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Compito

martedì 13 marzo 2018

Alla scuola elementare di scrittura emiliana, il compito questa sera è: scrivete un’imitazione del pezzo di Charms Dissapore, che è questo qua:

Dissapore

Kuklov e Bogadel’nev siedono a un tavolo coperto da un’incerata e mangiano la minestra.

Kuklov: Io sono un principe.
Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe!
Kuklov: Bè, e anche se sono un principe?
Bogadel’nev: Anche se sei un principe, ti verso addosso la minestra.
Kuklov: No, non devi.
Bogadel’nev: E perché non devo?
Kuklov: Perché dovresti versarmi addosso la minestra?
Bogadel’nev: Perché, cosa credi, che ai principi non gli si può versare addosso la minestra?
Kuklov: Sì, lo credo.
Bogadel’nev: E io credo il contrario.
Kuklov: Tu la pensi in un modo, io la penso in un altro.
Bogadel’nev: E a me non me ne frega niente di te!
Kuklov: E tu non hai nessun contenuto interiore.
Bogadel’nev: E tu hai un naso che sembra una vasca per il bucato.
Kuklov: E tu hai un’espressione che sembra che non sai dove sederti.
Bogadel’nev: E tu hai un collo fusiforme!
Kuklov: E tu sei un maiale!
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie.
Kuklov: E tu sei un maiale.
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie!
Kuklov: E tu sei un maiale!
Bogadel’nev: Un maiale? E tu chi saresti?
Kuklov: Io sono un principe.
Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe!
Kuklov: Bè, e anche se sono un principe?
Bogadel’nev: Anche se sei un principe, ti verso addosso la minestra.
Kuklov: No, non devi.
Bogadel’nev: E perché non devo?
Kuklov: Perché dovresti versarmi addosso la minestra?
Bogadel’nev: Perché, cosa credi, che ai principi non gli si può versare addosso la minestra?
Kuklov: Sì, lo credo.
Bogadel’nev: E io credo il contrario. Continua a leggere »

Favvola

giovedì 15 febbraio 2018

C’era una volta un uomo, lo chiamavano Semenov. Una volta Semenov è andato a passeggiare e ha perso il fazzoletto da naso. Ha cominciato a cercare il fazzoletto da naso e ha perso il cappello. Ha cominciato a cercare il cappello e ha perso il giubbetto. Ha cominciato a cercare il giubbetto ha perso gli stivali.
– Bè, – ha detto Semenov, così perdi tutto. Meglio se vai a casa.
È andato a casa, s’è perso.
– No, – ha detto Semenov, – meglio se mi siedo un attimo.
S’è seduto su un sasso e s’è addormentato.

Una cosa molto spiacevole

giovedì 1 febbraio 2018

C’erano dei giorni, che non mangiavo niente. Allora mi sforzavo di avere un umore allegro. Mi coricavo sul letto e cominciavo a sorridere. Sorridevo anche per venti minuti di seguito, ma poi il sorriso si trasformava in uno sbadiglio. Era molto spiacevole. Io stendevo la bocca quel tanto che bastava a sorridere, ma la bocca si apriva di più e sbadigliavo.

Altri disastri

domenica 21 gennaio 2018

Un uomo era andato a dormire che era credente, si era svegliato che era ateo.
Per fortuna, nella stanza di quest’uomo c’era una bilancia medica decimale, e quest’uomo era abituato a pesarsi tutti i giorni, mattino e sera. Così, andando a dormire il giorno prima, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava 4 pud e 21 funt. E il giorno dopo al mattino, dopo essersi svegliato che era ateo, l’uomo si era pesato ancora e aveva scoperto che pesava in tutto 4 pud e 13 funt. «Di conseguenza», aveva pensato l’uomo, «la mia fede pesava intorno agli 8 funt».

La storia della minestra

lunedì 8 gennaio 2018

Bobrov andava per strada e pensava: come mai, in una minestra, a versarci della sabbia, quella minestra diventa cattiva.
All’improvviso ha visto che in strada c’era seduta una bambina molto piccola che aveva in mano un verme e piangeva forte.
– Perché piangi? – ha chiesto Bobrov alla bambina piccola.
– Non piango, canto, – ha detto la bambina piccola.
– E perché canti così? – ha chiesto Bobrov.
– Perché così il verme è allegro, – ha detto la bambina, – e mi chiamo Nataša.
– Ah, è così, – si è stupito Bobrov.
– Sì, è così, – ha detto la bambina, – arrivederci –. Si è alzata, è montata sulla bicicletta e se ne è andata.
«Così piccola, e va già in bicicletta», ha pensato Bobrov.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011]

Sempre disastri

venerdì 5 gennaio 2018

A me interessano solo le «scemenze»; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde.
Eroismo, pathos, audacia, moralità, pulizia, etica, commozione e fervore sono parole e sentimenti che non posso sopportare.
Ma capisco perfettamente e apprezzo: entusiasmo e ammirazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, felicità e riso.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011]

Comunque

martedì 2 gennaio 2018

Io comunque sono una figura stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 146]

Io non capisco perché

giovedì 28 dicembre 2017

Io non capisco perché tutti pensano che sono un genio: secondo me non sono, un genio. Ieri gli ho detto: Ascoltate! Ma che genio sarei? E loro mi han detto: Un genio. E io a loro Ma un genio come? E loro non m’han detto come m’han detto solo che sono un genio che sono un genio. Ma secondo me io non sono, un genio.
Dovunque compaio, adesso tutti cominciano a sussurrare a indicarmi «Ben ma, che roba è», dico io. E loro non vogliono sentire ragioni ho sempre paura che da un momento all’altro mi prendono mi portano in trionfo.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 93]

Natale

lunedì 25 dicembre 2017

Adesso racconto come sono nato, come sono cresciuto, e come si sono manifestati in me i primi segni del genio. Io sono nato due volte. È successo così.
Mio babbo ha sposato mia mamma nel 1902, ma i miei genitori mi han messo al mondo solo alla fine del 1905, perché mio babbo voleva assolutamente che suo figlio nascesse il primo gennaio. Il babbo aveva calcolato che il concepimento dovesse aver luogo il primo di aprile, e solo quel giorno si è avvicinato alla mamma al fine di concepire un bambino.
La prima volta il babbo si è avvicinato alla mamma il primo aprile del 1903. La mamma aspettava da tempo questo momento, e se ne è molto rallegrata. Ma il babbo, si vede, era proprio in vena di scherzi, e non si è trattenuto e ha detto alla mamma – Pesce d’aprile!
La mamma si è offesa moltissimo, e per quel giorno non ha permesso al babbo di avvicinarsi. È toccato aspettare l’anno successivo.
Il primo aprile 1904 il babbo ha ricominciato ad avvicinarsi alla mamma con lo stesso fine. Ma la mamma, ricordando il caso precedente, ha detto che non voleva più far la figura della stupida, e di nuovo non ha permesso al babbo di avvicinarsi. Per quanto il babbo si agitasse, non c’è stato niente da fare.
E è stato soltanto l’anno dopo che mio babbo è riuscito a vincere le resistenze di mia mamma e a concepirmi.
Così, il mio concepimento ha avuto luogo il primo aprile 1905.
Tutti i conti del babbo, però, sono andati a farsi benedire, perché io sono risultato prematuro e sono nato quattro mesi prima del previsto.
Il babbo si è infuriato talmente che la levatrice che mi aveva preso si è spaventata e ha cominciato a rificcarmi nel posto da dove ero uscito.
Uno studente dell’accademia medico-militare che assisteva al parto ha dichiarato che a rificcarmi dentro non ci sarebbero riusciti. Tuttavia, nonostante le parole dello studente, a rificcarmi dentro ci sono riusciti, ma, per la fretta, non nel posto giusto.
A questo punto è cominciata una terribile baraonda. La puerpera grida – Datemi il mio bambino! – E le rispondono: – Il suo bambino, – le dicono, – si trova dentro di lei. – Come, – grida la puerpera, – come sarebbe, dentro di me, se l’ho appena partorito! – E se si sbagliasse? – dicono alla puerpera. – Come, – grida la puerpera, – come faccio a sbagliarmi! Come se potessi sbagliarmi. Ma se un attimo fa ho visto il bambino qui sul lenzuolo!
– È vero, – dicono alla puerpera, – però, forse, si è infilato da qualche parte –. In poche parole, non sapevano neanche loro che cosa dire alla puerpera.
E la puerpera strepita e chiede che le diano il suo bambino.
È toccato chiamare un medico esperto. Il medico esperto ha visitato la puerpera e ha allargato le braccia, poi ha capito la situazione e ha dato alla puerpera una buona dose di sale inglese. Alla puerpera è venuta la diarrea, e in questo modo io sono venuto al mondo per la seconda volta.
A questo punto il babbo ha ricominciato a dare in escandescenze, che secondo lui questa, diceva, non si poteva ancora chiamare una nascita, che questo, diceva, non era ancora un uomo ma piuttosto un mezzo embrione e che bisognava rificcarlo dentro, oppure metterlo nell’incubatrice.
Allora mi han messo nell’incubatrice.

[Daniil Charms, Disastri]

Estraendo dalla testa una sfera

domenica 5 novembre 2017

charms5
In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centododicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Il matematico e Andrej Semenovič

Il matematico (estraendo dalla testa una sfera):
Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera.

Andrej Semenovič:
Rimettila a posto. Rimettila a posto. Rimettila a posto. Rimettila a posto.

Il matematico:
No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto.

Andrej Semenovič:
E non rimettercela. E non rimettercela. E non rimettercela.

Il matematico:
Non ce la rimetto. Non ce la rimetto. Non ce la rimetto.

Andrej Semenovič:
Va bene. Va bene. Va bene.

Il matematico:
Ecco, ho vinto. Ecco, ho vinto. Ecco, ho vinto.

Andrej Semenovič:
Va bene, hai vinto, calmati.

Il matematico:
No, non mi calmo. No, non mi calmo. No, non mi calmo.

Andrej Semenovič:
Sarai anche un matematico ma, parola d’onore, non sei intelligente.

Il matematico:
No, sono intelligente e so moltissime cose. No, sono intelligente e so moltissime cose. No, sono intelligente e so moltissime cose.

Andrej Semenovič:
Molte, ma sono tutte sciocchezze.

Il matematico:
No, non sono sciocchezze. No, non sono sciocchezze. No, non sono sciocchezze.

Andrej Semenovič:
Mi sono stufato di litigare con te.

Il matematico:
No, non ti sei stufato. No, non ti sei stufato. No, non ti sei stufato.

Andrej Semenovič, stizzito, se ne va agitando le braccia. Il matematico resta lì un attimo poi esce dietro a Andrej Semenovič.

sipario