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5 settembre 2009

giovedì 4 novembre 2010

E la prima mezz’ora parlano solo la Caramore e Loi che così l’altro poeta, che si chiama Portas, si riprende dalla sua timidezza. E la Caramore chiede a Loi di leggere una poesia per fare un passo avanti. E Loi dice «Chissà, se facciamo un passo avanti o un passo indietro». E gasometro, pelli d’anguria, lenzuola di mani.
E anche Loi dice che Portas è timido e son passati quaranta minuti e Portas non ha ancora parlato. E alla fine salta fuori che è un prete operaio, e quando la Caramore gli chiede «Lei perché si è fatto prete?», lui risponde «Per abitudine». E che ha fatto l’operaio perché non voleva fare il prete, voleva vivere davvero. Cambio posto perché voglio vederlo in faccia, e il signore di fianco al quale mi fermo mi vede con il taccuino mi dice «Stia attento a quello che scrive perché parlano di un argomento delicato».
E che è andato a lavorare alla Selpa, società europea plastica e affini, che è un acronimo roboante, dice Portas, ma poi dopo alla fine lì dentro non c’era niente. E che lui quando è stato il momento di far le battaglie le ha fatte, e che quando è stato il momento di fare degli atti violenti ha fatto anche degli atti violenti. E la Caramore gli chiede che atti e lui dice «Eeee, eeee, ho bruciato delle macchine. E poi delle altre cose che non le posso dire che se no mi mettono in galera».
E che lui è diventato prete dopo che è stato in fabbrica. E che è entratro per battezzare, e è stato battezzato. E che ha consumato le scarpe. E a me viene in mente Mandel’štam e il suo discorso su Dante quando si chiede quanti sandali avrà consumato Dante a scrivere la divina commedia.
E che morte e vita sono una rosa sola. E che quando lavori tutto il dolore è dentro di te. E Gesù è morto e il giorno prima era così, il giorno dopo era così. E che la vita è ribellione, è rivolta, la vita bisogna combatterla tutti i giorni.
E la Caramore gli chiede «E i suoi parrocchiani che tipi sono?». E lui risponde «Micidiali. Da noi vince sempre la sinistra, – dice, – il paese di Lussu, vinciamo sempre noi».
E io penso che mi piacerebbe andarci a cena insieme, con questo signore qua.
E la Caramore gli chiede «Cosa dice ai parrocchiani nelle difficoltà per confortarli?». E lui risponde che nelle difficoltà lui tace. E che delle volte sono loro che confortano lui. E che la parte più umana di Dio è l’abisso, lo svuotamento. E che la maggior parte della vita la si vive nell’atesimo, in una differenza in cui tu dai agli altri, come i profeti, senza avere nientne in cambio. E che Dio non si fa vedere, è assente. Tu gridi, niente, e poi la morte. E che delle volte ci sono dei preti che della vita umana non capiscono niente. Che loro han visto solo il seminario, e di fronte alla sofferenza della gente non fanno niente. Che tu gli chiedi «Ma perché non hai fatto niente?». E loro ti dicono «E cosa potevo fare?». «Ma perché non l’hai abbracciato, baciato?». E lì io scoppio a piangere che non ce la faccio più. E non so dirvi, per me, il piacere, l’emozione, l’incanto, di venire tutti gli anni a questo festival, e non ve lo dico.

[Dalle bozze di La matematica è scolpita nel granito. Diari del Cabudanne de sos poetas di Seneghe]