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Anche le cose più banali

lunedì 2 ottobre 2017

Ieri, a Rovereto, ho letto un discorso che si chiama Noi e i governi, che è dentro un libro che si intitola La meravigliosa utilità del filo a piombo, e son stato contento, era un po’ di tempo che lo leggevo e è andata proprio bene, mi sembra. È un discorso che si parla un po’ di Daniil Charms, per esempio di dice che Daniil Charms è un autore russo nato nel 1905 e morto nel 1942 che quando era in vita pubblicava su delle riviste per bambini e era molto conosciuto come autore per bambini anche se lui i bambini non li sopportava. E che c’è un raccontino che ha scritto dove lui si immagina la città ideale, e nella città ideale nella piazza centrale secondo lui bisognava scavare una buca profonda e buttarci dentro tutti i bambini e i pastori tedeschi. E poi ogni tanto un po’ di calce viva altrimenti veniva su del cattivo odore. E che Daniil Charms, tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni quaranta, in Unione Sovietica, scriveva delle cose, le sue cosiddette opere per adulti, che furono pubblicate solo a partire dalla fine degli anni sessanta, più di vent’anni dopo la scomparsa di Charms, e dico scomparsa perché per molto tempo Charms non si è saputo la fine che aveva fatto. E che girava una voce che era uscito di casa nel 1941 dicendo Vado a comprare le sigarette, e che poi non era mai tornato. Ogni tanto, negli anni sessanta e settanta, in Unione Sovietica, si spargeva la voce che Charms era stato avvistato ai limiti estremi dell’impero Sovietico, a Baku, a Vladivostok, a Tamara, a Murmansk.
Qualcuno pensava anche che l’avessero fatto sparire, e ricordava che Charms era già stato arrestato, nel 1932, con l’accusa di fare arte antisovietica, e era stato condannato a qualche mese di soggiorno obbligato in una città poco distante da San Pietroburgo, che allora si chiamava ancora Leningrado. E che un cantautore, Galič, a metà degli anni sessanta ha anche scritto una canzone che si intitola Pesen’ka o tabake, Canzonetta sul tabacco, dove si dice che Charms, quand’era uscito di casa nel 1941 per andare a comprare le sigarette aveva trovato la tabaccheria chiusa, e ne aveva cercata un’altra e aveva trovato chiusa anche quella lì, e ne aveva cercata un’altra e aveva trovato chiusa anche quella lì, e ne aveva cercata un’altra, chiusa, un’altra, chiusa, un’altra chiusa, eran più di vent’anni che girava cercando da fumare, dice la canzone di Galič, e poi si dicono delle altre cose e poi si leggono anche le sue opere, di Charms, come per esempio questa:

C’era un uomo rosso di capelli, che non aveva occhi né orecchie. Non aveva nemmeno i capelli, tanto che lo dicevano rosso convenzionalmente. Parlare non poteva, dato che non aveva la bocca. Nemmeno il naso aveva. Non aveva neppure le mani e i piedi. E il ventre non aveva e la schiena non aveva e la spina dorsale non aveva, né aveva viscere di nessun tipo. Non c’era niente. Quindi non si capisce di chi si tratti. Meglio che di lui non parliamo più.

E alla fine, un signore romano che aveva sentito tutto il discoro mi ha fatto i complimenti per il modo in cui l’avevo letto, che lette bene come le leggo io anche le cose più banali sembrano interessanti, mi aveva detto. Poi aveva aggiunto: «Certo che quel Kant…». «Non Kant, – gli avevo detto io, – Charms». «Ah, – mi aveva detto lui, – pensavo che era Kant, il filosofo tedesco».