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Le preoccupazioni di un musicista

domenica 21 luglio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiamavano tiranno. È forse così?
No, non è così. Dimostrare questa cosa, non la dimostro. Ho sentito che mia moglie diceva al telefono a un certo Michjus che sono uno stupido.
Ero seduto sotto il letto e non mi si vedeva. Oh, cos’ho provato in quel momento!
Volevo saltare fuori e gridare: «No, non sono stupido!» Mi immagino, cosa sarebbe successo.

Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Però io lo vedevo, quello che Michjus faceva a mia moglie.

Oggi mia moglie ha accolto ancora questo Michjus. Comincio a pensare che io, agli occhi di mia moglie, sto passando in secondo piano.
Michjus ha anche frugato nei cassetti della mia scrivania.
Io ero sotto il letto e non mi si vedeva.

Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Mia moglie e Michjus parlavano di me nel tono più sgradevole possibile.
Io non mi sono trattenuto e gli ho gridato che dicevano delle balle.

Sono già cinque giorni che mi han picchiato, mi fanno ancora male le ossa.

Un caso con Kuznecov

giovedì 20 giugno 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta un uomo, si chiamava Kuznecov. Una volta gli si è rotto uno sgabello. È uscito di casa è andato a comprare la colla da legno per incollare lo sgabello. Quando è passato vicino a una casa che stavano costruendo, da sopra è caduto un mattone e ha colpito Kuznecov in testa.
Kuznecov è caduto, ma si è alzato poi subito in piedi ha cominciato a tastarsi la testa. Nella testa di Kuznecov era cresciuto un enorme bernoccolo.
Kuznecov ha considerato il bernoccolo con la mano e ha detto:
– Io, cittadino Kuznecov, sono uscito per andare al negozio a… a… a… Accidenti, che roba. Ho dimenticato perché dovevo andare in negozio.
Proprio in quel momento, dal tetto è caduto un secondo mattone e ha sbattuto anche questo contro la testa di Kuznecov.
– Aià! – ha gridato Kuznecov prendendosi la testa, e si è tastato il secondo bernoccolo.
– Guaarda te che storia, – ha detto Kuznecov. – Io, cittadino Kuznecov, sono uscito di casa per andare… per andare… per andare… Dove stavo andando? Mi son scordato dove stavo andando!
A quel punto dall’alto su Kuznecov è caduto un terzo mattone. E sulla testa di Kuznecov è cresciuto un terzo bernoccolo.
– Ahi ahi ahi! – ha gridato Kuznecov, prendendosi la testa. – Io, cittadino Kuznecov, sono uscito di… Sono uscito da… sono uscito dalla cantina? No. Sono uscito dal barile? No. Da dove accidenti sono uscito?
Dal tetto è caduto un quarto mattone, ha colpito Kuznecov sulla nuca, sulla nuca di Kuznecov è cresciuto un quarto bernoccolo.
– Ben ma, oh! – ha detto Kuznecov grattandosi la nuca. – Io… Io… Io… Chi sono io? Sembra che mi sono scordato come mi chiamo. Che storia! Come mi chiamo? Vasilij Petuchov? No. Nikolaj Sapogov? No. Pantelej Rysanov? No. Ma chi accidenti sono?
Ma a quel punto dal tetto è caduto un quinto mattone e ha colpito Kuznecov sulla nuca così forte, che Kuznecov ha dimenticato definitivamente ogni cosa e gridando:
– Ooo-o-oh! – si è messo a correre per la strada.
Per cortesia! Se qualcuno incontra per strada un uomo con cinque bernoccoli in testa, ricordategli che si chiama Kuznecov e che deve comprare la colla da legno e aggiustare lo sgabello rotto.

I pensieri più difficili da comporre secondo Daniil Charms

sabato 1 giugno 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Fin dai tempi antichi gli uomini riflettevano su che cos’è l’intelligenza e che cos’è la stupidità. A questo proposito, io ricordo il caso seguente: quando mia zia mi ha regalato la scrivania, io mi sono detto: «Ecco qua, mi siedo al tavolo, e il primo pensiero che comporrò a questo tavolo sarà particolarmente intelligente». Ma a comporre un pensiero particolarmente intelligente non ci sono riuscito. Allora mi sono detto: «Va bene. Non sono riuscito a comporre un pensiero particolarmente intelligente, allora comporrò un pensiero particolarmente stupido». Ma anche a comporre un pensiero particolarmente stupido, non ci sono riuscito.
Tutte le cose estreme da fare sono molto difficili. Le parti centrali si lascian trattare più facilmente. Il centro esatto non richiede nessuno sforzo. Il centro è l’equilibrio. Lì, non c’è nessuna lotta.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos]

Quello che interessa a Daniil Charms

giovedì 30 maggio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

A me interessano solo le «scemenze»; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde.
Eroismo, pathos, audacia, moralità, pulizia, etica, commozione e fervore sono parole e sentimenti che non posso sopportare.
Ma capisco perfettamente e apprezzo: entusiasmo e ammirazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, felicità e riso.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos, p. 128 ]

Qualche conto da fare

sabato 4 maggio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Com’è facile, per l’uomo, perdersi in cose insignificanti. Si può passare per ore dal tavolo all’armadio, e dall’armadio al divano e non trovare un’uscita. Ci si può perfino dimenticare dove ci si trova e andare a sbattere con le braccia contro un armadietto sulla parete. «Oooh, armadietto! – gli si può dire. – Stai un po’ attento!» Oppure ci si può coricare per terra e mettersi a guardare la polvere. Anche in questo c’è dell’estro. È meglio farlo per ore capendo sempre di più col passare del tempo. Del resto, è molto difficile fissare delle scadenze, ci son forse nella polvere delle scadenze?
Ancora meglio guardare dentro un catino con dell’acqua. Guardare l’acqua è sempre utile e istruttivo. Anche se non si vede niente, va bene lo stesso. Guardiamo nell’acqua, non si vede niente, e presto cominciamo a annoiarci. Ma ci conforta la circostanza che ciò che facciamo è ben fatto. Pieghiamo le dita e contiamo. Ma cosa contare, non lo sappiamo, c’è forse qualche conto da fare, nell’acqua?

[Daniil Charms, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 66]

Capisci dove?

giovedì 2 maggio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Vivevano in America due americani, mister Pik e mister Pak. Mister Pik lavorava in ufficio, e mister Pak lavorava in banca. Ma ecco una volta mister Pik entra nel suo ufficio, gli dicono: – Lei non lavora più da noi –. E il giorno dopo a mister Pak dicono la stessa cosa in banca. E così mister Pik e mister Pak son rimasti senza lavoro. Mister Pik è andato da mister Pak e ha detto:

– Mister Pak!

– Cosa? Cosa? Cosa? Cosa? Tu chiedi: cosa dobbiamo fare? Cosa dobbiamo fare! Tu chiedi: cosa dobbiamo fare?

– Sì, – ha detto mister Pik.

– Ecco, ecco, ecco, ecco! Ecco vedi, cos’è saltato fuori? Ecco vedi? Ecco vedi, com’è la nostra storia!

– Sì, – ha detto mister Pik e si è seduto su una sedia, mentre mister Pak ha cominciato a correre per la stanza.

– Adesso da noi, adesso qui da noi… Io dico da noi qui negli Stati Uniti, negli Stati Uniti d’America, negli Stati Uniti d’America, qui, da noi… capisci dove?

 

[Daniil Charms, Milano, Marcos y Marcos 2011, pp. 40-41]

 

Una lettera

venerdì 7 dicembre 2012

Caro Aleksandr Ivanovič,
ho sentito che accumuli soldi e che ne hai già accumulati trentacinquemila. Per cosa? Che senso ha accumulare soldi? Perché non dividere quelli che hai con coloro che letteralmente non hanno nemmeno un paio di braghe? Del resto, cosa sono, questi soldi? Io ho studiato la questione. Ho delle fotografie dei più diffusi simboli monetari: da un rublo, da tre, da quattro, e persino da cinque rubli di valore. Ho sentito di simboli monetari che contengono in sé in una volta fino a trenta rubli! Ma metterli da parte, cosa sono io, un collezionista? Io ho sempre disprezzato i collezionisti, che raccolgono francobolli, penne, bottoncini, cipolline, eccetera. Sono persone stupide, ottuse e superstiziose. So, per esempio, che i cosiddetti «numismatici» sono coloro che accumulano i soldi, hanno la superstiziosa abitudine di conservarli prova a dire dove. Non in un cassetto, non in una scatoletta ma… dentro i libri! Ti piace, questa cosa? Pensa che si potrebbero prendere i soldi, andare in un negozio e cambiarli, diciamo, con una minestra (è un alimento), o con una salsa di cefalo (anche questa è una specie d’alimento).
No, Aleksandr Ivanovič, tu che sei quasi una persona sveglia come me, accumuli i soldi e non li cambi in altre cose di genere diverso. Scusa, caro Aleksandr Ivanovič, ma questo non è intelligente. Ti sei proprio un po’ instupidito, a vivere in quella provincia. Che non ci dev’essere quasi nessuno con cui parlare. Ti mando il mio ritratto, perché tu possa avere almeno davanti a te un volto sveglio, sviluppato, intelligente e bellissimo.
Il tuo amico Daniil Charms

[Daniil Charms, Disastri, pp. 144-145, l’immagine dell’originale viene da un tweet di Tim Kostin]

Di conseguenza

mercoledì 25 luglio 2012

Un uomo era andato a dormire che era credente, si era svegliato che era ateo.
Per fortuna, nella stanza di quest’uomo c’era una bilancia medica decimale, e quest’uomo era abituato a pesarsi tutti i giorni, mattino e sera. Così, andando a dormire il giorno prima, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava 4 pud e 21 funt. E il giorno dopo al mattino, dopo essersi svegliato che era ateo, l’uomo si era pesato ancora e aveva scoperto che pesava in tutto 4 pud e 13 funt. «Di conseguenza», aveva pensato l’uomo, «la mia fede pesava intorno agli 8 funt».

[Daniil Charms, Disastri, pp. 34-35]

Consigli

venerdì 20 luglio 2012

– Non ti consiglio di mangiare molto pepe. Conoscevo un greco, abbiamo navigato sulla stessa nave, mangiava tanto di quel pepe e tanta di quella mostarda, li versava nel piatto senza guardare.
Poi, poveretto, stava seduto sul letto tutta la notte con una scarpa in mano.
– Perché? – ho chiesto.
– Perché aveva paura dei topi, e sulla nave di topi ce n’eran moltissimi. Che lui, poverino, alla fine è morto di insonnia.

[Daniil Charms, Disastri]

Il paese più vicino

venerdì 27 aprile 2012

Ho sentito dire, oggi, a Fahrenheit, su Radio 3, che gli Stati uniti d’America sono il paese che culturalmente ci è più vicino, e mi è venuto in mente questo raccontino di Daniil Charms:

Vivevano in America due americani, mister Pik e mister Pak. Mister Pik lavorava in ufficio, e mister Pak lavorava in banca. Ma ecco una volta mister Pik entra nel suo ufficio, gli dicono: – Lei non lavora più da noi –. E il giorno dopo a mister Pak dicono la stessa cosa in banca. E così mister Pik e mister Pak son rimasti senza lavoro. Mister Pik è andato da mister Pak e ha detto:
– Mister Pak!
– Cosa? Cosa? Cosa? Cosa? Tu chiedi: cosa dobbiamo fare? Cosa dobbiamo fare! Tu chiedi: cosa dobbiamo fare?
– Sì, – ha detto mister Pik.
– Ecco, ecco, ecco, ecco! Ecco vedi, cos’è saltato fuori? Ecco vedi? Ecco vedi, com’è la nostra storia!
– Sì, – ha detto mister Pik e si è seduto su una sedia, mentre mister Pak ha cominciato a correre per la stanza.
– Adesso da noi, adesso qui da noi… Io dico da noi qui negli Stati Uniti, negli Stati Uniti d’America, negli Stati Uniti d’America, qui, da noi… capisci dove?

Poi, c’entra poco, ma sembra che il 10 giugno, a Carpi, dentro il festival Disastri, ci sarà un concerto dei Bogoncelli.