Nessuno, da niente

mercoledì 27 20 Novembre19

Nessuno è al riparo da niente, si sa, o gli architetti non vivrebbero in case discutibili, e gli psicologi non capeggerebbero famiglie disfunzionali. Così può capitare che chi di mestiere traffica coi libri mantenga viva la convinzione più ingenua e pericolosa, quella che irriderebbe sentendola esprimere da chiunque altro: che la scrittura abbia una valenza terapeutica, che raccontare un vizio una volta per tutte sia il modo migliore per lasciarselo alle spalle e girare pagina.
Non è vero, naturalmente.

[Matteo Codignola, Vite brevi di tennisti eminenti, Milano, Adelphi 2018, p. 21]

La statua del dolore

domenica 13 20 Ottobre19

Lidija Čukovskaja, Incontri con Anna Achmatova.

Nel 1940 ormai non scrivevo quasi più nulla i me, e sempre più spesso scrivevo di Anna Andreevna. Ed ero portata a farlo perché lei stessa, le sue parole, le sue azioni, la sua testa, le sue spalle e i gesti delle sue mani possedevano la perfezione che di solito in questo mondo appartiene soltanto alle grandi opere d’arte. Il destino della Achmatova, – qualcosa di più grande della sua stessa personalità – stava allora scolpendo, sotto i miei occhi, da quella donna famosa e abbandonata, forte e indifesa, la statua del dolore, della solitudine, della superbia e del coraggio. Le vecchie poesie della Achmotova le sapevo a memoria fin da bambina, ma quelle nuove, insieme al gesto delle mani che bruciavano il foglietto nel posacenere, insieme al profilo dal naso aquilino disegnato con precisione da un’ombra azzurra sulla bianca parete di un carcere di transito, entravano ora nella mia vita con la stessa irrevocabile naturalezza con cui già da tempo erano entrati i ponti di Leningrado, Sant’Isacco, il Giardino d’Estate o i Lungoneva.

[Lidija Čukovskaja, Incontri con Anna Achmatova. 1938-1941, traduzione di Giovanna Moracci, Milano, Adelphi 1990, p. 21]

Un commento banale

venerdì 11 20 Ottobre19

Mi permetterò un commento banale: è curioso come gli uomini, che abitano per così breve tempo un mondo estraneo e crudele, si affannino a infliggersi tanta infelicità.

[W. Somerset Maugham, Una donna di mondo e altri racconti, traduzione di Simona Sollai, Milano, Adelphi 2017, p. 77]

Ah

mercoledì 9 20 Ottobre19

«Ah, come mi piacciono i bei gialli» disse Mrs Bulfinch. «Datemi una gran dama tutta ingioiellata, in abito da sera, sdraiata sul pavimento della biblioteca con un pugnale nel cuore».

[W. Somerset Maugham, Una donna di mondo e altri racconti, traduzione di Simona Sollai, Milano, Adelphi 2017, p. 45]

Biscotti

martedì 9 20 Luglio19

Sotto la guida della nonna, tuttavia, fin verso i sei anni fui una persona religiosa. Lei mi portava alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, mi faceva fare la comunione, mi metteva davanti alle icone, mi prendeva la mano nella sua mano marrone, tutta rughe, mi insegnava a fare il segno della croce e a pronunciare parole magiche che, secondo me, neppure lei capiva. Perché così suonavano, e così le ho imparate per tutte la vita:
«Patenoste, chiesa in cieli, santa luce nome tuo. Avvegna regno tuo. Sì, che è in cieli. E in terra. Pane nostro quotidiano dà, no, biscotti. Non dimette i debiti nostri se non ci libera dal male…»

[Anatolij Kuznecov, Babij Jar, traduzione di Emanuela Guercetti, Milano, Adelphi 2019, p. 55]

Una storia possibile solo in Unione Sovietica

sabato 6 20 Luglio19

All’epoca avevo già un contratto per pubblicare il romanzo in volume – con la casa editrice Malaja Gvvardija. Mi restava ancora la speranza di ripristinare qualcosa: il libro «completo» doveva pur differenziarsi in qualche modo dalla «versione giornalistica» [pubblicata sulla rivista «Junost’»].
Ma fu subito chiaro che la casa editrice non voleva sentir parlare di aggiunte: al contrario, esigeva ulteriori tagli. E qui ebbe inizio una storia possibile solo in Unione Sovietica.
Quei numeri della rivista «Junost’» arrivarono all’estero. E subito in molti paesi si cominciò a tradurre il romanzo. Fui subissato dalle lettere perplesse dei traduttori: non capivano molti brani.
Per esempio, la censura aveva tagliato così sconsideratamente che nel capitolo «Professione: incendiari» gli incendiari non c’erano più, neanche un accenno, la parola stessa non compariva ed erano stati lasciati solo alcuni paragrafi sul protagonista che leggeva Puškin.

[Anatolij Kuznecov, Babij Jar, traduzione di Emanuela Guercetti, Milano, Adelphi 2019, p. 18]

La bufera

lunedì 1 20 Luglio19

auden, shorts

Quando li assale la bufera,
gli alberi sono sempre stupefatti,
ma non chiedon mai perché.

[W. H. Auden, Shorts, Milano, Adelphi 2009 (4), p. 65]

Se invece

venerdì 7 20 Giugno19

Non voglio farmi più intelligente di quanto sono: dico solo quello che penso. È vana tutta la nostra finezza e lungimiranza politica. Se, invece di provare a fare la storia, provassimo semplicemente a considerarci responsabili dei singoli atti che la compongono, forse gli esiti non sarebbero così grotteschi. Non la storia bisogna fare, ma la propria biografia.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Mario Caramitti, Milano, Adelphi 2019, p. 132]

Amicizie importanti

giovedì 23 20 Maggio19

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

Uno scrittore che accenna ai propri trascorsi penali – o in generale alle proprie traversie – è paragonabile a un individuo normale che si fa bello alludendo ad amicizie importanti.

[Iosif Brodskij, Per compiacere un’ombra, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 109]

Ormai da una cinquantina d’anni

giovedì 11 20 Aprile19

Una volta, molto tempo fa, lessi su un settimanale un saggio che si intitolava Tre incontri con Lev Tolstoj. Il primo incontro: l’autore arriva a Jasnaja Poljana, ma Tolstoj è ammalato e non lo riceve. Il secondo incontro: arriva a Chamovniki e lo informano che Tolstoj non è in casa. Il terzo incontro: arriva a Astapovo e Tolstoj è appena morto… Di Tolstoj non appresi nulla, ma quanto imparai sull’autore! Non l’ho mai dimenticato.
In occidente, ormai da una cinquantina d’anni, quasi tutti i libri sono autobiografici. Talvolta sembra che persino i libri di matematica e astrofisica siano stati scritti dai loro autori in parte anche come autobiografie.

[Nina Berberova, Il corsivo è mio, traduzione di Patrizia Deotto, Milano, Adelphi 2002 (4), p.6]