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Intelligenza e stupidità

martedì 5 luglio 2016

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Intelligenza e stupidità

Fin dai tempi antichi gli uomini riflettevano su che cos’è l’intelligenza e che cos’è la stupidità. A questo proposito, io ricordo il caso seguente: quando mia zia mi ha regalato la scrivania, io mi sono detto: «Ecco qua, mi siedo al tavolo, e il primo pensiero che comporrò a questo tavolo sarà particolarmente intelligente». Ma a comporre un pensiero particolarmente intelligente non ci sono riuscito. Allora mi sono detto: «Va bene. Non sono riuscito a comporre un pensiero particolarmente intelligente, allora comporrò un pensiero particolarmente stupido». Ma anche a comporre un pensiero particolarmente stupido, non ci sono riuscito.
Tutte le cose estreme da fare sono molto difficili. Le parti centrali si lascian trattare più facilmente. Il centro esatto non richiede nessuno sforzo. Il centro è l’equilibrio. Lì, non c’è nessuna lotta.

Majakovskaja 11

lunedì 27 giugno 2016

foto

Io comunque sono un personaggio stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.
[Daniil Charms, Vešč’, Moskva, Amfora 2000, p. 343 (nella fotografia Pietroburgo, Ulica Majakovskaja d. 11, stamattina]

Vecchie (che si ribaltano)

domenica 26 giugno 2016

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Una vecchia, per la troppa curiosità, s’è ribaltata dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Dalla finestra s’è sporta un’altra vecchia, e ha cominciato a guardare in giù quella che si era sfracellata ma, per la troppa curiosità, s’è ribaltata anche lei dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Poi dalla finestra s’è ribaltata una terza vecchia, poi una quarta, poi una quinta.
Quando s’è ribaltata la sesta vecchia mi sono stancato di guardarle, sono andato al mercato Mal’cevskij, dove, dicevano, a un vecchio cieco avevano regalato uno scialle fatto a mano

[Daniil Charms, illustrazione di Timofej Kostin]

Favola

martedì 12 aprile 2016

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In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Favola

 

 

 

Favola

Un uomo basso ha detto – Io sono pronto a tutto, pur di essere anche solo un pochino più alto.
Aveva appena finito di dirlo, ha guardato, davanti a lui c’era una fata.
– Cosa vuoi? – ha detto la fata.
Ma l’uomo basso per la paura non riesce a dir niente.
– Bè? – ha detto la fata.
Ma l’uomo basso non ha detto niente. La fata è sparita. Allora l’uomo basso ha cominciato a piangere e a mangiarsi le unghie. All’inizio si è mangiato tutte quelle delle mani, poi quelle dei piedi.

9 aprile – Bologna

sabato 9 aprile 2016

Sabato 9 aprile,
a Bologna,
alle 14 e 30,
al caffè dei giovani lettori,
centro servizi della Fiera di Bologna
(ingresso Costituzione),
Il professor Trombetti,
di Daniil Charms,
con Giuseppe Palumbo

Charms e Dovlatov

venerdì 8 aprile 2016

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Charms diceva:
– Il mio telefono è semplice: 32-08. È molto facile, da ricordare. Trentadue denti e otto dita.

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 137]

Anche se

sabato 30 gennaio 2016

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Io comunque sono un personaggio stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.

[Daniil Charms, Vešč’, Moskva, Amfora 2000, p. 343]

Colazione

sabato 30 gennaio 2016

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A Lev Tolstoj piacevano molto i bambini. Al mattino si svegliava, ne prendeva uno a caso e lo accarezzava sulla testolina, lo accarezzava finché non lo chiamavano a far colazione.

[Aneddoti attribuiti a Daniil Charms, in Daniil Charms, Vešč’, Moskva, Amfora 2000, p. 312]

Purtroppo

venerdì 8 gennaio 2016

Mi scrive Marco Pinti che «Purtroppo nemmeno il nuovo presidente Mattarella nel suo messaggio di fine anno 2015 ha detto: “Care italiane, cari italiani, quando comprate un uccello, guardate se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.”», e purtroppo è vero.

I conti

venerdì 13 novembre 2015

Nei cosiddetti gialli c’è una cosa, che a un certo punto, verso la fine, i conti devono tornare, e a me, da lettore, mi sembra di vederlo, lo scrittore che si mette lì che rilegge il romanzo con la calcolatrice, che  spunta tutte le spese e a me, da lettore, mi viene voglia che ogni tanto due più due faccia cinque, come in Memorie del sottosuolo, o tre più cinque faccia diciannove, come nel Professor Trombetti.