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A New York, nel 1940, tutti fumavano dovunque

venerdì 13 maggio 2016

Frédéric Bigbeder, Un amore di Salinger, traduzione di Giovanni Pacchiano, Milano, Mondadori

Frédéric Beigbeder è uno scrittore francese che qualche anno fa ha pubblicato un romanzo, che in Italia è stato poi tradotto da Feltrinelli, nel 2001, il protagonista del quale era un pubblicitario che disprezzava il proprio mestiere. Il romanzo cominciava così: «Sono un pubblicitario: ebbene sì, io inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda». Nella nota biografica si leggeva che Beigbeder prima della pubblicazione del romanzo «lavorava per l’agenzia pubblicitaria Young & Rubicam, poi è stato licenziato». Il libro in francese si intitolava 99 francs e Beigbeder ridicolizzava la mania di metter prezzi che finiscono con 99, e il romanzo costava 99 franchi. C’è da dire che, nella traduzione italiana, non si era mantenuto il titolo originale, il libro era intitolato 26.900 lire, che erano poi diventate, con il passaggio all’euro, 13 euro e 89 centesimi. Gli altri due romanzi di Beigbeder tradotti in italiano negli anni scorsi sono L’amore dura tre anni (Feltrinelli 2003) e Windows on the World (Bompiani 2004) e sono tutte e due delle autofiction, dei romanzi pseudoautobiografici, mi viene da dire, cioè romanzi in cui autore e protagonista si confondo. Anche nel libro appena uscito per Mondadori (traduzione di Giovannni Pacchiano), Un amore di Salinger (titolo originale Oona & Salinger), Beigbeder compare come personaggio, ma i protagonisti della vicenda sono Jerome David Salinger, l’autore del Giovane Holden, e una sua fidanzata, Oona O’Neill, figlia del premio Nobel per la letteratura Eugene O’Neill che dopo essere stata, per qualche mese, la giovanissima fidanzata di Salinger è stata la giovanissima moglie di Charlie Chaplin, con il quale è andata poi a stare in Svizzera e dal quale ha avuto poi otto figli.

Il libro comincia così: «A New York, nel 1940, tutti fumavano dovunque, nei bar, nei ristoranti, nei taxi, nei treni, e soprattutto allo Stork Club. Chi usciva dal locale aveva sempre gli occhi che bruciavano e i capelli puzzolenti di sigaretta. La gente si guastava la salute più di oggi, perché nessuno le rimproverava di aumentare il deficit della previdenza sociale, visto che non era ancora stata inventata». In quel locale di New York, Oona e le sue due amiche (la milionaria Gloria Vanderbilt e la milionaria Carol Matthau) chiacchierano con Truman Capote, che «pensava che essere ben vestito rendesse intelligenti, e, nel suo caso, – scrive Beigbeder – era vero», e che di Oona dirà: «Aveva un solo difetto, era perfetta. A parte questo, era perfetta». In quel locale si conoscono Oona e Salinger e, secondo Beigbeder, Oona ispira a Salinger il personaggio di Shirley nel racconto The Heart of Broken Story: «Quando Shirley leggeva, Shirley distendeva leggermente la mascella. E nel breve attimo in cui la sua bocca era socchiusa, con le labbra separate, Shirley era probabilmente la donna più fatale di tuta Manhattan. Oh, la sofferenza! La sofferenza di essere in piedi accanto a Shirley senza potersi chinare per baciare le sue labbra dischiuse!». Quando, qualche settimana dopo, Oona e Salinger escono insieme, si baciano, e Beigbeder la racconta così: «Quando due lingue si toccano, a volte non succede nulla. Ma a volte qualcosa succede… Oh mio Dio, accade qualcosa che fa venir voglia di fondersi, di disgregarsi, è come se si entrasse nell’altro a occhi chiusi, per mettere tutto sottosopra dentro». «C’è sempre un momento, – scrive poi Beigbeder – in cui un innamorato si sente come un disoccupato che fa un colloquio di lavoro». Arriva anche per Salinger, quel momento, e precede di poco la sua partenza per la guerra, e in guerra conosce Hemingway, e a Hemingway scrive: «Sono un coglione, ma non voglio che qualcuno lo venga a sapere». Questo è il terzo libro che leggo di Beigbeder, il primo che non sia strettamente di autofiction, che non sia pseudoatuobiografico, il cui protagonista sia una persona diversa dall’autore, e devo dire che, gli altri mi eran piaciuti, questo mi è piaciuto di più. Mi ha fatto andare a riprender certe cose di Truman Capote come il ritratto di Chaplin pubblicato da Garzanti in Ritratti e osservazioni (traduzione di Stefania Cerchi): «È divertente ricordare la strada in dissolvenza dei giorni muti di Chaplin, la vuota prospettiva lungo la quale, alla fine di ogni avventura, sacco in spalla, il piccolo deretano si allontanava dondolando: ricordare adesso e capire dove quel percorso tendesse (di tutti i posti, la Svizzera!) e che quel miserabile sacco, accidenti, era pieno di banconote!». E una delle cose singolari di questo Amore di Salinger consiste forse nel fatto che Beigbeder non ci racconta un amore, ce ne racconta due: «L’amore corrisposto è felice ma ordinario, l’amor cortese è doloroso ma nobile. Salinger e Oona: è una storia di amor cortese. Chaplin e Oona: è il matrimonio più riuscito che conosca. La vita perfetta è aver vissuto entrambi gli amori, come Oona. Credo che non si debba augurare un amor cortese nemmeno al peggior nemico».

[uscito ieri su Libero]