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Non essere stanchi

sabato 3 luglio 2010

I miei vicini di sotto, o del palazzo davanti, una notte, litigavano. Si sentiva solo la voce della donna, che gridava. Non capivo quel che diceva, non stavo neanche attento, ero stanco. Le finestre erano aperte, la mia stanza da letto era illuminata, a intermittenza, dall’arancione di una freccia, o, forse, di quattro frecce. Avevo sonno. La bambina di cinque anni si era appena addormentata, e prima di addormentarsi mi aveva detto che io ero fortunato, che potevo chiuder gli occhi e dormire, che lei non ci riusciva perché se lo faceva vedeva dei mostri. Io le avevo detto che lei non doveva aver paura dei mostri, che i mostri non esistono. Lei mi aveva chiesto di cosa avevo paura io, e io le avevo detto che avevo paura di essere stanco. Lei era scoppiata a ridere e aveva giunto le mani a fare un gesto come per dire Ma cosa dici? Poi si era addormentata. Dopo qualche ora mi era venuto in mente l’inizio di quella poesia di Angelo Maria Ripellino: Vivere è stare svegli, e concedersi agli altri, dar di sé sempre il meglio, e non essere stanchi. Ma poi mi ero detto che non poteva essere Non essere stanchi, doveva essere Non essere Scaltri. Ero andato a controllare, e, aperto il libro, avevo trovato l’inizio di un’altra poesia, che faceva così: Aridità, ti respingo con tutta l’anima; proterva aridità, mia coetanea. Avevo continuato a cercare e avevo trovato un altro inizio di un’altra poesia, che faceva così: Vorrei che tu fossi felice, cipollina, vorrei che tu non conoscessi il cane nero della sventura, quando sarai uscita dal blu dell’infanzia.

Un gioco

domenica 27 giugno 2010

Con una bambina di cinque anni facciamo un gioco che uno disegna una cosa e l’altro lo deve indovinare.
Io di solito disegno delle penne, o delle Hallo Kitty, o delle forbici, o un messicano in bicicletta, o una bottiglia, lei di solito li indovina, anche il messicano in bicicletta, adesso, le prime volte no.
Le cose che disegna lei io è difficile, che le indovini.
L’altro giorno ha fatto una cosa che mi sembrava un coniglio epilettico con una fionda, e quando lei m’ha chiesto cos’era io le ho detto Un coniglio. Lei mi ha detto di no. Allora le ho detto Un coniglio con una fionda (ci diamo tre possibilità), lei mi ha detto di no. Allora le ho detto un iceberg, lei mi ha detto di no. Allora io le ho chiesto cos’era e lei mi ha detto che erano due cani, con il suo cucciolo che fa la cacca, e la cagna grande che che si lava le zampe con un lavandino piccolo che è aperto quando tornano loro.

L’altro giorno

sabato 26 giugno 2010

L’altro giorno, era l’ultimo giorno di scuola materna di una bambina di cinque anni, e a salutare la Sonia, la sua maestra preferita, mi veniva da piangere a me. Ci si era così affezionata.

Mac Donald’s Italia

sabato 19 giugno 2010

Una bambina di cinque anni è andata per la prima volta da Mac Donald’s e allora le ho chiesto se le era piaciuto, lei mi ha detto che le era piaciuto molto.
Hai mangiato un panino? le ho chiesto.
Metà, mi ha detto lei.
Non era buono?
No, mi ha detto. Però, mi ha detto, le patatine erano buonissime.

Una casa

venerdì 11 giugno 2010

Con la bambina di cinque anni siamo andati a vedere da fuori la mia nuova casa (forse).
Le ho chiesto se le piace, lei mi ha detto di sì, che le piace.
Le ho detto che son contento che le piace perché poi, quando io muoio, diventerà sua.
E lei mi ha guardato e mi ha detto E cosa me ne faccio, di tutte queste case?
Poi siamo andati a mangiare la pizza in un posto dove, per l’insalata, l’olio d’oliva, era in un contenitore con il nebulizzatore, una specie di spray, come gli insetticidi.
Siamo stati i primi, a arrivare, in pizzeria.
Erano le 6 e tre quarti. Dopo, alla fine, tornando in bicicletta, la bambina di cinque anni ha detto Siamo stati i primi, a arrivare, in pizzeria.
E io le ho detto Eh, sì, siamo stati i primi. Se qualcuno dice che è stato il primo, si sbaglia, perché siam stati noi, i primi. Prima di noi, non è arrivato nessuno, in pizzeria. Se qualcuno pensa di essere arrivato primo, si sbaglia. Siamo stati noi, i primi. Se qualcuno dice che è arrivato lui, per primo, in pizzera, conta delle balle, perché i primi, siamo stati noi. Eh, sì.

Minuti

lunedì 31 maggio 2010

Una bambina di cinque anni ieri mi ha chiesto Ma tu, quando vai via a lavorare, non puoi fare come la mamma, che va via cinque minuti e poi torna?

Un mestiere

sabato 29 maggio 2010

Secondo una bambina di cinque anni io di mestiere faccio quello che va a leggere nei paesi estranii.

Immobile

giovedì 27 maggio 2010

L’altro giorno, a Montemurlo, si è parlato di come sono diversi il russo e l’italiano, e del fatto che i primi versi dell’Onegin, Moj djadja samych čestnych pravil, / kogda ne v šutku zanemog, / on uvažat’ sebja zastavil / i lučše vydumat’ ne mog (Di principi onestissimi, mio zio, / or che giace ammalato per davvero, / fa sì che lo rispetti anch’io; / e non poteva aver miglior pensiero [tr. E. Lo Gatto]) in Russia li capiscano anche i bambini, mentre, per dire, Ei fu, siccome immobile, / dato il mortal sospiro, / stette la spoglia immemore, / orba di tanto spiro se lo dici a un bambino chissà cosa capisce, adesso quando torno a Bologna voglio provare, ho detto l’altro giorno, ed era già la seconda o la terza volta che lo dicevo e non l’avevo mai fatto.
Allora ieri, quando sono arrivato da una bambina di cinque anni le ho detto Adesso ti dico una cosa e tu mi dici quello che capisci, Va bene, mi ha detto lei, e io le ho detto Ei fu, siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro, e poi le ho chiesto Cos’hai capito?
E lei ci ha pensato un po’ e poi mi ha detto: Che lui gioca con il memory in piedi immobile respirando.

Un armadio

mercoledì 26 maggio 2010

Una bambina di cinque anni ha un armadio bianco, nella sua camera, che prende tutta una parete, per il lungo, e ogni tanto sull’armadio scrive delle cose, con i pennarelli lavabili. Ci sono dei disegni, c’è scritto Chiara, una sua amica, e in fondo, vicino alla finestra, c’è un cuore grande e dentro c’è scritto MAMMA e zAszAa.
Cosa vuol dire zAszAa? le ho chiesto l’altro giorno.
Eh, mi ha detto lei, non sapevo come si scriveva papà.

Ieri sera

domenica 23 maggio 2010

Ieri sera ero al Fuori orario, a un certo momento mi ha chiamato la mamma di una bambina di cinque anni voleva dirmi che una bambina di cinque anni aveva da dirmi qualcosa al telefono.
Me l’ha passata, una bambina di cinque anni mi ha detto che lei aveva imparato a distinguere la destra e la sinistra. Guarda, mi ha detto al telefono, questo è l’occhio destro, questo è l’occhio sinistro.
Brava, le ho detto.
Grazie, mi ha detto lei, adesso ti saluto che devo andare a fare uno spettacolo.