giovedì 19 gennaio 2012
Giovedì 19 gennaio 2012,
a Reggio Emilia,
al Cinema al Corso,
in Corso Garibaldi, 14
alle ore 20 e 30
Il segno e la voce:
vita d’artista
Il mondo di Alfredo Gianolio
documentario di Nicola Nannavecchia
presenta: Sandro Parmiggiani,
interviene: Paolo Nori

domenica 18 dicembre 2011

Se si contrae un debito con la realtà non si riuscirà mai ad estinguerlo e quindi è meglio, con la realtà, non avere mai nulla a che fare. Vana è la corsa per raggiungerla, è meglio darsi all’ippica, rinunciare all’impresa. Chi scrive sul suo territorio in verità parla di altro, anche se non se ne accorge, altrimenti, invece di uno scrittore sarebbe soltanto un fotocopiatore.
Sono capaci tutti di descrivere le cose che hanno sotto gli occhi, come sono capaci tutti di andare a letto con una bella donna. Se fosse così facile fare lo scrittore, mi sentirei di fare lo scrittore anch’io.
[Alfredo Gianolio, inizio di Lo scrittore e il territorio, intervento letto a Rubiera, alla Corte ospitale, dentro la manifestazione Narratori amplificati]

giovedì 30 giugno 2011
[Del discorso da fare a Custoza il 2 luglio]
Ecco, c’è da dire che di libri stampati dove la gente parla come la gente per strada, ce ne sono, un po’. Uno, per esempio, è un libro di Alfredo Gianolio, e si intitola Vite sbobinate, e ci son proprio delle cose così, delle vite, racontate a Gianolio, che lui poi ha sbobinato, cioè trascritto, e io voglio leggervi un pezzetto della vita di Emilde Vacondio, nata nel 1927 a Fellegara di Scandiano, ed è il pezzo dove Emilde Vacondio racconta le vicende che capitarono a suo padre prima ancora che lei nascesse, nel corso della guerra del ’15 ’18. Continua a leggere »
giovedì 25 febbraio 2010
Il regista Nicola Nannavecchia sta facendo un film su Alfredo Gianolio, l’autore di Vite sbobinate; ce n’è una clip qui (cliccare su news, clip 01).
venerdì 2 ottobre 2009
Giovedì 3 giugno,
a Bologna,
in via delle Moline,
alla Libreria delle Moline,
alle ore 18 e 30
Marinella Manicardi e
Paolo Nori
leggono I semicolti
(Essendo capace di intendere e di volere
di Salvatore De Matteis,
Vite sbobinate di
Alfredo Gianolio)
domenica 6 settembre 2009
Domenica 18 ottobre,
a Luzzara,
al centro culturale Zavattini,
alle ore 18,
Vite sbobinate (primitivi estrosi e trasognati in Valpadana)
di Alfredo Gianolio,
con Alfredo Gianolio
e Paolo Nori
ingresso libero

venerdì 15 maggio 2009

Sono e mi chiamo Ivo Spaggiari, in arte Pantaleone, nato a Pratofontana di Reggio Emilia. Una sera del gennaio 1977, in occasione della serata conclusiva del Premio nazionale dei naïf, il signor Sindaco di Luzzara Fausto Alberini mi telefonò dicendomi di andare a prendere alla stazione ferroviaria di Reggio una giornalista del «Carlino», che doveva partecipare alla cena presso il Ristorante pizzeria da Dino, presente Cesare Zavattini. Mi disse che potevo partecipare anch’io con la fisarmonica.
Andai subito in garage a prendere la mia Millecinque a metano, ma dovetti passare prima dal carrozzaio per sistemare un parafango. Il carrozzaio (al quale diedi un mio quadro per ricompensa), forse inavvertitamente fece un buco nella parte destra della guida. Si vede che aveva forato un tubo, infatti uscì un getto che riempì d’acqua una scarpa della giornalista. Lei rideva vedendomi disperato. Alla cena mi dissero di suonare con la fisarmonica e di cantare l’inno dei naïf da me composto, ma ero talmente emozionato per la presenza di Zavattini, che non riuscivo a muovere le dita sulla tastiera. Allora la giornalista mi portò un bicchiere di grappa e incominciai a suonare andando avanti per più di mezz’ora, mentre tutti ridevano. Alla fine della cena tutti andavano da Zavattini per avere l’autografo. Volevo andare anch’io ma non avevo il coraggio. Venne allora la giornalista che mi prese per mano e mi portò davanti a lui. Gli diedi da firmare la pagina del catalogo della mostra dove era stampato un mio quadro intitolato La potenza di Zavattini. Lui, prima della firma, scrisse: «Pantaleone, liberati di Zavattini».
[Alfredo Gianolio, Pedinando Zavattini, Reggio Emilia, Diabasis 2004, p. 65]

martedì 20 gennaio 2009
Ho scoperto ieri che c’è un posto dove si può ordinare un libro che in libreria è difficile da trovare, questo qui

giovedì 8 gennaio 2009

Molti vanno a ballare, sono bravi ballerini, ma vanno per riempire un vuoto. La solitudine c’è in tutte le categorie, c’è nel separato, nello sposato e nel vedovo. Tante volte è più solo chi vive tra mille persone di chi vive solo. Ci sono personaggi strani che tutte le volte che ballano pensano di avere la libertà di mettere le mani dove vogliono, ma se la donna impara a conoscerli non balla più con loro. Anche se con i loro sistemi pesanti non ottengono i risultati sperati, loro insistono. Non capiscono che a insistere con questa tattica vengono poi messi al margine. Non sono poi stupide queste donne. Cerco di capirli per la loro età, per la loro solitudine, ma una volta uno ha esagerato e ho detto basta! E tutte le volte che mi vedeva mi diceva: ma perché con me non vuoi più ballare? Lo voleva sapere e gli dissi: è perché non ti comporti bene. – Non è vero ti sbagli! Eravamo in mezzo alla gente e non ho voluto replicare, ma si sono sentita stupida. Se non ha capito ciò che ho voluto dire è perché sono troppo buona. A un certo punto si è permesso anche di alzare la voce. Dopo io mi sono mangiata la lingua. Ammetteva di aver allungato le mani, ma secondo lui non c’era niente di strano. Evidentemente per lui era una cosa normale. Un altro uomo che da anni vive solo e per il quale il ballo è importantissimo, perché ha bisogno di compagnia, è Dentini Ottavio.
- Vedi questa camicia – mi dice – Me la sono stirata io, mi lavo e mi stiro da solo. Vieni al mare con me? Ho la roulotte.
- A me piace andare in pensione, se vado al mare mi piace stare comoda. Trovavo fuori delle scuse per non dirgli di no.
- Se vieni al mare con me sarai servita come una regina.
Poi mi invitò a vedere i cardellini che avevano fatto il nido vicino a casa sua. Poi si raccomandò: – Quando vai a casa prendi l’elenco telefonico, lo apri e poi cerchi Dentini Ottavio, mi telefoni e mi dici: come stai Dentini Ottavio? Io ti dirò che sto bene.
Molti uomini si ostinano a ballare con la giacca, anche quando incomincia a far caldo, perché pensano di essere più eleganti, ma non si rendono conto che il calore della giacca si trasmette alla donna causandole enorme fastidio. Incravattato e con la giacca, ballava un tango con me un certo Mario Serafini, che emanava uno strano odore di sottaceti. L’ho immaginato a preparasi la cena da solo adattandosi a quello che aveva di pronto in cucina. Prese a dire che aveva freddo, che il tango sarebbe stato più bello se fossimo stati più vicini. Non osai dirgli che a mantenere le distanze era in primo luogo quello strano odore di sottaceti.
[Carmen Togni, in Alfredo Gianolio, Vite sbobinate e altre vite, pp. 159-161]
