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Ripellino

mercoledì 31 dicembre 2014

Angelo Maria Ripellino, Poesie

Chi può dire che cosa di noi resterà in questo affannoso incalzare di instabili guise, in questa altalena dannata, in questa gara di oblio, quando saremo gettati nel profondissimo buio, oltre il muro di cinta della Città Terrena, come nel Labirinto del mondo di Comenio? Ci si può solo sforzare di sopravvivere, non cedendo alle formule e al balbettio delle mode, restando se stessi, anche se con apparenza di anacronismi. Ma niente illusioni. Qualche tuo volumetto resterà in cima a uno sperduto scaffale della Biblioteca del Cosmo. E forse un unto, barbuto, infelice glossatore andrà un giorno a scovarne il titolo nel giallo dello schedario.

[Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 251]