Comunque

martedì 2 gennaio 2018

Io comunque sono una figura stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 146]

Io non capisco perché

giovedì 28 dicembre 2017

Io non capisco perché tutti pensano che sono un genio: secondo me non sono, un genio. Ieri gli ho detto: Ascoltate! Ma che genio sarei? E loro mi han detto: Un genio. E io a loro Ma un genio come? E loro non m’han detto come m’han detto solo che sono un genio che sono un genio. Ma secondo me io non sono, un genio.
Dovunque compaio, adesso tutti cominciano a sussurrare a indicarmi «Ben ma, che roba è», dico io. E loro non vogliono sentire ragioni ho sempre paura che da un momento all’altro mi prendono mi portano in trionfo.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 93]

Natale

lunedì 25 dicembre 2017

Adesso racconto come sono nato, come sono cresciuto, e come si sono manifestati in me i primi segni del genio. Io sono nato due volte. È successo così.
Mio babbo ha sposato mia mamma nel 1902, ma i miei genitori mi han messo al mondo solo alla fine del 1905, perché mio babbo voleva assolutamente che suo figlio nascesse il primo gennaio. Il babbo aveva calcolato che il concepimento dovesse aver luogo il primo di aprile, e solo quel giorno si è avvicinato alla mamma al fine di concepire un bambino.
La prima volta il babbo si è avvicinato alla mamma il primo aprile del 1903. La mamma aspettava da tempo questo momento, e se ne è molto rallegrata. Ma il babbo, si vede, era proprio in vena di scherzi, e non si è trattenuto e ha detto alla mamma – Pesce d’aprile!
La mamma si è offesa moltissimo, e per quel giorno non ha permesso al babbo di avvicinarsi. È toccato aspettare l’anno successivo.
Il primo aprile 1904 il babbo ha ricominciato ad avvicinarsi alla mamma con lo stesso fine. Ma la mamma, ricordando il caso precedente, ha detto che non voleva più far la figura della stupida, e di nuovo non ha permesso al babbo di avvicinarsi. Per quanto il babbo si agitasse, non c’è stato niente da fare.
E è stato soltanto l’anno dopo che mio babbo è riuscito a vincere le resistenze di mia mamma e a concepirmi.
Così, il mio concepimento ha avuto luogo il primo aprile 1905.
Tutti i conti del babbo, però, sono andati a farsi benedire, perché io sono risultato prematuro e sono nato quattro mesi prima del previsto.
Il babbo si è infuriato talmente che la levatrice che mi aveva preso si è spaventata e ha cominciato a rificcarmi nel posto da dove ero uscito.
Uno studente dell’accademia medico-militare che assisteva al parto ha dichiarato che a rificcarmi dentro non ci sarebbero riusciti. Tuttavia, nonostante le parole dello studente, a rificcarmi dentro ci sono riusciti, ma, per la fretta, non nel posto giusto.
A questo punto è cominciata una terribile baraonda. La puerpera grida – Datemi il mio bambino! – E le rispondono: – Il suo bambino, – le dicono, – si trova dentro di lei. – Come, – grida la puerpera, – come sarebbe, dentro di me, se l’ho appena partorito! – E se si sbagliasse? – dicono alla puerpera. – Come, – grida la puerpera, – come faccio a sbagliarmi! Come se potessi sbagliarmi. Ma se un attimo fa ho visto il bambino qui sul lenzuolo!
– È vero, – dicono alla puerpera, – però, forse, si è infilato da qualche parte –. In poche parole, non sapevano neanche loro che cosa dire alla puerpera.
E la puerpera strepita e chiede che le diano il suo bambino.
È toccato chiamare un medico esperto. Il medico esperto ha visitato la puerpera e ha allargato le braccia, poi ha capito la situazione e ha dato alla puerpera una buona dose di sale inglese. Alla puerpera è venuta la diarrea, e in questo modo io sono venuto al mondo per la seconda volta.
A questo punto il babbo ha ricominciato a dare in escandescenze, che secondo lui questa, diceva, non si poteva ancora chiamare una nascita, che questo, diceva, non era ancora un uomo ma piuttosto un mezzo embrione e che bisognava rificcarlo dentro, oppure metterlo nell’incubatrice.
Allora mi han messo nell’incubatrice.

[Daniil Charms, Disastri]

Estraendo dalla testa una sfera

domenica 5 novembre 2017

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centododicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Il matematico e Andrej Semenovič

Il matematico (estraendo dalla testa una sfera):
Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera. Ho estratto dalla testa una sfera.

Andrej Semenovič:
Rimettila a posto. Rimettila a posto. Rimettila a posto. Rimettila a posto.

Il matematico:
No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto. No, non ce la rimetto.

Andrej Semenovič:
E non rimettercela. E non rimettercela. E non rimettercela.

Il matematico:
Non ce la rimetto. Non ce la rimetto. Non ce la rimetto.

Andrej Semenovič:
Va bene. Va bene. Va bene.

Il matematico:
Ecco, ho vinto. Ecco, ho vinto. Ecco, ho vinto.

Andrej Semenovič:
Va bene, hai vinto, calmati.

Il matematico:
No, non mi calmo. No, non mi calmo. No, non mi calmo.

Andrej Semenovič:
Sarai anche un matematico ma, parola d’onore, non sei intelligente.

Il matematico:
No, sono intelligente e so moltissime cose. No, sono intelligente e so moltissime cose. No, sono intelligente e so moltissime cose.

Andrej Semenovič:
Molte, ma sono tutte sciocchezze.

Il matematico:
No, non sono sciocchezze. No, non sono sciocchezze. No, non sono sciocchezze.

Andrej Semenovič:
Mi sono stufato di litigare con te.

Il matematico:
No, non ti sei stufato. No, non ti sei stufato. No, non ti sei stufato.

Andrej Semenovič, stizzito, se ne va agitando le braccia. Il matematico resta lì un attimo poi esce dietro a Andrej Semenovič.

sipario

Un uomo basso

domenica 19 marzo 2017

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Un uomo basso

 

 

 

Un uomo basso ha detto – Io sono pronto a tutto, pur di essere anche solo un pochino più alto.
Aveva appena finito di dirlo, ha guardato, davanti a lui c’era una fata.
– Cosa vuoi? – ha detto la fata.
Ma l’uomo basso per la paura non riesce a dir niente.
– Bè? – ha detto la fata.
Ma l’uomo basso non ha detto niente. La fata è sparita. Allora l’uomo basso ha cominciato a piangere e a mangiarsi le unghie. All’inizio si è mangiato tutte quelle delle mani, poi quelle dei piedi.

Un caso con Petrakov

giovedì 9 febbraio 2017

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Un caso con Petrakov

 

 

Una volta Petrakov voleva stendersi a letto e si è steso, ma non ha preso il letto. Ha picchiato così forte sul pavimento che è rimasto lì steso e non riusciva a alzarsi.
Allora Petrakov ha raccolto le sue ultime forze e si è messo carponi. Ma le forze l’hanno abbandonato, è caduto ancora lungo disteso.
Petrakov è rimasto steso sul pavimento cinque ore circa. All’inizio era semplicemente coricato, poi s’è addormentato.
Il sonno ha ristorato le forze di Petrakov. Si è svegliato perfettamente in salute, si è alzato, è arrivato fino al letto, si è steso con attenzione sul letto. «Bè – ha pensato – adesso mi metto a dormire». Ma di dormire non ne aveva più voglia. Si girava Petrakov prima su un fianco, poi sull’altro fianco, e non riusciva in nessun modo a addormentarsi.
E questo, in sostanza, è tutto.

Come tutti gli anni

sabato 31 dicembre 2016

charms ultimo dell'anno

Conferenza

martedì 20 dicembre 2016

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Conferenza

 

 

Puškov ha detto:
– La donna è la macchina dell’amore. E ne ha preso subito uno sul muso.
– Perché? – ha chiesto Puškov.
Ma non ricevendo risposta, ha continuato:
– Io la penso così: alla donna bisogna avvicinarsi dal basso. Alle donne piace, fanno solo finta, che non gli piaccia.
E qui, a Puškov, gli han dato ancora sul muso.
– Bè, compagni, che modi sono? Io allora non parlo più, – ha detto Puškov.
Ma, dopo aver aspettato tre minuti, ha continuato.
– La donna è fatta in modo, da essere tutta morbida e umida.
E qui, a Puškov, gli han dato ancora sul muso. Puškov ha fatto finta di non accorgersi di niente e ha continuato:
– Se annusiamo una donna…
Ma qui a Puškov l’han picchiato così forte sul muso che lui si è preso la guancia e ha detto:
– Compagni, in queste condizioni non è assolutamente possibile continuare la conferenza. Se questo dovesse ripetersi un’altra volta, non dico più niente.
Ha aspettato tre minuti e ha continuato:
– Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Allora. Alla donna piace guardarsi. Si siede davanti allo specchio completamente nuda…
A questa parola, Puškov ne prende un altro sul muso.
– Nuda, – ripete Puškov.
Trac! Gliene allungano uno sul muso.
– Nuda! – grida Puškov.
Trac! Ne prende un altro sul muso.
– Nuda! Una donna nuda! Una femmina nuda! – si mette a gridare Puškov.
Trac! Trac! Trac!, prende Pu∫kov sul muso.
– Una donna nuda con un mestolo in mano! – si mette a gridare Puškov.
Trac! Trac!, cadono i colpi su Puškov.

Pelle di donna! – si mette a gridare Puškov scansando i colpi. – Una monaca nuda!
Ma qui a Puškov lo colpiscono con tanta forza, che perde coscienza e cade a terra privo di sensi.

Quanto segue

venerdì 7 ottobre 2016

charms casi

Oso affermare quanto segue:
1: Guardate attentamente il nulla, perché il nulla non è quello per cui voi lo prendete.

[Daniil Charms, Casi, a cura di Rossana Giacquinta, Milano, Adelphi 1990, p. 265]

6 agosto – Pian della Scala (BL)

sabato 6 agosto 2016

Sabato 6 agosto,
a Pian della Scala,
alle 16 e 30,
Paolo Nori e Vincenzo Vasi in
Io adesso ti picchio
(Daniil Charms, Iosif Brodskij, la nostra anima immortale, il theremin e il bosco)
(che è una versione appena modificata di un discorso che di solito si intitola Noi e i governi). Per informazioni:
info.busdelbuson@gmail.com