Un film
Il regista Nicola Nannavecchia sta facendo un film su Alfredo Gianolio, l’autore di Vite sbobinate; ce n’è una clip qui (cliccare su news, clip 01).
Il regista Nicola Nannavecchia sta facendo un film su Alfredo Gianolio, l’autore di Vite sbobinate; ce n’è una clip qui (cliccare su news, clip 01).

Giovedì 3 giugno,
a Bologna,
in via delle Moline,
alla Libreria delle Moline,
alle ore 18 e 30
Marinella Manicardi e
Paolo Nori
leggono I semicolti
(Essendo capace di intendere e di volere
di Salvatore De Matteis,
Vite sbobinate di
Alfredo Gianolio)

Domenica 18 ottobre,
a Luzzara,
al centro culturale Zavattini,
alle ore 18,
Vite sbobinate (primitivi estrosi e trasognati in Valpadana)
di Alfredo Gianolio,
con Alfredo Gianolio
e Paolo Nori
ingresso libero

Sono e mi chiamo Ivo Spaggiari, in arte Pantaleone, nato a Pratofontana di Reggio Emilia. Una sera del gennaio 1977, in occasione della serata conclusiva del Premio nazionale dei naïf, il signor Sindaco di Luzzara Fausto Alberini mi telefonò dicendomi di andare a prendere alla stazione ferroviaria di Reggio una giornalista del «Carlino», che doveva partecipare alla cena presso il Ristorante pizzeria da Dino, presente Cesare Zavattini. Mi disse che potevo partecipare anch’io con la fisarmonica.
Andai subito in garage a prendere la mia Millecinque a metano, ma dovetti passare prima dal carrozzaio per sistemare un parafango. Il carrozzaio (al quale diedi un mio quadro per ricompensa), forse inavvertitamente fece un buco nella parte destra della guida. Si vede che aveva forato un tubo, infatti uscì un getto che riempì d’acqua una scarpa della giornalista. Lei rideva vedendomi disperato. Alla cena mi dissero di suonare con la fisarmonica e di cantare l’inno dei naïf da me composto, ma ero talmente emozionato per la presenza di Zavattini, che non riuscivo a muovere le dita sulla tastiera. Allora la giornalista mi portò un bicchiere di grappa e incominciai a suonare andando avanti per più di mezz’ora, mentre tutti ridevano. Alla fine della cena tutti andavano da Zavattini per avere l’autografo. Volevo andare anch’io ma non avevo il coraggio. Venne allora la giornalista che mi prese per mano e mi portò davanti a lui. Gli diedi da firmare la pagina del catalogo della mostra dove era stampato un mio quadro intitolato La potenza di Zavattini. Lui, prima della firma, scrisse: «Pantaleone, liberati di Zavattini».
[Alfredo Gianolio, Pedinando Zavattini, Reggio Emilia, Diabasis 2004, p. 65]

Ho scoperto ieri che c’è un posto dove si può ordinare un libro che in libreria è difficile da trovare, questo qui


Molti vanno a ballare, sono bravi ballerini, ma vanno per riempire un vuoto. La solitudine c’è in tutte le categorie, c’è nel separato, nello sposato e nel vedovo. Tante volte è più solo chi vive tra mille persone di chi vive solo. Ci sono personaggi strani che tutte le volte che ballano pensano di avere la libertà di mettere le mani dove vogliono, ma se la donna impara a conoscerli non balla più con loro. Anche se con i loro sistemi pesanti non ottengono i risultati sperati, loro insistono. Non capiscono che a insistere con questa tattica vengono poi messi al margine. Non sono poi stupide queste donne. Cerco di capirli per la loro età, per la loro solitudine, ma una volta uno ha esagerato e ho detto basta! E tutte le volte che mi vedeva mi diceva: ma perché con me non vuoi più ballare? Lo voleva sapere e gli dissi: è perché non ti comporti bene. – Non è vero ti sbagli! Eravamo in mezzo alla gente e non ho voluto replicare, ma si sono sentita stupida. Se non ha capito ciò che ho voluto dire è perché sono troppo buona. A un certo punto si è permesso anche di alzare la voce. Dopo io mi sono mangiata la lingua. Ammetteva di aver allungato le mani, ma secondo lui non c’era niente di strano. Evidentemente per lui era una cosa normale. Un altro uomo che da anni vive solo e per il quale il ballo è importantissimo, perché ha bisogno di compagnia, è Dentini Ottavio.
- Vedi questa camicia – mi dice – Me la sono stirata io, mi lavo e mi stiro da solo. Vieni al mare con me? Ho la roulotte.
- A me piace andare in pensione, se vado al mare mi piace stare comoda. Trovavo fuori delle scuse per non dirgli di no.
- Se vieni al mare con me sarai servita come una regina.
Poi mi invitò a vedere i cardellini che avevano fatto il nido vicino a casa sua. Poi si raccomandò: - Quando vai a casa prendi l’elenco telefonico, lo apri e poi cerchi Dentini Ottavio, mi telefoni e mi dici: come stai Dentini Ottavio? Io ti dirò che sto bene.
Molti uomini si ostinano a ballare con la giacca, anche quando incomincia a far caldo, perché pensano di essere più eleganti, ma non si rendono conto che il calore della giacca si trasmette alla donna causandole enorme fastidio. Incravattato e con la giacca, ballava un tango con me un certo Mario Serafini, che emanava uno strano odore di sottaceti. L’ho immaginato a preparasi la cena da solo adattandosi a quello che aveva di pronto in cucina. Prese a dire che aveva freddo, che il tango sarebbe stato più bello se fossimo stati più vicini. Non osai dirgli che a mantenere le distanze era in primo luogo quello strano odore di sottaceti.
[Carmen Togni, in Alfredo Gianolio, Vite sbobinate e altre vite, pp. 159-161]


Sono cresciuta con principi morali molto solidi. Nata il 16 settembre 1918 a Reggio Emilia, avevo genitori onesti, mia madre soprattutto era una santa. Mio padre non ci faceva mancare niente, ci portava tutto, era molto stimato anche da gente nobile. Mia madre a quindici anni è andata a fare la cameriera a Milano dal conte Sforza. Era molto bella, volevano farla diventare un’artista, aveva un bel corpo e un bel viso e certe possibilità, ma lei era molto religiosa e non ne ha voluto sapere. È rimasta fedele al suo padrone che le ha insegnato anche a lavarsi le orecchie come se fosse stata una sua figliola e voleva che la sua figliola, professoressa Camilla, la trattasse come sorella, e quindi lei si è trovata benissimo in quella casa come se si fosse trovata coi suoi genitori, solo che lei aveva sempre nel cuore il suo paesello, che era in montagna a Casa Schiavino.
[Laura Bertozzi, in Alfredo Gianolio, Vite sbobinate e altre vite, cit. pp. 47-48]


Mi piace fare il ritratto di persone già morte, perché le persone vive non sono mai contente.
[Giuseppe Raineri, in Alfredo Gianolio, Vite sbobinate e altre vite, Sassuolo, Incontri editrice 2007, p. 169]
