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Adesso

mercoledì 15 novembre 2017

A Vienna lo aspettava la fidanzata, figlia del fabbricante di matite Hartmann. Il tenente non sapeva più nulla di lei, se non che era bella, brava, ricca e bionda. Quei quattro attributi l’avevano abilitata a diventare la sua fidanzata.
Lei gli spediva al fronte lettere e pasticci di fegato, qualche volta un fiore secco da Heilgenkreuz. Lui le scriveva ogni settimana su carta da lettera militare azzurro-scuro, con la matita copiativa inumidita, lettere brevi, concisi resoconti della situazione, notizie.
Da quando era fuggito dal campo non aveva più saputo nulla di lei. Che gli fosse fedele e lo aspettasse, non dubitava.
Che lo aspettasse fino al suo ritorno, non dubitava. Ma che avrebbe smesso di amarlo quando, ritornato, le fosse stato davanti, gli pareva altrettanto certo. Quando si erano fidanzati, lui era un ufficiale. Il grande dolore del mondo lo rendeva, allora, più bello, la vicinanza della morte lo faceva più grande, la sacralità di un defunto circondava l’uomo vivo, la croce sul petto richiamava la croce su un tumulo. Se poi si contava su un lieto fine, dopo la marcia trionfale delle truppe vittoriose sulla Ringstrasse, c’era da aspettarsi il colletto dorato da maggiore, la scuola di guerra e finalmente il grado di generale, il tutto avvolto nel tenero suono dei tamburi della marcia di Radetzky.
Ma adesso Franz Tunda era un giovane senza nome, senza credito, senza rango, senza titolo, senza soldi e senza professione, non aveva né patria né diritti.

[Joseph Roth, Fuga senza fine, traduzione di Maria Grazia Paci Manucci, Milano, Adelphi 2002, pp. 14-15]

La cosa peggiore

mercoledì 18 ottobre 2017

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Fece anche qualcos’altro. Fece la cosa peggiore che uno scrittore potesse fare in quelle circostanze: cominciò a spiegare a mezzo stampa i punti del suo lavoro che i critici avevano o trascurato o rivolto contro di lui. Gogol’, essendo Gogol’ e vivendo in un mondo a specchio, aveva la speciale abilità di pianificare per intero le proprie opere dopo averle scritte e pubblicate. E così fece con Il revisore. Vi aggiunse una sorta di epilogo in cui spiegava che il vero Revisore che si profila di lontano alla fine dell’ultimo atto è la Coscienza dell’uomo mentre gli altri personaggi sono le Passioni che albergano nelle nostre Anime. In altre parole, si doveva credere che queste passioni erano simboleggiate da funzionari di provincia grotteschi e corrotti e che la Coscienza più elevata era simboleggiata dal Governo.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 62]

Una città

giovedì 12 ottobre 2017

Una città è un luogo occulto, nella quale un muro logorato dalla muffa, un edificio decrepito, una sterminata piazza non pavimentata, trafitta da pozzanghere e ciuffi di dura erba, propongono una storia segreta, una favola in cui l’orrore e lo splendore ostinatamente coabitano.

[Giorgio Manganelli, La favola pitagorica, Milano, Adelphi 2005, p. 31]

Perché non l’adopra

mercoledì 6 settembre 2017

Fra tutte le statue di Firenze, la statua di Giovanni delle Bande Nere è quella che più si meriterebbe un par di ceffoni sul muso. Guàrdalo un po’, come se ne sta seduto comodo in San Lorenzo, con quel suo tronco di randello nel pugno. O piove, o tira vento, Giovanni è sempre là, col suo sorriso molle nel viso barbuto. E che barba da paino, tutta riccioletti corti, ben pettinata, ben lisciata, intorno a una bocca che par quella di una donna con la voglia del cocomero. Non si scomoda neanche se tu lo pungi nel sedere con uno spillo. «Ci sto bene, e ci sto – par che dica – e pròvati a farmi alzare, se ti riesce». E quel bastone in mano, che se ne fa? O perché non l’adopra? Già, perché non l’adopra? Non si può dire che in questi ultimi tempi non gli siano mancati il modo e le occasioni.

[Curzio Malaparte, Maledetti toscani, Milano, Adelphi 2017, p. 159]

Che cos’è?

venerdì 1 settembre 2017

Cos’è dunque la verità? Un mobile esercizio di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate praticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come monete.

[Friedrich Nietzsche, Su verità e menzogna in senso extramorale, traduzione di Giorgio Colli, Milano, Adelphi 2015, p. 20]

I poveri

sabato 15 luglio 2017

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

I poveri tendono a utilizzare qualsiasi cosa. Io utilizzo il mio senso di colpa.

[Iosif Brodskij, In una stanza e mezzo, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 219]

La rivoluzione?

domenica 7 maggio 2017

Dritto e altezzoso, in frac, Gumilëv attraversa le sale. Trema anche lui dal freddo, ma distribuisce saluti e inchini con solenne affabilità. Conversa con i conoscenti in tono mondano. Sta giocando al ballo. Tutto il suo aspetto dice: «La rivoluzione? Non è successo niente».

[Vladislav F. Chodasevič, Gumilëv e Blok, in Necropoli, a cura di Nilo Pucci, Milano, Adelphi 1985, p. 31]

Prousts

lunedì 17 aprile 2017

Un giorno, conversando con Luncaciarski, l’autore gli domandò se in Russia vi fosse un Marcel Proust. «Sì» gli rispose Lunaciarski «ogni scrittore sovietico è un Proust proletario».

[Curzio Malparte, Il ballo al Cremlino, Milano, Adelphi 2014, p. 15]

Gli scemi in toscana

sabato 8 aprile 2017

Che tutti gli italiani siano intelligenti, ma che i toscani siano di gran lunga più intelligenti di tutti gli altri italiani, è cosa che tutti sanno, ma che pochi vogliono ammettere. Non so se per gelosia, o per ignoranza di quel che sia veramente l’intelligenza: la quale non è furbizia, come si crede, comunemente in Italia, ma un modo di abbracciar con la mente le cose, di comprenderle, cioè, e di penetrarle, mentre la furbizia è soltanto quello che il battere delle ciglia è in confronto con lo sguardo. E chi negherà che noi toscani sappiamo entrar con gli occhi della mente in fondo alle cose, e guardar dentro? che siamo come quegli insetti che prendono il polline dai fiori maschi e lo portano ai fiori femmine? che noi portiamo l’intelligenza, come un polline, alle pietre, e ne facciamo nascere chiese e palazzi, torri maschi e piazze femmine? Chi negherà che l’intelligenza, in Toscana, ci sta di casa, e che anche gli scemi, che in casa d’altri son soltanto scemi, da noi sono intelligenti?

[Curzio Malaparte, Maledetti toscani, Milano, Adelphi 2017, pp. 15-16]

Tutta a Prato

martedì 4 aprile 2017

Tutta a Prato va a finire la storia d’Italia e d’Europa: tutta a Prato, in stracci.

[Curzio Malaparte, Maledetti toscani, Milano, Adelphi 2017, p. 93]