, Morfologia della fiaba, a cura di Gian Luigi Bravo, Torino, Einaudi 1966, p. 31]