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Cosa fanno i poveri

venerdì 14 ottobre 2016

Zavattini io

16 marzo 1950 – Con tanti film di Totò non potevo, senza rischiare equivoci, lasciare al film che girerà De Sica lo stesso titolo del libro: Totò il buono. Ho cercato un titolo che rispondeva al carattere del racconto… I poveri disturbano. Era un buon titolo. Era… perché agli occhi dei produttori il titolo risultava troppo compromettente. Abbiamo dovuto ripiegare su Miracolo a Milano. La verità è che i poveri disturbano davvero: perciò vorrebbero impedirci di dirlo. Importa, però, che sia bello il film e allora il titolo diventerà bello.

[Cesare Zavattini, Io. Un’autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi stile libero 2002, p. 165]

Un paese

sabato 3 settembre 2016

Dopo poi comunque Seneghe è un paese, nei giorni del festival, che è pieno di cartelli con le scritte dei poeti, come quella cosa di Wisława Szymborska che dice «Preferisco il ridicolo di scrivere delle poesie al ridicolo di non scriverne» e appena sono arrivato, l’altroieri, a me è venuta in mente quella cosa che aveva scritto una volta Zavattini in una lettera che aveva scritto «Io sono un pessimista ma me ne dimentico sempre».

D’accordo, sono un moralista

lunedì 14 dicembre 2015

Un_paese_ventanni_dopo

D’accordo, sono un moralista. Ma non esiliatemi se no muoio.

[Cesare Zavattini, Un paese vent’anni dopo, in Zavattini Berengo Gardin, Un paese vent’anni dopo, Milano, Motta 2002, p. 23]

21 ottobre – Torino

mercoledì 21 ottobre 2015

Mercoledì 21 ottobre,
a Torino,
al circolo dei lettori,
in via Bogino 9,
alle 18 e 30, se non sbaglio,
leggo un discorso su Zavattini
che si intitola
Respirare meglio.

In Francia

mercoledì 21 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Io

Il giorno dopo, uscii dall’albergo Normandie per ritrovare quel cinema e prima col metrò e poi a piedi passarono ore, sapendo poco la lingua e quel poco non avevo il coraggio di usarlo tanto che mangiavamo sempre omelettes perché sapevo dirlo.

[Cesare Zavattini, Io, Torino, Einaudi 2002, p. 99]

Come bisogna scrivere secondo Zavattini

lunedì 19 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Non libro più disco

Bisogna scrivere non scrivendo.

[Cesare Zavattini, Non libro più disco, Firenze, Le lettere 2009, p. 6]

Te

domenica 18 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Stricarm' in d'na parola

È un prato. Se ci cammini un secolo
non sei neanche all’inizio.
Cosa c’è?
Solo dei te.
Si vede qualcosa che viene avanti da lontano?
un fumo che a poco poco si fa uomo?
Vai verso di lui,
speri ancora una volta che sia un altro,
le scambierete ben due chiacchiere.
Sai invece chi è?
Sempre quel rompiballe di te.
Scappare è peggio, crescono,
dei nuvoloni.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola). 50 poesie in dialetto, Milano, Bompiani 2006, p. 40]

Forse

mercoledì 14 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Stricarm' in d'na parola

Forse l’emozione più grande della mia vita
è stata una notte, c’era un’afa, un fermo,
come prima del terremoto,
Dio entrò nella mia camera impalpabilmente
e mi disse a te solo a te
faccio sapere che non esisto.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola). 50 poesie in dialetto, Milano, Bompiani 2006, p. 56]

Su Zavattini per il circolo dei lettori

mercoledì 14 ottobre 2015

Mi chiedi come mai ho deciso di parlare di Cesare Zavattini, allora sono andato nel mio blog a cercare le cose che ci sono, di lui, e ho trovato questa: «Alzi la mano chi non si gratta mai i coglioni». Che va bene. Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Io voglio morire lo stesso giorno che non sono più buono di vestirmi e di svestirmi da solo». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Qui ci vorrebbe proprio un punto esclamativo». Poi sono andato avanti ho trovato questa. «Vi racconterò la mia vita. Giuro sui miei figli che ho coscienza che non è più rilevante di quella di nessun altro, ma ormai non resisto alla tentazione, perché ho la speranza di trovarci dentro non so che pagina non so che anno, una grande sorpresa». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «La pianola di mia nipote Nicoletta, a schiacciare i diesis alti veniva fuori il suono del clacson». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Certe parole in dialetto mi piacciono quasi come le donne». Poi mi sono fermato perché mi veniva da piangere.

Sono pessimista ma me ne dimentico sempre

martedì 29 settembre 2015

Zavattini a Franco Maria Ricci

[una lettera di Zavattini a Franco Maria Ricci (cliccare sulla lettere per ingrandire, grazie a Paola)]