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giovedì 31 gennaio 2019

O mirabile noncuranza dei pratesi, che non si meravigliano né si arrabbiano né si scandalizzano di nulla, e della grandezza umana, della superbia degli uomini, ridono, perché sanno di che son fatte. O semplicità dei pratesi, che sanno d’esser nati dal nulla, ma non fanno come tanti altri, che anche quando vanno a piedi sembra che vadano in carrozza, e quando camminano fan suonare i dindi nelle tasche, per far vedere che son gente per bene, e che i soldi per pagarsi la reputazione ce li hanno. O lealtà dei pratesi, che non si vergognano d’esser nati poveri, (e a dire il vero non si vergognano nemmeno d’esser diventati ricchi), e non si dànno le arie d’esser figli di nobili e di preti, come’è d’uso in certe parti d’Italia, e restano gente del popolo anche quando vanno in carrozza, che per loro è soltanto un modo di andare a piedi stando seduti, e nel mangiare, nel bere, nel vestire, nel prender moglie, rimangono fedeli alla loro origine popolare, e sono esempio di semplicità e di lealtà in un mondo, dove tutti cercano di nascondere quel che sono, e che erano, e di dànno l’aria d’essere il contrario di quel che sembrano.

[Curzio Malaparte, Maledetti toscani, Milano, Adelphi 2017, p. 103]

Prima di costruirsi una torre d’avorio

venerdì 4 gennaio 2019

Ma prima di costruirsi una torre d’avorio bisogna prendersi l’inevitabile seccatura di uccidere un bel po’ di elefanti, e si dà il caso che il bell’esemplare che desidero abbattere […] si chiami senso comune. […] Il senso comune è immorale, perché la morale naturale dell’uomo è irrazionale, quanto i riti magici che essa ha sviluppato fin dall’oscurità immemorabile dei tempi. Nella sua forma peggiore, il senso comune è senso reso comune, cosicché le cose sono confortevolmente svalutate dal suo tocco. IL senso comune è squadrato, mentre tutte le visioni e i valori più essenziali della vita sono rotondi, come l’universo o gli occhi di un bambino la prima volta che vede uno spettacolo circense.

[Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, traduzione di Franca Pece, Milano, Adelphi 2018, pp. 508-509 ]

Il giallo e il violetto

martedì 6 novembre 2018

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

La differenza tra la visione umana e l’immagine percepita dall’occhio sfaccettato di un insetto può essere paragonata alla differenza tra un cliché a mezzatinta ottenuto con il retino più fine e la medesima immagine realizzata con la schermatura a grana grossa, quella che si usa nella riproduzione illustrata dei comuni giornali. La stessa relazione esiste tra il modo in cui vedeva le cose Gogol’ e il modo in cui vedono le cose i lettori ordinari e gli scrittori ordinari. Prima dell’avvento suo e di Puškin, la letteratura russa era praticamente cieca. La forma che percepiva era un profilo guidato dalla ragione: non vedeva il colore in sé, ma semplicemente usava le trite combinazioni di sostantivi ciechi e aggettivi fedeli come cani che l’Europa aveva ereditato dagli antichi. Il cielo era azzurro, l’alba rossa, il fogliame verde, gli occhi della bellezza neri, le nuvole grigie e così via. Fu Gogol’ (e, dopo di lui, Lermontov e Tolstoj) a vedere per primo che esistevano il giallo e il violetto. Che il cielo potesse essere verde pallido al sorgere del sole, o la neve di un azzurro intenso in un giorno sgombro di nuvole, sarebbe suonato come una sciocca eresia allo scrittore cosiddetto «classico», abituato com’era ai rigidi e convenzionali schemi coloristici della scuola letteraria francese del secolo XVIII.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, pp. 86-87]

Gente vera e vero crimine

lunedì 5 novembre 2018

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Lo ripeto, tuttavia, a beneficio di coloro a cui piace che i libri diano loro «gente vera» e «vero crimine» e un «messaggio» (quell’orrore degli orrori preso a prestito dal gergo dei riformatori quaccheri). Anime morte non li condurrà da nessuna parte.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 75]

Esagerare

giovedì 25 ottobre 2018

Di solito si giocava a stoss, a écarté, ma soprattutto a banque. Una volta a Puškin capitò di giocare con uno dei fratelli Zubov, ufficiale del Quartier Generale. Puškin notò che Zubov barava; perse; quando finì di giocare disse agli altri giocatori, con assoluta indifferenza e ridendo, che debiti di gioco di quel genere non andavano pagati. Le sue parole si riseppero, ci fu una spiegazione, e Zubov sfidò Puškin… Secondo la testimonianza di molti… Puškin si presentò al duello con delle ciliegie in mano e le mangiò mentre l’altro sparava… Zubov sparò per primo e mancò il bersaglio. “Siete soddisfatto?” gli chiese Puškin quando venne il suo turno di sparare. Invece di esigere che sparasse, Zubov si lanciò verso l’avversario per abbracciarlo. “Non esageriamo”, disse Puškin, e se ne andò.

[Serena Vitale, Il bottone di Puškin, Milano, Adelphi 2000, pp. 321-322]

In un certo momento dello spazio-tempo

giovedì 18 ottobre 2018

È istruttivo pensare che in questa stanza o, se è per questo, in qualsiasi altra stanza del mondo, non ci sia una sola persona la quale, in un certo momento dello spazio-tempo storico, non sarebbe messa a morte lì per lì, su due piedi, da virtuosa collera. È cosa certa che in un determinato momento spaziotemporale il colore del proprio credo, delle proprie cravatte, delle proprie parole, dei propri occhi, pensieri e comportamenti si imbatterà nella disapprovazione fatale di una folla che odia quella particolare tonalità. E quanto più brillante, quanto meno convenzionale sarà l’individuo, tanto più sarà esposto al rogo. Stranger, diverso, fa rima con danger, pericolo.

[Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, traduzione di Franca Pece, Milano, Adelphi 2018, p. 509 ]

La cosa più noiosa

domenica 14 ottobre 2018

Nulla è più noioso o più ingiusto nei confronti dell’autore dell’incominciare a leggere, diciamo, Madame Bovary partendo dall’idea preconcetta che sia una denuncia della borghesia.

[Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, traduzione di Franca Pece, Milano, Adelphi 2018, p. 37 ]

Un autoritratto

sabato 13 ottobre 2018

Le persone, in genere, amano parlare di sé, e io rimango turbato quando qualcuno mi dice cose che a mio avviso avrebbe fatto meglio a tenere per sé. Preferisco indovinarli, i segreti dei loro cuori. Non sono in grado di prendere la gente per come si mostra e non sono facilmente impressionabile. Non sono capace di venerazione. Sono più incline a ridere degli altri, che a rispettarli.

[W. Somerset Maugham, Alcuni romanzieri che ho conosciuto, in Lo spirito errabondo, traduzione di Gianni Pannofino, Milano, Adelphi 2018, pp. 218]

Economia

domenica 7 ottobre 2018

Nei Magri Anni Trenta,
i giovani vendevano
per un pasto abbondante il loro corpo.

Nei Ricchi Anni Sessanta
lo facevano ancora:
per onorare i Pagamenti a Rate.

[W. H. Auden, Grazie, nebbia, traduzione di Alessandro Gallenzi, Milano, Adelphi 2011, p. 51]

La cosa peggiore che poteva fare

venerdì 5 ottobre 2018

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Puškin avrebbe semplicemente sfoderato i luccicanti denti da negro in una bonaria risata – per poi volgersi al manoscritto incompleto del suo capolavoro di turno. Gogol’ fece ciò che aveva fatto dopo il fiasco di Kuechelgarten: fuggì, o piuttosto scivolò via, verso terre straniere.
Fece anche qualcos’altro. Fece la cosa peggiore che uno scrittore potesse fare in quelle circostanze: cominciò a spiegare a mezzo stampa i punti del suo lavoro che i critici avevano o trascurato o rivolto contro di lui. Gogol’, essendo Gogol’ e vivendo in un mondo a specchio, aveva la speciale abilità di pianificare per intero le proprie opere dopo averle scritte e pubblicate. E così fece con Il revisore. Vi aggiunse una sorta di epilogo in cui spiegava che il vero Revisore che si profila di lontano alla fine dell’ultimo atto è la Coscienza dell’Uomo, mentre gli altri personaggi sono le Passioni che albergano nelle nostre Anime. In altre parole, si doveva credere che queste passioni erano simboleggiate da funzionari di provincia e che la Coscienza più elevata era simboleggiata dal Governo.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 62]