giovedì 9 maggio 2013

Avevo vinto a gilé. Fuori dal caffè
sulla mia testa c’era
una luna leggera che pareva andasse.
Con delle risatine corte da ragazzo
guardavo allungarsi tra i sassi
la mia pisciata venuta su dal cuore.
[Cesare Zavattini, Opere. 1931.1986, a cura di Silvana Cirillo, Milano, Bompiani 2001,p. 924]
martedì 12 febbraio 2013

Io voglio morire lo stesso giorno che non sono più buono di vestirmi e di svestirmi da solo.
[Paul Strand, Cesare Zavattini, Un paese, Torino, Einaudi 1956, p. 35]

domenica 2 dicembre 2012

Quello che lega i volti e i luoghi, gesti, particolari, frasi riportate o inventate da Zavattini, sembra essere collegato da questo ‘sentire comune’, un’armonia che non è una formula sentimentale romantica o nostalgica, ma è il sentirsi parte di una comunità, essendo tutti e tutto costruttori della comunità stessa, dei suoi valori, delle sue atrocità e bellezze.
Questo sentimento mi ricorda un po’ le cantate di Bach, composizioni settimanali del musicista, scritte per la gente del villaggio,che ogni domenica venivano suonate e cantate nella chiesa.
Ma rivedendo il lavoro di Strand e Zavattini, mi sembra non si possano coltivare nostalgie di nessun tipo, perché la modernità e la freschezza dell’opera rimangono inalterate e, caso mai, ci resta soltanto la constatazione dolorosa che la loro rimane una grande opera sulla coralità del mondo, della quale ci hanno dato l’ultimo realistico affresco, perché di lì a poco tutto questo si sarebbe dissolto, frantumato. Zavattini, la famiglia Lusetti, Hazel e Paul Strand, il sellaio, il farmacista, i bambini, la Dosolina, costruiscono la lunga strada narrativa dove ai lati si snodano cappelli di paglia, la segnaletica del Touring Club, filari e paracarri, Garibaldi dipinto sul muro e i glicini, che non sono inerti fondali per meravigliose nature morte, ma assumono il rilievo attonito della semplicità e del mistero delle cose della vita degli uomini.
[Luigi Ghirri, Come un canto della terra, in Paolo Costantini, Luigi Ghirri, Strand. Luzzara, Milano, clup 1989, p. 36]

lunedì 8 ottobre 2012

7 marzo 1960 – Sono andato a Luzzara per via della mia casa natale che ho comperato e così sono felice. Non ho comperato che dei ricordi molto tristi, angosciosi, ma siamo fatti così, e sono felice, ripeto, di questa grande malinconia.
Circa il capire, al mio paese mi sarebbe piaciuto dare l’avvio anche a un’altra delle cose che non farò, si chiama Non teatro. Risale agli anni Sessanta. Basta un nucleo di tre, quattro o cinque persone congenialmente associate. Tutto fuorché attori. Il tema è la situazione del giorno. Perché il giorno prima o il giorno dopo. Vogliamo capire adesso.
[Cesare Zavattini, Io. Un'autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi 2002, p. 229]
domenica 2 settembre 2012

Qui ci vorrebbe proprio un punto esclamativo.
[Cesare Zavattini, Io, a cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi 2002, p. 256]
giovedì 29 dicembre 2011

Questo foglio bianco pullula di uomini, aiutatemi.
[Cesare Zavattini, Una vita in mostra, Bologna, Bora 1998, p. 32]
venerdì 16 dicembre 2011

Avevo vinto a gilé. Fuori dal caffè sulla mia testa c’era una luna leggera che pareva andasse. Con delle risatine corte da ragazzo guardavo allungarsi tra i sassi la mia pisciata venuta su dal cuore.
[Cesare Zavattini, Opere 1931.1986, cit., p. 924]
venerdì 1 aprile 2011

Entrate in un negozio, acquistate mille lire di merce. Poi uscite senza pagare. Se il padrone e i commessi vi rincorreranno dite secco secco: “Pesce d’aprile.” E rideranno anche i sassi.
[Cesare Zavattini, Al macero, in Opere, cit., p. 1064]
giovedì 3 marzo 2011

EVASIONI CELEBRI
Toth, lo sventratore di donne, racconta ai nipotini nelle sere d’inverno, vicino al grande camino, le sue meravigliose gesta: “Nella Guiana eravamo sorvegliati da cento secondini. Come fuggire? Mi venne un lampo di genio: un pomeriggio che tutti eravamo nell’immenso cortile centrale mi misi a camminare all’indietro verso il cancello. Le guardie credettero così che io stessi entrando. Invece uscivo.”
[Cesare Zavattini, Opere, cit., p. 1093]

giovedì 14 ottobre 2010

In avvenire troverò materia su certi quadernoni, nei quali mescolavo i conti con le imprecazioni e gli aneddoti: sono là in un cassetto, insieme a molte lettere non spedite, che sono sfoghi che bisogna fare per stare lontani dalla cirrosi epatica, e io se non ho la cirrosi epatica lo devo a queste lettere non spedite, nelle quali mi sfogavo con tanto coraggio, ma poi come gatti venivano avanti le paure e le convenienze e allora le lettere restavano lì.
[Cesare Zavattini, Io. Un'autobiografia. A cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi 2002, pp. 179-180]