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sabato 5 dicembre 2015

L’altro giorno, a Torino, dentro un corso che si chiamava Scuola elementare di letteratura russa, cioè un corso dove si provava a scrivere prendendo esempio dai russi, ho detto che Čechov, tra i consigli che dava a chi voleva cominciare a scrivere, c’era il fatto di non preoccuparsi del pubblico, che «Ogni sciocchezza che viene stampata, – diceva Čechov – si trova sempre qualcuno che è pronto a giurare che è un capolavoro». E un altro consiglio che dava è il consiglio che aveva dato a Ivàn Bunin, il primo scrittore russo a vincere il premio Nobel per la letteratura, nel 1933, e Čechov una volta gli aveva chiesto «Scrivete molto?» e lui Bunin sembra gli avesse risposto che scriveva poco.
Allora Čechov aveva detto: «Male. Bisogna lavorare Lavorare sodo… Tutta la vita». E poi sembra che avesse aggiunto: «Secondo me, terminato un racconto bisognerebbe gettare via l’inizio e la fine. È lì che noialtri uomini di lettere concentriamo le bugie maggiori…». E che questo consiglio, ho detto a Torino, era stato riassunto nel titolo di un libro che era stato curato da Piero Brunello e pubblicato da minimumfax, libro che si intitolava Senza trama e senza finale e che conteneva 99 consigli di scrittura di Čechov.
E uno dei ragazzi che stava facendo il corso mi ha detto che era uscito un altro libro di consigli di scrittura e di vita di Čechov che si intitolava Né per fama né per denaro e allora io sono andato a comprarlo e ho cominciato a leggerlo e ci ho trovato una storia che dice che una volta Čechov aveva scritto a Gor’kij dicendo che lui, Gor’kij, era molto intelligente, e Gor’kij gli aveva risposto che lo ringraziava ma lui, Gor’kij, non era affatto intelligente. «Io, – aveva scritto Gor’kij a Čechov, – da quando ho cominciato a scrivere mi son messo a correre come un treno ma io, sotto, non ho le rotaie, e ho paura che andrò a sbattere contro qualche muro che mi spacco la testa», aveva scritto Gor’kij a Čechov, e Čechov gli aveva risposto gli aveva detto «Ma cosa dice, Gor’kij? Lei sa benissimo che non ci si spacca la testa perché si scrive, ma che si scrive perché ci si è già spaccata la testa». Che è una storia che mi è piaciuta molto, però è una storia che avevo già letto nel libro di minimum fax Senza trama e senza finale, e allora ho guardato questo libro che avevo comprato, Né per fama né per denaro, e ho visto che era anche quello a cura di Piero Brunello e che era praticamente la ristampa di Senza trama e senza finale e di un’altra antologia degli scritti di Čechov, sempre a cura di Piero Brunello, Scarpe buone e un quaderno di appunti, che avevo anche quella, e allora adesso ho due libri doppi, che a me non dispiace, però, ne ho anche uno triplo, di libri, Pan, di Knut Hamsun, che a me va bene averlo triplo perché dentro ci son delle frasi che dicono: «Può piovere o tirar vento, ma non importa; spesso una piccola gioia può impadronirsi di te in un giorno di pioggia, spingendoti a ritirarti in te stesso con la tua felicità. Allora cerchi di darti un tono; guardi dritto davanti a te, di tanto in tanto sorridi in silenzio e volgi lo sguardo intorno. A che cosa pensi? Al vetro trasparente di una finestra, a un raggio di sole che batte sul vetro, alla vista di un ruscello e, forse, a uno squarcio azzurro fra le nubi. Non serve di più» (la traduzione è di Fulvio Ferrari).

[uscito ieri su Libero]