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In preparazione

martedì 3 dicembre 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

In preparazione dei festeggiamenti per il centonono anniversario della nascita di Charms: Clic

2 dicembre – Bologna

lunedì 2 dicembre 2013

Lunedì 2 dicembre,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle ore 19 e 15,
in previsione dei festeggiamenti
per il centonono
anniversario della nascita di
Daniil Charms
in programma per il 2014,
letture da Disastri,
di Daniil Charms

Favvola

mercoledì 16 ottobre 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta un uomo, lo chiamavano Semenov. Una volta Semenov è andato a passeggiare e ha perso il fazzoletto da naso. Ha cominciato a cercare il fazzoletto da naso e ha perso il cappello. Ha cominciato a cercare il cappello e ha perso il giubbetto. Ha cominciato a cercare il giubbetto ha perso gli stivali.
– Bè, – ha detto Semenov, così perdi tutto. Meglio se vai a casa.
È andato a casa, s’è perso.
– No, – ha detto Semenov, – meglio se mi siedo un attimo.
S’è seduto su un sasso e s’è addormentato.

Ecco

giovedì 3 ottobre 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho sentito questa espressione: «Cogli l’attimo».
Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Per conto mio, è un’espressione priva di senso. Effettivamente, non si può esortare all’impossibile.
Dico questo con piena convinzione, perché ho sperimentato la cosa su me stesso. Ho provato a cogliere l’attimo, ma non l’ho preso mi sono solo rotto l’orologio. Adesso so che non è possibile.
Così come non è possibile «cogliere l’epoca», perché è come l’attimo solo più grossa.
Un’altra cosa, se dicessero: «Rappresenta quello che succede in questo momento». Questa è tutta un’altra cosa.
Ecco, per esempio: un due tre. Non è successo niente. Ecco che ho rappresentato un momento in cui non succede niente.
Ho detto questa cosa a Zabolockij, gli è piaciuta molto, è stato seduto tutto il giorno a contare: un due tre. È quello che ha notato, che non succedeva niente.

Quando non so cosa fare

mercoledì 2 ottobre 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quando non so cosa fare, aggiungo un pezzo da Disastri]

Una volta Orlov, ha fatto indigestione di piselli tritati, è morto. E Krylov, l’ha saputo, è morto anche lui. E Spiridonov, è morto per conto suo. E la moglie di Spiridonov, è caduta dalla credenza, è morta anche lei. E i figli di Spiridonov sono annegati nello stagno. E la nonna di Spiridonov, ha cominciato a bere e si è data al vagabondaggio. E Michajlov, ha smesso di pettinarsi e ha preso la tigna. E Kruglov, ha disegnato una signora con una frusta in mano e è impazzito. E Perechrestov, ha ricevuto un vaglia di quattrocento rubli s’è dato tante arie che l’han licenziato.
Tutte brave persone, e non sanno farsi una posizione.

Le preoccupazioni di un musicista

domenica 21 luglio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiamavano tiranno. È forse così?
No, non è così. Dimostrare questa cosa, non la dimostro. Ho sentito che mia moglie diceva al telefono a un certo Michjus che sono uno stupido.
Ero seduto sotto il letto e non mi si vedeva. Oh, cos’ho provato in quel momento!
Volevo saltare fuori e gridare: «No, non sono stupido!» Mi immagino, cosa sarebbe successo.

Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Però io lo vedevo, quello che Michjus faceva a mia moglie.

Oggi mia moglie ha accolto ancora questo Michjus. Comincio a pensare che io, agli occhi di mia moglie, sto passando in secondo piano.
Michjus ha anche frugato nei cassetti della mia scrivania.
Io ero sotto il letto e non mi si vedeva.

Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Mia moglie e Michjus parlavano di me nel tono più sgradevole possibile.
Io non mi sono trattenuto e gli ho gridato che dicevano delle balle.

Sono già cinque giorni che mi han picchiato, mi fanno ancora male le ossa.

Un caso con Kuznecov

giovedì 20 giugno 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta un uomo, si chiamava Kuznecov. Una volta gli si è rotto uno sgabello. È uscito di casa è andato a comprare la colla da legno per incollare lo sgabello. Quando è passato vicino a una casa che stavano costruendo, da sopra è caduto un mattone e ha colpito Kuznecov in testa.
Kuznecov è caduto, ma si è alzato poi subito in piedi ha cominciato a tastarsi la testa. Nella testa di Kuznecov era cresciuto un enorme bernoccolo.
Kuznecov ha considerato il bernoccolo con la mano e ha detto:
– Io, cittadino Kuznecov, sono uscito per andare al negozio a… a… a… Accidenti, che roba. Ho dimenticato perché dovevo andare in negozio.
Proprio in quel momento, dal tetto è caduto un secondo mattone e ha sbattuto anche questo contro la testa di Kuznecov.
– Aià! – ha gridato Kuznecov prendendosi la testa, e si è tastato il secondo bernoccolo.
– Guaarda te che storia, – ha detto Kuznecov. – Io, cittadino Kuznecov, sono uscito di casa per andare… per andare… per andare… Dove stavo andando? Mi son scordato dove stavo andando!
A quel punto dall’alto su Kuznecov è caduto un terzo mattone. E sulla testa di Kuznecov è cresciuto un terzo bernoccolo.
– Ahi ahi ahi! – ha gridato Kuznecov, prendendosi la testa. – Io, cittadino Kuznecov, sono uscito di… Sono uscito da… sono uscito dalla cantina? No. Sono uscito dal barile? No. Da dove accidenti sono uscito?
Dal tetto è caduto un quarto mattone, ha colpito Kuznecov sulla nuca, sulla nuca di Kuznecov è cresciuto un quarto bernoccolo.
– Ben ma, oh! – ha detto Kuznecov grattandosi la nuca. – Io… Io… Io… Chi sono io? Sembra che mi sono scordato come mi chiamo. Che storia! Come mi chiamo? Vasilij Petuchov? No. Nikolaj Sapogov? No. Pantelej Rysanov? No. Ma chi accidenti sono?
Ma a quel punto dal tetto è caduto un quinto mattone e ha colpito Kuznecov sulla nuca così forte, che Kuznecov ha dimenticato definitivamente ogni cosa e gridando:
– Ooo-o-oh! – si è messo a correre per la strada.
Per cortesia! Se qualcuno incontra per strada un uomo con cinque bernoccoli in testa, ricordategli che si chiama Kuznecov e che deve comprare la colla da legno e aggiustare lo sgabello rotto.

I pensieri più difficili da comporre secondo Daniil Charms

sabato 1 giugno 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Fin dai tempi antichi gli uomini riflettevano su che cos’è l’intelligenza e che cos’è la stupidità. A questo proposito, io ricordo il caso seguente: quando mia zia mi ha regalato la scrivania, io mi sono detto: «Ecco qua, mi siedo al tavolo, e il primo pensiero che comporrò a questo tavolo sarà particolarmente intelligente». Ma a comporre un pensiero particolarmente intelligente non ci sono riuscito. Allora mi sono detto: «Va bene. Non sono riuscito a comporre un pensiero particolarmente intelligente, allora comporrò un pensiero particolarmente stupido». Ma anche a comporre un pensiero particolarmente stupido, non ci sono riuscito.
Tutte le cose estreme da fare sono molto difficili. Le parti centrali si lascian trattare più facilmente. Il centro esatto non richiede nessuno sforzo. Il centro è l’equilibrio. Lì, non c’è nessuna lotta.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos]

Quello che interessa a Daniil Charms

giovedì 30 maggio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

A me interessano solo le «scemenze»; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde.
Eroismo, pathos, audacia, moralità, pulizia, etica, commozione e fervore sono parole e sentimenti che non posso sopportare.
Ma capisco perfettamente e apprezzo: entusiasmo e ammirazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, felicità e riso.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos, p. 128 ]

Qualche conto da fare

sabato 4 maggio 2013

disastri

 

 

 

 

 

 

 

 

Com’è facile, per l’uomo, perdersi in cose insignificanti. Si può passare per ore dal tavolo all’armadio, e dall’armadio al divano e non trovare un’uscita. Ci si può perfino dimenticare dove ci si trova e andare a sbattere con le braccia contro un armadietto sulla parete. «Oooh, armadietto! – gli si può dire. – Stai un po’ attento!» Oppure ci si può coricare per terra e mettersi a guardare la polvere. Anche in questo c’è dell’estro. È meglio farlo per ore capendo sempre di più col passare del tempo. Del resto, è molto difficile fissare delle scadenze, ci son forse nella polvere delle scadenze?
Ancora meglio guardare dentro un catino con dell’acqua. Guardare l’acqua è sempre utile e istruttivo. Anche se non si vede niente, va bene lo stesso. Guardiamo nell’acqua, non si vede niente, e presto cominciamo a annoiarci. Ma ci conforta la circostanza che ciò che facciamo è ben fatto. Pieghiamo le dita e contiamo. Ma cosa contare, non lo sappiamo, c’è forse qualche conto da fare, nell’acqua?

[Daniil Charms, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 66]