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Molto grato

martedì 28 settembre 2010

poverimatti

Scrive una lettera al signor Dod, molto lunga, vi impiega due ore, tre: ha davanti dieci fogli pieni di cancellature. La copia in bella e la riduce a una pagina. Dice che gli sarà molto grato. Com’è brutto avere debiti: ricorda una mano vecchia che firmava cambiali.
Il signor Dod non sa che Bat può pensare a tante cose, è incredibile che Dod dica di no. Bat pensa, mettiamo, che le stelle sono abitate. Si rifiutano mille lire a un nomo che è qui a guardare l’alba?

[Cesare Zavattini, I poveri sono matti, Milano, 1937, Bompiani 1983, p. 23]

Un pezzo di carta stampata

venerdì 27 agosto 2010

zaopere

INQUILINO CON ASCIUGAMANO – Aveva una voce così dolce.
INQUILINO PELATO – E due gambe alte, e le cosce lunghe, che è raro…
INQUILINO CON BERRETTO – Una volta pioveva. E lei stava qui sotto… La pioggia le si raccoglieva tutta qua dentro (indicando la scapola.) E un passerotto vi si posò a bere.
INQUILINO DEL BALCONCINO – Il vento una volta fece volare via un grembiule e lei lo rincorse fin sul prato… E me lo riportò con un sorriso.
ANTONIO (che sta sistemando la macchina da scrivere sotto l’albero) – Basta. Io non sono qui per lacrimare.
INQUILINO COI BAFFI – Abbiamo sempre avuto molta stima di lei, signor Antonio.
ANTONIO – Troppa (ridendo). Basta un pezzo di carta stampata per farvi cadere in ginocchio.
INQUILINO PELATO – È vero, è vero. Se io leggo in un libro che un albero stormisce, per esempio, non mi sembra un albero comunque come quello lì, chissà che albero è.

[Cesare Zavattini, Come nasce un soggetto cinematografico, in Opere 1931.1986, cit., p. 258]

Autobiografia

sabato 21 agosto 2010

zavattini

13-4-73
Vi racconterò la mia vita. Giuro sui miei figli che ho coscienza che non è più rilevante di quella di nessun altro, ma ormai non resisto alla tentazione, perché ho la speranza di trovarci dentro non so che pagina non so che anno, una grande sorpresa.

[Cesare Zavattini, Stricar’m in d’na parola, cit., p. 111]

Ferragosto

domenica 15 agosto 2010

zaopere

Ormai è noto, la cosa più interessante del mondo per ferragosto è la città.
Nei crocicchi del centro il vigile sulla pedana regola il traffico. Ma quale traffico, signori? Non c’è un’automobile… Sono rimaste due persone in tutto.
Eccoli venire: da destra un signore con la barba, da sinistra un signore con gli occhiali. Le braccia del vigile roteano con elegante esattezza, alt. Il signore con barba deve fermarsi e aspettare che attraversi la strada il signore con gli occhiali, che ha la precedenza.

[Cesare Zavattini, Al macero, cit., p. 1218]

Spettacolo per famiglie

sabato 14 agosto 2010

zaopere

LA TORRE DI BABELE

Nella piana di Sennaar. Il fratello non intende il fratello, l’amata l’amante. Campeggia tragica la Torre, sovra gli uomini resi stranieri l’uno all’altro. È il crepuscolo. S’odono imprecazioni in istrane lingue, sospiri. Due manovali siedono su un cumulo di pietra, mesti. Verso oriente partono torme di audaci, in cerca di chi li possa intendere.
Primo manovale: – C’èst bien effrayant de vivre sans pouvoir parler (come parlando a se stesso) avec une âme vivante!
Secondo manovale: – Oh, yes!
Sipario.

[Cesare Zavattini, Al macero, in Opere. 1931.1986, introduzione di Luigi Malerba, cura di Silvana Cirillo, Milano, Bompiani 2001, p. 1059 ]

La pianola

venerdì 13 agosto 2010

zavattini

La pianola di mia nipote Nicoletta
a schiacciare i diesis alti veniva fuori
il suono del clacson

[Cesare Zavattini, A vrés, cit., p. 123]

Il cappello di paglia

martedì 10 agosto 2010

zavatini

 

 

 

 

 

 

 

Una mi ha confessato: / mia madre si faceva (hai capito) / dal padrone del podere / dove eravamo mezzadri. / Lui diceva andiamo / in granaio a contare / i sacchi del frumentone. / Io correvo dietro alle faraone, / la zia faceva lo sfoglio, / di nostro padre / vedevo il cappello di paglia / in fondo alla piantata.

[Cesare Zavattini, Stricar’m in d’na parola, cit,. p. 8]

Dalle mie parti

lunedì 9 agosto 2010

stricarm

Sembrano uccelli / la gente in bicicletta. / Appena il piede / tocca ancora la terra / torna in mente quello che avevamo voluto scordare. // Di quel fiore trasparente / chiamato “supiòn” / prati e prati ce ne sono. / Basta attraversi una lucertola / e si sfanno. / Ci sono stati? // Alzi la mano chi non si gratta mai i coglioni. / A me capita in primavera / se m’inoco a guardare / i maggiolini sbattere contro i lampioni. // Portano ancora il tabarro / dalle mie parti. / C’è un vecchio del Ricovero Buris-Lodigiani / che vi s’involta dentro fino agli occhi / come volesse dire / non voglio più vedere nessuno. // Frasi che ascoltavo da ragazzo / stanno succedendo proprio sulla mia pelle. / Mettiamo: questo pioppo / ci sarà che non ci sarò più io. // Se è grande il Po. / Chi s’incontra là / abbassa senza accorgersene la voce / e riconosce, / con un’ombra di malinconia / che siamo davvero uguali. […]

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola, cit., p. 5]

Chi passa di notte dal mio paese

sabato 7 agosto 2010

stricarm

Chi passa di notte dal mio paese pensa
questi sono fuori di tutto, in un altro mondo.
Nessuno indovinerebbe
in tanto silenzio
che dieci che stavano proprio in queste case qui,
tanto giovani che sono ancora vivi madri e padri
li hanno impiccati
pochi giorni prima della pace.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola, cit., p. 16]

Forse

venerdì 6 agosto 2010

stricarm

Forse l’emozione più grande della mia vita
è stata una notte, c’era un’afa, un fermo,
come prima del terremoto,
Dio entrò nella mia camera impalpabilmente
e mi disse a te solo a te
faccio sapere che non esisto.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola), Milano, Bompiani 2006, p. 56]